Diabete e obesità le nuove malattie urbane

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Diabete e obesità le nuove malattie urbane

Aumentano le patologie croniche in città!

La pandemia sociale del diabete e dell’obesità, decretata dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ogni giorno registra un incremento: basti pensare che si è passati da 108 milioni di casi nel1980 a 422 milioni nel 2014 e si stimano 642 milioni per il 2040.

 

Diabete urbano

Così viene definito il fenomeno e inserito in quello più largo dell’aumento di tutte le malattie croniche non trasmissibili nelle città: secondo i dati forniti nella due giorni romana, in Italia il 52% delle persone con diabete risiede nei primi 100 centri urbani. Una persona su tre con diabete, hanno spiegato gli esperti, risiede nelle 14 città metropolitane italiane, e a Roma è diabetico il 6,5% della popolazione, contro il 5,4% della media nazionale, più della media laziale.

Andrea Lenzi, presidente di Health City Institute, altro organismo che ha aderito con Roma, seconda città europea dopo Copenhagen, al programma Cities Changing Diabetes (tra le altre città aderenti anche  Shangai, Vancouver, Johannesburg, Città del Messico) spiega che “l’ambiente urbano influenza il modo in cui le persone vivono, mangiano, si muovono, tutti fattori che hanno un impatto sul rischio di sviluppare il diabete“. Età (il 70% dei diabetici di tipo 2 italiani ha più 60 anni), condizione sociale e istruzione sembrano essere, con qualche elemento contraddittorio, determinanti.

Curare il sano

La frase emersa al convegno sembra una nuova forma di “medicalizzazione” ma andrebbe interpretata invece come “Proteggere il sano”. Prevenzione in primis in un dialogo continuo tra medico e paziente: alleanza dunque e niente paura dell’empowerment o del “paziente informato”. Fare sistema, gestione integrata, presa in carico, percorsi terapeutici, indicatori e utilizzo intelligente dei big data, educazione e accompagnamento. 

Niente paura di dr.Google, speciale attenzione all’aderenza alle terapie, alle complicanze e alla comorbidità anche multipla, dall’obesità all’ipertensione, dalle dislipidemie alla depressione, veri moltiplicatori della spesa ospedaliera, ed elementi tutt’altro che sotto controllo, sguardo agli aspetti psicologici e relazionali dei pazienti.

 

Accordi economici e malattie.

Su diabete e obesità, infine, una ricerca pubblicata sul Canadian Medical Association Journal mette in relazione gli accordi Nafta Usa-Canada sui cibi (in particolare i dazi ridotti sullo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, con un raddoppio delle importazioni tra il 1994 e il 2000) con l’aumento di obesità e diabete.

Molto discutibile e non provata la causa-effetto: c’è solo un forte legame e un sospetto. Ma va registrata per autorevolezza e per quel che vale. Sarà certamente utilizzata da tutti gli oppositori dei vari trattati economici internazionali. Quello tra Europa e Canada è appunto in agenda

 

Fonte: http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2017/07/05/news/diabete_l_epidemia_e_sempre_piu_urbana-170042186/

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