La Facoltà di Psicologia si aggrega a Medicina. E i cacciabombardieri…

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La Facoltà di Psicologia si aggrega a Medicina

Nel più assordante silenzio del nostro baronato universitario e dell’Ordine Psicologi Lazio, senza attivare un dibattito visibile all’intera comunità professionale degli psicologi del Lazio, quasi che fosse cosa loro, che fossimo roba loro. E’ stata varata la Riforma dell’Università La Sapienza di Roma ed il prof. Francesco Avallone, in qualità di prorettore vicario, rilascia un’intervista all’Ordine Psicologi Lazio rispetto all’aggregazione della Facoltà di Psicologia a quella di Medicina 2. Qui potete leggere l’intervista integrale. Lunedì nella seduta di Consiglio abbiamo discusso di ciò, e pure di cacciabombardieri…

E’ un’intervista ben costruita ed il prof. Avallone è un abile comunicatore. Il packaging è ottimo e ne esce un quadretto assolutamente rassicurante, sembra quasi che nulla stia accadendo. Anche il modo con cui l’Ordine Lazio ci informa della cosa è routinario… carissimi colleghi, vi informiamo dell’ultimo seminario gratuito, del nuovo congresso, della letterina inviata a questa Amministrazione, dell’etto di prosciutto… Perché preoccuparsi?

Non saprei… vi pongo alcuni spunti di riflessione e poi vediamo di capire se c’è da preoccuparsi o meno. Ma prima di tutto cominciamo da un elemento vincolante di contesto. Nella forma il comunicatore prof. Avallone parla di “una profonda riorganizzazione che pone al centro della sua attenzione le richieste della società civile e le esigenze dell’utenza studentesca“, nella sostanza il metodo BRUNETTA prevede nella sanità, nella sicurezza, nell’istruzione un netto ridimensionamento nel numero di sedi, organismi, costi… e come ogni metodo che lavora sull’emergenza del qui ed ora, che non poggia su una strategia di medio-lungo termine, si procede con i famosi tagli orizzontali ed indiscriminati. Quindi è questo l’elemento constuale con cui La Sapienza si è dovuta confrontare nella riorganizzazione delle Facoltà e nella loro riaggregazione (che parola innocua!)

Veniamo ai fatti. Avallone ci informa che vi erano fondamentalmente due opzioni:

  • aggregare gli specifici indirizzi della Facoltà di Psicologia a specifiche aree attinenti (esemplifico: l’indirizzo clinico all’area medica, l’indirizzo organizzazioni a economica, ecc…), con il rischio di disunificare nuovamente la facoltà di Psicologia, oppure
  • decidere mantenere l’unione ed aggregare il tutto entro un’area specifica… parla di filosofia, sociologia o medicina

Ecco quindi che la scelta ricade sulla Facoltà di Medicina. Avallone ci assicura che manterremo piena autonomia gestionale, dei budget, scientifica, dei programmi. Avallone ci assicura che “non vede conseguenze immediate sulle possibilità occupazionali degli psicologi“.

Sicuramente avrà ragione e non vi è motivo di preoccupazione, ma è proprio l’ingenuo ed innocente utilizzo della specificazione immediate che deve dischiudere un mondo di possibili interrogativi, per l’appunto, non immediati ma di prospettiva e strategici.

Su un piano più squisitamente epistemologico e culturale, che significa aggregare la Facoltà di Psicologia sotto un polo medico?

La nostra immagine sociale di psicologo, già confusa, stereotipizzata, compressa sulla terapia e sulla cura, riuscirà più agevolmente a meglio declinarsi e posizionarsi in contesti di benessere, crescita, sviluppo, “normalità“, o piuttosto verrà definitamente marchiata a fuoco come medica… ma senza di fatto essere medici, piuttosto dei sotto, sotto, sotto mediconzoli?

Vorrei poi riflettere con voi sul senso che tutto ciò ha per i colleghi psicologi che si formano in ambiti di marketing, di lavoro ed organizzazione, di sport, ecc… trarranno giovamento nei loro rispettivi contesti, oppure risentiranno di questa immagine ancor più confusa? Diverranno oggetti non meglio identificati?

Ed ancora, come mai lo psicologo è professione medica solo quando c’è da prendersi svantaggi? Siamo professione medica e quindi dobbiamo sottostare agli ECM, adesso il Ministero parla anche di volerli estendere a tutti i professionisti iscritti all’Ordine, pure se operano in settori assolutamente non sanitari, però ci stanno sbattendo fuori dalle USL e da tutte le Dirigenze Sanitarie. Abbiamo dato la psicoterapia in co-housing coi medici, ma nel diventare psicoterapeuti nessuno ci riconosce una retribuzione durante il tirocinio, contrariamente ai medici. Siamo professione medica, verremo aggregati a Medicina, ma la legge sullo Psicologo di Base giace a prendere polvere da anni. Siamo professione medica, ma contrariamente a tutte le facoltà di area medica – dove la programmazione del numero di iscritti è stabilita a livello ministeriale a seconda dei fabbisogni reali – le nostre facoltà di Psicologia continuano ad aumentare di numero e ad accogliere mandrie infinite di futuri disoccupati, oggi 70.000, entro 5 anni 120.000!

Ieri abbiamo avuto la seduta del Consiglio Ordine Lazio. Il Presidente Zaccaria – Cultura e Professione – ci ha informato di questa riorganizzazione e dell’intervista con la stessa leggerezza di cui parlo in apertura. Le ho posto con tono fermo tutte le questioni esposte.

Bene, mi ha detto che i miei dubbi sono i loro dubbi. Ed allora le ho chiesto: perché allora far passare tutto così in sordina come Ordine??? Perché non avviare dibattiti? Perché non coinvolgere la comunità degli psicologi??? Ha detto che intanto l’Ordine ha informato con questa intervista. L’Ordine NON ha informato, ha DISINFORMATO! L’Ordine ha effettuato un’UNICA comunicazione ufficiale in cui dava un UNICO punto di vista! Informare significa permettere di crearsi un’opinione personale in base alla comparazione di elementi e fonti differenti!!! Ha detto che lo farà con nuovi interventi e dibattiti. Vi pare normale? La possibile frittata è fatta… lo farà…

Allora interviene il prof. Cruciani sottolineando che dobbiamo comunque sottolineare gli elementi di realtà: la riorganizzazione è stata dettata da esigenze brunettiane. Cruciani ci dice che non possiamo farci nulla se il governo decide di spendere i soldi in caccia bombardieri, invece che in istruzione e Università. Moltissimi altri consiglieri annuivano. Ma per diamine. PRENDIAMO POSIZIONE!!!! Se è cosa sentita dalla maggioranza del consiglio, per diamine, anche se contiamo come il due di picche PRENDIAMO POSIZIONE PUBBLICA!!! Comunichiamo al mondo che ci pare una boiata!

Ed invece no… facciamo l’intervistina… la impacchettiamo bene, bene… inviamo la newsletterina agli iscritti per informarli dell’intervistina, così da assolvere al compitino e salvarsi la faccina…

Non lo so se debbo preoccuparmi… debbo preoccuparmi?

Ed ancora… a chi non deve rompere le uova l’Ordine Lazio per rimanere così inerme ed anzi manipolatorio verso un fatto tanto rilevante?

A cuore aperto, io non ho certezze e penso che solo tra una decina di anni potremo apprezzare gli effetti benefici o nefasti… io oggi ho solo dubbi che intendo confrontare assieme a voi colleghi… quello che non concepisco né accetto è che Baronato universitario e Cultura e Professione abbiano tacitato tale importante riorganizzazione, tale evento, senza ASSOLUTAMENTE coinvolgere né informare la comunità degli psicologi del Lazio di quanto stava accadendo.

E’ questo che critico duramente e che non ha giustificazione ai miei occhi!

Ma vi scrivo anche per conoscere il vostro punto di vista… quindi lascio la parola a chi vorrà eventualmente dire la sua…

Good night & good luck!

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1 COMMENT

  1. non so davvero se sarà positiva o negativa l’annessione a medicina….non so…non so….
    la cosa triste è indubbiamente l’assenza di dibattito precedente questa “cosa”….siamo proprio così trasparenti che il nostro stesso ordine non ci interpella ???
    bo…che dire…sto restando senza parole…non se ne può più! 😐

  2. Ciao a tutti,
    la cosa che mi chiedo leggendo questo articolo è:
    Come possiamo noi psicologi Ribaltare la Situazione?
    Come possiamo capovolgere questo baronato?
    Quali sono le nostre Risorse da Usare in questa Situazione?
    Ho sentito spesso parlare di baronato dei medici, sia a livello italiano che in altre parti del mondo, ma anche il baronato degli psicologi sembra sia in essere.
    Hai qualche idea Nicola Piccinini su Cosa Fare da subito?
    Perchè aspettare ancora degli anni?
    Un cordiale saluto a e ed ai colleghi
    Rolando Tavolieri

  3. Il tentativo della medicina di assoggettare la psicologia sotto il suo status quo, è roba già di anni e anni fa. Il tentativo sarebbe quello di togliere qualsiasi ruolo di professionisti sanitari agli psicologi, come hanno già cominciato a fare.
    Oggi sentivo al telegiornale la notizia dell’imminente liberazione dei minatori cileni; un particolare mi ha colpito e cioè, che fra tutti gli esperti, un esercito, badate bene hanno detto proprio un esercito, di psicologi ha avuto un ruolo di primo piano, sia nell’aiutarli nel loro soggiorno forzato sotto terra, sia nel prepararli alla reintroduzione alla vita.
    Dai noi a parlare su cosa significasse per i minatori il rientro alla vita dopo tale esperienza, il solito psichiatra, il quale si è limitato a parlare del disturbo post traumatico da stress, come potrebbe raccontarlo qualsiasi studente che ha letto il DSM.
    Sempre da noi se fosse accaduta una cosa simile un esercito di psichiatri avrebbe consigliato un bel po’ di ansiolitici e antidepressivi.
    Mi spiace un giudizio così severo sulla psichiatria italiana, ma in spdc ho visto psichiatri solo mettersi dietro ad un tavolo come farmacisti e null’altro.
    Questo è il punto, la patologia mentale più o meno grave o una normale crisi esistenziale ad oggi vengono “curate” in Italia quasi esclusivamente con pillole.
    In questa logica non siamo danneggiati noi soli psicologi, ma gli stessi utenti.
    La medicina è assoggettata alla classe farmaceutica, la quale non vede chiaramente di buon occhio la psicologia, che potrebbe togliere possibili pazienti dipendenti a vita dal farmaco.
    Gli psicologi in Italia sono solo una classe di persone da spremere finanziariamente. Ora vorrebberero pure introdurre ECM ai professionisti privati, i quali sono molto spesso inutili e pensati solo per arricchire qualcuno. Io, professionista privata, se non avessi una famiglia dietro come la mia, farei la fame. Anzi mi devo pure ritenere fortunata che non sono costretta per estrema necessità ad abbandonare come molti dei miei colleghi.

  4. La mia coinquilina ha deciso di trasferirsi, per la specialistica, proprio perchè non era per nulla d’accordo con l’accorpamento a medicina.
    Ed io, che sono già laureata, rimpiango sempre il vecchio ordinamento.
    Ci ho pensato anche io: che fine farebbero quelli che scelgono psicologia del lavoro, dello sport ecc.?

  5. la cosa più preoccupante è che tutto questo non ci sconvolge quasi più. sembriamo solo apparentemente scioccati, ma riteniamo che questo non ci riguarderà. ma questo forse perchè siamo una categoria spaccata in due, con un fronte fatto di liberi professionisti che hanno trovato la via del benessere (economico) con strategie lecite, legittime nella maggior parte dei casi, e che quindi guarda al proprio orticello (magari meno legittimamente) e l’altro fronte fatto dell’enorme schiera di operatori sociali, assistenti domiciliari, assistenti educativi culturali, che dell’ordine sanno solo che c’è una tassa da pagare. ecco, diciamo che l’opl è un po’ come il bollo dell’auto. che a un certo punto smetti di pagare. buona notte e buona fortuna.

  6. Sono uno psicologo ma non sono iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio, bensì a quello della Toscana. Tuttavia quanto à successo a Roma mi preoccupa molto, potrebbe essere l’inizio di una tendenza generalizzata che mi vede assolutamente contrario, ammesso e non concesso che psicologia debba essere accorpata “a sociologia, a filosofia oppure a medicina”, meglio associata alle prime due, penso infatti che medicina ci fagociterebbe, GNAAAMM, c’è infatti una porzione (non tutti certo per fortuna) della classe medica che ci prova da anni, in più modi!! Se invece fossi un collega laziale adesso mi tremerebbero le gambe, letteralmente. In ogni caso per tutti noi MALA TEMPORA ….. Quindi ATTIVIAMOCI!!!

  7. son d’accordo con Maria Cristina nn ha senso continuare a lamentarci, ci dobbiamo muovere, farci sentire, protestare e scendere nelle piazze di tutta italia, dobbiamo manifestare i nostri diritti, cosa stiamo aspettando? muoviamoci…

  8. Appena letto l’annuncio, mi è preso un colpo! Di istinto mi son detta che forse questa “protezione” medica poteva esserci di aiuto per poter usufruire dei vantaggi che hanno i medici (tirocini pagati, ruoli nelle strutture, ect). Come dire … se non puoi combetterli fatteli amici. Però e ribadisco però … Il baronato e non mi riferisco solo a quello medico, ma soprattutto a quello psicologico, non è assolutamente in grado di capire le nostre esigenze lavorative, come tutti quelli della loro generazione non sono proprio in grado di capire le difficoltà che noi attraversiamo. Ma la colpa è anche nostra, che siamo sempre disponibili a fare volontariati e ad essere sfruttati. Basta!!!!! Se riuscissimo a ribellarci forse qualcosa cambierebbe, daltronde la storia, anche abbastanza recente, ci insegna che senze “alzate di testa” non si ottiene nulla. Se aspettiamo che gli psicologi anziani schiodino il sedere dalle loro postazioni ce lo possiamo sognaare…..

  9. Salve! Sta succedendo la stessa cosa nell’università di Firenze, qui (io abito in una città vicina) però la cosa si sapeva e gli studenti si sono mossi in riunioni etc…se la cosa sia buona non so…sicuramente la facoltà di Psicologia a FIRENZE paga tutta una serie di cose fra cui il fatto, forse, di essere stata per anni troppo impegnata a sedare le lotte interne, politiche, fra i professori senza pensare allo sviluppo della facoltà stessa e senza che ci fosse da parte dell’ordine una supervisione che forse non ci poteva nemmeno essere…se sarà una cosa buona non so…di sicuro se ora c’è confusione sulla figura dello psicologo se questo verrà fuori dalla facoltà di medicina di confusione nelle persone normali ce ne sarà di più…

  10. Ciao Nicola,
    per iniziare si potrebbe pensare ad una lettera di protesta per la mancata informazione su questa importante faccenda.
    La facciamo girare sui blog e su FB e chiediamo ai colleghi di inviarla all’ordine. Intasiamogli la posta e poi vediamo la reazione, giusto per iniziare!

  11. ..sono una studentessa di psicologia della sapienza, ultimo anno della magistrale, appena tornata dalla sua facoltà dove all’una c’è stata la riunione dei professori di psicologia 1 2 e medicina2 per eleggere il presuide della nuova facoltà.
    era presente anche il rettore Frati a giustificare con tanti propositi l’accorpamento (che lui si rifiuta di definire tale), secondo il quale sarebbe un importante passo culturale verso la modernità e consentirebbe di avere più fondi per la ricerca. di fatto a noi studenti NESSUNO ha dato risposte su come cambierà la didaticca e su cosa comportio l’accorpamento e cosa ancor più grave LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEGLI STUDDENTI NON SA ASSOLUTAMENTE NULLA..
    io mi chiedo come sia possibile che questo venga definito un salto culturale, se normalmente questo avrebbe bisogno di una profonda discussione e confronto con le parti interessate alla base. se è tutto da organizzare..tutto un “poi vedremo cosa andremo a fare” quali garanzie abbiamo????

  12. Come volevasi dimostrare!! ho appena saputo che la stessa cosa sta succedendo anche all’Università di Firenze, dunque c’è probabilmente un disegno generale su scala nazionale che verrà attuato in tempi diversi in città diverse, …. sono paranoico?!?, non credo (jma del resto se lo fossi non me ne renderei conto), spero davvero di sbagliarmi! E gli Ordini territoriali?!, io non ne sapevo nulla, è stato uno studente a informarmi, non l’ho certo saputo dall’Ordine: ergo non sarò così paranoico da ipotizzare una connivenza, ma un colpevole sonnecchiare sicuramente sì!! e non credo proprio che questo non possa avere ricadute negative a lungo termine anche per chi è già inserito nel mondo del lavoro e non possa dare la stura ad altre riformette che ci faranno sempre più diventare le ancelle della professione medica.
    MALA TEMPORA …..

  13. Caro Nicola, non posso che controfirmare quanto da te scritto.

    Mi devi però riconoscere che è da tempo che sostengo che la categoria degli psicologi fa di tutto per rafforzare quegli stereotipi cui tu ti riferivi.

    E si tratta di quegli stereotipi che, almeno in parte, hanno “contribuito” alla diffussione delle così dette professioni altre.

    Si contesta cioè che lo psicologo venga visto come professionista ingessato nel binomio salute/malattia, ma poi si mettono in atto provvedimenti che vanno in questa direzione.

    Li conosci meglio di me e non li sto ad enumerare tutti (cambio del ministeri vigilante, assoggettamento alla classe medica, etc. etc.).

    Mi permetto – con estrema umiltà – di suggerire alla categoria degli psicologi di adottare un modello simile a quello delle associazioni professionali.

    E’ bene infatti ricordare che il modello accreditatorio (associazioni) non necessariamente si pone in antitesi con quello autorizzatorio (ordinistico), ma spesso convive con esso.

    Basti pensare alle molte associazioni professionali di ingegneri, medici, etc.

    E non mi riferisco alle associazioni di psicologia già esistenti – piccole e mal organizzate – ma all’idea di crearne di nuove che possano dare spinte e impulsi costruttivi laddove l’Ordine – per limiti suoi propri – non arriva.

    Una cosa positiva che potremmo prendere dai medici è proprio quella di dar vita ad associazioni autorevoli, capaci di trasmettere correttamente alla popolazione chi è e che cosa fa lo psicologo.

  14. Non credo che l’ordine sarebbe contento di veder sorgere associzioni professionali……comunque per quanto riguarda il discorso della didattica non credo che le cose cambino molto o meglio la didattica dipende da come ogni facoltà la organizza; per quanto ne so, almeno a Firenze, la didattica verrebbe gestita dal dipartimento e non dalla Facoltà, che andrebbe a sparire, il punto però è che sono i docenti a gestire la didattica e sarebbero loro a farlo indipendentemente dall’esistenza della facoltà…gli studenti nelle facoltà non sanno niente per via delle proteste dei ricercatori che hanno di fatto bloccato la didattica…ma questo riguarda le università e in particolare quella di Firenze. A parte questo discorso secondo me il fatto di avere più soldi per la ricerca se si passa sotto medicina è STRAFALSO!!!!!!!!! Vedi il discorso dei dottorati: a firenze sono passati sotto la facoltà di medicina (come ci ha genitlmente fatto sapere l’ordine: PERSONALMENTE LO SAPEVO GIà DA MESI…e l’ordine ha pensato bene di farlo sapere ora…) ma questo vuol dire, alla fine che i posti si sono ridotti per gli psicologi: prima se ne contendevano 8 ora 4…o un discorso del genere…quindi dubito che essere sotto medicina possa portare fondi per la ricerca…dubito molto…..

  15. Ciao Rachele, infatti il problema non riguarda la didattica. E, almeno per quello che sembra vedendo i progetti del Ministero, anche sotto il profilo amministrativo le cose dovrebbero migliorare con la creazione dei poli didattici (abbattimento delle spese, concentrazione dei servizi amministrativi, unificazione di altri servizi come le biblioteche, etc.).

    Il problema a cui mi riferivo io è quello dell’immagine dello psicologo. Se è vero che la categoria degli psicologi fa fatica a smarcarsi dallo stereotipo dello psicologo “dottore dei matti”, è pur vero che molte cose accadute negli ultimi anni (l’ultima è l’accorpamento sotto medicina) non aiutano a modificare le cose. Anzi, le peggiorano.

    Io rimango della mia idea: le molte professioni limitrife alla psicologia sorte negli ultimi 15-20 anni (quelle che fanno tanto arrabbiare gli psicologi e la cui nascita, guarda caso, coincide più o meno con l’ordinamento della professione di psicologo) sono nate anche (non solo, ma anche) per questo.

    • effettivamente si potrebbe persino notare che internamente alla categoria degli psicologi vi sono grumi di potere che spingono sotto l’ala medica, e quindi fanno business con la psicoterapia, e poi ci sono altri grumi (in realtà spessissimo i medesimi di cui sopra) che usano questa deriva medicalistica per generare un business formativo limitrofo sulle aree del benessere e salute, lasciate non servite dagli psicologi. E così ecco il fiorire, da 15-20 anni a questa parte, di strutture che nelle stesse aule e con gli stessi docenti formano psicotapeuti con 4 anni a 20.000 euro e limitrofi in tre anni e qualche spiccio… effettivamente si, noi psicologi (o meglio quei grumi) ci stiamo impegnando molto per affossare l’intera categoria professionale!

  16. Mi associo a Tommaso Valleri, noi psicologi siamo troppo cani sciolti.
    La potenza della classe medica è anche dovuta al fatto che sanno fare gruppo.
    Chiaramente sono agevolati, rispetto noi, in quanto hanno una sede dove si vedono e interagiscono (gli ospedali) e devono fare équipe per intervenire sul paziente.
    Noi nelle strutture pubbliche, quando ci siamo, siamo spesso due gatti.
    Le associazioni sono una strada per essere più visibili, anche se più difficile rispetto alla classe medica da fare.
    Inoltre è anche vero che non essendoci un valido e potente interlocutore per l’ordine degli psicologi, l’unico che rimane è quello medico.
    Occorre che l’ordine abbia un altro interlocutore. Si cresce non solo essendo d’accordo, ma anche e soprattutto essendo in disaccordo, ma bisogna essere visibili.
    L’ingessatura del nostro ordine e così della nostra immagine di psicologi dipende anche dal fatto che non c’è un vero dibattito organizzato.

  17. Il web consente di essere più documentati e meno emozional -retorici
    Il contesto della denunciata aggregazione è chiarito sul sito ufficiale della Sapienza http://www.uniroma1.it/organizzazione/amministrazione/0504/facolta.php
    In tutti gli organi che hanno discusso e deliberato il nuovo statuto e il riassetto di dipartimenti e facoltà ci sono rappresentanti dei docenti (4446 di ruolo di cui solo 150 nelle facoltà di Psicologia) e degli studenti iscritti alla Sapienza (ca. 107.000 di cui ca. 8000 nei vari CdS di Psicologia )
    Rispetto all’ambito culturale professionale per la nuova facoltà di Medicina e Psicologia suggerisco la lettura della Dichiarazione di Alma Ata (http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_di_Alma_Ata). Testo attuale e valido quanto la Costituzione della Repubblica Italiana.
    Buon lavoro

  18. Ciao Nicola!

    Grazie per i tuoi articoli ed il tuo impegno!
    perché non inserisci anche un active button che permetta di condividere l’articolo su facebook?
    Così posso postarlo sul mio profilo.

    Per quanto riguarda questa questione della riaggregazione, posso darvi il punto di vista del dottorando (ormai post-doc) che partecipando come rappresentante dei dottorandi alle ultime recenti riunioni del Dipartimento di Psicologia, ha potuto constatare con i propri occhi quanto effettivamente frammentata era l’opinione dei vari docenti in merito alla questione (e stiamo parlando del solo Dipartimento di Psicologia, quindi escludendo quello dei processi di sviluppo e socializzazione…). Chi difendeva strenuamente l’indipendenza della facoltà (parliamo di Psicologia 1), chi invece non ne vedeva la necessità (o non l’ha mai vista). da un punto di vista pragmatico era chiaro che sia politicamente che economicamente (fondi, infrastrutture, ricerca), aggregarsi con sociologia, scienze della comunicazione, lettere e filosofia era una scelta perdente. Quindi cosa fare se non tornare a bussare alla porta degli autoritari papà medici e continuare a foraggiare il rassicurante antico doppio legame?
    Difficile pensare ad una alternativa, quando molti dei personaggi che hanno potere accademico sono molto vicini al mondo della medicina.
    Per chi fa ricerca nelle Neuroscienze come me certo non fa una enorme differenza (lavoro con medici fisici ed ingegneri tanto quanto con psicologi, raramente con filosofi), ma per chi orbita nel mondo di lavoro e organizzazioni. Inoltre, non è assolutamente triviale pensare che anche la psicologia clinica e dello sviluppo debba avere una propria autonomia, una propria visione teorica e terapeutica (per es., curare il disagio psicologico, agire sulle cause e non sui sintomi del disturbo mentale).
    Insomma da un punto di vista disciplinare, filosofico, e della funzione sociale della Psicologia sono molto scontento di questa aggregazione. Purtroppo, in una prospettiva meramente economica e lobbistica, questa soluzione può essere sembrata l’unica capace di garantire la sopravvivenza della Psicologia….oppure la sua definitiva dipartita??

    Credo che presto ne avremo una chiara idea.
    Cari Saluti a tutti da Londra.

    Elia

  19. Questo fa parte di un più ampio disegno di intervento sulla sanità tuttà. Io devo operarmi alla schiena e così ho saputo dalla Neurochirurgo, che è furiosa, che hanno ridotto, al Gemelli a 10 i posti letto, e abolito la possibilità di rieducaziomne post operatoria negli aOspedale, così che cianscuno si arrangi. La sanità è stata tagliata a metà tutta e pensiamo forse che qualcuno pensi di salvaguardare noi Psicologi? Aboliscono un’Università per tagliare e le spese e a chi tocca si ingrugna. Sicuramente noi verremmo visti come dei sotto, sotto, sotto medici, poco più che infermieri e paramedici e non pensate che noi vecchi Psicologi, non alziamo il culo dalla poltrona, chi è dentro le ASL è poco più di un ancella dei medici Psichiatri che fanno Terapia, mentre gli Psicologi raramente sono ammessi a farla. Noi privati abbiamo visto diminuire sempre più i pazienti e non abbiamo neppure la facilitazione di genitori che ci mantengono come i giovani. Io ho fatto la tesi con Cruciani che è un analista “Cultura e professione” è fatta da analisti, io sono analista, ma come Psicologa ho la metà dei pazienti dei medici analisti, come mai? E l’Ordine che fa oltre a prendere soldi a fine mese? Ve lo dico io, ognuno di loro ha una scuola per analisti o terapeuti e gli unici che guadagnano davvero sono loro, quelli che hanno le scuole e sfornano sempre più disoccupati
    Gianna Porri

  20. Condivido pienamente le preoccupazioni di Nicola e sono assolutamente d’accordo con l’intervento di Marsia.
    Mi chiedo cosa fare per sconfiggere questo senso di rassegnazione che aleggia in molti di noi. Mi chiedo come riuscire a ribaltare le baronie che governano questo paese in tutti i campi. Mi dispiace ma comincio a non vedere altra alternativa alla necessità di uno scontro generazionale. Dobbiamo davvero unirci e far valere i nostri diritti. Basta subire umiliazioni. Siamo professionalmente molto preparati eppure la gente comune prima dei baroni, non riconosce l’utilità della nostra professione. Lo psicologo sta alla stregua di un chiacchierone inutile (per dirla finemente). Si ricorre allo Psichiatra, al neurologo, al medico e così via … tutto prima dello Psicologo? Il risultato è esserci fatti un mazzo tanto, per formarci, senza togliere le cifre spese per sostenere gli studi, ritrovandoci a ricoprire ruoli che con la professione dello Psicologo non hanno nulla a che vedere: operatori sociali in vari campi, AEC, etc. Ruoli sottopagati, che non godono di alcuna tutela contrattuale e soprattutto per i quali non serviva sprecare tante energie, nè essere iscritti all’Ordine degli Psicologi! Le ASL ci sfruttano gratis, grazie alla scusa dei tirocini necessari per la scuola di specializzazione. E’ vero annettere la facoltà di Psicologia a quella di Medicina significa definitivamente perdere la nostra identità di Psicologi e la nostra autonomia. D’altra parte però la smettiamo di prendere per i fondelli ulteriori persone destinate a entrare nel mondo della disoccupazione o dei lavori sottopagati! Dal momento che la professione dello Psicologo è ormai inesistente in Italia, tanto vale che scompaia la fucina delle nuove leve! Il nostro caro Ordine è davvero un mistero su quello che stia facendo!
    ancora più misterioso è capire come facciano a non scandalizzarsi rispetto ad una ufficializzazione della completa annessione della Psicologia alla Medicina. Qual’è il loro vantaggio??!!Aiutatemi a capire… Nicola mi fa piacere che almeno tu ti indigni e provi a sollevare il problema. Potremmo darti man forte tutti insieme! Forse è il momento di farci sentire…ma non sui Forum! Parlare tra di noi non serve a niente! E’ ora di farci conoscere e di alzare la voce!
    Ne ho davvero le scatole piene! Esattamente come la politica anche l’Ordine e tutte le baronie non hanno la più pallida idea dei problemi reali delle persone, dei giovani e delle nuove generazioni di lavoratori! Non sanno cosa significhi “futuro” per noi! Che non c’è! C’è solo sopravvivenza e anche a stento!

  21. è una situazione molto complessa. vorrei contribuire con alcuni spunti.
    la classe psi(qualcosa) pensa ancora oggi a maggioranza, ovunque pensi di intervenire, che il soggetto del suo intervento sia l’individuo.
    anche laddove si riscontra che le persone (possibili clienti) vedrebbero gli psicologi come addetti ad intervenire nel rapporto individuo-contesto (nelle organizzazioni, nella scuola, per la famiglia, in studi privati, poco conta), gli psicologi formati o in formazione snobbano questa domanda. non vi si preparano affatto .… e del resto con i docenti che hanno non ci sono molte possibilità in proposito!
    gli psicologi in italia raramente studiano (ovviamente perché non sono messi nelle condizioni di farlo) tematiche riguardanti la società in cui le persone vivono, i sistemi socio-ecnomici che le orientano, le istituzioni e organizzazioni in cui nascono e muoiono. ed il peggio è forse che non studiano neppure più il funzionamento del mondo inconscio (la scoperta da cui la psicologia ha preso vita).
    se uno psicologo va a lavorare in una scuola fa la psicoterapia breve agli studenti (poco si interessa del prodotto scolastico, della cultura entro il quale si realizza nel rapporto tra mandato sociale, dirigenza della scuola, corpo docente, domanda delle famiglie, studenti).
    se uno psicologo va a lavorare in un’azienda si occupa di fare test per dire chi sono i migliori da assumere, magari senza nemmeno sapere quali sono i progetti di sviluppo di quell’azienda, con che tipo di contratto le persone verranno assunte.
    poi c’è un piccolo gruppo di psicologi che guarda a tutto questo con una pena nel cuore per le risorse che si stanno sprecando (tanto più vista la crisi economica).
    è un gruppo, anche sparso, che da anni cerca di attirare l’attenzione scrivendo e lavorando entro un altro paradigma: quello culturale, della psicosociologia. e badate bene non della psicologia sociale. quest’ultima studia il rapporto tra società e personalità degli individui, come se fosse una questione di due entità distinte … per poi addivenire che c’è una relazione (mediazione, moderazione …). sig!!!
    ma siamo essere sociali no? nasce prima l’uovo o la gallina? forse questa antica domanda è mal posta. uovo e gallina sono non pensabili separatamente. eppure si cerca di farlo. ma a spaccare il capello in quattro non ci si ritrova in mano che briciole. alla meglio valide per qualche pubblicazione con impact factor.
    alle riunioni alla Sapienza, a cui ho avuto modo di partecipare, il problema è stato che i dipartimenti di psi(qualcosa) tutti di fatto spaccati al loro interno, ma con predominanza di medico-simpatizzanti, hanno lavorato nella direzione di far restare in piedi la prima e più forte proposta che avevano ricevuto. dai medici (medicina 2 per la precisione).
    i propositi sono pure sembrati buoni, si tratta di medici che vedono interesse una “collaborare” con gli psicologi. c’era persino l’idea di una grande facoltà della salute!!!
    l’unica opposizione vera degli psicologi (dei dipartimenti che dovevano pronunciarsi su una decisione per altro già presa dal senato accademico) a questa proposta è stata: però almeno dobbiamo mantenere nel nome della facoltà le due discipline, ed il contentino è stato dato.
    i docenti non hanno dato un vero mandato ai direttori di dipartimento di percorrere altre strade perché non avevano loro stessi in primo luogo altre idee. non trovate questo d’avvero critico? il dramma è che non c’è nulla dietro, sta tutto alla luce del sole, nella totale assenza di prospettive in cui si viene a trovare una psicologia fondata sull’idea di un intervento sull’individuo e per appoggio al modello medico.
    per certi versi, e provocatoriamente, temo che con i medici ci faremo una tale figura barbina, che ci auto-spazzeremo via da soli. altro che timore di essere fagocitati dalle bramosie mediche. finché ce ne stavamo separati potevamo anche giocare al gioco delle illusioni (pure dei medici su di noi). una volta uniti i medici avranno la diretta dimostrazione di come tentiamo per molti versi di imitarli e a malo modo e questo è intollerabile comunque lo si metta, da un lato, ma a parte questo, stringeranno anche loro con mano l’inefficacia di una psicologia fondata sull’individuo. medici o non medici tra i piedi.
    ma forse tutto questo non succederà, forse mano a mano che gli psicologi guarderanno sempre più da vicino i medici, smetteranno di mitizzarli, di imitarli, per poi temerli come dei concorrenti, troveranno la propria specificità, quella che nessun’altra professione può avere non nascendo dall’idea di un inconscio. forse gli psicologi, nostri ex docenti, ma ancora lì sulla loro sedia ad insegnare ad altri psicologi, capiranno che le risorse di questa nostra professione sono altre. forse i medici verranno visti come dei clienti possibili per gli psicologi, dentro un contesto, quello sanitario, non per occuparsi delle malattie delle persone, in “collaborazione” con i medici, né dello sviluppo della loro salute; ma per occuparsi dei modi di convivenza in tali contesti, in quello sanitario come in mille altri della nostra società.

  22. Le analisi sono utili, e noi che siamo psicologi andiamo forte con l’analisi, ma se non portano ad un’azione non servono a molto. Spero siate tutti d’accordo.

    Cerchiamo di definire operativamente cosa vuol dire “attiviamoci”, “mobilitiamoci”. Altrimenti stiamo tutti solo aspettando il prossimo articolo indignato.
    Qualche proposta colleghi?

  23. io sono uno di quelli che ha sempre pensato che con i medici avremmo dovuto trovare “una via comune” invece di inasprire divergenze (già abbondanti fra noi!); in particolare ho sempre segnalato – dalla riforma del 96 (per i più giovani: quella che ci ha fatti diventare “Dirigenti Sanitari non Medici” nel SSN)- l’anomalia per cui noi siamo gli unici dirigenti sanitari a non formarsi insieme ai medici – persino i fisici lo fanno! – e questo secondo me non aiuta; a cascata non veniamo pagati in specializzazione (ma questo capita anche a biologi, chimici, fisici, etc) e diventiamo sempre di più (questa in verità è la nostra specialità!).
    … direte … allora sarai contento! invece no! giustamente un passo come questo senza un dibattito (anzi sembra aggirando qualsiasi forma di confronto!) avrebbe avuto bisogno di un confronto paritario, magari anche acceso certo, ma senza dubbio essenziale per definire a medio lungo termine una strategia comune di lavoro … invece …. sic

  24. Prendendo spunto dalle parole di Na, non posso non meravigliarmi nel leggere, per la prima volta, che la Psicologia nasce dall’inconscio. Concetto ripetuto due volte. Io, questo, non l’avevo mai sentito, né riesco ad accettarlo, in base a quello che ho studiato.
    Lo scopo di questo spunto non è ribattere a Na, ma evidenziare un problemino: ognuno ha la sua Psicologia, ce ne saranno almeno quattro o cinque, tutte interessanti. Per me è una scienza sperimentale autonoma, ma in qualche modo connessa alla Chimica e alla Fisica, con o senza il ponte della Biologia. L’idea di qualsiasi impiego clinico-sanitario è superflua, in quest’ottica (superfluo, ma prezioso, intesi!).
    Quindi, a mio modo di vedere, l’inghippo principale dell’accorpamento con Medicina è in primis epistemologico, ma ho motivo di credere che solo una manciata di psicologi ogni mille ha questa visione (per alcuni versi “ottocentesca”) della nostra disciplina.
    Tagliando il discorso, la sensazione che ho non è buona, e non solo per l’accorpamento a Medicina. Anzi, principalmente, per il “disaccorpamento” degli psicologi, soprattutto di quelli figli del Nuovo Ordinamento, come me.
    Grazie e buona giornata, Matteo.

  25. In qualità di studente di Psicologia (per fortuna non a Roma !)condivido le preoccupazioni del Dr. Piccinini e dei suoi colleghi. Tuttavia, vi sarebbe un “uovo di colombo” che potrebbe risolvere la questione sia dal lato professionale che da quello rappresentativo: alla prossima assemblea generale cacciare l’attuale dirigenza, insediare colleghi che abbiano voglia di “combattere”, modificare lo statuto stabilendo che all’Ordine degli Psicologi non possono iscriversi coloro i quali non abbiano conseguito una laurea in Psicologia. Chi è medico (psichiatra), neurologo, sociologo o, peggio, “tuttologo” vada da un’altra parte ! Iniziare un’azione di pressing sul Governo per l’inserimento della figura della psicologo in ogni ambito in cui è necessario mantenere il benessere psico-fisico. E questo sarebbe solo l’inizio della rivoluzione… Spero di poter essere utile dopo la laurea: intanto osservo e mi formo opinioni e giudizi. Un cordialissimo saluto. C.P.

  26. Sono una psicologa laureatasi col vecchio ordinamento a Padova e che, non potendosi permettere i costi della specializzazione, ha perso il treno di un possibile impiego presso le strutture pubbliche.
    Sono indignata dal fatto che solo ai medici venga pagata la specializzazione, appunto.Diventare psicoterapeuti e quindi accedere ai concorsi è solo prerogativa di chi è benestante?
    C’è qualcuno nelle mie condizioni che possa darmi conforto morale o sono l’unica? Mara2467@gmail.com

  27. Ciao a tutti!
    Allibita per quanto leggo vorrei porvi una domanda perchè c’è qualcosa che mi sfugge. Posta l’autonomia dell’Università e tra Università quanto avviene investe solo la Sapienza e l’Ordine del Lazio o ci coinvolge a livello nazionale?

  28. Salve! Vorrei rispondere e forse chiedere qualcosa alla Dott.ssa Vannoni: io ho letto la mailing list in quanto sono iscritta all’ordine della Toscana e sono rimasta “basita” dal fatto che veniva comunicata una cosa importante come la “scomparsa” del dottorato in psicologia SOLO QUANDO IL BANDO ERA GIà USCITO…perchè l’ordine ha fatto questa scelta? PERCHè NON SIAMO STATI AVVERTITI PRIMA? Personalmente sono nell’ambiente universitario e i cambiamenti al dottorato e alla facoltà li conoscevo, sapevo da tempo che c’era la possibilità di porre il dottorato quindi perchè NON FAR PRESENTE DA SUBITO che ci sono queste possibilità? Scusate lo sfogo e perdonatemi se questo non è il posto giusto, ma forse la dott.ssa Vannoni, che ho visto seguire questa discussione, può darci il punto di vista dell’ordine su questo modo di agire. secondo me la psicologia nele sue varie specializzazioni è abbastanza divisa (anche solo come orientamenti teorici) e forse l’esistenza di una facoltà di Psicologia aiuta a vedere questa professione come unitaria, a creare un senso di gruppo e appartenenza a qualcosa di forte; il fatto che le facoltà di psicologia spariscono e che gli psicologi lo vengono a sapere dopo, forse, è come se distruggesse questo senso gruppale…almeno penso che questa sia il sentire generale…o sicuramente lo è per me…e vedere che l’ordine, che dovrebbe tutelarci come gruppo, nemmeno comunica certe situazioni o le comunica a giochi fatti non aiuta a sentirsi parte di un gruppo unito e unitario. Ci saranno ottime ragioni per le quali gli ordini agiscono così…semplicemente a me farebbe piacere sapere quali sono queste ragioni…in questo senso forse un’intervento della dott.ssa Vannoni potrebbe essere utile alla discussione. Vorrei precisare che non è un attacco nè alla dott.ssa nè all’ordine e mi scuso se così è sembrato, ma visto che è intervenuta mi chiedevo se potesse spiegarci anche il punto di vista dell’ordine, almeno di quella della toscana.
    Grazie a tutti!
    Rachele

  29. Rispondo a Claudia: la stessa cosa sta succedendo anche all’Università di Firenze, anzi lì dunque è già praticamente avvenuto il passaggio sotto medicina del Dottorato in Psicologia, ….. non è quindi da escludere un disegno generale su scala nazionale che verrà attuato in tempi diversi in città diverse, …. INSOMMA CI SON BUONI MOTIVI PER ALLARMARSI TUTTI/E !!!!

    • grazie Cristiana 😉

      come precisato nell’articolo, la bontà o meno della scelta – qualunque essa sia – la potremo valutare tra una decina di anni almeno. Ad oggi, la cosa grave, è che di fronte ad una scelta tanto importante e di impatto per l’intera comunità professionale degli psicologi del Lazio (e non solo) nessuno si è preoccupato di informare adeguatamente ed aprire dibattiti trasparenti sul tema. Già prima dell’estate ne stavano discutendo, la facoltà di Psicologia ha pure individuato 3 docenti incaricati di trattare con le possibili facoltà, l’Ordine era informato… perché tutta la comunità è rimasta all’oscuro? perché è stata informata a giochi fatti attraverso un’intervista costruita ad hoc in cui tutto il mondo sembra bello? Vi ricordo, giusto così per meglio contestualizzare, che il Prof. Avallone è attualmente vicerettore della Sapienza, è stato Preside di Psy2 (e tutt’ora è uno dei principali leader), è inoltre molto vicino (di fatto uno dei leader) a Cultura e Professione… che guarda caso ha il governo dell’Ordine Lazio, che guarda caso ha costruito e diffuso quella bella intervistina a giochi fatti. Di fatto c’è un soggetto che occupa posizione di rilievo nei tre contesti di riferimento. Ragazzi miei…

  30. Concordo con Nicola. La bontà della cosa…non so…per l’immagine della professione è sicuramente un colpo basso essere accorpati a medicina; per quello che ne so sono i dipartimenti a gestire la didattica e quindi la didattica dei corsi rimarrebbe più o meno la stessa, perchè i docenti rimangono gli stessi: eliminare la facoltà in effetti toglie degli sprechi amministrativi di tutta una burocrazia che sta nel mezzo fra gli studenti e i docenti e l’università…se la scelta sarà buona o meno lo vedremo col tempo…COMUNQUE il punto secondo me è che nell’immaginario comune delle persone comuni lo psicologo sarà collegato a filo doppio col medico e anche la nostra identità forse andrà svanendo…comunque secondo me la cosa CRITICA AL MASSIMO è stata che l’ordine NON HA DETTO NIENTE SE NON A FATTO COMPIUTO ANCHE A FIRENZE: personalmente sapevo del dottorato da prima dell’estate…perchè non ho denunciato la cosa…avevo altro a cui pensare (lavoro non psico per mantenere quello psico…)…resta il fatto che la cosa era nota: è noto da tempo che a Firenze psicologia rischia di finire sotto medicina, il rischio è serio ma l’ordine me lo viene a dire adesso??? IO DICO: PERCHè???? non voglio fare speculazione che non conosco…per questo ho invitato a rispondere la dott.ssa Vannoni: magari l’ordine ha ottime ragioni…basta che ce le comunichi altrimenti così ci sentiamo solo contrinuenti utili e contattabili SOLO PER IL PAGAMENTO E PER LE ELEZIONI….dico questo…e ribadisco e richiedo un intervento della Dott.ssa Vannoni…o di qualche altro rappresentante dell’ordine che può illuminarci…
    Un saluto

  31. Siamo alle solite. La disinformazione dilaga e impera. Del resto solo così possono fare quello che vogliono. Inutile stupirsi.
    Proposta: Facciamo una raccolta di firme, ciascuno nella propria regione, chiedendo all’ordine di istituire un forum in rete all’interno del sito dell’ordine, dove devono essere resi pubblici tutti i contatti che la presidenza ha con le istituzioni, e laddove la presidenza dovesse prendere decisioni, che siano in armonia con la maggioranza delle idee emerse dal dibattito in rete.
    Ricordiamoci una cosa: il presidente dell’ordine è al nostro servizio, non al contrario. Siamo noi che l’abbiamo messo lì e solo a noi deve rispondere.
    Fatemi sapere

  32. assolutamente d’accordo con Marcella.
    Se davvero c’e’ interesse ed impegno tra gli psicologi di occuparsi finalmente in prima persona dei loro affari e non lasciarli in mano ai soliti noti oligarchi, allora bisogna cominciare a penetrare la noce. Fare il buco ed insidiarsi all’interno con strumenti di democrazia partecipata, di controllo e vigilanza e di scelta condivisa.
    Ci sono realmente i numeri, c’e’ realmente questa partecipazione (finalmente)??

    me lo auguro di cuore.
    Altrapsicologia puo’ essere LO strumento di questa penetrazione (permettetemi la metafora “dinamica”) democratica nella nostra professione.

  33. Collega Marcella, questa tua idea del forum all’interno del sito dell’ordine mi sembra ottima. Forse non basterà e ci vorrà qualche ulteriore strumento di confronto e controllo, …. ma già se ci fosse un forum del genere sarebbe difficile per i nostri rappresentanti sfuggire al loro dovere di informarci senza rimetterci la faccia, inoltre ci potremmo confrontare meglio tra noi semplici iscritti, insomma mi sembra sarebbe un grande passo avanti! concordo! è una lotta che vale la pena di combattere!

  34. Credo sia l’ennesima conferma di una vera e propria incapacità dei nostri Ordini a promuovere la cultura psicologica in Italia. Non si capisce infatti perchè si sarebbe dovuto scegliere una sede tra Filosofia, Sociologia e Medicina e non difendere il diritto all’esistenza di una sede anche di Psicologia, dopo decenni di lotta per la sua affermazione (a cui il sottoscritto ha partecipato). Altrimenti: perchè non il contrario: accorpare a Psicologia Filosofia o Sociologia; o cercare un unico spazio per tutti?
    Rimando chi mi legge al bel librettino di L. Mecacci “Psicologia e Psicoanalisi nella cultura italiana del Novecento” (ed. Laterza) per iniziare a comprendere quale è il background di questa difficoltà a riconoscersi e farsi riconoscere Psicologi in Italia: quanti avversari – consapevoli o semplici portavoce ignari – si nascondo anche tra coloro che si richiamano a concetti generali come Cultura e Professione, incapaci, nei fatti, da decenni a far esistere la nostra professionalità nella cultura italiana.

  35. Dagli utlimi commenti mi sembra di vedere un pò di proposte :-)(marcella, elia, andrea). Anche io ci sto.
    Per un eventuale raccolta firme mi rendo disponibile per l’organizzazione. Si potrebbe pensare ad una petizione online? Funzionano?

    • effettivamente stavo valutando una petizione on line (l’ennesima, a dire il vero…) o un mail bombing (molto più ruspante)… poi mi è arrivato il contatto con un importante quotidiano nazionale e stiamo valutando se e come alzare il coperchio… desidererei attendere un attimo prima di qualsiasi iniziativa concreta perché se riuscissimo ad uscire lì potremmo poi avere un volano molto più importante. A mio avviso, al momento, cercherei di attivare quanti più colleghi possibili a prendere visione della questione ed a rimanere informati, magari iscrivendosi qui http://www.facebook.com/psicologia.psicoterapia o qui http://nicolapiccinini.it/newsletter/ appena ci saranno news provvederò ad informarvi! Sicuramente se qualcuno di voi è disponibile a prestare olio di gomito per aiutarmi, è benvenuto anche perché, soprattutto in questo periodo, faccio il possibile ma non dispongo di molto tempo… grazzzziiiie 😉

  36. Scendere in piazza come fanno tutti i lavoratori e iniziare a farci sentire…nelle piazze e dire “CI SIAMO ANCHE NOIIIIIIIIIII!!!!!”?
    Perchè non organizziamo una manifestazione? E cerchiamo di far valere i nostri diritti? Magari prima di diventare dei fantasmi?????
    Mi sembra che come categora ci si senta sempre un pò degli ospiti che disturbano!!!
    Sono stanca di arrangiarmi in mille lavori altri, sottopagati, nonostante la mia formazione come psicoterapeuta sia ormai all’ultimo anno di scuola di specializzazione!! Forse è il caso di porre fine a questa presa per i fondelli! Non credete?

  37. Grazie dell’articolo.
    Si prospettano tempi (ancora più) duri per noi psicologi.

    “Siamo professione medica e quindi dobbiamo sottostare agli ECM”.

    Non ancora, per fortuna. Spero solo che, nel momento in cui -sicuramente- ci saranno richiesti, non abbiano pretese retroattive, perché io lavoro da 2 anni e non ho certo voglia di recuperarmi 6000 ECM facendo corsi A PAGAMENTO (altra piccola differenza con la categoria dei medici).

  38. Giusto Giovanni Coderoni, se scendere in piazza non serve, purtroppo, o non ancora, chiediamo interroogazioni e tutela all’Ordine Nazionale.
    Chi si può creare una lunghissima lista di firme, un blog, qualcosa a cui aderire?
    Io torno a ripetere che trovo anche inconcepibile che la nostra specializzazione sia così costosa quando gli specializzanti medici vengono addirittura pagati…
    Possibile che questo non interessi a nessuno? Siete tutti figli di paparino che paga o avete la fortuna di trovare lavori che vi permetteno di vivere e pagare le cifre richieste? Non c’è proprio nessuno che si sia trovato, come me, nella impossibilità economica di speciallizzarsi?Ripeto non sentirmi sola sarebbe importante per me.Mara

  39. Cara Mara,

    non sei assolutamente sola. Ce ne sono moltissimi come me e te. Pensa, io sono andato avanti fino ad ora (ed ho 30anni) con borse di studio e finanziamenti tra dottorato e post-dottorato per non gravare sulle spalle di mio padre. Figuriamoci l’idea di specializzarmi! Tuttavia, quasi tutti i miei colleghi (sebbene nel settore della ricerca) si sono fatti aiutare dai genitori che investono nella scuola per i figli (sempre a 30anni!) sperando che dopo questa ultima spesa almeno siano dei professionisti avviati, ed invece….mi guardo intorno, sento parlare i miei colleghi e capisco che avere qualche paziente in terapia anche senza fatturare (!!) è un lusso!
    Quindi come vedi, oltre ad essere una spesa enorme, queste scuole di specialità non garantiscono un futuro migliore.
    da dove cominciamo per sradicare l’erba cattiva??

    Nel frattempo Nicola può ricordarvi che insieme ad altra psicologia abbiamo pubblicato due libri che aiutano molto (secondo il mio parere) ad avere un quadro del bene e del male nella situazione del mercato del lavoro della Psicologia italiana. Forse farebbe bene rinfrescarne la memoria. Che ne dici Nicola?

    Non perdiamoci di vista!!
    Bisogna compattarsi!!

  40. Ed adesso toglietemi una curiosità.
    Siamo mai stati preoccupati / attivi nel formare l’identità dello psicologo, oltre il lamentarsi al bar o lasciare due o tre flyer in giro?
    Ci siamo mai preoccupati di ribadire le nostre competenze mentre gli psichiatri usano i test senza che nessuno gli dica nulla?
    Abbiamo mai pensato da psicologi? OPPURE SIAMO TUTTI CORSI A DIVENTARE PSICOTERAPEUTI?
    Chi ci sta all’ordine? Psicologi? O terapeuti (che non sono necessariamente psicologi ricordo!)
    Quanti dei nostri docenti sono di origine “medica”? l’80%? il 90%?
    Siamo stati infiltrati da anni da chi aveva il potere. E chi aveva il potere era medico.
    ‘Tacci loro.

  41. il titolo non promette bene: nel senso che è la Facoltà di Psicologia che si aggrega, e non il contrario, questo la dice lunga. verrà sminuita ancora di più la figura dello psicologo. e pensare che molte persone hanno lottato per la sua indipendenza.

  42. Credo che tutto sommato l’annessione di psicologia a medicina possa rappresntare un vantaggio per noi psicologi. Personalmente sono una delle poche fortunate (si fa x dire) dipendente ausl dirigente psicologo. Il fatto è però che la nostra professione continua ad essere “esercitata” da tutte le figure che operano nel servizio sanitario: dagli OSS, agli animatori, agli infermieri, ai medici, agli educatori professionali, assistenti sociali,logopedisti, fisioterapisti, sociologi, e chi più ne ha più ne metta.. credo che forse riconoscendola come attività medica, ma di tipo socio-sanitario, forse allora acquisterà giusta dignità, perchè così come i cardiologi non si permettono di fare gli psichiatri allora la speranza è che i medici e tutti gli altri la smetteranno di fare gli psicologi.

  43. come tutte le cose se fatte bene sono utili e sono progresso se fatte male come spesso accade sono tragedie…
    se gli psicologi clinici e neuropsicologi iniziano ad avere qualche competenza medica non è male se tutti i medici e sopratutto i medici del lavoro iniziano ad avere anche qualche competenza psicologica non è male…
    e lo stesso discorso vale per psicologia delle organizzazioni ed economia…
    il professor avallone da anni si batte affinché la psicologia della salute diventi una specializzazione a se stante… e quale miglior occasione se non quella di essere accorpati a medicina? certo a patto di mantere un albo e una professionalità… e non di diventare i fanalini di coda delle altre facoltà…