7 COMMENTS

  1. Articolo interessante e illuminante rispetto all’ampio ventaglio di possibilità lavorative dello psicologo in altri paesi. Constato come in Italia la nostra professione abbia ancora tanta difficoltà ad entrare in realtà come quella scolastica, ospedaliera, aziendale. Personalmente conosco docenti che da quest’anno sono stati chiamati a svolgere il ruolo di insegnate di sostegno e mi hanno onestamente rivelato di essere spaventati all’idea di dovere confrontarsi, senza esperienza e competenza in merito, con un settore cosi delicato. Inoltre, qui in Calabria dove vivo, lo psicologo in Ospedale (se presente), non riesce assolutamente a coprire le esigenze di tutti i reparti… sopperiscono le associazioni di volontariato che sicuramente animati da spirito solidaristico offrono un contributo importante ma, ahimè, distorcono ancora di più il senso di un supporto professionale, frutto di studi, esperienze personali e professionali.
    Nell’articolo si parla, poi, specificatamente di compensi… e qui si apre un capitolo a parte 😉
    Grazie delle preziose informazioni forniteci

  2. L’ultima categoria quella di psicoterapeuta fuori dall’Italia puo’ praticarsi effettuando un corso quasi sempre privato ma che non ha niente a che vedere con i corsi Accademici di Psicologia, quindi un idraulico o un fioraio ad esempio possono tranquillamente diventare psicoterapeuti o magari fare un corso di Ipnosi e pratiare, inoltre proprio in america esiste la categoria dei consuelors professione riconosciuta ma che anche essa, non ha nulla a che vedere con la Psicologia. In Italia i titoli rilasciati dalle scuole private di psicoterapia sono riconosciuti come titoli equipollenti al 3° livello di studi universitari (comprendente Dottorato,Master e Specializzazione questi titoli hanno pari valore legale) corrispondenti al Dottorato o PhD delle altre nazioni, per le equiparazioni dei titoli esistono accordi e legislazioni speciali sopratutto in europa, su cui convergono la maggior parte delle nazioni.

  3. Siamo in Italia ed il potere della lobby dei medici del corpo fa da freno ad una potenziale evoluzione della figura dello psicoterapeuta nel tessuto sociale. Però io partirei da un punto di forza : la legge sul riconoscimento della psicologia e della psicoterapia come attività sanitaria. Da questo punto come sapete c’è già una battaglia per ottenere lo psicologo di base. Tutto ciò non migliorerà sicuramente il reddito dei professionisti che operano in questo settore ma creerà cultura nel riconoscimento sociale dello psicologo non più per curare i pazzi, ma per aiutare i sani a vivere meglio la complessità. Comprendere che l’anima non si medica, si cura.

  4. La realtà italiana è lontana anni luce da quella americana. Dopo sedici anni dalla laurea ancora lavoretti precari, scarsissimo interesse da parte delle persone verso la psicologia e la cura psicologica. Non c’è cultura psicologica, prevale la medicina che non fa nulla per collaborare, anzi, ostacola alla grande. Inoltre, per lavorare in certi settori (ospedali, università, scuole) la meritocrazia, l’esperienza, il proprio percorso professionale non viene preso in considerazione. Se le cose non cambieranno non c’è futuro per il lavoro di Psicologo in Italia. Mi dispiace essere così negativa, ma la mia esperienza mi porta a tanto e purtroppo anche a decidere di cambiare e ripartire da zero. Ad una certa età oltretutto!