I siti web degli psicologi europei… e quelli degli psicologi italiani

I siti web degli psicologi europei… e quelli degli psicologi italiani

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I siti web degli psicologi europei... e quelli degli psicologi italiani

Vi è mai capitato di visitare siti web di Ordini Psicologi o Associazioni di categoria di altri paesi europei? E quello del nostro Ordine Nazionale Psicologi? Avete notato delle differenze? Se si, pensate che questo “atteggiamento” verso Internet possa in qualche modo influenzare il modo con cui l’intera categoria si rapporta al potenziale offerto dal web e dai social media?

Prima di passare in rassegna alcuni dei principali siti web europei di riferimento, vorrei però condividere alcuni dati di due delle ultime ricerche statistiche di interesse su come i cittadini italiani utilizzano Internet.

Ad inizio febbraio l’Anifa (associazione produttori farmaci da automedicazione) ha presentato una ricerca in cui emerge che circa 8,5 milioni di italiani navigano regolarmente su Internet in cerca di informazioni sulla propria salute. Di questi, almeno il 40% cerca specifiche informazioni da confrontare poi con il professionista di riferimento.

A fine 2011, dalla ricerca di Eikon strategic consulting risulta invece che l’84% dei giovani italiani si affida al web. Hanno tra i 18 e i 25 anni, non mollano pc e tastiera quando hanno bisogno di informarsi sulle malattie o cercano notizie dal mondo della scienza. Fuori gioco media tradizionali come stampa, radio e tv. Piuttosto, i protagonisti sono siti web, forum, social network, blog. L’80% degli intervistati sceglie i siti web di informazione scientifica e quelli delle associazioni mediche. Il 65% preferisce i forum delle associazioni di pazienti. Due ricerche tra le tante. La direzione è abbastanza chiara:

il web è un canale strategico da presidiare per riuscire a rendersi visibili e comunicare con i cittadini!

In realtà è un canale altrettanto strategico anche per comunicare in modo efficiente, trasparente e continuo con i colleghi psicologi, con gli iscritti allo specifico Ordine o alla specifica Associazione professionale di riferimento. È uno strumento attraverso cui offrire servizi agli iscritti, rendere facile l’accesso agli atti, ai verbali, attraverso cui far navigare tra risorse e contenuti utili a sostenere i processi di aggiornamento professionale.

Ebbene andiamo a fare una carrellata di alcuni siti web di riferimento europeo per psicologi, cominciando proprio dal nostro CNOP – Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (www.psy.it)

CNOP – Consiglio Nazionale Ordine Psicologi

Una grafica che non conosce né vivacità, né movimento. Contenuti assai limitati per gli psicologi, e completamente assenti per il cittadino. Rimozione completa dei social network, sia in termini di integrazione al sito web, sia di presenza effettiva del CNOP sui vari Facebook, Youtube, ecc… livelli di interattività da bradipo. Un’area riservata che in realtà “riserva” ben poco… e, soprattutto, una comunicazione con gli iscritti che si affaccia solo per eventi eccezionali.

Apparentemente triste, ma non stupefacente… se andiamo a visitare il sito web del Sindatato AUPI (www.aupi.it), il sito degli psicologi di area medica che da vent’anni governa – per l’appunto – il cnop… ecco, vent’anni…

Sindatato psicologi AUPI

passiamo adesso ad alcune altre realtà…

IRLANDA: Psychological Society of Ireland

Grafica professionale, costruito pensando ai cittadini, elenco degli psicologi, eventi in primo piano, notizie di interesse per gli psicologi iscritti, sistemi di accreditamento e zone private per gli iscritti…

INGHILTERRA: British Psychological Society

Che dire… contenuti e servizi a non finire, sia per gli psicologi associati che per i cittadini interessati a trovare professionisti affidabili. Presenza dei social network…

SPAGNA: Colegios Oficiales de Psicòlogos

Anche in questo caso si possono apprezzare una ricchezza di contenuti e servizi a noi sconosciuta 😉
Altri esempi, Francia,  Belgio, Svezia, Norvegia

A tuo avviso una buona presenza su internet e social media è oggi giorno strategica per una qualsiasi categoria professionale, o si può invece continuare a ritenere i siti web come semplici voci di costo da calmierare?

E tu, invece, hai un tuo sito web? Ti è capitato di visitare siti web di colleghi? Che ne pensi dello stato dell’arte dello psicologo che si presenta su internet e social media?

Beh… personalmente, sarà che come psicologo mi occupo proprio di queste cose, ma credo che uno psicologo moderno non possa fare a meno di includere un blog professionale ed i social media internamente alla propria strategia di Marketing per lo Psicologo!

Che ne dici?

Buona vita
Nicola Piccinini

PS: colgo l’occasione per ringraziare il collega Giovanni Turra che gentilmente mi ha segnalato alcuni siti web che vi ho poi qui proposto

Lascia il tuo COMMENTO tramite Facebook 🙂

17 COMMENTS

  1. All’estero sono più incisivi, più diretti e anche molto più professionali e sinceri con i possibili pazienti o con chi cerchi delle informazioni.
    Oltre a questi siti ho visitato anche quelli delle diverse scuole id specializzazione e di studi privati.
    Sono ben curati e facilitano la comprensione del ruolo dello psicologo nella società.
    Qui apriamo sempre vecchi discorsi, da noi sono per prime le persone che si dovrebbero occupare della nostra immagine a fare altro.

    Per la tua domanda: certo, internet è uno strumento fondamentale al giorno d’oggi. E lo è soprattutto se riesce a comunicare il giusto!

  2. Il discorso è complesso e dunque interessante come riflessione…l’84% dei giovani si affida al web per informazioni di tipo medico, eppure ancora gran parte di quei giovani non sa come venga trasmesso l’hiv…mi viene da pensare che probabilmente quelle informazioni mediche che vengono ricercate sono relative a sintomi, ricerche tipo “prurito gomito tumore”: in pratica, il problema forse resta la visione che i cittadini hanno della salute…la definizione di benessere fisico psichico e sociale è accettata da decenni, ma nella persona profana, la salute resta ancora la semplice assenza di sintomi? In questo senso io vedo una somiglianza…tra coloro che non sfruttano quel potenziale 84% per fare informazione corretta, ma alla portata di tutti, LEGGIBILE, invitante, interessante, e coloro che bene o male considerano salute e malattia come due categorie separate e lontane.

    Una speranza piacevole: uno dei siti più interessanti, che quasi tutti gli studenti di psicologia è Opsonline…ben fatto, vario, decisamente vitale. Davvero lontano come impostazione dai siti ufficiali che hai postato, probabilmente perchè davvero destinato a e in gran parte gestito da giovani.

    La mia non è la solita solfa de “potere ai giovani, bisogna svecchiare l’ambiente”…il potere e la voce i giovani devono prendersela. Se quello che dicono, e il modo in cui viene veicolato va incontro a una richiesta più o meno espressa, il messaggio arriverà.

  3. Sono vecchiaaaaa!
    …. ma sono d’accordo con te.
    mi aggiornerò e grazie delle preziose osservazioni che ci invii (e della pazienza con cui raccogli i dati)
    ciao alessandra

    L’associazione di cui ti parlavo mesi fa è nata, ma per ora è ancora in tana, appena esce ti mando le nostre idee!

  4. Come articolo per promuovere la vendita di siti web mi sembra ottimo.
    Un pò meno come impostazione generale. Il nostro ordine esiste per legge, ed è un organo dello Stato ed opera secondo i criteri dettati dallo Stato. Per cambiare l’Ordine si deve cambiare la legge. Nel post fai un confronto tra culture diverse, paesi diversi e, quindi, *leggi* diverse. Poi usi uno stratagemma interessante: scegli il sito CNOP ed eviti i siti regionali, ed alcuni ordini hanno dei siti molto belli. L’italico problema è che se noi investissimo nel sito nazionale il budget dei singoli siti regionali ed invece di moltiplicare per 21 i costi, avremmo un sito *FANTASTICO*, ma l’Italia è rimasta medievale per cui tante moltiplicazioni regionali e tanto sperpero di risorse.
    Il nostro Ordine è un apparato burocratico in primis. Quanti degli enti che citi sono “burocratici” e quanti sono associazioni di categoria con spirito imprenditoriale?
    In questi paesi a che livello è la burocrazia?
    British Psychological Society ha come motto “promuovere l’eccellenza in psicologia” ed è aperta a tutti (e da tutti prende qualche euro, quindi vende psicologia).
    Alcune di queste società psicologiche impongono criteri molto più rigidi dei nostri ed espellono con facilità i loro iscritti: mi pare che qui da noi si stia a frignare sull’obbligo degli ecm “anche per i privati”.
    Ad esempio noto che in Spagna, pur avendo un bel sito, la psicologia è stata da poco riconosciuta come professione sanitaria! 😉 Scusa, ma avremo pure un sito nazionale triste, ma stiamo avanti dal 1989!! 🙂
    Vabbè, comunque bel esempio di webmarketing! 😛

  5. Il problema purtroppo non è nuovo.
    Sappiamo, e questi siti sono la conferma, che la psicologia in Italia è messa in una nicchia, assai poco considerata. Molte persone non sanno affatto cosa sia e cosa concretamente faccia lo psicologo.
    Manca ancora quell’apertura mentale alla psicologia, quella capacità di credere che psicologia vuol dire benessere e salute, allo stesso modo o forse anche meglio di un medico.

  6. @Fernando: credimi che se l’intento era quello di “vendere siti web” avrei avuto opzioni molto più interessanti ed efficaci per “esaltare” il servizio ;o)

    Rispetto poi al fatto che l’Ordine Psy sia regolamentato da legge non significa che non possa fare più di quello che viene richiesto per legge! Guarda, l’OPLombardia, ad esempio, ultimamente mi pare abbia implementato un sito web realmente di servizio, sia verso i cittadini che verso i colleghi…
    Molti Ordini regionali non hanno neppure budget sufficienti, ma dal CNOP mi aspetterei qualcosa di più e di meglio!

    @Lorenzo: grazie per l’apprezzamento del lavoro svolto con opsonline ;O))

  7. Escludere il web dai propri discorsi e atti vuol dire vedere uno tsunami e girarsi dall’altra parte.

    I cambiamenti ci saranno, già ci sono, e si deve decidere se cavalcarli o lasciarsi sommergere.

    Usarne o ignorarne le potenzialità non è più una questione di principio, di gusto o di valore: è una questione di intelligenza, nel senso che più piace agli psicologi.
    O di adattamento, se vogliamo.

    Vale per noi, e vale per le autorità a cui dobbiamo rispondere, che ormai stanno rispondendo a noi: vedi il fenomeno Groupon, per citare il più recente.

    Pensare che basterà prendere le forbici e dare un taglio a certe iniziative sarà limitativo.
    Bisogna riconoscere quando ci troviamo di fronte a un muro, e quando ci troviamo di fronte a un fiume in piena: il muro lo abbatti o lo aggiri; l’acqua è di tutti, investe tutto e penetra da per tutto, e puoi solo deviarne i corsi per usarla a tuo vantaggio.

    Ci troveremo sempre di fronte a cose che non capiamo, ma vale la pena alzare la testa, fare qualche domanda e poi agire di conseguenza

  8. Ringrazio io te per aver accolto la mia segnalazione. Concordo che il sito web è uno specchio sia dell’attenzione che la categoria professionale specifica ha per i cittadini (e i siti italiani hanno una dose di autoreferenzialità che spaventa! Oltre ad essere “tristi” graficamente), che della vivacità intellettuale, professionale e sociale dei professionisti che rappresenta. Ti segnalavo che, dopo una mia ricognizione su siti stranieri, avevo notato la somiglianza del sito del CNOP con quello degli psicologi della Lituania e della Turchia. Evidentemente il CNOP e l’AUPI si ispirano al modello di professionista che vige in quei paesi. Cheers, Giovanni Turra

  9. ah! Dimenticavo. Un collega precario che lavora da anni in una ULSS veneta e che è iscritto all’AUPI (pare più per forza che per desiderio…), mi faceva notare come il livello di “IT skills” degli psicologi suoi colleghi nella stessa ULSS era di una pochezza allarmante. Al massimo sanno usare Word e anche con quello ci mettono una vita (con relatico spreco di tempo e di risorse pubbliche). la cosa peggiore è che si “rifiutano” ad apprendere ad usare PC e software, in una sorta di atteggiamento snobbistico che denota più ce altro rigidità di pensiero. Sob. Ciao, Giovanni T

  10. ah! ah! hai ragione! Loro almeno hanno messo una foto sulla home page! Cheers, Giovanni

  11. …sarebbe anche bello fare una classifica “trasparente” (sulla base di alcuni criteri condivisi da colleghi che guardano al web come ad una risorsa) dei siti degli Ordini regionali nostrani. Che ne pensi? GT

  12. C’è anche da dire, ad onor del vero, caro Nicola che, essendo tornato da poco da Inghilterra e Irlanda dove ho visitato centri privati di Psicologia-Psicoterapia-Counselling nei queli i “clients” che non se lo possono permettere pagano anche 1 solo euro/sterlina simbolico per ogni seduta di counselling/psicoterapia, e dove non si rifiuta a nessuno la possibilità di accedere ai servizi psicologici, che lo psicologo-psicoteraputa-counsellor in quei paesi ha un riconoscimento sociale maggiore che da noi (e se lo saranno pure conquistato stando un pochettino di più sul territorio che dentro gli ospedali…). Il professionista percepisce il compenso intero della seduta, perché la differenza la mette o un ente pubblico, o un sistema di fundraising molto attivo ed efficace. C’è da dire che in quei paesi si sta lavorando alla “Big Society” (e lo fa un governo conservatore come quello di Cameron!), e cioè ad un sistema di economia civile di mercato, dove la sussidiarietà tra enti pubblici, impresa for-profit e terzo settore (tra cui le imprese no-profit) è di tipo circolare e paritaria, non gerarchica come da noi. ma questo ci porta ad un altra discussione (vedi l’iniziativa sulla psicologia sostenibile dell’OPL). Un saluto, Giovanni Turra

  13. Guardate questo sito che propone specialisti in medicina, con possibilità di prenotazione on line.
    http://www.idoctors.it/medici_specialisti

    Io ne ho già usufruito e mi sono trovata benissimo.
    Curriculum medico, prestazioni effettuate dettagliate e costi “in chiaro”.

    Perchè noi psicologi non possiamo avere un’organizzazione simile?
    O esiste già ed io non ne sono al corrente?
    Anche i medici hanno un Ordine e sottostanno a leggi, quindi non è così improponibile in Italia…

    Che ne dici Nicola?
    Che ne pensano gli altri?

    Buon proseguimento.
    Paola

  14. @Paola: mi chiedi che ne penso? Penso che contatterò l’Ordine Psicologi Lazio per chiedergli un parere. Nell’elenco che tu linki vengono riportate tutte le specialità di area medica… eccetto lo psicologo e lo psicoterapeuta.

    Già qui sorge un problema: visto che ci fate fare gli ECM, ci aggregate Psicologia a Medicina, ci dite che siamo di area sanitaria… beh… allora inserite anche Psicologia e Psicologia…

    In verità, io ne farei volentieri a meno dell’alone sanitario, volevo qui sottolineare una inaccettabile incoerenza! Venendo invece al merito dell’interpello che intendo fare all’OPLazio, se andate alla pagina http://www.idoctors.it/medici_specialisti/psichiatria-38 vedrete che nella colonna di destra compaio anche i pressi medi per le prestazioni in “CONSULTAZIONE PSICODIAGNOSTICA” e “TEST DIAGNOSTICI”

    Beh… per lo meno questi sono ESCLUSIVI per legge per lo psicologo!

    Detto ciò… questo è un sito web privato, forse ben fatto, ma come tanti… ora, vi PREGO NON ELENCATE ALTRI SITI WEB DI PSICOLOGIA ITALIANI privati, che sicuramente ce ne sono ma non sono questi l’oggetto dell’articolo. Qui si parla di siti web ISTITUZIONALI

    Un saluto
    nicola

  15. Buongiorno,
    pur non essendo psicoterapeuta mi inserisco nel dibattito in quanto mi sto occupando da web designer (ma non solo…) della problematica della psicoterapia nel web e della visibilità e credibilità dei siti di vostri colleghi, in Italia ed in Francia dove vivo e lavoro spesso.
    Penso che il web possa essere di grande aiuto alle psicoterapie. Ci sono già studi che certificano come il web possa essere un ottimo integratore delle terapie ‘de visu’. Basta inoltre cercare “online therapy” su Google per vedere quante già siano le proposte in tal senso.
    La web-terapia è certo tutta da discutere e non è questa la sede.
    Qui voglio parlare dell’aspetto più comunicazionale (vogliamo dire di marketing?) dei siti web dei professionisti del settore. In Italia (e in Francia) la categoria ha infatti ancora molto da imparare.
    Da anni, da antropologo culturale di formazione quale sono, mi sforzo di far capire che il web non è informatica, ma comunicazione. E comunicazione che ha un suo preciso linguaggio, dunque una sintassi ed una pragmatica (per citare il buon Watzlawick). Ora questo non sempre sembra assimilato dagli psicoterapeuti.
    La maggior parte dei siti che ho visto, italiani come francesi, sembrano affidati ad un volenteroso “fai da te” oppure, forse peggio, alle mani di informatici puri troppo interessati agli aspetti tecnici per calarsi nei delicati aspetti di una comunicazione strategica, vieppiù strategica e delicata in quanto è spesso il primo punto di contatto fra una persona in cerca di aiuto (che dunque si presuppone fragile e confusa) ed il terapeuta. Il sito in questione deve dunque essere caldo, rassicurante, e soprattutto chiaro, di facile navigazione, senza orpelli inutili.

    Spero di essere stato utile.

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