L’Islanda disegna il futuro dell’Informazione Libera. L’Italia sempre più giù…
Nella notte del 26 luglio scorso il parlamento islandese ha approvato la Modern Media Initiative, una legge che fornisce uno “scudo” sicuro a chi metterà su internet segreti militari, giudiziari, di Stato, societari e comunque di pubblico interesse. Con questa presa di posizione netta – che reputo di enorme importanza ed impatto - l’Islanda si candida a rifugio ultimo per la libertà d’espressione nel mondo!
In pratica, se documenti segreti e di pubblico interesse verranno pubblicati su siti web ospitati da server islandesi, non solo l’Islanda non ne impedirà la divulgazione tentando di scoprire chi li ha trafugati e messi on line, ma addirittura difenderà il blogger in sede di tribunale nel caso in cui uno Stato o un privato, ritenendosi diffamato o danneggiato dalla pubblicazione di quei documenti segreti di pubblico interesse, dovesse ricorrere davanti ad una corte straniera minacciando quest’ultimo di richieste di risarcimento dai costi esorbitanti. Non solo, l’Islanda – con questa legge – si dice pronta a rispondere con una contro-citazione dichiarandosi vittima di un attentato alla libertà di espressione e di informazione.
WOWWWWW!!!! Ma questo è il futuro sano che si fa realtà!
Pensate che già da inizio 2007 l’Islanda si era fatta notare per il sito WikiLeaks, una sorta di Wikipedia in cui poter trovare materiale riservato proveniente (o trafugato!) da governi ed aziende, tutelando però l’identità delle fonti e degli estensori del contenuto. Beh… applausi a scena aperta!!!
C’è a chi piacciono i paradisi fiscali come le Cayman e chi invece apprezza quest’isoletta che lancia la sfida ai paesi occidentali, multinazionali ed abbavagliati candidandosi a paradiso dell’informazione libera, baluardo del giornalismo investigativo (quello vero).
Come non pensare alla nostra bella italietta, scesa al 72° posto al mondo – assieme al Benin ed India e dietro al Tonga – per ciò che riguarda la Libertà di Stampa? Non lo sapevate? Beh… non è strano, altrimenti non eravamo certo al 72° posto eheheheh ;o)
Ad affermarlo è la Freedom House, ONG indipendente che annualmente stila la classifica dei paesi a maggiore e minore libertà di stampa al mondo.
“Outlier”, ovvero un caso estremo, isolato, speciale, eccezionale. Questo è l’Italia all’interno della categoria dei Paesi “parzialmente liberi”.
L’ONG di Washington usa nomi e cognomi nel rapporto. «In Italia – spiega Karlekar – le condizioni sono peggiorate da quando Silvio Berlusconi si è scontrato con la stampa per la copertura delle sue vicende personali, arrivando ad azioni legali contro testate sia nazionali che straniere, e da quando emittenti controllate dallo Stato hanno censurato i contenuti critici».
Proprio in questo periodo si parla della chiacchierata legge bavaglio. Che amarezza… nella nostra italietta si cerca di varare leggi ad uso personale che appartengono a logiche feudali e medioevali, mentre nella tanto vicina quanto parecchio lontana Islanda si guarda al futuro e con una votazione storica – di fatto – fornisce una via di scampo a tutti quei paesi parzialmente liberi o sotto dittatura.
Chepeau!



Chapeau! hai detto bene caro Nicola! condivido le tue riflessioni e mi sorprendono le stesse cose che hanno colpito anche te.
Che amarezza.. le parole del rapporto della Freedom House sono così limpide e cristalline che non mi spiego come sia possibile che il nostro caro presidente sia ancora al governo del nostro Belpaese demo… demo… democra…. com’è che si dice?!?!