Patto per la Salute. Dove sta lo Psicologo?

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Cosa è il Patto per la Salute e come impatta (o potrebbe impattare) sulla professione di Psicologo?

Da qualche mese Ministero della Sanità (Beatrice Lorenzin), Stato e Regioni stanno discutendo del nuovo Patto per la Salute, un documento programmatico – mooolto criticato dalle parti sociali – che dovrebbe dare indirizzo alla Sanità del paese Italia nei prossimi anni. Ovviamente all’insegna dei tagli e della sanguinolenta spending review 😉

E’ di pochi giorni fa il passaggio del testo al tavolo della Conferenza Stato Regioni. Vale la pena che anche gli psicologi ne conoscano gli elementi portanti, anche perché alcuni di questi a mio avviso li riguardano in prima persona (o quasi!)

Qui puoi scaricare il testo del Patto per la Salute in .PDF

Il Patto per la Salute promette che la salute sarà vista non più come una fonte di costo, bensì come un investimento economico e sociale. E per fare ciò prevede una forte spinta alla prossimità ed alla domiciliazione dei servizi.

Qui invece ti elenco alcuni punti a mio avviso interessanti per lo psicologo 🙂

 

UMANIZZAZIONE DELLE CURE (ART. 4)

Il Patto vi dedica un intero articolo, prevedendo uno specifico impegno in questo senso da parte delle Regioni e la predisposizione di un programma annuale di umanizzazione delle cure che comprenda un progetto di formazione del personale e un’attività progettuale in tema di cambiamento organizzativo, indirizzato prioritariamente all’area critica, alla pediatria, alla comunicazione, all’oncologia e all’assistenza domiciliare. Il grado di soddisfazione dei cittadini sarà monitorato in maniera continuativa e omogenea tra le Regioni, così da consentire l’avvio di azioni correttive.

 

VALORIZZAZIONI DI RUOLI E COMPETENZE PROFESSIONALI (ART. 5)

Per un efficientamento del settore delle cure primarie, il Patto conviene sull’importanza di ridefinire ruoli, competenze e relazioni professionali “con una visione che assegna a ogni professionista responsabilità individuali e di equipe”, accantonando “una logica gerarchica” per “perseguire una logica di governante responsabile dei professionisti coinvolti”. A questo scopo previste “sia azioni normativo/contrattuali che percorsi formativi a sostegno di tale obiettivo”.

 

FARMACIA DEI SERVIZI e MEDICINA DI INIZIATIVA (ART. 5)

Compito delle Regioni definire con specifici atti di indirizzo la promozione della medicina di iniziativa e della farmacia dei servizi quale modello assistenziale orientato alla promozione attiva della salute anche tramite l’educazione delle popolazione ai corretti stili di vita, nonché alla assunzione del bisogno di salute prima dell’insorgere della malattia o prima che essa si manifesti o si aggravi, anche tramite una gestione attiva delle cronicità.

 

PIANO NAZIONALE CRONICITA’ (ART. 5)

Sarà predisposto dal ministero della Salute entro il 31 dicembre 2014 e dovrà poi essere approvato in Stato Regioni.

 

LOTTA AL DOLORE (ART. 5)

Nelle Aft e nelle Uccp dovrà essere prevista una figura medica formata ed esperta sulle tematiche legate alla terapia del dolore.

 

ISTITUTI PENITENZIARI (ART. 7)

La Conferenza Unificata si impegna ad approvare entro il 30 settembre 2014 le Linee guida sull’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari.

 

Queste alcune delle principali voci su cui uno psicologo, o comunque una competenza psicologica, potrebbe spendersi con senso ed utilità. Altri spunti si possono certamente trovare nel documento ad una lettura più di dettaglio.

Se in potenza il ruolo dello psicologo può quindi ben innestarsi nelle linee di indirizzo dettate dal Patto per la Salute, intravedo almeno due criticità principali che ostacolano questo processo e su cui  – a mio avviso – Ordini Psicologi territoriali e nazionale dovranno alacremente impegnarsi:

  • le innovazioni ed in cambiamenti indicati dal Patto per la Salute riguardano principalmente operatori che ad oggi sono già presenti in pianta organica del SSN, o comunque soggetti ben presenti ed accreditati nel circuito sanitario pubblico e privato. Ahimé lo Psicologo ha una presenza e peso pachidermico all’interno del SSN, non c’è e quindi non può essere parte di tali dinamiche,
  • lo Psicologo – ad oggi – è al 95% libero professionista, comunque non in pianta organica, quindi non è semplice capire se e come sia possibile attivare partnership e collaborazioni con il SSN. Il rischio è che siano possibili sono iniziative in cui si fanno cose gratuitamente. Chi pagherebbe?

Lo scenario ci dice che:

  • non ci sono soldi e quei pochi disponibili  il Ministero li darà alle figure già presenti e forti in SSN,
  • noi non siamo né presenti, né forti in questo momento storico,
  • il SSN ha però alcune criticità che lo stanno collassando ed a cui non riesce a dar risposta

Questo scenario di criticità potrebbe però generare opportunità nella misura in cui:

  • riusciamo a strutturare delle progettualità in grado di fornire risposte concrete e tangibili ai problemi che tengono sveglia la notte la Ministra Beatrice Lorenzin (o chi per lei),
  • riusciamo a trovare fonti di finanziamento alternative, così da poter arrivare con soluzione e risorsa economica per metterla in opera (per cui strategica sarà l’attività di fundraising),
  • riusciamo ad entrare e sviluppare reti di relazioni con altre apicalità professionali, della politica e dell’economica (per cui strategica sarà l’attività di lobbying e networking),
  • riusciamo a cooptare il consenso e l’interesse della società civile alla nostra offerta professionale (per cui strategica sarà la capacità di riorientare al cliente la nostra offerta di valore e di aumentare il tasso di rilevanza sociale dello psicologo presso la società civile)

Insomma, un percorso molto articolato e sfidante, che richiederà tempo, pazienza e determinazione da parte di Ordini, Università, ENPAP e singoli colleghi.

Prova a leggere il testo completo, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi a riguardo e se ci sono altri passaggi che ti hanno colpito (e per quale motivo 😉

grazie e buona lettura
Nicola

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1 COMMENT

  1. Caro Nicola, ho letto attentamente il Patto per la salute. Sono pessimista: è una ripetizione di tanti concetti e direttive assolutamente non superati, ma mai applicati in modo strutturato e stabile. Inoltre, anche se il doc. prevede il piano per le cronicità, non viene menzionata, come nel caso della pediatria, il geriatra e soprattutto il geriatra ex-tra ospedaliero che è una figura importantissima, idem per gli psicologi. Il patto non da spazio ad un'idea di salute pubblica come ben-essere, come salute psicologica (vedi la ricerca dell'Istat che tu citi). " La nevrosi – citando il grande Giovanni Jervis, viene ancora oggi, sequestrata dai medici e dagli addetti ai lavori, in un ambito estraneo rispetto alla personalità , all'io sociale, all'essere concreto e storico di che soffre (….) cioè è ancora questione tutta interna di visceri e sangue e nervi guasti di un organismo insufficiente" (dal Manuale critico di psichiaria di G. Jervis)

  2. Come consigliato nell'articolo ho provato a leggere il PDF del patto della salute, in relazione al suo contenuto volevo chiederti: cosa ne pensi dell'art 12? Anche nel processo di selezione delle risorse umane non siamo minimamente presi in considerazione.

  3. Paradossalmente in Italia lavora di più e prima un OSA che uno psicologo laureato e specializzato! Che dire, siamo in Italia e siamo quasi come i fantasmi, poi dicono che i giovani come forza lavoro si sentono svalutati…