C’era una volta un paziente, una malattia ed uno psicologo…

18 COMMENTS

  1. Bell’articolo Nicola, sono d’accordo e trovo che sia perfettamente in linea con i tempi … l’unico rischio in fatto di social networking è l’over sharing secondo me …. è importante per il professionista mantenere una linea informativa sui social, ma è necessario che sia elegante, sobria e non troppo martellante … questo è il mio parere

  2. Mi sembra molto interessante…l’idea di aggiornarsi e competere con un’utenza molto aggiornata e alla ricerca spasmodica di una “super salute” , come la chiami tu, è un’esigenza che abbiamo anche noi ERBORISTI, che facciamo dell’ascolto la nostra punta di diamante.
    La mia proposta è una collaborazione fattiva fra lo psicologo e l’erborista: lo psicologo può “prescrivere” rimedi naturali che rendono l’utente-cliente-paziente più CONVINTO di fare qualcosa per il suo BENESSERE PSICO-FISICO.
    Non per altro spopolano corsi di formazione per COUNSELOR NATUROPATA: un servizio a tutto tondo che secondo me DEVE essere svolto dallo psicologo, il quale ha il solo impegno di ampliare le proprie competenze sulle Piante Officinali e sul mondo degli integratori per il benessere, chiaramente acquistati attraverso i canali ufficiali ( erboristerie ) e consigliati ( non prescritti ) dallo psicologo.
    Tutto ciò anche per cavalcare l’onda della richiesta di un metodo NATURALE per ovviare ai propri disagi esistenziali ( passatemi il termine…sono un’erborista ) e per contrastare il metodo classico che fa uso di psichiatra ( prescrizione )e psicofarmaci ( farmacia).
    Chi non fa questo secondo me, nella logica di un mercato che cambia e che richiede sempre più professionalità, è OUT.
    Spero di annoverarvi tra i futuri CONSIGLIERI di Piante Officinali.
    Grazie per l’attenzione!
    P.S.:@ Nicola: un pò lento dal mio I Phone.
    Ciao,
    Maddalena Affinito, erborista dal 1987

  3. ciao Nicola. non so…l’articolo sembra scritto quasi con (passami il termine) sarcasmo, forse saranno quei corsivi che hai inserito? non saprei dirti con precisione. e poi super specialisti? che vuol dire? gli psicologi della corrente umanistico-esistenziale non li hanno mai chiamati “pazienti”, ma sempre clienti e il motivo sta tutto nella considerazione del concetto di malattia (penso tu conosca bene la differenza che passa tra l’eliminare il sintomo e la salutogenesi). la necessità di imparare a pubblicizzarsi senza esagerare è una necessità profonda, considerando ognuno di noi di fronte a quanta concorrenza si trova.un abbraccio. Giovanni

  4. Ciao Giovanni, non vi è sarcasmo nel post tuttavia ammetto che è difficile condensare l’attuale scenario, i mutamenti, in così poche righe… Inevitabilmente mi trovo a procedere per categorie forse troppo forzate, o comunque impossibilitato a trattare le varie sfumature per approcci, tipologie di servizi, ecc… Detto ciò, rimanendo su tendenze generali, credo che i processi descritti siano realmente in essere e che sarà importante per noi avviare una riflessione in merito… Questo primo post vuole essere una sorta di incipit, necessariamente dovranno seguire ulteriori contributi, ed anzi il tuo commento mi offre l’opportunità per dire che mi rendo con piacere disponibile ad ospitare e pubblicare ulteriori contributi sul tema :))

  5. Ciao Maddalena, molto interessante il punto di un’altra professionalità! Come si può vedere, i mutamenti in essere sono trasversali a tutte le professioni ed il mettersi in rete è sicuramente una via da percorrere con convinzione :)) in che città ti trovi?

  6. Al momento sono a Varna, in Bulgaria, per vacanza e invece di rilassarmi…cosa faccio?…leggo un libro di e sul marketing e poi appari tu con le tue riflessioni…impossibile non rispondere! ( anche perché IL CASO NON ESISTE…lo dice anche il Maestro Tartaruga di Kung Fu Panda :-)))…
    Vivo e lavoro ad Anzio, ma non volevo fare pubblicità a me stessa, piuttosto alla quantità di rimedi vegetali messi a disposizione dalla Natura…peccato non usarli!
    E poi…TRASVERSALE è bellissimo…è il futuro, secondo me.
    Grazie ancora per l’attenzione.
    Maddalena Affinito.

  7. ciao Nicola.
    Darwin sosteneva che la specie che sopravvive non è la più forte ma quella che è in grado di cambiare e mutare abitudini in base alle esigenze…se, come fai notare giustamente, le esigenze cambiano e noi rimaniamo fini a noi stessi, non vedo grandi sviluppi… e vedremo quindi che ne sarà di noi.
    e cmq sarò felicissimo di offrire il mio contributo sul tema 🙂
    ciao ciao
    Giovanni

  8. Io invece sono d’accordo con l’articolo, proprio perchè “l’etichetta” che si affida agli psicologi di solito è sempre quella di psicologo, analista-paziente. Gli sviluppi recenti, sono utili proprio per far capire alle persone in generale, che lo psicologo può occuparsi anche della prevenzione e non soltanto della “cura”, può essere preso in considerazione anche il versante positivo. Mi permetto di affermarlo in quanto studio Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni che quindi ha a che fare più che con pazienti, con clienti! Ma anche se si trattasse del classico paziente, le opinioni, i giudizi sugli psicologi dovrebbero cambiare, ampliarsi, forse così ci sarebbe anche più possibilità di lavoro in quanto le aziende ad esempio, potrebbero arrivare ad essere meno restie, nei confronti della figura professionale a cui possono rivolgersi per svariati motivi.

  9. Buongiorno Maddalena, trovo interessante e condivido il tuo punto di vista.Sono una psicologa che da un percorso inziale in psicologia del lavoro, ha scelto di concentarsi con piu attenzione sulle persone. Anch’io cerco di proporre un approccio che integra le conoscenze classiche e quelle “trasversali” (sono anche naturopata e floriterapeuta)….al di là di cavalcare l’onda”, ritengo sia necessario un radicale cambiamento del modo di avvicinarsi all'”altro” che a noi si rivolge portando un disagio….. HO trovato nella medicina naturale la mia dimensione d il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione….e spero di riuscire a proporre nel giusto modo queste modalità di essere e lavoare ( e i suggerimenti di marketing di nicola in questo senso sono sempre molto utili….)
    buona giornata a tutti!!!!

  10. Bravissima, Elena!
    Mi fa piacere sapere che c’è già chi usa strumenti efficaci come quelli messi a disposizione dalla Natura in un’ottica olistica e incentrata sul cliente. Credo in questa strategia e credo che sia vincente nel prossimo futuro. Credo anche nella promozione, il Self Brand come oggi si usa dire: promuovi te stesso e quello che fai attraverso più canali possibile, non solo le web community. Ad esempio: non credi che l’erboristeria, al momento un luogo di “smistanento informazioni” per una varia utenza che in prima istanza si rivolge ad un punto commerciale anonimo e a costo zero, possa fare da collegamento fra il cliente finale e lo psicologo? Certamente, chi è orientato a curarsi con la natura, sceglierà una terapia più “dolce” rispetto a quella “classica” che propone l’uso di psicofarmaci. Nella mia esperienza venticinquennale di erborista al banco, avrei desiderato per molti dei miei clienti un supporto psicologico adeguato e avrei certamente preferito una persona come te, con il tuo approccio a tutto tondo che secondo me crea un effetto di “centratura energetica” ( come amiamo dire noi erboristi e voi naturopati) che rende il cliente finale più consapevole e responsabile. Coinvolgerò in questa nuova tendenza gli psicologi della mia zona, organizzando degli incontri formativi sull’uso delle Piante Officinali…sono sicura che la maggior parte ne sarà entusiasta! Buon lavoro,
    Maddalena Affinito.

    ?Inviato da MyPhone?

    Il giorno 06/set/2012, alle ore 11:10, “Disqus” ha scritto:

  11. Mi è capitato di leggere diversi contributi e commenti di svariati articoli di tutta questa galassia che poi è anche la mia galassia che,forse un pò troppo semplicisticamente,chiamiamo Psicologia.Rispetto sia ad annose questioni come l’istituzione dello Psicologo clinico di base,la fusione delle facoltà di Psicologia con una parte di Medicina alla Sapienza a Roma,ma anche il futuro dell’ENPAP,la cassa previdenziale e le prospettive dello stesso Ordine Professionale,tante davvero tante e discordanti sono le voci a fronte di una galassia,la nostra,che,pur con ingenti problemi di precariato e disoccupazione,potrebbe davvero essere una professione ambita e dal forte riconoscimento sociale.Non solo per il mandato etico che ogni psicologo sin da quando studia dovrebbe riconoscersi,ma anche per il numero di colleghi e di studenti in formazione che la Psicologia ha.Di certo inferiore a professioni come i farmacisti,i medici o i sanitari.Senza considerare che alcuni psicoterapeuti non sono psicologi.Dovremmo fare(e chi meglio di noi può farlo)della nostra frammentazione che è la principale debolezza della categoria,la principale forza e virtù.Siamo gli unici che possono davvero entrare di diritto in ogni contesto lavorativo da quelli clinici a quelli aziendali più disparati,passando per il terzo settore e l’impegno sociale.E,badiamo bene,ognuno di questi macro-contesti,ha in sè più di un sistema(parlo di sistema per mantenere il paragone che ho fatto in precedenza,quello della galassia)in cui far valere le nostre competenze specifiche che sono il frutto di tante generalità e specificità.Che il nostro compito sia quello di legare la terra con il cielo è sicuramente un compito arduo,ma dobbiamo anche essere consapevoli che siamo i soli che possiamo farlo:d’altronde già gli antichi sumeri ritenevano che ciò che è nel macrocosmo è anche nel microcosmo e il microcosmo non è altro che la psiche di ognuno.

  12. e già.. è proprio così..un nuovo paradigma stà prepotentemente attecchendo imponendo nella nostra realtà e la comunità professionale degli psicologi non può che e deve abbracciarlo..:Già l’OMS rispetto al modello bio-psico-sociale, un buon primo passo verso questo nuovo scenario, aveva considerato la salute e la malattia come prodotti derivanti dalla combinazione di fattori biologici, comportamentali e sociali e che questi, dando vita a un intreccio inscindibile, sottendono / sono la causa o conseguenze del VISSUTO SOGGETTIVO rispetto e verso la malattia che la persona sta affrontando e vivendo. A questo poi si lega il mutato rapporto di potere fra curante e curato, l’evoluzione delle tecniche terapeutiche e soprattutto l’evoluzione culturale in atto nella popolazione. Alla luce di tali cambiamenti,già sopra citati, è necessario potenziare le nostre capacità di coinvolgere il paziente-ormai sempre più cliente- ma anche e soprattutto la sua famiglia nella gestione delle cure..a proposito del quale sarebbe giusto ridefinire e affrontare il tanto delicato limite tra ‘giuste cure’ e ‘accanimento terapeutico’, centrando l’attenzione e il processo di cura SUL paziente per migliorare la sua compliance ai trattamenti. Spero di aver contribuito con un pò del mio pensiero, Buona vita e buon lavoro 🙂

  13. e già.. è proprio così..un nuovo paradigma stà prepotentemente attecchendo, imponendosi nella nostra realtà, e la comunità professionale degli psicologi non può che abbracciarlo..:Già l’OMS rispetto al modello bio-psico-sociale, un buon primo passo verso questo nuovo scenario, aveva considerato la salute e la malattia come prodotti derivanti dalla combinazione di fattori biologici, comportamentali e sociali e che questi, dando vita a un intreccio inscindibile, sottendono / sono la causa o conseguenze del VISSUTO SOGGETTIVO rispetto e verso la malattia che la persona sta affrontando e vivendo. A questo poi si lega il mutato rapporto di potere fra curante e curato, l’evoluzione delle tecniche terapeutiche e soprattutto l’evoluzione culturale in atto nella popolazione. Alla luce di tali cambiamenti,già sopra citati, è necessario potenziare le nostre capacità di coinvolgere il paziente-ormai sempre più cliente- ma anche e soprattutto la sua famiglia nella gestione delle cure..a proposito del quale sarebbe giusto ridefinire e affrontare il tanto delicato limite tra ‘giuste cure’ e ‘accanimento terapeutico’, centrando l’attenzione e il processo di cura SUL paziente per migliorare la sua compliance ai trattamenti. Spero di aver contribuito con un pò del mio pensiero, Buona vita e buon lavoro 🙂

  14. be’, come diceva il tale, “La théorie c’est bon mais ça n’empêche pas d’exister”… checché ne dica anche l’OMS, le malattie continuano ad esistere… di

  15. ciao Nicola l’articolo è pertinente e puntuale. chiaramente non mi sono mai sognato di chiamare pazienti le persone che a me si rivolgono. da psicologo (e non da medico;scusate la precisazione…) per me sono soggetti in divenire, ovviamente clienti da accogliere e da ascoltare. questo è il principale insegnamento che ho ricevuto dalla mia formazione universitaria e post-lauream. per quanto riguarda i clienti è vero che oramai aborrono al termine malattia psichica, rifuggono dalle etichette. la ricerca di informazioni e di soluzioni autoterapeutiche è dilagante e al tempo stesso è ampiamente diffusa la classica diffidenza/resistenza verso i professionisti della salute psichica. anche la domanda di super-salute (termine poco adatto ma efficace) sembra attecchire sempre più. chiaramente c’è molta confusione nelle persone su cosa comporti una salute che concerne e che si fonda sulla la dimensione del benessere e quella del bene-stare. Infine sono d’accordo quando dici che le persone cercano soluzioni ai loro problemi. quello che spetta fare a noi professionisti del benessere è fornire suggerimenti e soluzioni (oltre che ascolto e comprensione che sono fondamentali) non certo magiche ma neanche lunghe e interminabili. Infatti le persone fuggono dai professionisti psy anche perchè temono di essere ingabbiati in un rapporto senza fine e senza soluzioni di continuità. ascolto, sostegno, consulenza e problem solving restano a mio avviso le parole chiave nel mondo contemporaneo.
    buon lavoro e a presto

  16. Non posso che condividere in pieno questo articolo, decisamente orientato, tra l’altro, verso la linea europea di promozione della professione. Nessuno, per esempio in Inghilterra, sa cosa sia lo “psicologo generico” (e manco si sogna di chiamare “paziente” uno che malato non è, e paga pure la parcella piena) ed è stato, e ancora è, un deficit tutto italiota quello di presentare socialmente la figura dello psicologo come scimmiottamento delle professioni sanitarie, in primis del medico. Strategia perdente dal punto di vista sociale e professionale (e ora anche economico), cui, spero AltraPsicologia darà una dritta innovativa e più anglo-sassone che italianamente medievale. Io abolirei pure l’esame di Stato, che prova solo la competenza di qualcuno nel qui ed ora della sede d’esame, e non lungo tutto il corso della sua carriera professionale. Inoltre, servono specializzazioni differenziate e calibrate sulle richieste del mercato, non sulle competenze degli accademici (che con il mercato, che non sia quello della formazione, hanno spesso poco a che fare…).

  17. Ciao Nicola, ho letto con interesse le tre proposte di articoli della tua ultima newsletter, in merito a “liquidità” e bisogno di star bene. Mi ritrovo pienamente nelle tue considerazioni. Trovo che la psicologia ha bisogno di rinnovarsi, se non vuole apparire una scienza “vecchia” (anche la filosofia può essere sembrata vecchia ai pionieri psicologi, anche Freud può essere sembrato vecchio a chi ha iniziato ad utilizzare strumenti e metodologie nuove). Gli psicologi (non tutti…) si muovono lentamente, pachidermi appesantiti dal loro sapere e dalla loro certezza accademica, fissi su modalità operative consolidate ad osservare tristemente che il mondo intanto sta andando da un’altra parte… Altri ci stanno “rubando” il lavoro e a nulla serve che noi, seduti nel nostro Studio, ci lamentiamo delle loro tecniche da venditori, della loro presunta incompetenza e rivendichiamo i nostri diritti, dopo 10 o 20 anni passati sui libri e denaro speso tra Università e Scuole di specializzazione. Alla fine “il cliente ha sempre ragione”, e le sue scelte determinano il successo o il fallimento di chi eroga Servizi. Dunque forse abbiamo qualcosa da imparare da tutti i “professionisti della salute” ai quali le persone con più facilità si avvicinano perché li sentono più vicini ai loro bisogni, fossero anche insegnanti di danza… (pur senza “svilire” o “svendere” il nostro bagaglio di competenze…)

  18. Ciao Luciano e grazie del commento, mi trovi perfettamente in sintonia. Abbiamo di fronte una sfida di “innovazione culturale” e, come normale che sia, ci sono piccoli gruppi di innovatori che battono sentieri poco conosciuti, creando pian piano strade per i followers. Inizialmente gli innovatori potranno essere visti anche con sospetto. L’unico timore è che il cambiamento corre molto molto veloce, e così le modalità di scelta ed acquisto delle persone. Dobbiamo riuscire a coprire questo scarto culturale (e tecnico) nel breve termine 😉

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