Perché la consulenza psicologica gratuita non è utile all’utente e nemmeno allo psicologo?

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Pubblico con piacere un articolo del collega Sergio Stagnitta in risposta al mio post su Lo Psicologo in Farmacia… in salsa piemontese.

 

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Parto dalla famosa vignetta di Charles Schulz nella quale Lucy offre un servizio psichiatrico attraverso un banchetto, nel quale oltre all’indicazione della prestazione propone il pagamento di 5 centesimi, ben evidenziato nella scritta pubblicitaria. Il mondo popolato dai bambini nelle vignette di Schulz non dimentica che lo scambio di competenze “professionale” non può essere del tutto gratuito, pretendendo un seppur minimo pagamento alla prestazione offerta. I bambini capiscono molto meglio dei grandi la straordinaria forza del baratto!
Come ho scritto nel titolo, io ritengo che la prestazione psicologica gratuita non è funzionale al cliente ma, soprattutto, ha poca utilità per il professionista che la propone. Per utilità intendo sia in termini di guadagno sia in termini di immagine personale (oltre a quella professionale dell’intera categoria).

Cercherò di descrivere brevemente queste premesse.

 

Primo aspetto

Noi generalmente valutiamo la nostra motivazione verso una qualsiasi attività in termini di investimento (ne parlarva già Freud all’inizio del secolo scorso). L’investimento non è solo economico, ma anche di tempo, di fatica, di ansia verso una certa attività. Quanto più io sento di aver investito o investirò in un’attività, tanto più riterrò quell’attività importante. Non è solo, come ho scritto, un discorso economico, è soprattutto simbolico: la quantità di energia che io dedico ad un’attività mi da il metro di quanto quella attività vale in termini di utilità e ritorno. Quando penso a questo mi immagino le file interminabili di visitatori ad un museo nel giorno in cui l’ingresso è gratuito e, contemporaneamente, ai musei vuoti in tutti gli altri giorni. Cosa succede? Semplicemente si aderisce alla visita perché non è richiesto nessun investimento e quindi non si cerca da essa nessun ritorno, solo un’opportunità. Io ritengo che la consulenza psicologica o il primo colloquio non sia esente da questo tema perché si tratta pur sempre di una domanda e di una offerta. Sintetizzando potrei dire: “se l’offerta è gratuita, la domanda è, anch’essa, (emotivamente) gratuita…”

Non intendo con questo dire che la persona che cerca una prestazione gratuita non porti con sé un vero disagio, intendo però che quel disagio non può essere realmente messo nella relazione, se non in forma passiva. Si sovverte la domanda di cura: l’utente aderisce al colloquio per capire cosa offre il professionista. Questo significa che il colloquio gratuito facilita ed aumenta, enormemente, le difese e le resistenze alla cura che le persone hanno comunemente nel momento in cui decidono di richiedere una prestazione psicologica/psicoterapeutica. Nello stesso tempo lo psicologo/psicoterapeuta si trova, a mio avviso, in una grande e grave difficoltà nel gestire un colloquio gratuito: ha davanti a sé una persona alla quale deve dire che ha un problema e magari proporgli una continuazione del percorso a pagamento. Non è più l’utente che chiede aiuto ma il terapeuta che chiede al paziente se vuole essere aiutato. È lo psicologo/psicoterapeuta che deve attivare una domanda di aiuto nel paziente. Personalmente ritengo clinicamente inadeguata una simile offerta professionale.

Altra questione, forse un po’ più psicoanalitica: molti autori, psicoanalisti, hanno proposto che il transfert (nel senso di relazione fantasmatica con il proprio terapeuta) si avvii già prima del contatto telefonico, le fantasie si creano ancora prima di accedere ad un colloquio; fantasie legate all’idea della cura, alla personalità del terapeuta, al cambiamento, ecc. A questo punto, forse l’unico modo per gestire bene un primo colloquio gratuito sarebbe quello di dedicarlo interamente a comprendere il motivo della scelta di un simile colloquio, il rischio potrebbe essere quello di sentirsi rispondere: “ho scelto di richiedere un primo (o tre colloqui) gratuiti perché lei me li ha offerti…”, oppure: “anch’io mi sono chiesto perché lei offre dei colloquio gratuiti, mi piacerebbe sapere come mai…”
Questa seconda domanda è, a mio avviso, clinicamente importante. In un colloquio a pagamento il rapporto è chiaro: io paziente/utente ho un problema e chiedo un consulto ad un professionista che, immagino, possa aiutarmi. In un colloquio gratuito il rapporto rischia di essere un po’ meno chiaro, direi ambiguo: io paziente/utente ho un problema e chiedo, ma soprattutto mi chiedo; perché il professionista non si fa pagare? Per chi crede che esista un inconscio questa seconda dinamica sarebbe molto complessa da gestire, le fantasie dal paziente potrebbero essere tante: il terapeuta è generoso, è giovane, è inesperto, ha un secondo fine, mi vuole convincere a fare un percorso costoso, ecc.

 

Secondo aspetto

Mi sono sempre chiesto, nello stesso tempo, se la proposta di un primo colloquio gratuito avesse un effetto positivo nell’avviare un percorso psicoterapeutico. Aggiungo subito che ho sperimentato personalmente questa proposta. All’inizio della mia attività (fine anni novanta) per diversi anni ho offerto, attraverso il mio sito personale, un servizio di consulenza gratuita, in sostanza proponevo un primo colloquio di 50 minuti gratuito previa compilazione di un modulo on-line.
Non ho un dato statisticamente significativo, ma una notevole esperienza in merito. La mia esperienza è che di circa 70 richieste ricevute, solo “una” persona ha continuato un percorso dopo un primo colloquio gratuito, una buona parte degli utenti ha svolto il primo colloquio e basta e una altrettanto considerevole parte degli utenti non si è presentata nemmeno al primo, alcuni senza neppure avvisarmi. Naturalmente la spinta verso questa iniziativa aveva una base coerente. Pensavo, come molti, che la psicologia non era ancora molto conosciuta, molte persone non sapevano esattamente cosa succedeva all’interno di un colloquio, non sapevano se sarebbe stata efficace e soprattutto vi era ancora molta paura all’idea di accedere ad una esperienza psicoterapeutica, pensando di essere etichetti come “malati mentali.” Per questi motivi ritenevo che un primo colloquio gratuito poteva facilitare l’accesso ad una esperienza nuova e, per molti, realmente enigmatica.

Questa è la mia esperienza personale, mi piacerebbe condividere con quanti di voi hanno svolto o svolgono colloqui gratuiti se vi è stato un ritorno in termini di avvio di un vero e proprio processo psicoterapeutico. È anche probabile che la mia difficoltà (e ambivalenza) a sostenere un colloquio gratuito abbia influenzato l’avvio di un possibile percorso, come vedete, mi pongo molte domande.

 

Terzo ed ultimo aspetto

Il colloquio gratuito credo che influisca in modo significativo sull’immagine sociale della nostra professione. Mi chiedo: la proposta di un’attività gratuita, soprattutto così professionalizzante come un colloquio clinico, non rischia di svalutare gli strumenti che lo psicologo ha a disposizione, facendoli apparire risorse di poco valore?
Sappiamo quanto sia difficile per la nostra professione far passare il concetto che un colloquio psicologico sia una competenza “altamente specializzata”, quanti anni di studio ci sono voluti per acquisire tali competenze, sappiamo inoltre che molte persone ritengono il colloquio uno strumento semplice: “che ci vuole, siamo tutti un po’ psicologi, basta ascoltare una persona con sensibilità ed empatia”, queste spesso sono le frasi che sentiamo tra amici e parenti. Se in rete, o in locandine, o addirittura con iniziative promosse direttamente dagli Albi professionali, viene fuori che si possono proporre uno o addirittura tre colloqui gratuiti, non pensiamo che il tempo del professionista in fondo non vale molto o addirittura non vale per nulla?

Naturalmente vi sono molte eccezioni alla proposta di un intervento gratuito, penso ad esempio all’attività all’interno di una associazione non a scopo di lucro, oppure alle iniziative come ad esempio “mese del benessere psicologico” nelle quali l’obiettivo è realmente quello di far conoscere la psicologia ad una utenza di massa, o ancora attività presso istituzioni (università, scuole di specializzazione, master, ecc.). Vi sono tante situazioni nella quali potrebbe essere giustificata una prestazione gratuita. Anche se dobbiamo fare attenzione alla differenza tra una prestazione gratuita a scopo formativo o sociale da tutte quelle attività di sfruttamento della nostra professione che molti utilizzano sapendo che in fondo gli psicologi, pur di fare esperienza, accettano simili proposte “lavorative”.

Concludendo, come ho più volte espresso in questa nota, queste sono le mie idee che non hanno, ovviamente, la pretesa di essere vere per tutti. Penso soltanto che la nostra professione è molto complessa ed è necessario cercare il più possibile di maturare una propria riflessione prima di proporre un qualche tipo di intervento. Per questo motivo mi piacerebbe avere molti feedback, magari qualcuno che racconti la propria esperienza in merito, così da condividere insieme un pensiero complesso su un tema così importante.

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Ringrazio Sergio per le interessanti domande stimolo. A voi la parola 😀

Altre info sul collega le potete trovare a queste pagine:

 

 

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31 COMMENTS

  1. Ringrazio davvero di cuore Sergio per le stimolanti riflessioni, che anche io ho sempre “covato dentro” ma mai sistematizzato in modo così chiaro ed illuminante.
    Io aggiungo una sola piccola considerazione: è mai possibile dunque che un intero Ordine Professionale (nelle sue varie declinazioni regionali) non trovi di meglio che proporre lo “Psicologo gratis in farmacia” e la Settimana del benessere psicologico gratis” come iniziative “istituzionali” per promuovere la nostra presenza e professionalità? A me sembra che sia proprio errato il presupposto di partenza di chi “ci guida”. Pensate all’ordine degli avvocati che propone “la settimana dell’avvocato gratis” (mentre lo scrivo rido da sola) oppure l’ordine dei medici che offre “la settimana del neurochirurgo gratis”. Solo i dentisti organizzano il mese del sorriso, che poi ti passa col preventivo…
    Allora sarebbe forse più utile mettersi su Groupon?
    Io sono amareggiata per tutto questo.

  2. salve, non sono uno psicologo/psicoterapeuta ma un semplice cliente. Ho letto con interessa il suo articolo ma ho dei dubbi/riflessioni.
    Primo non sono d’accordo in pieno con l’esempio del museo, perché possiamo vedere i musei di Londra che sono pieni e gratuiti senza fila, e possiamo vedere i musei vaticani con code interminabili anche se a pagamento.
    Avvolte il cliente si trova a dover scegliere un professionista perché in quel momento ha un disagio. Avvolte rivolgersi a un professionista non è facile.
    1) proprio l’approccio di rivolgersi al professionista.
    2) a quale professionista? In base a cosa? al tipo di orientamento? Dal passa parola? Dai feedback?
    3) Spesso ci si accorge che il cliente non si trova bene con il terapeuta quindi decide di cambiare, quindi che significa? Significa che il cliente ha pagato e ha perso il suo tempo (tempo che ha perso anche il terapeuta). Chi ci ha guadagnato in fin dei conti? Solo il terapeuta, però ricordiamoci che anche il cliente ha perso il suo tempo e non ha risolto il suo disagio/disturbo. Quindi gli costa anche il fatto di avere il disturbo per più tempo, con mille dubbi e domande.
    Forse ci vorrebbe una sana via di mezzo.

  3. Ho un po’ di domande. La prima è: benissimo, i colloqui gratuiti non servono, ma in che altro modo i nuovi psicologi psicoterapeuti hanno modo di farsi conoscere? Suggerimenti?
    Chi lavora da tempo ha un sistema di conoscenza consolidate, chi si diploma se lo deve costruire, ma come, dato che c’è troppa offerta e poca domanda?
    Infine, come mai l’Ordine degli Psicologi non ha mai detto nulla per l’eccessivo numeri di iscrizioni a psicologia? Non li paghiamo per tutelarci?
    A questo punto credo che – colloqui grauiti o no – l’unica cosa da fare sia imparare davvero bene una lingua straniera ed espatriare per esercitare la professione..

  4. Salve, parlo da paziente, quella che vorrei fare è una considerazione di altro genere, c’è il problema che spesso, il paziente, soffre da anni e non ha risorse economiche per investire in un processo di guarigione, allora forse dovremmo svincolarci un pò da questi concetti camuffati sotto strane teorie che in realtà sono il frutto di una mentalità capitalista alla quale siamo abituati da sempre e tanti di noi non ne conoscono altre, non dico che lo psicologo debba lavorare gratis, trovo anche utile il discorso che chi investe si aspetta un ritorno, a parte il fatto che conosco centinaia di pazienti che hanno investito l’ira di dio senza aver nessun riscontro tangibile, ma questo lasciamolo stare, torno invece alla prima situazione, spesso il paziente non può permettersi la psicoterapia ed è una vergogna che in uno stato dove si sbandiera il diritto alla salute, per legge, il rimborso delle spese psicoterapiche siano concesse solo a parlamentari, manager d’azienda (perchè fanno parte della “casta”) e giornalisti (per farli stare zitti).

  5. mi piace fare il primo incontro (15 mn.) gratuito perchè lo considero di conoscenza per entrambi: per il cliente che ha bisogno di conoscere e scegliere la persona con cui potrebbe iniziare un percorso terapeutico, per me perchè non credo di essere in grado di prendere in carico chiunque e trattare con serietà ogni disagio o patologia e/o se ho voglia di farlo, per cui mi riservo la possibilità di scegliere ed orientare il cliente verso altro o altri.L’effetto è positivo,di solito per entrambi, ma ho avuto anche la possibilità di orientare utenti ai Csm di riferimento perchè bisognosi di intervento psichiatrico, o ad un altro collega, con i rischi del caso,forse si perde ma hai una chiara idea della motivazione della domanda.:)

  6. Salve, rispondo prima alle due persone che vivono la psicoterapia non dalla parte del professionista. Vi sono due aspetti: 1) il primo colloquio è uno strumento molto efficace che può essere condotto dopo molti anni di studio e di pratica clinica. E’ vero che una persona può trovarsi male con uno psicoterapeuta, ma rimane uno strumento che consegna all’utente molti elementi utili, basta anche un solo colloquio, se ben condotto, per attivare decine di riflessioni e pensieri sul proprio disagio. Io ritengo che il pagamento sia uno scambio reale, dove entrambi ottengono qualcosa. La gratuità smorza quella sana motivazione a dire: “ho pagato e cercherò di prendere più cose possibili da questo incontro”.
    2) I costi dei colloqui e della psicoterapia: io personalmente ho un prezzo fisso per i primi colloqui (proprio in relazione a ciò che ho espresso prima) e nello stesso tempo, nel momento in cui si decide di proseguire, concordo con l’utente la somma delle sedute di psicoterapia. Insieme troviamo il prezzo che la persona può, realmente, sostenere. Ritengo che se una persona è molto motivata deve essere messa, SEMPRE, nelle condizioni di accedere ad una cura. Spero che queste riflessioni siano utili nello stimolare un dibattito così importante. Sergio Stagnitta

  7. Sono psicologa psicoterpaeuta e vorrei raccontarmi la mia esperienza su questo tema. La strategia del primo colloquio gratuito l’ho conosciuta su internet, e mi sono chiesta che senso avesse nel nostro lavoro. ho sempre pensato che, addiritura il primo colloquio fosse così importante da farlo pagare di più..
    Ma, l’ho proposta e praticata, magari chissà, sarei riuscita a lavorare di più. la realtà è stata deludente. nessun paziente è arrivato a me perché proponevo il primo colloquio gratuito, e non è aumentato il mio giro di pazienti (o meglio, è aumentato, ma non per questo motivo 🙂 )
    i nostri pazienti arrivano da noi con altre motivazioni, la sofferenza, forse anche le attese magiche nei nostri confronti, ma non perchè facciamo le svendite. Una paziente alla fine del primo colloquio gratuito, mi ha dato due euro per pagarmi il caffè. Il nostro lavoro presuppone un grosso investimento relazionale che non possiamo trattare come un prodotto da vendere al supermercato.
    Concordo con Nicola, sul dare valore al nostro lavoro senza svendersi, ma puntando sulla qualità e sul senso delle nostre “azioni” professionali. promuovere la nostra attività non può essere fare il 3×2 dei colloqui.
    Ovviamente ho smesso presto di proporre il primo colloquio gratuito!
    buon lavoro a tutti.
    Eleonora

  8. Rispetto al collega che si chiedeva quali altri strumenti possono essere messi in campo per avviare efficacemente la propria professione, penso che ce ne siano molti. Nicola Piccinini da anni propone tante iniziative per divulgare e professionalizzare il nostro lavoro. Nello steso tempo, le persone che si avviano alla professione di psicoterapeuta potrebbero proporre primi colloqui ad un prezzo molto basso, se ben giustificati, agevolerebbero la domanda di cura, mantenendo alta la motivazione. Come ho scritto prima, io faccio al contrario, però nulla vieta di creare simili offerte. Quello che per me è importante è che ci sia un pagamento, anche molto basso, se volete simbolico, però la persona deve sentire che sta investendo qualcosa, diversamente il colloquio rischia di essere inquinato da aspettative e fantasie molto difficili da gestire

  9. Ho scritto il seguente commento su facebook e mi fa piacere segnalarlo anche in questo spazio:
    Volevo segnalarvi, come ulteriore stimolo alla discussione, una clip tratta dal bellissimo film: “Il discorso del re”. Il film racconta la vera storia (ambientata prima della seconda guerra mondiale) della relazione tra il futuro re d’Inghilterra, il quale soffre di balbuzie, e un esperto di linguaggio. Naturalmente non vi è nessuna relazione con un colloquio psicologico clinico, però, a mio avviso, vi sono molti passaggi interessanti anche in relazione al tema che stiamo trattando. Ecco il link: http://www.youtube.com/watch?v=BY66REV01FA&feature=related

  10. Complimenti, dott. Sergio Stagnitta! Bellissimo articolo. Nel mio percorso professionale come Psicologa ho fatto tanto volontariato e beneficenza, tanto nel mio paese di origine come qui in Italia. Una bella esperienza x fare pratica ma non x sopravvivere nel mercato. Oggi, dopo 15 anni di laurea, ne sono sicurissima che la Psicologia è una prestazione di servizio, servizio conquistato con tanto studio e dedizione, e come tale, DEVE essere retribuito. Poi, ovviamente, ci sono tanti altri aspetti da considerare, ad esempio, aspetti istituzionali che fanno parte di un percorso formativo ecc ecc ecc. Rimane sempre la riflessione sul nostro ruolo professionale.

  11. Salve dott Stagnitta,
    apprezzo molto il suo intervento e apprezzo molto il suo approccio con il suo paziente. Quello che volevo dire era proprio questo, se rilegge l’ultima frase “Una sana via di mezzo”. Perché comunque un professionista deve essere pagato, per il suo tempo per la sua professione, ma non abusarne. Ricordiamoci che l’Italia è fatta anche da precariato, di persone che guadagnano 800 euro di cui scalare spesso l’affitto.
    Ci anche un’altra questione: La scelta dello psicologo, come? Un utente che scopre di avere un problema, magari improvviso come per esempio un attacco di panico. Si trova di fronte a una scelta davvero difficile. La prima cosa che fà è cercare in giro e si trova di fronte a: cognitivo-comp, gestaltd e bla bla, per me può avere anche la terza media, o la bacchetta magica, l’importante che mi risolve il problema. Mi chiedo, non sarebbe opportuno fare una specie di centro orientamento? Che magari ti indirizza? Che magari raccoglie anche i feedback? Potrebbe essere costruttivo sia per un professionista neolaureato che non. Altrimenti ci ritroviamo come sopra a scegliere il primo con la speranza che tutto vada bene, e se sono onesti si comportano come il dott Stagnitta, ma sappiamo tutti che non è sempre così, richiando di spendere denaro e tempo. Posso dire anche che ho conosciuto persone che si sono trovate bene anche con il servizio gratuito del CSM.

  12. Caro Sergio, grazie delle tue interessanti riflessioni e grazie a tutti i colleghi per stimolare il dibattito con le loro!
    Io sono un giovane psicologo e attualmente utilizzo la formula del primo colloquio gratuito…anche se mi convince sempre meno.
    Nel confronto con giovani colleghi si discute se sia opportuno o meno fare colloqui gratuiti e tenere i prezzi bassi… per ragioni di marketing,certo, ma poi “mica siamo psicoterapeuti con esperienza ventennale!!!”. L’impressione che ho è che il colloquio gratuito e i prezzi bassi siano più un esigenza dei professionisti stessi che faticano a pensarsi come tali…per cui si tutelano, riducendo il valore della prestazione, dalle aspettative di guarigione dei pazienti e magari dai timori di insuccesso che essi stessi segretamente nutrono. Come dicevo provocatoriamente in risposta all’articolo di Nicola: non è che noi per primi mettiamo in discussione il fatto che le nostre competenze abbiano un valore?

  13. Io sono una Psicoanalista, nessuno di noi ha mai offerto un colloquio gratutito, sminurebbe la nostra professionalità e capovelgerebbe le posizioni di chi ha bisogno di chi. Farlo dimostra al paziente, che diventa cliente a quel puel punto, che può provare un vestito prima di comprarlo e si manda un messaggio che noi abbiamo bisogno di lui, tanto che gli facciamo provare prima la merce. La Terapia è compromessa prima di iniziare, provate con un medico, un neurologo, un ginecololo o chi volete voi…..quello vi fa pagare e anche salatamente dalla prima visita e tutti pagano, perchè? Perchè è considerato una specialista degno di rispetto!! Io vi dico che chi lo fa sta distruggendo una professione in modo irreversibile.
    Dr. Gianna Porri
    Psicoanalista
    Terapia Breve Focale
    Medicina Psicosomatica

  14. Parlando da paziente: non mi aspetterei mai nulla da un colloquio gratuito, e il senso di debito che si verrebbe a creare nel caso trovassi di fronte una persona empatica ed accogliente sarebbe un vincolo davvero scomodo da sopportare.
    Parlando da assistente di una psicologa psicoterapeuta: e che dire di guardia di finanza, polizia e carabinieri che, in collaborazione con l’ordine psy, propongono agli psicologi delle convenzioni per i “loro” (non so nemmeno come chiamarli) proponendo il primo colloquio gratuito e con uno sconto del 20% sulle tariffe delle visite successive? Gente che prende dai 1800 euro al mese in su, quando chi ne ha davvero tanto bisogno sono spesso persone che faticano ad arrivare a fine mese?
    come studentessa di psicologia… che tristezza!!!

  15. sono uno psicoterapeuta che offre il primo colloquio orentativo grauito e da questo poi, a seconda delle esigenze di richiesta, prosegue con un percorso di psicoterapia oppure no con il richiedente. ottime riflessioni ed evidenti argomenti psicoterapeuti a favore … ma … discuto l’inutilità per il paziente e per il professionista. un colloquio gratuito NON è psicoterapia. un colloquio gratuito, soprattutto in italia ove non esiste un’informazione psicologica, ma solo un predominio medico di base, è prima di tutto un’informazione su ciò che può fare o non fare la psicoterapia, sulle differenze tra un percorso integrato o emno con farmaci, sull’utilità di ulteriori accertamenti psichiatrici ecc. questo aspetto lo considero utile per il paziente. per il professionista invece ritengo un dovere, che sia o meno a pagamento, informare il paziente su ciò che possa aspettarsi dalla psicoterapia

  16. Dai vostri commenti si evince che quindi il servizio di psicologia del CSM è praticamente inutile. Eppure io ci vado e conosco persone che hanno risolto il loro problemi. Possiamo dire che statisticamente funziona eppure è gratis.
    Altrimenti non avrebbe senso di esistere tranne che per la psichiatria.
    Forse è vero che se investe in denaro è più motivato, ma credo che anche risolvere il problema/disagio sia un buon motivo per andare da un terapeuta con buone probabilità di successo.
    Probabilmente chi si è rivolto a voi non aveva un vero disagio da risolvere che nella titubanza ha provato una seduta gratuita e insoddisfatto, forse, ha desistito.
    Facendo pagare, forse, si crea quel filtro in maniera tale che chi si rivolge a voi è chi ha veramente bisogno, facendo desistere i titubanti.

  17. In un momento di crisi come questo, uno cerca di mettersi nel mercato come può, 1 incontro gratuito, groupon, ecc…
    Eppure questi aspetti non sono il massimo, nel senso che lo psicologo è un professionista e come tale deve farsi pagare il giusto.

  18. Giuste le considerazioni, la faccenda è molto semplice. Il lavoro nel mondo reale si paga, piaccia o no l’idea. Il lavoro dello psicologo si conteggia a “tempo”, per cui il colloquio clinico va pagato. Se uno per motivi nobili o meno nobili non lo fa pagare, bontà sua. Chiedere agli psicologi di cambiare la realtà che ci sta attorno significa aver sbagliato indirizzo: lo psicologo aiuta ad affrontare il disagio mentale, non a cambiare la realtà esterna. Questo dev’essere chiaro fin dall’inizio, altrimenti si pensa che lo psicologo serva a cambiare gli altri e non se stessi. Se poi uno è in difficoltà economiche, ci sono psicologi nei servizi pubblici, che costano poco e nulla perché hanno già un compenso o uno stipendio. Ma uno psicologo che lavorasse gratis, quello sì sarebbe da curare.

  19. Riporto anche in questo spazio la riflessione che ho scritto nella discussione che si è attivata su facebook, all’indirizzo: https://www.facebook.com/piccinini.nicola/posts/152374064907180?comment_id=380275&notif_t=like

    Io sono molto d’accordo con quanti promuovono incontri informativi gratuiti, ritengo che siano strumenti efficaci per promuovere la nostra professione e per aumentare la visibilità del professionista che li conduce. Lo sono un po’ meno se questi avvengono all’interno di un contesto clinico, dove viene favorita, contemporaneamente, una domanda di cura. Se questi sono offerti gratuitamente capite bene che gestire un simile colloquio è veramente molto complesso. C’è il rischio di sovrapporre diversi piani di lettura e diverse fantasie sia nell’utente che nello psicologo/psicoterapeuta. Quando ho compreso questa differenza ho pensato che potevo fare anche decine di eventi informativi gratuiti, ma avevo l’esigenza di liberare lo spazio clinico per favorire una comprensione più profonda della domanda di aiuto che mi veniva richiesta. Penso che nel colloquio a pagamento il rapporto sia più chiaro, il professionista sente di ricevere un giusto compenso per le sue competenze, restituendo al paziente degli elementi utili in relazione ai suoi disagi. Affermava Winnicott che bastava un solo colloquio per attivare nel paziente molti strumenti psicologici. Pensate, quindi, quanto questo sia importante nella nostra professione. Se poi nasce l’esigenza di continuare il processo fino alla definizione di un percorso psicoterapeutico, va ancora meglio. Tenendo conto delle riflessioni emerse, penso, ad esempio, che si potrebbero proporre primi colloqui ad un prezzo molto basso, se ben giustificati, potrebbero liberare il campo da molti elementi confusivi e, contemporaneamente, agevolare una domanda di cura. Che ne pensate?

  20. Riporto anche in questo spazio la riflessione che ho scritto nella discussione che si è attivata su facebook.

    Io sono molto d’accordo con quanti promuovono incontri informativi gratuiti, ritengo che siano strumenti efficaci per promuovere la nostra professione e per aumentare la visibilità del professionista che li conduce. Lo sono un po’ meno se questi avvengono all’interno di un contesto clinico, dove viene favorita, contemporaneamente, una domanda di cura. Se questi sono offerti gratuitamente capite bene che gestire un simile colloquio è veramente molto complesso. C’è il rischio di sovrapporre diversi piani di lettura e diverse fantasie sia nell’utente che nello psicologo/psicoterapeuta. Quando ho compreso questa differenza ho pensato che potevo fare anche decine di eventi informativi gratuiti, ma avevo l’esigenza di liberare lo spazio clinico per favorire una comprensione più profonda della domanda di aiuto che mi veniva richiesta. Penso che nel colloquio a pagamento il rapporto sia più chiaro, il professionista sente di ricevere un giusto compenso per le sue competenze, restituendo al paziente degli elementi utili in relazione ai suoi disagi. Affermava Winnicott che bastava un solo colloquio per attivare nel paziente molti strumenti psicologici. Pensate, quindi, quanto questo sia importante nella nostra professione. Se poi nasce l’esigenza di continuare il processo fino alla definizione di un percorso psicoterapeutico, va ancora meglio. Tenendo conto delle riflessioni emerse, penso, ad esempio, che si potrebbero proporre primi colloqui ad un prezzo molto basso, se ben giustificati, potrebbero liberare il campo da molti elementi confusivi e, contemporaneamente, agevolare una domanda di cura. Che ne pensate?

  21. Personalmente ho scelto di non far pagare il primo colloquio non per attirare clienti o per invogliare chi è titubante ad accedere ad una consulenza od ad una psicoterapia. Non mi piace lavorare gratis e ho in uggia tutte le iniziative gratuite organizzae dagli Ordini, dalle associazioni o dai Comuni perchè hanno solo lo scopo di fornire un servizio gratuito per la cittadinanza misconoscendo l’impegno e la professionalità del nostro lavoro. Le campagne informative e di promozione hanno senso se sono gratuite i servizi di consulenza, gli sportelli d’ascolto, che invece hanno lo scopo di colmare una lacuna possono essere gratuiti per l’utenza. Ma se io non pago il mio medico di base lo fa qualcun altro al posto mio, altrimenti il professionista non si prenderebbe la briga nè di ricevermi nè di rispondere al telefono

  22. per quanto riguarda la scelta di non far pagare il primo colloquio, questa dipende dalla considerazione che il primo incontro è di valutazione e non riesco a considerarlo rusolutivo. Ai miei pazienti eo clienti voglio far comprendere che c’è un momento iniziale di scelta reciproca, in cui loro devono valutare se sono nel posto giusto e con la persona giusta, io devo costruirmi un’idea di quale richiesta mi viene fatta e se sono in grado di rispondere ad essa. A mio parere il trattamento inizia dal secondo colloquio, sia essa una terapia che una consulenza breve.
    Nella realtà in cui lavoro molto spesso mi capitano in studio persone che non hanno minimamente idea di chi hanno di fronte. Altri sono più consapevoli ed informati, magari hanno già fatto un percorso e contattato un collega.
    Quando non mi capiterà più di dover spiegare in cosa consiste la differenza tra psicologo e psicoterapeuta (ahimè una volta mi sono sentita dare della pranoterapeuta – sic!)forse il mio modo di lavorare cambierà
    Buon lavoro a tutti, volontari, paganti e pagati 🙂

  23. Nella mia pratica clinica (sono una psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico) effettuo il primo colloquio gratuito.Perchè? La prima risposta che mi viene in mente è che il mio “maestro”, il mio analista SPI, mi fece il primo colloquio gratuito. Ma questa è una non risposta.
    Tenterò dunque di cercare in me una risposta.Io vivo il primo colloquio come un momento nel quale sono concentrata non solo sulle sofferenze del paziente, ma in modo preponderante sulle mie. Nel primo colloquio io mi pongo continuamente le seguenti domande: posso aiutarlo? ha bisogno di altro: un centro di salute mentale, un forte sostegno farmacologico?Lo devo inviare ad un altro professionista che so saper trattare meglio queste sofferenze? Per utilizzare una metafora (che toglie complessità alla situazione, ma la chiarisce) che ci riporta al mondo della realtà oggettuale, il primo colloquio lo vedo come uno spazio-preventivo. Il professionista-tecnico tenta di aprire un apparecchio (tv, elettrodomestico) e capisce se può farci qualcosa oppure non è in grado di farlo. Per il momento non mi è ancora capitato di pagare un preventivo…
    Al termine del primo colloquio, se sento di poter lavorare con il paziente, glielo comunico con annesso la mia parcella per ogni seduta.

  24. Lavoro da diversi anni come psicologo/psicoterapeuta e in tutti questi anni sole due pazienti hanno potuto usufruire di un rimborso integrale per il trattamento. Una prof.ssa inglese rimborsata
    dalle istituzioni del suo paese e una signora
    tedesca di passaggio in Italia.
    Lascio a voi le conclusioni……

  25. Ciao, sono una psicologa e vorrei rispondere al post in cui si parlava del CSM gratuito….è gratuito per gli utenti ma i PROFESSIONISTI CHE VI LAVORANO VENGONO PAGATI!!E ANCHE BENE!!!sono dipendenti della Asl, con tutti i privilegi del caso….oltre al fatto che poi lavorano anche esternamente con i loro studi..(questo aspetto che vale anche per i medici proprio non lo tollero ed è una caratteristica tutta italiana!)
    I servizi dei consultori, dei CSM ecc sono tutti servizi che rientrano in un budget regionale molto costoso, quindi in realtà non sono gratis!!investono per poter dare la possibilità a tutti di poter accedere a percorsi psicologici o psicoterapeutici…Poi ognuno è libero di scegliere…se pagare o no. Comunque ATTENZIONE: tutte le prestazioni psicologiche o psicoterapeutiche sono scaricabii nella dichiarazione dei redditi!!Informatevi bene e date indicazioni corrette ai vostri clienti!!!buon lavoro a tutti!

  26. Credo che tutti questi commenti abbiano un certo valore. Tutti preziosi per approfondire la questione. Secondo la mia esperienza non è del tutto vero che si svenda la professione a offrire un primo o più colloqui gratuiti e nemmeno che non si possa offrire un servizio reale e prezioso alle persone che ne hanno bisogno, né che non ci possa essere un seguito ai primi incontri, cioè che il cliente se ne vada visto che non stabilisce una relazione su sua richiesta, ma bensì imposta. Penso questo perchè prima di tutto lo psicologo offre un servizio attraverso la farmacia (lui potrebbe benissimo essere retribuito dalla farmacia, al cliente questo non deve interessare) e quando è un ente pubblico o privato a erogare un servizio a mio avviso è ben diverso da quando è uno psicologo privato a erogarlo. Tempo fa quando ho svolto un servizio simile per un consultorio, addirittura andavo a domicilio a fare gli incontri, il risultato è stato che questi incontri suono durati un anno, che la famiglia ha partecipato sempre più al lavoro propostole, fino ad afferire direttamente al consultorio per seguire gli incontri con una psicologa. Quindi un grosso risultato se si pensa che prima del mio intervento, gratuito, quella famiglia non si riusciva nemmeno ad avvicinarla.

  27. Vorrei sintetizzare il mio pensiero a proposito delle prestazioni psicologiche gratuite. La legge, ahinoi, impone – sottolineo “impone” – di assoldare un avvocato per qualsiasi attività ancorchè difensiva presso un Tribunale. Perdi o vinci la causa, anche se ti è capitato un azzeccagarbugli, devi comunque pagare la sua parcella altrimenti ti pignora lo stipendio o la casa. Ebbene, per quale motivo uno psicologo – professionista ben diverso da un semplice “passacarte-azzeccagarbugli” – dovrebbe “regalare” la sua arte ?

  28. Tutto vero ho letto con interesse perché mi ero sempre chiesta che cosa era..un percorso difficile da tutte due le parti..ora chiedo come mai avendo scritto a molti siti di autoaiuto nessuno mi ha mai risposto sono passati tre mesi grazie Sandra

  29. Se una persona ti chiama per un disagio conclamato ( vd. esempio sopra attacchi di panico) non comprendo perché la/le prestazioni debbano essere gratuite. Trovo che equivalga a mortificare le nostre competenze di psicoterapeuti, a maggior ragione data la complessità del prima seduta, oltre alla preparazione necessaria per poter stabilire, agli inizi del rapporto, una buona “alleanza terapeutica” col paziente. Altre volte però le persone che si rivolgono a me non hanno una domanda chiara; il primo colloquio, in tal caso, è una seduta orientativa che può sfociare, o meno, in una proposta di presa in carico. Solo in questa seconda evenienza, a mio avviso, può avere un senso la gratuità del colloquio di consultazione.