Partecipa a questa piccola indagine sul comportamento di acquisto di servizi psicologici.
Conoscere il comportamento di acquisto di servizi psicologici da parte dei nostri potenziali clienti è estremamente prezioso. Di fatto, conoscere come si comportano, come decidono di acquistare e dove, attraverso quali canali arrivano a noi, perché scelgono (o non scelgono!) noi anziché altri servizi simili ed altro ancora, ci fornisce preziosissime informazioni per impostare una più efficace strategia di marketing e promozione.
Ti invito a leggere questo breve post ed a lasciare la tua esperienza nello spazio COMMENTI 😀
Nel corso degli anni sono stati elaborati molti modelli che spiegano come il consumatore (cliente) decide di acquistare un servizio, e tendenzialmente si sono rilevate le seguenti fasi:
il sorgere del problema (che può essere percepito e/o “indotto”)
la raccolta delle informazioni (quali servizi sono presenti sul mercato? quali le caratteristiche? quali le fonti di raccolta info?)
la valutazione delle alternative (prezzo, qualità percepita, prestigio, affidabilità, vicinanza… qual è il criterio che più influenza?)
la scelta tra le alternative possibili (non sempre è razionale, non sempre si base su informazioni esaustive)
la valutazione post-acquisto (che per noi può iniziare anche dal primo incontro gratuito, se presente)
Partendo dalla constatazione che la Società porta una domanda di Psicologia (intesa sia come intervento sul disagio che come promozione di benessere) ma non necessariamente si rivolge a psicologi, e coscienti del fatto che oggi giorno non sono tanto io a “vendere”, quanto il cliente ad “acquistare” (quindi un cliente molto più critico, pro-attivo ed informato anche mediante l’uso di Internet), a tuo avviso ad esempio potrebbe essere utile conoscere da chi e/o dove acquisisce informazioni sui possibili servizi che dal suo punto di vista soddisfano la sua domanda di Psicologia? Personalmente credo di si, perché saprei dove dovermi rendere visibile per “intercettare” quella domanda, perchè saprei su quale rete di invianti focalizzarmi!
Potrebbe essere utile conoscere in base a quali criteri una persona sceglie tra diversi servizi che a suo avviso soddisfano la sua domanda di Psicologia? Oppure quali elementi incidono nella valutazione post-acquisto (lo studio, la presentazione, il commiato, la location, ecc…), così da ottimizzarli al massimo?
Pochi esempi che lasciano intuire il valore strategico del conoscere a fondo le peculiarità (ove siano presenti) del comportamento di acquisto di servizi che – agli occhi del cliente – soddisfano la sua domanda di Psicologia.
Immagino che anche tu chiedi ai tuoi clienti come sono arrivati a te. E’ sicuramente una buona pratica!
Quello che ti chiedo è di provare a rispondere alle seguenti domande:
dove è venuto a conoscenza di te? luoghi fisici? Internet? altri soggetti? eventi? dove e come?
disponeva di più alternative di scelta? ed in caso affermativo quali gli elementi che lo hanno spinto a scegliere proprio te?
sin dal primo contatto ci sono stati elementi fisici e/o relazionali e/o logistici che hanno pesato a favore e/o sfavore rispetto al proseguio del rapporto professionale?
Ovviamente a seconda del servizio che offriamo e della tipologia di utenza a cui ci rivolgiamo cambieranno le informazioni, i soggetti invianti e gli elementi contestuali, tuttavia rimane comunque un possibile buon esercizio di riflessione sulla propria tipologia di utenza potenziale e soprattutto fornisce un primo materiale grezzo su cui poi andare a sviluppare uno strumento di indagine più accurato.
Che ne dici? Reputi utili questo genere di conoscenze? Vogliamo provare a costruire assieme nuovi saperi e pratiche?
Vai al box commenti e rispondi sulla base di quella che è la tua esperienza professionale.
Buon lavoro e grazie della partecipazione :o) Nicola
Alcune volte, scherzosamente, durante le mie docenze di marketing per lo psicologo mi capita di dirlo: “Smettila di pensare come uno psicologo!” 😉
Ti sei formato per anni. Laurea, tirocinio, corsi di formazione, spesso anche Scuola di specializzazione. Dovresti avere ben sviluppato la tua empatia, la tua capacità di comprendere lo stato d’animo altrui, le forze e le dinamiche che lo muovono.
Nonostante ciò, quando provi a promuovere la tua attività qualcosa si inceppa. Perdi di vista l’utente, il cliente, la persona, e cominci a concentrarti su di te, sui titoli che hai, le cose che sai fare, il tuo approccio teorico, ciò che tu reputi sia importante valorizzare. Fermati! Smettila di pensare come uno psicologo! 😛
Adottare la prospettiva dei clienti a cui intendi rivolgerti è il principio guida di tutto il processo di promozione e marketing.
Possedere strumenti e tecniche per conoscere al meglio la tua utenza target, l’ambiente in cui vive, le sue preoccupazioni e/o aspirazioni, possono fare la differenza, può portarti alla scoperta di nuove opportunità professionali. E permetterti quindi di pianificare percorsi di promozione molto più performanti.
Come ebbe a dire Theodore Levitt, storico guru del marketing:
La gente non vuole comprare un trapano. Vuole comperare un foro
E’ vero! Le persone non sono interessate ai tuoi 3 master, alle tue 2 specializzazioni, alle 4 pubblicazioni, ai tuoi affinatissimi strumenti (il trapano). Le persone hanno preoccupazioni da risolvere e/o desideri da concretizzare, li sentono a tal punto da essere disposte a pagare un professionista, tuttavia ti sceglieranno nella misura in cui reputano tu sia in grado di fornirgli valide soluzioni (il foro) e nella misura in cui hanno maturato nei tuoi confronti una valutazione di affidabilità e credito.
Da ciò ne deriva una seconda, ulteriore, considerazione…
Se ti rivolgi a tutti non ti avvicinerà nessuno
Ci sono clienti alle prese con un divorzio, clienti con figli in sovrappeso oppure con DSA, ci sono clienti con problemi di ansia, con problemi lavorativi, con passaggi di vita critici, ci sono mille altri potenziali clienti, ciascuno con le sue problematiche, le sue differenti preoccupazioni, i suoi obiettivi da raggiungere.
Queste persone cercano soluzioni e si affidano a professionisti che reputano maggiormente in grado di dargli risposte, di creargli valore.
Mettiti nei loro panni, ti rivolgeresti ad un professionista che si propone un pò su tutto, o invece ad uno che ti appare specializzato proprio sulla tua problematica?
E’ paradossale! Mi è capitato molte volte di aiutare colleghi che ingenuamente investivano tempo, energia e denaro per rivolgersi al “cliente medio“, non riuscendo a spiegarsi il perché fino ad allora ottenevano risultati trascurabili.
E così si cominciava proprio dal primo e fondamentale passo…
Individua le tue nicchie di utenza da servire
E’ straordinario vedere come si trasforma l’orizzonte di marketing del collega nel momento in cui passa dal rivolgersi “un pò a tutti” al focalizzare specifiche nicchie di clienti, caratterizzate da specifiche problematiche, domande, fabbisogni.
Ti propongo un piccolo esercizio per cominciare a riflettere su quelle che potrebbero essere le tue nicchie da coltivare 😀
Prendi foglio e matita, donati una ventina di minuti e donatene altrettanti domani per tornare a leggere e rivedere ciò che risponderai oggi a queste 3 domanda 😉
1. Focalizzati sulle tue attività professionali e scrivi su un foglio da uno a tre problemi che i tuoi servizi possono risolvere ad un certo tipo di utenza
2. Adesso focalizzati su ciascun singolo problema che pensi di poter risolvere e descrivi dettagliatamente come potrebbe sentirsi il cliente se non lo prenderà in carico, sulle conseguenze di non trovare valide soluzioni al suo problema
3. Infine prova ad esplicitare come potrebbe sentirsi il cliente risolvendo il problema, di quali benefici potrebbe godere decidendo di avvalersi della tua professionalità.
Lavorare per nicchie significa innanzitutto lavorare all’identificazione di binomi problema/beneficio.
Attorno a ciascun binomio potremo poi costruire in modo più efficace la nostra azione di promozione e marketing. Quando le persone sentono che abbiamo individuato e compreso il loro reale problema o fabbisogno si predisporranno con maggior interesse ed apertura verso la nostra proposta di servizio.
Hai risposto alle 3 domande?
Com’è andata?
Sei riuscito ad individuare possibili binomi problema/beneficio?
Sono emersi spunti o riflessioni da condividere qui sotto nel box commenti?
La domanda forse più frequente per il collega che si accinge ad avviare la professione di psicologo è “come faccio a trovare nuovi clienti a Studio“?
Attrarre nuovi clienti a Studio, o comunque aumentarne il numero, è sicuramente una delle principali criticità incontrate dallo psicologo, in fase di avvio di professione e non solo. In questo articolo ti propongo alcune aree da presidiare, funzionali a crearti visibilità ed a trasformare “semplici” contatti in potenziali clienti.
Ovviamente non sono una ricetta magica, valide per qualunque occasione, anzi… spesso si pianifica un mix ad hoc in base alle specifiche esigenze del collega 🙂
Individua le tue nicchie
Pensi che rivolgersi a tutti quanti porti maggiori risultati? SBAGLIATO! Disperdi energie e, soprattutto, rimarrai indistinto ed invisibile. Là fuori c’è una concorrenza agguerrita, un overload di offerta di servizio, grazie ad Internet si trova di tutto e di più. Non è funzionale proporre genericamente “consulenza psicologica” o “psicoterapia“, soprattutto in grandi città.
Meglio rivolgersi a specifici segmenti di utenza, che condividono medesime domande di servizio. Ri-orienta la tua offerta al cliente, mettiti nei suoi panni e prova a chiederti quale singolo problema non riesce a risolvere, quale singolo obiettivi non riesce a raggiungere. Bene, la tua offerta di servizio è in grado di risolvere la domanda? In che modo? Quale valore produce per il cliente? Perché deve scegliete te invece di un altro?
Adottare l’approccio di nicchia non significa cominciare ad occuparsi solo di quell’unica cosa. Ne potrai avere anche più di una. Lavorare con il marketing di nicchia significa promuoversi in modo molto più efficace e sartoriale, ottimizzando gli sforzi ed i risultati.
Crea ed alimenta il network
In qualunque professione la rete di contatti è assolutamente strategica ed è importante cominciare a crearla ed alimentarla prima che arrivi il giorno in cui servirà assolutamente!
Hai individuato la tua nicchia? Bene, adesso prova ad elencare tutti i professionisti, i soggetti e gli spazi sul territorio a cui si rivolge per risolvere il suo problema. A chi chiede? Dove si informa? Dove cerca risposte? Tutte queste tipologie di nodi dovranno entrare nella tua rete di contatti. E questo lavoro non dovrà essere una tantum ed estemporaneo, fare network richiede tempo, dedizione e strategia.
Altra cosa: scorri tutte le tue rubriche di contatti. E’ molto frequente avere contatti preziosi “in casa” senza rendercene conto 😉
Crea e gestisci un sito web / blog
Se ancora non lo possiedi, valuta di realizzare il tuo sito web e/o blog professionale! E’ la base sicura attorno a cui far ruotare tutta la tua attività di comunicazione e promozione. E’ lo spazio in cui valorizzare il tuo profilo di competenze, gli elementi di servizio distintivi.
Tutte le tue attività di internet marketing, di networking, di comunicazione esterna dovranno convergere verso il sito web. E’ il luogo dove convertire il contatto in cliente. Curane l’immagine, la qualità ed aggiornamento dei contenuti, il posizionamento su Google, la capacità di interazione e di ingaggio con il visitatore.
Scrivi, scrivi, scrivi!
Content is the King! Le persone sempre più cercano informazioni su Internet. Spesso effettuano la scelta di acquisto direttamente online, anche per servizi consulenziali. Il processo di acquisto è sempre più dialogico ed il contenuto rappresenta la piattaforma strategica per agganciare la nicchia target.
Contenuti di qualità, scritti pensando alle specifiche nicchie target, quindi in grado di destare l’interesse proprio su quelle peculiari domande e problematiche della specifica nicchia. Il contenuto sono articoli da pubblicare sul proprio sito web, ma anche da pubblicare su altri spazi web, sono ebook gratuiti da far scaricare, video, paper, ecc…
Crea e gestisci un database
Dedica del tempo alla creazione e manutenzione del database contatti. Inizialmente basta anche un semplice file excell. Inserisci tutti i contatti del tuo network professionale, specifica la loro professione, provincia, riferimenti, note. Fai lo stesso con clienti e/o contatti più labili.
Ti sarà utile per avere sempre sott’occhio la tua rete, il capitale sociale di cui disponi; per individuare velocemente contatti utili a potenziali progettualità; per poter inviare di tanto in tanto dei recall email, (o telefonate) così da alimentare e mantenere viva la relazione (gli acquisti di servizi e gli invii avvengono anche e soprattutto sulla conoscenza, affidabilità e fiducia!)
E se poi il database comincia a superare le cento o duecento unità, valuta di attivare servizi di email marketing professionale 😀
Ascolta e conversa!
Ascoltare e Conversare con le proprie nicchie di utenza, questa è l’essenza del fare marketing professionale, non vendere frigoriferi agli esquimesi 😉
Come puoi ben immaginare i social media sono strategici da questo punto di vista! Una buona azione di Facebook Marketing, ad esempio, ti permetterà di entrare un contatto con segmenti di utenza già profilati, quelli che brami raggiungere. Sarai in grado di ascoltare le lodo domande, ciò che li tiene svegli la notte, potrai agganciarli tramite partecipazione attiva e contenuti di qualità presenti sul tuo sito web, avrai modo di conversarci e farti conoscere come professionista in grado di aiutarli nel risolvere il problema e/o nel raggiungere l’obiettivo.
Linkedin per la tua rete interprofessionale, Slideshare per condividere il tuo sapere e la tua conoscenza (accreditamento), Youtube per entrare nel social media a più alto tasso di sviluppo, ecc…
Troppe cose da fare?
All’inizio, soprattutto se non sei pratico, può essere faticoso. Una volta che questo ecosistema di marketing va a regime ti basteranno un 3 ore a settimana dedicate, e ritagli di tempo qui e là 😉
D’altro canto non basta più avere uno studio e stampare 100 bigliettini da visita a 5€ in stazione. Il mondo è cambiato e corre piuttosto veloce, assieme a lui i nostri clienti…
Ricerche dicono che un cliente effettua mediamente 9 interazioni con il professionista prima di effettuare la scelta di acquisto (un I Like, un retweet, un sondaggio, un commento, ecc…), dicono anche che gli spazi social stanno divenendo spazi strategici di scelta di acquisto, altro che elenchi di psicologi a caro prezzo ehheh
Vuoi padroneggiare strategie e tecniche per portare i clienti a studio?
In questo corso online – UNICO IN ITALIA – metto a sintesi oltre 15 anni di esperienza e competenza professionale fornendoti, in modo pratico, tutte le strategie, gli strumenti, le tecniche e le competenze per promuoverti in modo efficace, sviluppando al meglio la tua attività professionale di psicologo e/o psicoterapeuta 🙂
BuzzSumo, una piattaforma online che misura le performance dei contenuti pubblicati online, qualche tempo addietro ha condotto una ricerca su oltre 100 milioni di articoli girati sui social, al fine di capire le dinamiche che ne regolano la condivisione social, e che quindi rendono il contenuto virale e vincente.
Ovviamente la qualità del contenuto, la capacità di risultare interessante e coinvolgente sono elementi basilari di qualsiasi contenuto vincente, tuttavia BuzzSumo ha individuato altri 10 ingredienti che concorrono a creare contenuti online vincenti 😀
Content Marketing per Psicologi: come creare e diffondere contenuti che attraggono clienti e creano reputazione
Visto, oramai da qualche anno, che anche la comunità degli psicologi ha cominciato a pubblicare contenuti online, a divulgare cultura psicologica, spero che questo post ti possa essere di spunto 😉
Se poi vorrai approfondire le tematiche del content marketing partecipa al corso online “Content Marketing per Psicologi: come creare e diffondere contenuti che attraggono clienti e creano reputazione”.
1. I contenuti lunghi ottengono più condivisioni social dei contenuti brevi
BuzzSumo ha analizzato il 10% degli articoli più condivisi, all’interno dei 100 milioni analizzati.
Ebbene, è emerso che più lungo era l’articolo, più condivisioni otteneva. BuzzSumo definisce contenuti lunghi quelli con almeno 2000 parole. Questo post, per intenderci, è di circa 1500 parole 😉
Apparentemente curioso il risultato, vista l’inodanzione social di microcontenuti, meme, news, ecc…. Evidentemente c’è un segmento importante di lettori social che apprezza l’approfondimento, il post dettagliato, ed ha piacere a condividerlo in quanto vi ha trovato utilità e valore.
Ovviamente non si tratta di pubblicare articoli scientifici, tesi, tesine, o trattati teorici in psicologhese, comprensibili solo tra psicologi 😛 Il contenuto deve comunque essere orientato alla domanda del lettore. Ovvero, il lettore si mette alla ricerca e lettura di contenuti (investe tempo) perché evidentemente ha necessità di trovare informazioni e/o soluzioni a specifiche su domande/fabbisogni. Ebbene, quanto più il contenuto è in grado di aiutarlo in ciò, tanto più sarà apprezzato e letto (e ti creerà reputation). Tanto più sarà dettagliato, tanto più – dice BuzzSumo – verrà condiviso.
Il mio consiglio: nella mia esperienza vedo che il contenuto lungo funziona (come condivisioni) quando devi trattare tematiche a livello più tecnico ed operativo (comunque divulgativo). Detto ciò, vedo che anche contenuti brevi condividono bene quando riguardano informazioni e/o commenti su questioni di grande attualità, quando agganciano dimensioni emotive (e quindi lo scrivere rimanendo agganciati al mood di attualità e cronaca!)
2. La presenza di immagini nel post aumenta le condivisioni
BuzzSumo ha messo a confronto contenuti che contenevano almeno immagine con quelli senza immagini, misurando le condivisioni su Facebook. Ebbene, come puoi vedere da questa grafica, post con immagini vengono condivisioni almeno il doppio delle volte
Le immagini sono un ingrediente strategico non solo per i contenuti, ma anche nelle attività di social media marketing, e varrà la pena scriverci uno dei miei prossimi post, un contenuto ad hoc 🙂
3. Le emozioni aiutano la condivisione
BuzzSumo ha correlato gli articoli più condivisi alle emozioni cui erano legati: gioia, tristezza, rabbia, ecc… Queste le 3 emozioni più ricorrenti:
Stupore (25%)
Riso (17%)
Divertimento (15%)
Contrariamente, le emozioni negative – come rabbia e tristezza – sono risultate molto meno condivise.
Vuol dire che dobbiamo produrre contenuti esileranti? Ovviamente no! Tuttavia – laddove possibile, soprattutto rispetto alla tipologia di contenuti pubblicati da un professionista della salute – potrebbe essere funzionale trovare tagli comunicativi che colpiscono, pur rimanendo solidi nella sostanza.
La campagna video #VoltaPagina, che ha raggiunto 2 milioni di italiani, ha ad esempio giocato sul paradosso per rendersi virale.
Anche tecniche di story telling potrebbero aiutare a creare contenuti che stupiscono ed agganciano.
La titolazione del contenuto rappresenta una ulteriore possibilità per stupire, per destare l’attenzione e incuriosire.
4. Elenchi ed infografiche generano maggior condivisione
A quanto pare le persone gradiscono e condividono in particolare contenuti strutturati ad elenco, oppure infografiche. Effettivamente rilevo che l’articolo “6 consigli per avviare il tuo sito web di psicologia” è stato uno dei più letti di questi ultimi mesi.
La spiegazione, credo, è dovuto alla loro capacità di strutturare efficacemente le informazioni, permettendo al lettore una fruizione complessiva migliore, ed anche visivamente più accattivamente e performante.
Sicuramente, lo spunto è quello di evitare contenuti strutturati a muro di testo, dei monoliti. Usa paragrafi, punti elenco, use immagini, crea contenuti ariosi e strutturati.
5. Le liste a 10 punti sono quelle che condividono di più
I contenuti strutturati in liste composte da 10 punti hanno ottenuto il più alto numero di condivisioni sui social.
Questo punto è controverso, ci sono altre ricerche che invece consigliano di produrre elenchi (e quindi anche titolazioni del contenuto) a numero dispari, tipo “5 consigli” o “7 strategie“.
Quale che sia il numero magico – ammesso che esista (e non credo!) – a mio avviso devi sempre – e soprattutto – cercare di orientare il contenuto alla domanda ed ai fabbisogni del tuo lettore target, e nello sviluppare quel contenuto devi – come detto nei punti precedenti – scriverlo in modo strutturato, arioso, accattivante.
6. Le persone condividono ciò che valutano credibile e affidabile
BuzzSumo ha rilevato che sui vari social i contenuti firmati sono maggiormente condivisi dei contenuti anonimi. Contenuti nei quali è presente il profilo dell’autore hanno ottenuto ancor più condivisioni.
Già 3 anni fa scrissi il post “Google, Authorship e Personal branding” in cui raccontavo di come Google stava legando i suoi criteri di indicizzazione dei contenuti anche alla reputazione dell’autore del contenuto stesso, da quanto veniva condiviso e apprezzato sui social. Più alta la reputazione dell’autore, migliore il posizionamento su Google (ovviamente al netto degli altri indicatori SEO da dover comunque curare).
Ebbene, tutto ciò ha a che vedere con la tua capacità di fare personal branding, di staccarti dalla folla e divenire l’esperto di riferimento per un certo seguito di utenza, di nicchia. Se riesci a divenire esperto riconosciuto i tuoi contenuti genereranno un numero molto più ampio di condivisioni, un circolo virtuoso che genererà poi conversioni in termini di contatti e clienti.
7. Coinvolgi influencer e moltiplicherai le condivisioni
Ovviamente non tutti i condivisori sono uguali. Se il tuo articolo viene condiviso da un utente Facebook con 5.000 amici potrà godere di una ulteriore e rilevante piattaforma di condivisione.
La ricerca di BuzzSumo afferma che la presenza di un solo buon influencer può aumentare le condivisioni dei tuoi contenuti di circa il 32%.
Per tale ragione è utile che, all’interno della tua cerchia social, identifichi quali sono i principali influencer con cui sei in contatto. Può valer la pena curare in modo particolare la relazione social con queste persone, così da aumentare la probabilità che condividano i tuoi contenuti.
Dopodiché ci sono anche espedienti funzionali al coinvolgimento degli influencer. Immagina ad esempio di produrre un contenuto intervistando uno o più di loro su un tema specifico. Quando pubblicherai quel contenuto è molto probabile (scontato?) che anche gli influencer avranno piacere (e convenienza!) a condividerlo sui proprio canali social.
BuzzSumo, ad esempio, ha posto una domanda a 40 esperti SEO e dalle risposte ha messo assieme un post che ha ottenuto più di 500 azioni sui social, molte delle quali generate dagli stessi intervistati 🙂
8. Promuovi nuovamente e in modo regolare i tuoi vecchi contenuti
Dopo i primi 3 giorni dalla pubblicazione del contenuto sui social, in cui vi è il picco di condivisioni, si verifica un calo a picco, quasi come che non esistesse più.
Dalle analisi di BuzzSumo parrebbe che una buona tecnica per spremere bene la portata virale del tuo contenuto è quella di rilanciarlo nuovamente ad una settimana circa dalla prima pubblicazione e diffusione sui social (su Twitter – a mio avviso – lo puoi rilanciare anche una volta ogni 3 giorni per le prime due settimane).
Meglio poi se il rilancio viene fatto in giorni ed orari differenti, così da intercettare potenziali fasce di utenza social distinte. Immagina la prima pubblicazione effettuata il mercoledì mattina, orario lavorativo, e la seconda effettuata il sabato tardo pomeriggio della settimana successiva.
L’attenzione, ovviamente, è che il rilancio riguardi articoli ancora sul pezzo e non legati ad un particolare evento o momento.
9. Il giorno giusto per pubblicare
Analizzando i 100 milioni di contenuti, pubblicati e condivisi su Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn e Pinterest, BuzzSumo ci svela che il giorno che ha generato più condivisioni è il Martedì. Segue il Giovedì, alla parti con il Lunedì.
Prendiamo ovviamente con le molle questi dati. Ci offrono indirizzi sicuramente utili e di stimolo, tuttavia alla fine la cosa maggiormente importante è quella di ragionare sulla propria esperienza.
Tu, in base alla tua specifica utenza target, ai suoi ritmi di vita lavoro, ai suoi interessi e modalità di fruizione dei social (ad es. da PC o da mobile?), potrai di volta in volta valutare ciò che funziona meglio o meno, e di conseguenza tarare le tue future azioni di condivisione.
10. Il decimo ingrediente ce lo metti tu?
Beh… sono arrivato a 9 ingredienti, ma BuzzSumo ci dice che gli elenchi più fichi e condivisi hanno 10 punti e quindi ti chiedo un piccolo aiuto 🙂
Scrivi nei commenti quello che a tuo avviso è il decimo ingrediente che – nella tua esperienza – è risultato vincente nel produrre contenuti che generano condivisione 😀
Le nostre nonne ben lo sapevano, sempre lì a socializzare e spettegolare 😉 Le nostre madri invece, forse impressionate dai primi nefasti effetti della teleVisione di massa, hanno cominciato a terrorizzarci sin da bambini: non parlare con gli sconosciuti!
E così, io che sono pendolare, somatizzo ogni giorno centinaia di persone – fianco a fianco – ermetizzate nelle loro mute digitali, ipad, cellulari, cuffie… ed effettivamente piuttosto tristi 😛
Parlare con gli sconosciuti è sano ed oltre a renderci felici arricchisce il nostro network professionale.
Nel 1974 il sociologo Mark Granovetter indagò – primo a farlo – come una serie di persone aveva trovato l’attuale impiego lavorativo. Con gran stupore emerse che il 56% di queste persone aveva trovato lavoro tramite conoscenti o amici e solo il 19% attraverso canali tradizionali.
La rete di conoscenze, il capitale sociale, è la risorsa più preziosa che possa avere un professionista!
In particolare Granovetter scoprì che il 55% di questi “conoscenti o amici” erano in verità persone viste solo occasionalmente dai soggetti della ricerca, ed il 28% addirittura visti quasi mai.
Pensaci un attimo!
Le persone che conosci bene e frequenti regolarmente, le amicizie strette, hanno tendenzialmente le tue stesse cerchie di conoscenze, frequentano i tuoi posti, hanno stili di vita probabilmente simili.
Le persone sconosciute – che Granovetter definì “legami deboli” – è invece più probabile che vivano in ambienti diversi, conoscano reti sociali differenti dalle tue. Insomma, potremmo in effetti affermare che, quando si tratta di fare networking professionale
i legami deboli – gli sconosciuti – sono generalmente più importanti dei legami che consideri forti.
Nel 1967 lo psicologo sociale Stanley Milgram coniò il concetto di “sei gradi di separazione” a seguito di un esperimento che fece storia.
E nella tua esperienza professionale?
Hai una buona rete di contatti? Questa rete sociale è foriera di opportunità professionali o meno? In che misura è comporta da legami deboli?
Oramai non si tratta di decidere se stare o non stare su Internet. Oggi la scelta è tra starci in modo improvvisato o starci in modo strutturato e professionale 😉
Un sito web professionale, per lo psicologo, rappresenta un investimento sicuro in termini di promozione
La salute non è riducibile alla semplice assenza di malattia. Sin dal 1946 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci ricorda infatti che “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non
E’ stato da poco pubblicato il BES 2014, migliora la salute fisica e peggiora la salute psicologica degli italiani. Aumentano le persone in sovrappeso e diminuisce il consumo di alcol e tabacco.
“C’è grossa crisi” diceva nel 1997 il santone Quelo impersonato dal grande Guzzanti 😉
Condivido due ricerche, pubblicate su Il Sole 24 Ore, che a mio avviso offrono diversi spunti anche per noi psicologi. La prima riguarda il momento di crisi dei dentisti, la seconda la crisi degli infermieri.