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  1. Salve Nicola, sono veramente d’accordo con te. Mio padre ha scoperto di avere il diabete di tipo 2 qualche anno fa, e nessuno tra i medici che lo ha preso in cura ha tenuto in considerazione le ricadute psicologiche che la malattia ha avuto (e ancora ha) su di lui. Sono dovuta intervenire cercando di far pesare il più possibile la mia professione di psicoterapeuta addirittura sul neurologo che lo ha in cura per i disturbi del sonno e della memoria, e ti assicuro che all’esimio dottore non ha fatto alcun piacere la mia ingerenza. Ma come si fa a essere tanto ciechi? Possibile che lo strapotere medico vada tanto ad influenzare la qualità dell’aiuto che è giusto e doveroso dare al paziente?
    Credi davvero che ci sia la possibilità di esportare questa esperienza, comunque riduttiva, di Asti anche, per esempio, a Roma?

  2. Buongiorno a tutti,

    sono Psicologa clinica, lavoro a Roma e collaboro con il reparto di Diabetologia e Diabete e Gravidanza dell’Ospedale S.Pertini.
    Mi sento di intervenire a questa discussione in quanto insieme ad altri colleghi psicologi stiamo cercando di realizzare dei progetti per offrire alle persone diabetiche (Donne con diabete in gravidanza, portatori di microinfusore, ecc.) diversi servizi di tipo psicologico e psico-educativo.
    L’idea parte proprio dalle richieste dei pazienti rispetto ai loro bisogni – sollevati in più occasioni – di accoglienza, ascolto, sostegno e confronto, bisogni che attualmente nella grande maggioranza delle strutture pubbliche italiane non hanno uno spazio in cui manifestarsi, né delle professionalità dedicate.

    Una delle maggiori difficoltà è appunto ottenere finanziamenti in quanto sembra che l’intenzione di investire su questo tipo di servizi psicologici integrativi in ambito medico sia pressochè nulla.
    Dunque ben venga l’episodio di Asti come primo passo per la sensibilizzazione al problema, e speriamo sia il primo caso di una lunga serie!

    Voglio sottolineare che questo tipo di servizi dovrebbero essere offerti non solo alle persone con diabete, ma anche a tutti coloro che si trovano a dover combattere o gestire quotidianamente una malattia cronica propria, o di un proprio caro.

    Infine a questo proposito vi segnalo il Congresso appena tenutosi a Piacenza (15 maggio 2010) sul tema ‘Diabete ed Attività fisica’, organizzato dall’ìAssociazione Autonoma Diabetici Piacentini (www.diabeticipiacentini.org/) al quale ho partecipato come relatore Al Convegno hanno presenziato quattro Relatori, due Medici e due Psicologhe! I temi trattati sono stati la Gestione del Peso e l’Attività fisica (http://lasalutevienmangiando.blogspot.com).
    Questo fa ben sperare per l’accrescimento di una cultura sanitaria multidisciplinare e per una collaborazione sempre più serrata fra i diversi Operatori della Salute.

    Dr.ssa Sara Campolonghi

  3. Sono stata paziente del reparto di diabetologia dove lavora la collega durante la gravidanza, traendone grande beneficio per la mia salute e quella della mia bambina. Come professionista e come utente sono consapevole dell’importanza del sostegno psicologico al paziente diabetico (e anche agli altri malati cronici). Purtroppo il problema è quella di assicurare il sostegno nel tempo al paziente e di elaborare strategie volte alla prevenzione: in questo invece le diverse strutture sono carenti, probabilmente per mancanza di fondi.Rispetto ai finanziamenti, si può attivare un azione di ricerca fondi: ci sono fondazioni e programmi comunitari che sostengono iniziative volte alla promozione della salute. Ma anche la ricerca dei fondi è un lavoro vero e proprio sul quale è necessario investire.

  4. Salve, io sto per laurearmi in scienze e tecniche psicologiche all’università Sapienza di Roma ma vivo in calabria, dove proprio di psicologi non se ne vuol sentir parlare (purtroppo) a meno che non ci sia un evidente stato di malessere. Penso che lo psicologo potrebbe e dovrebbe essere al fianco di medici di ogni genere ma purtroppo così non è. Per quanto riguarda lo psicologo “in diabetologia” non credo che qui nella provincia di cosenza si potrebbe attuare perchè qualsiasi persona compresa mio padre che ha il diabete direbbe:”ho solo il diabete, non sono pazzo!!!” , quindi non credo che qui possa essere molto utile visto che la figura dello psicologo manca anche dove è molto essenziale (oncologia , assistenza in gravidanza etc.) Dateci una mano a risollevare il Paese!!!!

  5. Salve a tutti,
    sono una psicologa e nel corso della gravidanza mi è stato diagnosticato il diabete gestazionale. Ebbene vi parlo per esperienza diretta: per me è stato un evento davvero destabilizzante e che ha avuto ripercussioni sul mio equilibrio psicologico: da sana che ero, mi sono sentita malata e limitata nella mi libertà personale dalle restrizioni che la gestione della malattia impone. Inoltre,ho incontrato sulla mia strada operatori veramente poco abili nella relazione con il paziente che gestivano il rapporto esclusivamente da un punto di vista tecnico.
    Ben vengano quindi progetti di questo tipo e complimenti ai colleghi che. se pur con difficoltà, lavorano in questo ambito.

  6. Salve a tutti, anche io sono u na psicologa e mi occpo di alimentazione gestione del peso, o meglio, sto iniziando ad occuparmene!
    Dovrei iniziare a volgenere un tirocinio nel reparto di diabetologia della mia città in quanto mi sono proprosta al primario proprio come esperta in gestione del peso e cambiamento dello stile di vita. Penso sia davvero un ottimo contesto dive spendere e poter valorizzare le competenze psicologiche!
    L’unica mia perplessità è quella di non riuscire a fare, prima accettare, e poi far apprezzare la mia figura professionale. Entrando come volontaria la mia figura e le mie competenze non credo possano essere legittimate, però, cercherò di impegnarmi nella ricerca di fondi o strategie che possano permettere un riconoscimento maggiore. L’esempio di Asti è molto inocraggiante e mi ha dato diversi spunti di riflessione.
    Grazie!

  7. Credo sia fondamentale la figura dello psicologo in diabetologia e a maggior ragione con i giovani diabetici a cui stato diagnosticato il diabete tipo 1 insulino-dipendente. Per i piccoli si verifica un cambio delle abitudini alimentari e di vita, il fatto stesso di dover fare una puntura per 3 4 volte il giorno può provocare un impatto rilevante nel piccolo ma anche nella fmaiglia, quindi il sostegno di uno psicologo che cerca di accompagnare il piccolo e la famiglia in questo cambiamento sia fondamentale. Io sono uno psicologo iscritto all’Albo da poco tempo con diabete di tipo 1 dall’età di 9 anni e sto seriamente pensando di elaborare un progetto nei servizi di diabetologia per bambini per sostenere piccoli e famiglie.