Report del Workshop COUNSELING organizzato dal Consiglio Nazionale Psicologi

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Questo Giovedì 9 Giugno si è tenuto, a Roma, il terzo Workshop Counseling organizzato dal Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP) e dagli accademici, finalizzato ad arrivare ad una Consensus Conference aperta a psicologi, counselor ed altri soggetti portatori di interesse.

A marzo scorso, nell’articolo “Counsensus Conference sul COUNSELING. Serve? Ed a chi?” riportavo gli antefatti, le ragioni, di questa iniziativa ed il report del secondo Workshop counseling (che spiegavo poi nel Facebook Live dal titolo “#002 Workshop Counseling e Tutela Psicologo“.

Ad inizio aprile scorso (svolti quindi due workshop di preparazione alla Consensus), durante la seduta del CNOP tenuta a Bari, il preSidente di tutti noi – Giardina – ci informò che nell’autunno si sarebbe andati a Consensus Conference sul Counseling.

Intervenni per rilevare forti criticità: non vi era una organizzazione ed una metodologia esplicitata e chiara, non vi erano le domande da porre in consensus, erano state rappresentate posizioni irricevibili da parte di alcuni durante il secondo workshop, ecc… A quel punto il preSidente di tutti noi decise di organizzare una terza giornata di workshop.

Prima dato di fatto: senza la “costruttiva opposizione” da me fatta tramite blog, facebook e consiglio, adesso la maggioranza cnop sarebbe andata a consensus in condizioni miserevoli

Dopo il terzo workshop le condizioni miserevoli ancora sussistono o no?

Nell’articolo “III workshop sull’attività di counselling” il preSidente di tutti noi afferma:

Sotto la spinta del CNOP si è concluso il III workshop sull’attività di counselling. Grande impegno e partecipazione di tutti gli psicologi rappresentanti del mondo accademico, associativo, sindacale e professionale. È stato costituito il comitato promotore della consensus conference sul counselling, che a breve avvierà tutte le procedure previste per giungere finalmente ad una posizione condivisa da tutti.

 

Affermazione ERRATA!

Personalmente farò parte del Comitato Promotore e la verità è che dovremo avviare procedure utili a valutare se il consenso sul counseling (su cosa è, chi lo può fare, a chi si può insegnare e per quale motivo) è maggioritario, è significativo oppure c’è totale dissenso tra le parti (psicologi, counselor, formatori di counselor, società civile)

La Consensus non ha l’obiettivo di arrivare a posizioni condivise da tutti, ma solo di verificare l’esistenza o meno di consenso su un determinato argomento, declinato nei suoi vari aspetti ed implicazioni mediante una serie di quesiti.

 

Le domande per la Consensus Conference

Oltre all’impegno di presidio di procedure e contenuti, mi sono permesso di inviare a tutti gli attuali partecipanti un elenco di domande che a mio avviso potrebbero animare la Consensus Conference.

L’ho prodotto formulando le domande in logica sequenziale e con modalità chiusa SI/NO. Se non si trova consenso forte alla prima domanda, cadono le successive, e così via. Questo l’elenco:

  1. il counseling è da intendersi come una funzione presente in molteplici profili professionali e non come uno specifico profilo professionale in senso stretto. Concorda? SI/NO
  2. non esiste quindi la figura professionale del “counselor” ma una “funzione di counseling”. Concorda? SI/NO
  3. la funzione di counseling può essere appresa da altre professioni senza formazione psicologica precedente che intendono arricchire il loro modus operandi mediante attività consulenziali che presuppongono competenze relazionali e comunicative, e quindi essere utilizzata rimanendo tuttavia entro la professione già esistente, che fatturerà onorario in quanto tale e non già sulla base della funzione di counseling. Concorda? SI/NO
  4. quando la funzione di counseling è finalizzata a conoscere il ed intervenire sul funzionamento della persona, e nella gestione delle dinamiche cognitive, emotive e comportamentali, sui fronti del disagio così come del benessere, diviene competenza specifica primaria della professione di psicologo. Concorda? SI/NO
  5. la formazione alla funzione di counseling di professionisti non psicologi dovrebbe passare esclusivamente conoscenze e competenze utili a migliorare le skill relazionali e comunicative del professionista, senza tuttavia comprendere tecniche e strumenti propri delle scienze psicologiche, finalizzati ad intervenire sul funzionamento della persona/cliente, sulle sue dinamiche cognitive, emotive e comportamentali, sia su domande di supporto che di promozione salute/benessere. Concorda? SI/NO

Ebbene, l’elenco in linea di massima è stato adottato come strutturazione di indirizzo nella formulazione delle domande da portare poi in Consensus.

 

Le gradazioni del consenso

Alla Consensus parteciperanno figure rappresentative tra gli psicologi, tra i counselor, tra i formatori di counselor, tra società civile ed istituzioni. Ogni domanda verrà “istruita” nel merito e la Consensus verrà chiamata ad esprimere una posizioni in merito.

E’ ovvio che se si chiede “il counselor esiste o no in quanto tale?” le risposte saranno altamente discordanti… per me, AltraPsicologia ed altri NON esiste… per AssoCounseling, il MOPI, alcune sQuole di psicoterapia e magari qualche preSidente di Ordine territoriale invece esiste…

Il consenso non sarà assoluto, SI/NO. Avrà differenti gradazioni percentuali da stabilire:

  • consenso unanime
  • consenso a maggioranza qualificata
  • consenso maggioritario minimo
  • dissenso

Rispetto all’elenco di domande che sarà, per ciascuna, potremo avere diverse gradazioni di consenso.

Sicuramente un consenso sotto l’80% diviene di fatto non significativo, non utilizzabile politicamente. Sopra l’80/90% comincia a rappresentare una posizione forte di tutti i portatori di interesse e quindi ha potenziale per divenire poi realtà di fatto, indirizzo politico ed attuativo.

 

Strutturazione della Consensus Conference

Veniamo alla strutturazione della Consensus

 

Il Comitato Promotore

Il CP cura l’avvio della Consensus, invita i partecipanti, segue le varie fasi del percorso. Queste le persone che lo compongono:

  • Alberto Zucconi, Segretario CNSP (Coordinamento Nazionale Scuole Psicoterapia)
  • Antonella Bozzaotra, Presidente Ordine Psicologi Campania
  • Fabio Lucidi, Presidente AIP (Associazione Italiana Psicologia)
  • Giancarlo Tanucci, Università degli studi di Bari (Coordinatore)
  • Giulio Vidotto, Presidente CPA (Consulta della Psicologia Accademica)
  • Nicola Piccinini, Presidente Ordine Psicologi Lazio
  • Pier Giovanni Bresciani, Presidente SIPLO (Società Italiana Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione)
  • Pierluigi Policastro, Presidente SIPAP
  • Rolando Ciofi, Segretario Generale MoPI

 

Il Comitato Tecnico Scientifico

E’ un organo molto importante perché dovrà andare a formulare le varie domande poste in consensus.

Sarà composto da 11 esperti sul tema counseling, di cui 6 psicologi e 5 non psicologi. Il coordinatore sarà lo psicologo, Prof. Guido Sarchielli, uno dei promotori dell’iniziativa.

Per ciascuna domanda individuata, costituirà un Gruppo di Lavoro che raccoglierà materiali, istruirà la questione, produrrà un documento di sintesi di rappresentare poi alla Consensus.

Panel Giuria

Sarà poi presente un panel di soggetti senza alcun conflitto di interessi in materia (sia psicologi che non psicologi) che – acquisiti i documenti prodotti dai Gruppi di Lavoro e accolte le argomentazioni dei vari soggetti presenti alla Consensus – esprimerà la sua valutazione finale di consenso, secondo le gradazioni esplicitate a monte.

Il tutto esiterà in un documento finale di Consensus Conference.

 

La mia personale valutazione sullo stato dell’arte

A fronte del quadro normativo e – ultimamente – giurisprudenziale che volge a favore dello psicologo, più che del counselor, continuo a vedere con sospetto questa Consensus Conference.

La Consensus è uno strumento potente, che apre le porte per sua natura a tutti i soggetti interessati, e che tuttavia richiede grande precisione e rispetto di procedure e metodi per arrivare a buon esito. Sinceramente da questo punto di vista vedo eccessiva approssimazione… e l’incertezza procedurale espone a rischio…

Nel merito delle domande, se venissero adottate – pur riviste ed integrate – le domande da me proposte, ovviamente mi sentirei sereno… insomma, molto dipende dalle domande, dalla loro formulazione… quindi attendo di vederne tipologia e natura…

Ed allo stesso modo molto dipende da quali soggetti comporranno Comitato Scientifico e – soprattutto Panel Giuria… persone “indipendenti” in assoluto a mio avviso non esistono… quindi molto dipenderà da chi occuperà quei due organi

Insomma, oramai procediamo, la maggioranza dei partecipanti, unitamente al preSidente di tutti noi, intende procedere e quindi rimane solo da presidiare questo percorso nella speranza che segua alcune delle posizioni espresse a parole in questo terzo workshop…

 

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8 COMMENTS

  1. Ciao e grazie per le precisazioni Nicola.
    Quale lo scenario e le ricadute se si delineano decisioni diverse, molto diverse, da quelle conseguenti ad una risposta NO alla prima domanda? Se gli psicologi in generale non si ritroverebbero in linea con le decisioni del consensus, cosa potrà accadere? Un referendum, per esempio? Grazie

    • Preciso che la Consensus non ha potere normativo. Raccogliendo tutti i portatori di interesse, tuttavia, se esita un consenso forte attorno ad una questione, l’indirizzo emerso avrà comunque un peso politico concreto.

      Chiarito ciò, se la Consensus, rispetto ad una o più domande, restituirà una posizione di consenso scarso, o palese dissenso, si prenderà atto della cosa. Ma dal mio punto di vista avrà anche ciò una valenza politica.

      In un periodo in cui il quadro giurisprudenziale sta riconoscendo l’attività di counseling come tipica dello psicologo, vedo rischioso avere una Consensus che restituisce il quadro di una comunità professionale spaccato a metà sul considerare il counseling come dello psicologo… questa fragilità interna si rifletterebbe anche sulla solidità del dispositivo giurisprudenziale, o per lo meno potrebbe essere utilizzato in tal senso dai difensori delle sQuole che sfornano counselor

  2. Inventarsi l’estensione della funzione di conuselling e veramente qualcosa di inaudito utile solo a coprire il danno causato da colleghi formatori ed a permettergli di continuare nel violare le più elementari (di base)norme professionali e deontologiche.

    Una consensus serve a noi!!!!!
    Serve certamente a noi Psicologi per ribadire che l’utilizzo e tecniche di strumenti di intervento psicologico sui clienti/pazieti/soggetti possono essere trasmessi solo a chi possiede adeguata formazione teorco pratica in ambito psicologico secondo quanto disposto dalla stessa legge istitutiva della professione.

    Poi riguardo all’attività di counselling credo ad oggi sia pacifico che non può essere oggetto di pratica da fantomaTici professionisti
    http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=33524

    • Giuseppe, concordo, tuttavia personalmente ospito la possibilità che anche altri professionisti NON psicologi possano acquisire competenze di counseling per migliorare la loro capacità di comunicazione e relazionarsi con il cliente, pur rimanendo nell’ambito della loro attuale professione. Quando la competenza di counseling diviene primaria, caratterizza l’attività promozionale del professionista, e su quella si stacca fattura, allora diviene di fatto tipica ed esclusiva dello psicologo, così come da sentenza 🙂

  3. Dott. Piccinini mi pare di capire che la procedura avviata è stata sostenuta comunque da tutti coloro che vi concorreranno. Non credo che il Presidente dell’Ordine Nazionale abbia una posizione diversa da quella che chiarisce la nostra competenza in materia di relazione di aiuto. Mi pare che anche all’interno del codice che gli stessi counselor dicono di seguire sia chiaro che il counseling psicologico è esclusivamente possibile se vi è uno psicologo. Anni fa si era avviata una discussione sulla separazione dei percorsi all’interno delle scuole di formazione al counseling, proprio perché purtroppo i confini sono troppo labili. Gli abusi professionali sono all’ordine del giorno e questo chiaramente deve finire. La normativa è chiara già adesso ma non è altrettanto chiaro a chi esercita il counseling dove deve fermarsi. Io ritengo che tutto ciò che attiene alla sfera psicologica, sostegno alla persona in termini di colloqui individuali, sostegno ai gruppi e tutto ciò che attiva di fatto dinamiche psicologiche debba rimanere psicologico. La questione è a questo punto : Chi ha seguito una formazione al counseling e non è psicologo cosa può fare? Io ritengo possa esercitare nel proprio lavoro una maggiore competenza di natura relazionale. Ma questo, ripeto, è già chiaro e non rispettato. Tutte le sfere in cui si esercita la relazione di aiuto sono a questo punto soggette ad analisi. Un contesto scolastico ad esempio. Quanti counselor troviamo? Si ha una vaga idea del tipo di problematiche che devono essere affrontate in un contesto scolastico? Sono tutte di natura psicologica, specialmente in questo periodo storico. Sono sempre stata convinta che se una persona vuole esercitare competenze psicologiche farebbe bene ad iscriversi in psicologia piuttosto che tentare le scorciatoie. La questione è che ormai i counselor sono moltissimi e,tra questi, moltissimi sono psicologi e vanno valorizzati. Non sarà semplice anche dopo i lavori previsti. Forse sarà necessario ripensare a cosa abbiano come psicologi di specifico. Non è solo questione di tecnica. Cinque anni di psicologia non sono acqua fresca. È la base concettuale, la formazione professionale. Non si può equiparare ai tre anni di counseling. I counselor diranno che hanno fatto tre anni e più di formazione, ma questo non basta. Nessuno ha detto loro che avrebbero fatto gli psicologi. Che accettino questo limite. È un fatto. Come è un fatto che non possono fare il counseling medico, per cui non si permettono di visitare e dare farmaci. Non possono fare ciò che facciamo noi perché semplicemente non sono psicologi. Il primo passo importante ed imprescindibile è, ritengo, valorizzare i colleghi psicologi con formazione al counselor. Va dato loro un riconoscimento che possa differenziarli dal testo dei counselor. Questo potrebbe essere fatto dalle stesse scuole di formazione e sarebbe un primo riconoscimento della differenza del profilo. Spero che questo venga fatto perché tra l’altro porterebbe tali colleghi a non sentirsi attaccati dalla loro stessa comunità professionale.

    • Gentile Karin, la consensus è spinta da una maggioranza di soggetti, quindi anche chi è perplesso sull’iniziativa è obbligato a starci dentro, cercando di presidiare al meglio quanto viene e verrà fatto.

      Sul resto, la questione è semplice: se la funzione di counseling è attività primaria della professione, ovvero da luogo ad onorario, allora è competenza tipica dello psicologo in quanto è finalizzata a domande di aiuto (sostegno/sviluppo)

      Se la funzione di counseling è finalizzata a migliorare comunicazione e relazione a professionisti non psicologi, che continueranno a pubblicizzarsi e a staccare fattura con la loro attuale professione, ovvero se la funzione di counseling per questi professionisti rimane secondaria ed a sostegno della loro attività tipica primaria, il problema non sussiste ed anzi è un’opportunità degli psicologi visto che possono andare (continuare) a formare un ampio bacino di clienti

      Dopodiché tu dici che ce ne sono già molti in giro e che fanno di fatto anche consulenza psicologica… lo so, ma non è un problema mio!
      Il quadro giurisprudenziale sta portando la competenza di counseling dentro le attività dello psicologo. Attendiamo il riscontro del Consiglio di Stato dopodiché – se positivo – chi non è psicologo è… abusivo! E come tale viene denunciato. E quando cominceranno a fioccare denunce a psicologi abusivi e formatori di psicologi abusivo, vedrai che si svilupperà una diversa consapevolezza in tutti… pure tra gli psicologi che ad oggi trovano maggior agio a farsi chiamare counselor…

      Il counselor in quanto tale NON esiste. Punto.

  4. Sono d’accordo caro Nicola. Avere competenze che migliorino la comunicazione e la relazione è una cosa ma ciò che fanno come intervento non può chiamarsi counselling psicologico. Lo chiamino come vogliamo. Ma non certo possono ascriverlo ad attività di counselling. Il fatto stesso di utilizzare tecniche di intervento psicologico da parte di c’ho non è psicologo è usurpazione di professione. Non riesco a chiamarlo in altro modo. Politicamente corretto non significa che ogni cosa può essere fatta passare per un altra. Se utilizzo tecniche psicopgiche sto adottando una tecnica per la quale non ho formazione adeguata e contemporaneamente diritto di legge i professionale adeguatamente garantito, sopratutto a tutela del cliente o fruitore dello stesso. La questione politica dovrebbe essere secondaria rispetto alla necessaria valorizzazione della nostra professione e di coloro i quali tra gli psicologi hanno nel counseling la competenza specifica della propria attività. Possiamo discutere e riflettere, ciò può essere salutata e lo è sempre ma non si può permettere che la politica divenga prioritaria sulla specificità professionale sancita per legge dello stato e non degli psicologi che si coalizzano per continuare a perpetuare abusi. Posso sembrare estremo ma ritengo, probabilmente, che sulla nostra professione si stia andando al di la nel far concessioni così come fu fatto all’Alba della sua fondazione. Un cedimento rispetto alla figura del counselling e alla funzione di counselling orientata di tecniche squisitamente psicologiche sarebbe un danno maggiore e quanto si possa immaginare. Tuttavia al di la di scenari o controscenari la battaglia è nelle mani di pochi i quali per lo piu hanno interessi sia personali che politico-corporativi. In cui spero di sbagliarmi ma vedremo. Buon lavoro comunque.

  5. Penso che questa sia la strada per screditare ed indebolire la nostra professione e non tutelare i cittadini meno abbienti, che per pochi euro in meno scelgono di fare psicoterapie dai conunselling. Sono a conoscenza di molte realtà in tal senso. Dunque nessuna tutela, ne’ per i pazienti /clienti ne’ per i professionisti “regolari “. Penso però che la responsabilità sia tutta nostra! Nulla accade per caso! Almeno in questo caso. Saluti ed organizziamoci! Vincenza Zagaria