Può una sana alimentazione alimentare la professione dello psicologo?

7 COMMENTS

  1. Caro Nicola bentrovato,

    Mi fa molto piacere che tu sottoponga all’attenzione di tutti noi colleghi psicologi una questione che ritengo cruciale per la nostra professione, ovvero quella relativa al Comportamento Alimentare nello specifico, ed alla Psicologia della Salute in generale, così come sono felice che tu abbia citato l’esimio Prof. Salvini che insieme al Prof. Turchi hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione universitaria.

    Gli interventi nell’ambito della Psicologia della Salute comprendono tutti i tipi di utenze e di target ed utenze, e vanno ad intervenire sulla quotidianità, sulle opinioni e la mal-informazione, sui comportamenti abituali e sullo stile di vita, ed il più delle volte non hanno a che fare con la psicopatologia: tali tematiche riguardano tutti noi, e noi Psicologi abbiamo il diritto e soprattutto il dovere di occuparcene, non cercando la ‘psico-patologizzazione’ a tutti i costi, ma promuovendo il cambiamento e mettendo in atto azioni di prevenzione.

    Vorrei smettere in evidenza un aspetto molto importante per operare in questo campo, ovvero l’interfaccia con gli altri professionisti di estrazione medica: operare nel campo della Salute significa anche confinare con altre discipline di tipo medico, e quindi richiede competenze multidisciplinari: pertanto lo Psicologo che vuole lavorare in questo settore così variegato dovrà aprirsi a collaborazioni e scambi con medici e altri professionisti della salute, e ad accrescere le proprie conoscenze e competenze nel campo della Salute, per avere un quadro il più possibile completo dell’oggetto dell’intervento, e muoversi così con coscienza ed efficacia.

    Dr.ssa Sara Campolonghi
    Psicologa specialista in Comportamento Alimentare e Gestione del Peso
    Roma

  2. Caro collega
    E’ da quattro anni che mi occupo della condizione di obesità come psicoterapeuta, relativa alla valutazione pre-operatoria dei tanti soggetti che si candidano ad interventi di chirurgia bariatrica e del sostegno psicologico nella fase post-operatoria. La mia esperienza clinica è spesso difficile perchè mi imbatto con la manifestazione somatica di grossi disagi psichici che non vengono minimamente presi in considerazione ne dal soggetto ne tanto meno dalle figure professionali classiche a cui si rivolgono (medici, dietologi, farmacisti, ecc.) Il vissuto è di disagio, tentativi, perdite e senso di colpa. Ma in una interpretazione psicodinamica io mi ritrovo con soggetti con storie pesanti sul versante evolutivo in cui si struttura una personalità sul versante sado-masochistico e una lenta e graduale perdita delle capacità di rappresentare, ragionare su una prospettiva più totale del problema. Gli obesi ragionano con l’oralità infantile e narcisistica del tutto e subito!
    Nella mi esperienza clinica chiedo se hanno mai pensato ad una ipotesi psicologica per affrontare il problema, ma raramente si sono posti in questa condizione. Credo ci sia molto da fare in merito come psicologi, dovremmo far capire io credo che l’obesità è un disagio psichico con manifestazioni somatiche, sono d’accordo che il lavoro dello psicologo nella condizione di obesità richiede una collaborazione interdisciplinare.
    Elisabetta Ciaccia Psicologa e Psicoterapeuta
    Mi piacerebbe avere informazione sul corso per psicologo per l’Alimentazione, dammi informazioni in merito, grazie!

  3. Condivido pienamente che il settore del comportamento alimentare sia una opportunità per gli psicologi e non da ora ma purtroppo la formazione universitaria in primis è ben lontana da quanto offre il mercato e dalla letteratura scientifica in proposito. Nel settore cardiovascolare, ben più incidente dal punto di vista epidemiologico e dei costi rispetto a quello oncologico, è proprio allo psicologo che si chiede di supportare l’aderenza a regimi alimentari specifici (specie nello scompenso cardiaco) e di attuare modelli di educazione alimentare nei programmi riabiltativi e di prevenzione secondaria. Purtroppo gli psicologi non leggono. Lascio come indicazione bibliografica e opportunità lavorativa le uniche Linee Guida licenziate dall’agenzia PNL del Ministero della Salute per la Psicologia Italiana. Necessiterebbero di più ampia diffusione di quanta non ne abbiano avuta finora, apertura mentale, coraggio del cambiamento e studio, viceversa saranno (sono) dietisti, coaching, counselor a fare quello che è il nostro mestiere.

    Task Force GICR Linee Guida di Psicologia in Cardiologia Riabilitativa e Preventiva. Monaldi Arch Chest Dis, 2003;60,3:184-234.
    Cari saluti ed auguri da chi questo lavoro l’ha fatto per 35 anni e non si è mai sentita di serie B, anzi.
    Anna Maria Zotti

  4. Gentile Nicola,
    condivido totalmente il tuo pensiero, io ho frequentato il corso di psicologia del comportamento alimentare, rimane il problema di entrare in contatto con le altre figure professionali (anche attraverso le associazioni di categoria e gli ordini) che si occupano di obesità e dimostrare il nostro interesse e la nostra attività. Personalmente sono disponibile ad aderire ad iniziative orientate in tal senso.
    Grazier per la collaborazione
    Laura Prosdocimo Psicologa Trainer in Educazione Alimentare

  5. sono assolutamente daccordo con questo argomento..infatti il mio interesse per questo mi ha portata a fare un training intensivo di 5 mesi sull’alimentazione consapevole e i disturbi del comportamento alimentare lo scorso anno.
    mi farebbe piacere continuare a ricevere informazioni in quest ambito.
    ciao buon lavoro

  6. Sarebbe proprio il caso che dietologi, dietisti e nutrizionisti fossero sempre affiancati, quasi di dovere a mio avviso, da uno psicologo con serie competenze sui disturbi alimentari e sul rapporto tra sintomo alimentare e immagine di sè, manifestazione di disagio, rabbia, protesta, ecc ecc, in particolare perchè la suddetta categoria i cosiddetti “pazienti con disturbi psichici” dopo un pò non li sopportano più in quanto i continui fallimenti nei programmi alimentari proposti fanno sentire il dietologo/dietista/nutrizionista fortemente frustrato. Cosa più che comprensibile visto che si rapportano con un paziente che non sono preparati a trattare; purtroppo la categoria non ha nemmeno la lucidità di chiedere consulenza a chi con questi pazienti, su un altro versante, ci lavora. Ben venga quindi l’affiancamento psicologo/nutrizionista, ma temo che sarà molto dura sfondare il muro di fastidio che questa categoria così fortemente organicista prova davanti a tutto ciò che è, come dire “PSIC”!

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