Una Sentenza BOMBA contro le scuole che formano counselor!

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Una Sentenza BOMBA contro le scuole che formano counselor!

Una sentenza BOMBA stabilisce che gli psicologi non potranno più formare all’uso di strumenti psicologici dei non-psicologi! Ci avevano portato davanti ad un Giudice, ed il Giudice li ha messi davanti ad un’amarissima (per loro!) sentenza: in sintesi, riferendosi a chi forma counselor (scuole di Psicoterapia in primis!) la sentenza afferma che “l’insegnamento dell’uso degli strumenti a persone estranee equivale in tutto e per tutto a facilitare l’esercizio abusivo della professione, ciò che la legge e il codice deontologico (art. 9) tutelano direttamente prescrivendo comportamenti attivi per impedirlo“.

Vi ricordate? Tutto cominciò con l’Ordine Psicologi Lombardia che aveva invitato le Scuole di Psicoterapia lombarde a seguire una Carta Etica (leggi articolo). Tra gli indicatori di qualità e di condotta etica vi era anche il fatto che la Scuola non dovesse formare counselor e limitrofi, di fatto infrangendo l’art.21 del Codice Deontologico (leggi CD).

Alcune scuole (che guarda caso formano counselor e limitrofi) insorsero, e con loro alcune associazioni che rappresentano queste professioni non regolamentate. Il dott.Riccardo Zerbetto (psichiatra), in particolare, portò quindi in Tribunale l’Ordine Lombardia (leggi articolo), addirittura fecero una vera e propria colletta nell’ambiente dei counselor per avviare una causa contro l’OPL!!!

A fine maggio scorso vi fu l’udienza in tribunale e ciascuna parte rappresentò la propria posizione. Nello stesso periodo, vi fu un segnale incoraggiante da parte dell’Antitrust riguardo la legittimità dell’Ordine Psicologi Piemonte di attivarsi a tutela di presunte pseudoprofessioni potenzialmente in abuso rispetto alla pratica professionale dello Psicologo (leggi articolo). E non meno importante fu la sentenza Zonta in Veneto riguardo l’applicazione dell’art.21 (leggi articolo).

Torniamo alla “Sentenza Zerbetto” dell’Ordine Psicologi Lombardia

E’ realmente importante e potente, quindi preferisco rimandarvi a fonti esterne piuttosto che proporvi spezzoni. Penso che meriti spendere qualche minuto per capire nel dettaglio la portata di ciò che è accaduto!

  • qui puoi scaricare la sentenza in formato .pdf
  • qui puoi leggere l’articolo ufficiale dell’OPLombardia
  • e qui il commento del Presidente Mauro Grimoldi in .pdf

Vi rimando inoltre all‘articolo pubblicato stamani da AltraPsicologia, associazione di cui sono socio fondatore ed attuale maggioranza in OPL. Dall’Aprile 2005, anno in cui siamo nati, ci siamo sempre impegnati sul fronte della tutela e della promozione della professione di Psicologo. Dopo 6 anni, questo risultato ci rinfranca e gratifica degli sforzi e dei sacrifici; ci da nuovo slancio per i prossimi passi da fare!

Quali le ricadute pratiche di questa sentenza?

Innanzitutto è doveroso sottolineare che siamo solo al primo grado e che, probabilmente, qualche soggetto interessato alla formazione di counselor ricorrerà. Presumibilmente dovremo quindi affrontare nuovi gradi di giudizio, ma le premesse e le posizioni nette di questa sentenza lasciano ben sperare!

Questa sentenza non fornisce strumenti per agire direttamente contro chi si vende come counselor, su questo fronte ci sono già oggi elementi giuridici interessanti, ma dovremo ancora fare ulteriori passi.

Questa sentenza focalizza l’attenzione su chi forma counselor, su chi contravviene all’art.21, su chi trasmette conoscenze sull’uso di strumenti psicologici a non psicologi.  Questa sentenza afferma che chi mette in atto tale comportamento “facilita l’esercizio abusivo della professione“. Assolutamente pesante! Roba da procedere a denuncia!

Di cosa stiamo parlando?

In Italia abbiamo oltre 240 Scuole di Psicoterapia e quasi la metà di queste propone anche corsi diretti a non psicologi. Corsi triennali per diplomati o, ancor peggio, corsi di poche decine di ore per diventare counselor, coach, reflector, ecc…

Come reagiranno tutti questi soggetti di fronte alla Sentenza? Bah… molto dipenderà anche dalla attitude dei vari Ordini regionali, da quanto ciascun Ordine regionale vorrà accogliere ed utilizzare la sentenza. Ad esempio, in Lombardia (AltraPsicologia) certamente si porterà avanti una politica attiva in tal senso, nel Lazio (Cultura e Professione) abbiamo Consiglio lunedì prossimo e neppure è citata all’OdG!

Di fatto le Scuole di Psicoterapia e molti enti di formazione annessi rappresentano bacini di voti strategici per alcuni gruppi professionali che oggi governano gli Ordini! Di fatto AltraPsicologia è l’UNICA realtà che si basa sull’attivazione della base dei colleghi e non sull’imbeccata al voto di direttori e docenti di scuole.

Perché quindi un Ordine regionale dovrebbe andare ad agitare le acque di chi si muove nel suo medesimo network di interessi?

La domanda appare retorica e senza risposta, vista anche la disillusione che regna più in generale a livello paese.

Quale quindi il viatico?

La vera variabile strategica, la scheggia impazzita, la goccia che fa traboccare il vaso, l’enzima catalizzatore, la proprietà emergente SIAMO NOI! Siamo noi, 80.000 psicologi iscritti all’Albo! Siamo noi che dovremo attivarci e mobilitarci per fare pressioni sui nostri Ordini regionali!

Dopo anni di disinteresse, disillusione, di delega in bianco, questa sentenza mostra che il lavoro paga, che ci vuole tempo, ma alla fine si può intervenire sulla nostra realtà professionale. Adesso però c’è bisogno di tutti gli Psicologi, possiamo essere assieme parte di qualcosa di più grande, potremo fare la differenza nel nostro piccolo mondo di Psicologi!

Stiamo pianificando diverse attivazioni, rimani aggiornato seguendo la pagina Facebook Psicologia e Psicoterapia Italia!

Buona vita e alla prossima
Nicola Piccinini

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1 COMMENT

  1. Caro Nicola ti invio la mail che ho inviato all’ordine psicologi emilia romagna e la risposta ricevuta in merito…inutile dire che mi sembra solo retorica…:(

    ho appreso oggi leggendo il resto del carlino che irecoop, la coop,va Psyche di ravenna, iscra srl e istituto erich fromm organizzano un corso di formazione in counseling. Nel sito http://www.altaformazioneinrete.it/ si può vedere il programma e i destinatari che sono disoccupati e occupati tra i 18 e 64 anni. Non viene richiesta alcuna formazione preferenziale se non la disponibilità a svolgere un percorso sulla consapevolezza di sè (svolto come, pagato da chi?) Rimango piuttosto perplessa leggendo il programma formativo e gli obiettivi in quanto la saturazione del mercato è cosa nota e non essendo mi pare una figura professionale riconosciuta in Italia quella del Counselor. Quindi una scuola di psicoterapia, un’associazione di psicologi e formatori non precisati tramite un’ente di formazione regionale fornisce attestati di frequenza utili a svolgere la professione di counselor?

    In attesa di gentile riscontro,

    distinti saluti

    Oggetto: Sua segnalazione del 21/07/2011 per formazione counseling, rif. ns. prot. n.1622/E.
    Gent.ma dott.ssa Bianchi,
    La ringrazio per la Sua cortese segnalazione che ho esaminato attentamente e che ho
    sottoposto ai nostri consulenti legali al fine di valutare se e quale margine vi sia per un
    possibile intervento dell’Ordine fermo restando che, a mio avviso, non può che apparire
    quantomeno “sconcertante” che alcune Scuole di specializzazione in psicoterapia organizzino
    anche corsi di counseling.
    Purtroppo, l’annosa questione dei counselor non ha ancora avuto adeguata soluzione e
    disciplina anche se negli ultimi tempi si sono registrati alcuni piccoli (ma comunque
    significativi) passi in avanti quali ad esempio l’interrogazione parlamentare dell’inizio
    dell’anno con cui è stato sottoposto al Ministero della Salute il problema della possibile
    confusione nell’utenza che spesso rischia di rivolgersi a soggetti non solo scarsamente
    qualificati rispetto allo psicologo, ma anche esenti dagli obblighi che questi è tenuto a rispettare
    al fine di tutelare l’utenza o ancora la recente pronuncia dell’Antitrust che ha respinto la
    segnalazione promossa da Assoconseling che addirittura asseriva l’esistenza di un abuso di
    posizione dominante da parte della nostra categoria.
    Ad ogni buon conto, non essendo una professione né riconosciuta né in alcun modo
    regolamentata, gli attestati rilasciati non hanno alcun valore legale ed in ogni caso non
    abilitano (né potrebbero mai abilitare “formalmente”) all’esercizio dell’attività di counselor
    non essendo questa, lo si ribadisce, in alcun modo riconducibile ad una professione
    giuridicamente intesa.
    Un cordiale saluto.
    La Presidente
    dell’Ordine degli Psicologi

  2. puoi indicarci esattamente l’indirizzo web del corso?

    se a tenerlo è una struttura formata da psicologi, allora puoi rispondere alla presidente con il link alla sentenza riportata in questo articolo

    se invece è “una cosa tra counselor” allora ad oggi effetttivamente non vi sono ancora sufficienti strumenti

    ad oggi con questa sentenza possiamo intervenire contro gli psicologi che formano counselor, in base all’art21 e, se non erro, art.9… si tratta di deontologica, quindi questione interna all’Ordine stesso

    non possiamo invece intervenire direttamente sui counselor NON psicologi… qui si tratterebbe di abuso di professione, ma non ci sono ancora strumenti a sufficienza, seppur bisognerebbe anche in questo caso avere maggior mordente

    facci sapere 🙂

  3. Roberto, hai fatto la cosa giusta.
    E non demordiamo! La sentenza è appena uscita ed è necessario anche un pò di tempo per capire bene, a livello giuridico, quali spazi d’azione riesce a fornire ad un Ordine.
    Intanto quindi spero che i colleghi seguano in massa la strada tua, di Paola e di altri… ovvero contattare i propri Ordine per invitarli all’applicazione di tale strumento
    Poi più avanti vedremo un attimo gli sviluppi e valuteremo il da farsi…

    Intanto creiamo le basi :o)

  4. Sicuramente è un ottimo passo avanti. Il problema è che “essendo professioni non regolamentate”, o così definendole, si rischia che vengano regolamentate, nel senso che si crei una situazione per sanare del tipo “iscrizione all’Albo con art. 32”.
    Certo, questo porterebbe tanta liquidità all’ENPAP dato che si vedrebbe un esercito di counselor che se vogliono continuare ad operare, si devono regolarizzare, in qualche modo.

  5. Ma se “l’insegnamento dell’uso degli strumenti a persone estranee equivale in tutto e per tutto a facilitare l’esercizio abusivo della professione, ciò che la legge e il codice deontologico (art. 9) tutelano direttamente prescrivendo comportamenti attivi per impedirlo“.. allora chi viene formato, nel momento in cui esercita quella professione e quelle tecniche non è di fatto esercitante abusivamente una professione?
    E’ come dire che la prostituta non viene accusata di prostituzione ma il ‘pappone’ viene accusato di favoreggiamento dello stesso.

  6. Basta con queste guerre tra poveri
    Ma ancora pensiamo che un counselour possa portarci via il lavoro?!
    A parte il fatto che se lo pensiamo chiediamoci quanto valga la nostra professionalità che tanto vantiamo. punto primo.
    inoltre, lo vogliamo capire che non sono i counselour i cattivi? Il vero problema siamo noi psicologi e sopratutto noi terapeuti che continuiamo sempre più a scimmiottare il modello medico. Noi non siamo medici! e il modello counselour nasce proprio perché noi psicologi ci mettiamo a fare i medici di serie B e ci mettiamo a curare le “patologie” dimenticandoci sempre di più che abbiamo di fronte delle persone e che il nostro ruolo e di parlare con loro e, con loro trovare delle soluzioni. Le malattie lasciamole ai medici. e allora, forse, non ci sarà bisogno di counselour.
    grazie Andrea

  7. Sto esultando per la notizia. Sono assolutamente d’accordo con la posizione da te sostenuta. Da anni propongo la questione. Dunque grazie per interpretare e portare avanti la battaglia. Ma gli ordini di altre province cosa fanno? Per es.quello della Toscana?

  8. Questa sentenza era davvero doverosa e dà veramente speranza a tutti coloro che cercano di salvaguardare i propri diritti (e doveri!) nell’esercizio della professione e di tutelare i diritti di chi si rivolge a psicologi e psicoterapeuti in qualità di paziente. Un grazie a tutti i colleghi che si sono mossi in prima persona!

  9. Sicuramente è una sentenza utile per avviare una seria riflessione.
    Ricordo però che aspetti della professione Psicologo quali il colloquio, non si possono certo definire come appannaggio esclusivo degli Psicologi. E gli insegnanti, i filosofi, i sacerdoti di chicchessia religione, gli educatori etc?
    Un conto sono i test e le psicopatologie, un conto sono le dinamiche personali e di gruppo come quelle di prevenzione e progetti per la salute.
    Seconda riflessione: molte università italiane di psicologia non preparano gli studenti alla professione. Dove sono i laboratori, le esercitazioni, i tirocini seguiti? A volte corsi organizzati da scuole di psicoterapia preparano meglio.

  10. Finalmente una sentenza che tutela la nostra professione di psicologi contro formatori che non hanno tutte le competenze che fanno credere di avere, la Psicologia è uno strumento etico, morale e lavorativo importantissimo, che può migliorare la qualità della vita, dare aiuto e supporto a chi lo richiede e sopratutto, per diventare Psicologi è necessaria una giusta formazione, e un grande valore morale, ci vogliono non solo il “sapere”e il “saper fare” ma anche e sopratutto ” il saper essere” riconoscimento e rispetto dell’ altro,sono queste le qualità a mio avviso che dovrebbe avere un bravo Psicologo. Ognuno decide cosa fare nella sua vita, il segreto?Competenza e passione! Ringrazio molto il Dottor Piccinini dei continui aggiornamenti che ci fornisce.
    Buon lavoro e complimenti!

  11. Ciao a tutti, Sono un Counsellor.
    Ho fatto un corso di tre anni ed un tirocinio di un anno in strutture dove si fornisce supporto e ascolto alle persone. Ho fatto 50 ore di psicoterapia certificate. Non sono uno psicologo e non curo nessuno. Lavoro nell’ambito della relazione attraverso l’approccio centrato sulla persona. Faccio il formatore e il facilitatore in gruppi di apprendimento. Questo è il corretto campo di applicazione del counselling, secondo me. Poi però ho conosciuto spesso moltissimi “Psicologi” che non valevano una beneamata cicca… laurea o non laurea esame di stato o meno. La differenza non la fa il percorso formativo ma la persona. A meno che uno non abbia paura di mettersi in gioco, nel qual caso una sentenza può anche rivelarsi essere una buona protezione: per tutti coloro che non sono buoni psicologi ma hanno la loro bella certificazione a millantarlo. Non credo di fare danni a nessuno ne rubare il lavoro a chicchessia. Avete mica la coda di paglia?
    Cordialità.

  12. Ciao Nicola,
    aggiorno questa discussione portando alla tua attenzione e a quella dei lettori un’interrogazione parlamentare del 3 maggio 2012, dove l’On. Binetti riprende in mano il discorso legato all’ammissibilità dell’attività di counseling chiedendo di verificarne l’attendibilità delle competenze.
    Trovate qui il riferimento
    http://www.psicologialavoro.it/articoli/tutela-professione-psicologo/interrogazione-parlamentare-binetti-abuso-professione-counselor/

    Una domanda, come mai secondo voi su coach e formatori non si è ancora espresso nessuno?

    A tal proposito vi segnalo anche la scuola europea di alta formazione che è arrivata alla sesta edizione del master in coaching.

    http://www.cestor.it/orientamento/coaching.htm

    Loro dichiarato di essere l’unica scuola di formazione titolata a conferire a fine corso (6 mesi) un titolo di coach legalmente riconosciuto in Italia.

    Mi chiedo come questo sia possibile?!
    Intanto ancora non hanno risposto alla mia email dove chiedevo chiarimenti!

    Buona giornata

    Cristian