L’Università e la favola della Qualità

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L'Università e la favola della Qualità

Ad oggi siamo oltre 70.000 psicologi iscritti all’Albo e proiezioni realistiche ci dicono che entro i prossimi 5 anni, con l’afflusso dei nuovi studenti di Psicologia neolareati arriveremo a circa 120.000 psicologi. Su Roma si potrebbe sfiorare il rapporto di uno psicologo ogni 220 residenti (e già adesso i numeri sono preoccupanti).

In tutto ciò le Facoltà di Psicologia presenti sul territorio italiano continuano ad aumentare di numero, accogliendo una quantità di iscritti spropositata rispetto al fabbisogno di Psicologia nel paese, prospettando ai giovani studenti un futuro roseo che non esiste e proponendogli percorsi formativi non tarati su reali analisi di fabbisogno, né frutto di processi di Ricerca che da anni è stata praticamente azzerata. La questione Università ci riguarda o meno?

Personalmente credo di sì! Ci riguarda eccome. Un flusso indiscriminato di nuovi psicologi, spesso non adeguatamente formati, che andrà a rimpinguare Scuole di Specializzazione e – soprattutto – a collassare ulteriormente un settore già in difficoltà.

Le parole chiave sono: numero chiuso, qualità e ricerca.

Su queste parole chiave mi sono messo alla ricerca di informazioni ed ho scoperto che nella determinazione dei finanziamenti da trasferire alle singole Università la qualità del prodotto formativo offerto NON incide quasi per nulla, così come il peso della ricerca e dell’innovazione.
La legge 537/93 legava infatti un risibile 5%  dei fondi trasferiti agli Atenei in base alle attività di ricerca, innovazione ed efficienza/qualità, mentre il restante 95% dei fondi viene definito in base al numero di studenti iscritti.

Ed anche il mirabolante provvedimento firmato dal Ministro Mariastella Gelmini nel luglio 2009, sbandierato come il nuovo sistema di valutazione delle Università che avrebbe permesso di premiare gli atenei più virtuosi (leggi articolo), di fatto passa la percentuale dei fondi legati alla qualità dal 5% al 7%. RISIBILE! Il restante è sempre legato al numero di iscritti.

Di fatto, lo Stato premia le Università che riescono ad iscrivere il maggior numero di studenti, e non investe assolutamente in qualità, né in ricerca.

Ma non solo, anche dove il Preside di una Facoltà di Psicologia volesse ad esempio inserire il numero chiuso, potrebbe intervenire il Rettore e dire che non si può. Accade così che a Bologna hai un tetto a 300 e nella vicina Parma a 1000, nonostante quest’ultima non abbia le specialistiche e quindi sa di andare a provocare flussi migratori di studenti in altre città e facoltà. Stesso discorso di Chieti su Roma.

C’è poi un più alto livello di potere decisionale che è quello del Ministero. Per Facoltà tipo Medicina, Architettura, Veterinaria e tutte le lauree sanitarie triennali come logopedia e fisioterapia è il Ministero ad indicare il numero massimo (programmato) a livello locale.

Per la Psicologia invece non c’è questo numero programmato e così ciascuna Facoltà è libera di poter far iscrivere orde di giovani studenti, futuri disoccupati. Addirittura ci sono Presidi (accaduto 3 o 4 anni fa su Roma) che al Sole24Ore affermano che gli ambiti della Psicologia Scolastica offriranno nel futuro prossimo ottime opportunità lavorative. Ma con quale coscienza si può arrivare a ciò…

Ultimamente, con il passaggio di Psicologia al Ministero della Salute potrebbe esserci la possibilità di passare al numero massimo (programmato) a livello locale, come per le altre Facoltà. Ma il tutto dipende dall’attività politico professionale messa in campo da CNOP e dall’Università.
Dai sanitari con la s minuscola del CNOP. Dall’Università che prende fondi  sul numero di iscritti. Certo, certo…

Loro non si attiveranno mai. Qui sollevo il problema. A noi porlo con forza ai nostri rapresentanti…

Di certo, da questa foto sbiadita emerge una politica nazionale interessata ad imbucare il più alto numero possibile di giovani nelle Università. Non le interessa effettuare Ricerca, non le interessa promuovere Qualità, non vuole che il percorso universitario sia troppo veloce, ed anzi spinge per istituire successive specializzazioni post-lauream.

In un paese in cui la crisi lavorativa ed il precariato dei giovani è fenomeno macroscopico, è meglio spingere verso il modello dell’Università come Parcheggio. E poi, se permettete, con questo moltiplicarsi di Facoltà, si moltiplicano anche le scrane da assegnare… ottima risorsa per fidelizzare ed allargare le proprie reti clientelari.

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1 COMMENT

  1. Concordo pienamente!
    Sono in crisi per il mio futuro, e come si cita nell’articolo fino a poco tempo fa non sapevo nulla delle grosse difficoltà che si incontrano nel trovare lavoro, visto che l’Università di presenta tutto “rose e fiori”…sinceramente avrei preferito che l’università mi avesse bloccato all’inizio piuttosto che nel momento in cui si cerca un lavoro….ovviamente l’università vuole i soldi, e più gente ha più ne ha, quindi la capisco, ma è una cosa orripilante il futuro che ci aspetta…

  2. Concordo pienamente.
    Dovrebbero smetterla di prenderci in giro. Presidi, Rettori, Professori, Pseudo-ministri, tutti a raccontarci la favola di Adamo ed Eva.
    L’ordine nazionale degli Psicologi dovrebbe alzare la voce,subiamo quotidianamente troppe umiliazioni.

  3. Mi sono iscritta anni fa alla laurea triennale in psicologia dello sviluppo di psicologia1 alla sapienza, leggendo sull’ordine degli studi di vari sbocchi lavorativi come lavorare nei reparti materno-infantili degli ospedali. Strada facendo mi sono resa conto che ho subìto una vera e propria frode istituzionale. Vorrei sapere: questa non potrebbe rientrare in “pubblicità ingannevole”? e non si potrebbe fare una class action contro l’università?
    Parli di ricerche che portano finanziamenti alla facoltà di psicologia come alle altre facoltà, da parte del ministero… ecco, esistono ricerche che pubblicano su libri che poi ci obbligano a comprare e studiare per gli esami, che sono un insulto alla scienza e che confermano l’idea di inutilità della figura dello psicologo nel nostro paese.

  4. X Chiarastella: l’idea della class action sarebbe buona e mi ero informato per valutarla rispetto ad altre situazioni… il problema è che la versione amatricianitaliota della class action all’americana è decisamente spuntata e difficile da usare… ma perché stupirsi! Comunque sia, se non erro, questo è periodo di sommossa nelle facoltà… bene, organizzatevi e fatevi sentire forte… partecipate tutti uniti che si parla del vs futuro!!!