6 lavori da Psicologo… che non ti aspetteresti!

6 lavori da Psicologo… che non ti aspetteresti!

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6 lavori da Psicologo... che non ti aspetteresti!

Sul sito web americano PsychoCentral è stato ultimamente pubblicato un interessante articolo in cui si riportano 6 occupazioni di psicologi piuttosto curiose ed inaspettate, rispetto al più classico stereotipo dello psicologo clinico, o psicoterapeuta, che accoglie i clienti nel proprio studio.

Forse alcune poco realistiche e replicabili qui in Italia, ma comunque utili a sottolineare un aspetto per me cruciale! Ma andiamo prima a curiosare:

Lo Psicologo al Circo (leggi profilo)
La psicologa Madeleine Hallé lavora presso il Cirque du Soleil e si occupa di migliorare le performance dei circensi, di lavorare sullo stress, sulla paura e sul recupero delle energie fisiche e mentali. Iniziò nel 1998 con consulenze spot, sino a diventare parte integrante del programma di training del Cirque du Soleil. Per sviluppare la sua professionalità, seguì un master in Psicologia dello Sport, focalizzandosi in particolare sugli aspetti del coaching sportivo.

Lo Psicologo spaziale (leggi profilo)
Lo psicologo Paul Eckert lavora presso la divisione Esplorazione spaziale di Boeing. Si avvale delle sue competenze cliniche ed organizzative per aiutare gli esperti tecnici e di business a tradurre le idee in realtà. In particolare lavora con ingegneri e business manager che si occupano di produrre capsule spaziale acquistate poi anche dalla NASA. Li aiuta a progettare spazi ergonomici ed a misura d’uomo.

Lo Psicologo e Google (leggi profilo)
La psicologa Alba Shaikh lavora nell’area Fattore Umano di Google. È uno psicologo sociale e coordina il team Googlefonts, il gruppo di tecnici che si occupa di ottimizzare i font (“caratteri”) dei testi usati da Google e da tutti gli strumenti.

Lo Psicologo regista (leggi profilo)
La psicologa Nadine Vaughan, specializzata in criminologia e counseling psicologico, ha cominciato a occuparsi di teatro durante il suo dottorato. Nel tempo ha iniziato a collaborare con il Living Theatre Company, aiutando – tra le altre cose – gli attori ad entrare in contatto con le loro emozioni ed a migliorare la performance artistica. Successivamente ha cominciato anche esperienze di sceneggiatura e regia.

Lo Psicologo del traffico (leggi profilo)
Lo psicologo Dwight Hennessy è professore alla Buffalo State College e si occupa di studiare il comportamento di guida in auto: la rabbia al volante, lo stress dei pendolari, alcol e guida, ecc..

Lo Psicologo cinetico (leggi profilo)
Lo psicologo Dean Radin si era precedentemente laureato in ingegneria elettronica e per qualche tempo lavorò presso la AT&T Bell nel settore ricerca. Da quell’esperienza ha tratto spunto per quella che ad oggi è la sua occupazione: lo studio della lettura della mente, dello spostamento di oggetti con il pensiero e della lettura ESP. Argomento sicuramente controverso.

Quale la sottile linea rossa?

6 storie professionali curiose, fuori dal comune, forse per pochi e comunque di non semplice replicabilità… perché segnalartele? Per almeno due motivi!

In primo luogo, questo articolo ci suggerisce che avere e coltivare interessi e passioni può donarci nuove e “non convenzionali” opportunità lavorative. Ed anch’io non posso che confermare tale tesi… appassionato di Internet e delle sue potenzialità, ho integrato in questo contesto le mie competenze di psicologo sociale, creando di fatto importanti opportunità lavorative in un settore che all’epoca (oramai più di una dozzina di anni fa) quasi nessuno considerava…

In secondo luogo, l’articolo fa emergere con chiarezza che lo psicologo è innanzitutto un professionista di processo, di interfaccia, di relazione.  Se proviamo ad astrarci dai comuni (e stereotipati) contesti in cui solitamente si immagina lavorare uno psicologo e ci focalizziamo invece sul nostro profilo di competenze, credo che riusciremmo ad individuare nuovi spazi progettuali e di intervento…

Provare per credere!

Prova a leggere questo elenco di arti e mestieri, scorri tutti i profili lavorativi. Riesci ad immaginarti le specifiche operatività di quel profilo? Intravedi possibili spunti per proporre servizi che generino valore e sviluppo? Io credo proprio di sì…
Beh… in caso affermativo, quel profilo è un tuo potenziale target. C’è da definire l’eventuale valore di servizio, individuare i soggetti sul territorio e pianificare una buona azione di marketing 😉

E tu che ci racconti?

Leggendo queste righe ti sono venuti in mente ulteriori esempi? Hai sentito di colleghi che svolgono attività… che non ti aspetteresti? O sei invece tu a svolgere la professione di psicologo in contesti non convenzionali?

Buona vita e buon lavoro
Nicola Piccinini

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30 COMMENTS

  1. Interessante argomento, solo che mi viene in mente che sono one-man positions e non so quanto queste “nuove frontiere” della psicologia possano dare lavoro all’esercito di psicologi che le università sfornano.
    Noto che nessuna delle posizioni lavorative citate si svolge in Italia, nè che abbia per oggetto un’azienda italiana.
    Il fatto che l’Everest sia una montagna scalabile, non vuol dire che lo sia da tutti!
    Certo tentar non nuoce, ma sembra che il maggior datore di lavoro per psicologi alla fine sia solo l’Università, ma anche lì le risorse son molto limitate! 🙂

  2. Fernando, concordo in tutto con quanto dici.
    Nell’articolo infatti esorto a prendere questi come spunti… “di processo”… invito a non focalizzarsi solo su questi, ma prenderli come incipit per ragionare su due aspetti – mio avviso – importanti e strategici :o)

  3. Molto interessante e sintomo di come la nostra professione, in altre culture, abbia guadagnato la visibilità ed autorevolezza che merita. Qui in Italia siamo appesantiti e bloccati da un ordine che ha sconsigliato o meglio, è stato più politico, non ha consigliato di partecipare alle procedure di abilitazione come mediatore civile e commerciale dicendo che non vi ravvisava una specificità per la professione. Peccato che al corso che ho frequentato io, dove ero l’unica psicologa a fronte di un’altra ventina di partecipanti tutti avvocati, abbia sentito ripetere fino alla nausea da TUTTI: “eh ma questo è un lavoro che solo tu potrai fare, bisogna essere psicologi, noi non siamo all’altezza”…. figuriamoci a proporre lo psicologo al circo!!!! Però non fare nulla a proposito dei vari counselor, coach, ****therapy di tutti i tipi, quello sì, in quel caso la specificità della professione sparisce istantaneamente. Anche quest’anno mi chiederò perché pagare l’iscrizione all’albo, visto che chiunque può fare il nostro lavoro.

  4. buongiorno Nicola, leggo i tuoi articoli e le tue riflessioni con molto interesse.
    oggi mi sono deciso a scrivere queste poche righe perchè condivido in pieno l’attenzione che ognuno di noi (psicologi) dovrebbe dare alle varie attività professionali, ma non solo, che ci circondano.. ognuna di essa può celare delle possibilità occupazionali e di sviluppo professionale.. certo non saranno mai, probilmente, dei contratti di lavoro a lungo termine, ma forse proprio per questo saranno la “salvezza professionale” per molti di noi.
    Nel mio piccolo inseguo questo obiettivo e prima o poi spero di riuscire a concretizzare.
    Grazie per tutte le cose che scrivi
    sandro

  5. Lo psicologo al circo fa quello che fanno gli psicologi dello sport nell’assistenza agli atleti di alto livello e agli artisti, danzatori attori, ecc (come già ha detto la collega), l psicologo del traffico c’è anche in Italia.
    Gli spazi ergonomici servono anche nella vita quotidiana … collaborazione con architetti e arredatori!
    L’uomo davanti a internet non interessa solo a google, ma tutte le aziende di commercio e di servizi che utilizzano in modo importante la rete; … i supermercati decidono dove far pagare di più gli scaffali perchè avvantaggiano chi li usa perché gli umani guardano di più certe cosa a certe condizioni (colore, immagini, posizione ecc)
    Percezione pensiero linguaggio emozioni sentimenti relazioni: ma quale attività umana resta fuori dalle competenze dello psicologo?
    GIOVANI, pensate a delle cose nuove, che vi piacciano, che avreste voglia di approfondire e inventatevi un lavoro: dove c’è un essere umano c’è spazio per uno psicologo! La clinica deve cambiare livello qualitativo e sarà molto meno se non facciamo di tutto per far stare male la gente!
    A 56 anni sto inventando qualcosa anch’io… vi farò sapere!
    Auguri a tutti buona psicologia

  6. HOOOO!!!!Che bello!! per propormi nel lavoro queste idee mi mancavano. Credo che siano dei geni. Questo ci fa notare che abbiamo spazi che neppure conosciamo o non prendiamo in considerazione dove poter proporre la nostra professione ed essere di aiuto e sostegno.

  7. Tutto molto bello …. e straniero alla mentalità del nostro Ordine e della sua completa estraneità a progetti politici che creino davvero dei “territori di caccia” come hanno i geometri , per non parlare dei medici. E , per favore, non mi rispondete da bigotti dicendo che dipende da noi inventarci e creare occupazione …. Io, che da giovane e 20 anni fa hon fatto consulenza per i parrucchieri, dovevo combattere con i rappresentanti che facewvano e fanno ancora la formazione …. Mi piacerebbe che l’ordine si prendesse carico anche della dignità dei suoi iscritti e smettesse di suggerirci di scambiarci i panni l’un l’altro con incontri più meno formativi in cui io dico a te cosa si potrebbe fare e poi si invertono i ruoli !!! Un vecchio psicologo molto arrabbiato.

  8. Sono anche io d’accordo che bisogna scoprire nuove fonti lavorative, non convenzionali, dando spazio alla propria creatività. Ma bisogna averla! In questi 31 anni che lavoro come libera professionista mi sono sperimentata in vari settori:come clinica,come psicodiagnosta,in campo peritale,nell’organizzazione di molteplici eventi socio relazionali e riabilitativi, come mimo durante una lezione a donne africane in cui non si è presentato il mediatore culturale, e tanto altro ancora, da ultimo, come responsabile presso un ente per le adozioni internazionali. Ora sono in attesa che la mia creatività mi suggerisca qualcos’altro. Ciao, ciao a tutti

  9. Un mio parente acquisito lavora al Cirque du Soleil, e precisamente in “Varekai” (il marchio e la direzione centrale del “Cirque du Soleil” è uno solo, ma gli spettacoli in giro per il mondo sono 7, se non ricordo male), e già da anni mi parlava della psicologa aziendale. C’è da dire che parla ben 7 lingue: competenza assolutamente necessaria per poter parlare con artisti provenienti da ogni angolo del mondo. Comunque, di bello, c’è che in quell’ambiente hanno una grande stima della nostra professione!

  10. Salve a tutti! Sono assolutamente convinta che ci siano ancora tanti spazi di lavoro inesplorati e che sicuramente molto dipende da noi e da come giochiamo le nostre carte. La mia non vuole essere un’iniezione di ottimismo slegata dalla realtà, anzi! Subito dopo l’università ho iniziato a lavorare in un contesto molto di nicchia, che in pochissimi conoscevano/conoscono. Mi sono occupata come psicologa del lavoro di outplacement, cioè di supporto alla ricollocazione professionale. Ogni volta che raccontavo a qualcuno del mio lavoro mi sentivo una marziana e tutti esclamavano: “non credevo ci fosse bisogno di una psicologa per queste cose!”. Morale: siamo noi ad avere la responsabilità di trasmettere quotidianamente l’importanza della nostra presenza e del nostro operato anche in contesti meno usuali e scontati. Buon lavoro a tutti!

  11. vedo opinioni tutto sommato “ottimiste”! E dov’è che i nostri colleghi ci sono maggiormente d’aiuto? Quando ci mostrano di non stupirsi più di tanto dell’apertura a declinare in modi magari inaspettati la nostra professione!
    Sono quelli che si sono legittimati un’apertura a campi nuovi di applicazione delle conpetenze psicologiche. Le competenze sempre quelle, magari da raffinare in base alle domande dei contesti di lavoro, mentre sono più ampi i contesti e i problemi.
    beh se il contesto doveva essere quello dello studio, lo credo che siamo delusi! Anche i laurati in legge, come quelli in medicina, non lavorano solo dentro uno studio! Eppure sembra che a noi spetti di diritoo! Detto più chiaramente quando ci legittiamo nell’ascoltare chi ha problemi di cui occuparsi? Anche se non li chiama sempre psicologici! prendiamo anche un pò la responsabilità di esserci arroccati sul considerare la nostra professione quella che si volge nella consulenza individuale entro uno studio privato!
    alla collega che, in un’altra parte di questo sito, chiede perchè gli ordini non ci abbiano avvertito per tempo dell’esplosione demografica della nostra professione mi viene da dire che nell’università qualcuno, come Renzo Carli, è stato una Cassandra che su questo si è molto speso rispetto a chi ha preferito drogare il clima e la politica professionale con artefatte sirene che ci hanno portato ad essere una facoltà con medicina!

  12. Ciao a tutti !!! leggendo l’articolo sono rimasta colpita in modo particolare da tutti gli ambiti proposti , ma i profili che più mi hanno interessata e che ho clikkato immediatamente sono quelli riguardanti il ruolo dello Psicologo al circo ,dello Psicologo spaziale e cinetico ,(senza nulla togliere al ruolo dello Psicologo regista un ambito che mi attira abbastanza) , non pensavo minimamente che ci fossero territori ancora inesplorati che potessero essere compatibili con il nostro settore , ambiti veramente inaspettati !!! spero ce ne siano molti altri ; credo e sono fermamente convinta di un pensiero maturato nell’ultima fase del mio percorso di studi universitari , prima del conseguimento della laurea conclusiva in Psicologia e che da allora è diventato unamia filosofia professionale , ovvero del fatto che oggi la nostra professione per potersi attivare e per potersi realizzare in maniera concreta , ma oltremodo per potersi consolidare e rimanere viva nel tempo abbia bisogno di proggetti innovativi , di iniziative anche stravaganti come quelle proposte dall’articolo , di settori di intervento completamente fuori dagli standard che da sempre ci vengono proposti ,sono in accordo riguardo al fatto che ciò che l’articolo ci propone deve essere uno spunto o un trampolino per mettersi in moto ed andare alla ricerca delle novità su cui operare in campo psicologico , indagagare le risorse presenti sul territorio e nel contempo recepire la dove sia possibile le appena percepibili ed insolite richieste psicologiche che ci provengono dall’esterno , sono in ultimo convinta anche del fatto che c’è bisogno di collaborazione !!! tra noi psicologi e che più menti possano dare origine ad una grande idea . Ben vengano le iniziative !!! Ciao Ciao (mi scuso per la lunghezza del commento)

  13. Infatti, un mio sogno è fare lo psicologo in una base spaziale o su un’astronave, oppure in una colonia su un altro pianeta. Time well time… 😉 Saluti.

  14. Interessante articolo, che conferma ciò che penso da tempo, il lavoro dello psicologo è un lavoro flessibile e adattabile a molti contesti lavorativi. Personalmente lavoro in un settore in cui dietro una scrivania difficilmente puoi stare…lavoro nella pet-therapy, e quindi applico le mie conoscenze circa il comportamento umano, la motivazione, l’autostima, l’apprendimento….e quelle zooantropologiche per stimolare gli utenti nella relazione e nel percorso terapeutico con gli animali. Inoltre sfrutto le conoscenze circa le dinamihe relazionali all’interno del binomio uomo-animale, intervenendo lì dove si creano situazioni disfunzionali. Insomma un lavoro davvero bello, dove ovviamente c’è anche il momento in cui ti siedi per raccogliere dati durante il primo colloquio o per sommnistrare test, ma sempre in tuta e scarpe da tennis!!!

  15. Leggo con piacere quanto scrivi e mi dico che proprio in questi giorni presenzierò, come psicologo, a dei seminari e aggiornamenti per attori. Quanto leggo è interessante, in quanto penso che il nostro mestiere al di la della professionalità ha tanto bisogno della creatività, sia con i paziente nello studio, sia fuori dallo studio. Guardare, soprattutto, fuori dallo studio con occhi diversi e ammorbidirsi rispetto agli stimoli che vengono può dare tante nuove opportunità, ma, attenzione, mantenendo sempre la nostra dignità professionale.

  16. C’è tanto bisogno nelle aziende di cui faccio parte, basta porsi in ascolto senza portare chissa’ quali verità e si viene apprezzati tantissimo come “facilitatori di dinamiche”; dal mio ingresso ho aperto la strada ad altri tre colleghi, ovviamente parlo di competenze psicologiche in gioco in altri ruoli impigatizi, non arrocchiamoci che si lavora e tanto!

  17. Era inevitabile, che prima o poi accadesse…

    Chi vuole lavorare, anche tra gli psicologi, lavora.

    Magari dovrà, come la collega circense Madeleine, fare “salti mortali” per

    tirare avanti …oppure, come Paul Eckert, progettare capsule

    spaziali per la NASA, per sbarcare il lunario..!

    Ironia a parte, c’è un punto sul quale convengo pienamente. Oggi, più che

    mai, è importante puntare su interessi e passioni autentiche, anzichè far

    tanti “calcoli” in vista di “sicurezze” future alquanto utopiche, anche a

    prescindere dal momento attuale di “crisi” dell’economia e del lavoro.

    Basta,inoltre, prendersela con gli “Ordini” Professionali.

    Non c’è Ordine che possa sopperire alle carenze di immaginazione e creatività

    ed allo spirito d’iniziativa del singolo professionista.

    Per quanto mi concerne, faccio il possibile per non cadere in catalessi nel mio

    studio, abbinando a quella clinica un’attività musicale itinerante che, pur

    se in forma ancora piuttosto sporadica e discontinua, è fonte di stimoli

    e occasione di crescita, anche professionale.

    Nello specifico, collaboro con un’attrice con cui porto nelle scuole

    una lettura teatrale-musicale del testo rivisitato di “Eros e Psiche”, la favola

    di Apuleio.

    Mi piacerebbe fare altre cose, proseguendo su questa linea.

    Un saluto

  18. E’ bello sentire questo entusiasmo e questa voglia di nuovo e di sperimentazione!
    Concordo anch’io sul fatto che la nostra sia una professione che offre flessibilità e possibilità di lavoro e progetti creativi. Stiamo solo attenti a presentarci sempre ben preparati in qualsiasi cosa decidiamo di buttarci, non improvvisiamoci, il rischio di essere considerati poco seri e professionali è sempre dietro l’angolo, nel nostro settore più che in altri, purtroppo. Scegliamo quindi nuove opportunità ma “specializziamoci” anche in queste, approfondiamo e formiamoci per diventare esperti del settore e non fac-totum della psicologia.
    In bocca al lupo a tutti!

  19. Ottimi suggerimenti, Nicola.
    Sono contento anche di vedere che hai ripreso l’idea, che avevo fatto circolare tempo fa su Orizzonti, proprio di usare quell'”elenco di professioni” di Wikipedia per spingere i colleghi a ragionare creativamente ed innovativamente in termini di spazi di interazione professionale reciproca.

    Posso effettivamente confermare che lo spunto e l’uso in tal senso di quell’elenco di mestieri, che applico con molta soddisfazione da diversi anni nei corsi di progettazione professionale all’UNIPD, funziona davvero molto bene nel facilitare i giovani colleghi a “pensarsi out-of-the-box” in termini di identità professionale potenziale, ed a sviluppare una logica non convenzionale nel proporsi sul mercato del lavoro, in chiavi e su funzioni diverse da quelle “classsiche” ed ipersaturate.
    Per cui, veramente… provateci 🙂
    Sembra un “gioco”, ma è una cosa molto seria !

    Insomma, una strategia “Blu Ocean” invece che il solito “Red Ocean” che è spesso un forte vincolo autoimposto della professione, per cui tutti “nuotano” nello stesso segmento di mercato senza pensare che possono “esplorarne” di limitrofi, poco frequentati dai colleghi.

  20. Se le nostre università ci insegnano solo contenuti e non processi, rischiamo di sfornare laureati che continuano a bighellonare con il fantasmatico della professione, vivendo da frustrati (senza rendersene conto perchè non hanno in mano, come detto prima, il processo oltre che il contenuto) e facendo ingenti danni che vanno a ripercuotersi sulla nostra già ben delicata immagine… mettiamo al centro dei nostri percorsi formativi il lavoro su di sè, l’accompagnamento, la consapevolezza di un cammino di crescita che per noi diventa poi opportunità professionale.. e facciamo studiare tanto, e troveremo dei giovani che sono capaci di scoprire che l’umano è ovunque, ed ovunque c’è lo spazio per uno psicologo COMPETENTE..

    un giovane (ancora non)psicologo che ha già cominciato a inventarsi

  21. Sì, sono d’accordo sul fatto che lo psicologo potrebbe inventarsi un suo lavoro originale integrando le sue passioni e forse riuscendo così anche a… sbarcare il lunario! Very interesting!!!!

  22. Una sola domanda: chi tira a campà, i molti, come fanno a vivere da soli pagandosi affitto e spese? Mi sembra ci sia molta retorica buonista in quanto circola qua dentro.
    Gli altri sedicenti psicologi ‘benestanti’ chi hanno avuto dietro le spalle? O da chi sono stati segnalati?
    Ma come dovrebbe fare una persona che già ha dovuto e deve lavorare, impiegato operai etc, per aver studiato e per vivere?
    Buona retorica in un paese davvero in crisi! Sarà che parlo con i lavoratori…

  23. Gentile Alice,

    personalmente all’università facevo lavoretti per aiutare i miei a pagarmi le spese di studente fuori sede. Mi sono laureato con un pò di ritardo. Ho avuto un’idea (in realtà OP è stato il terzo tentativo “imprenditoriale“), nel 2001 sono partito con 500.000£ e parecchio olio di gomito, senza avere segnalazioni o presenze inquietanti alle spalle. Sono certo che percorsi simili al mio sono di molti colleghi che anche qui scrivono, così come conosco colleghi (fortunatamente pochi) che invece corrispondono all’identikit da lei disegnato.

    Per favore… NON GENERALIZZI! Tutta quell’energia la potrebbe canalizzare in cose più costruttive ;O)))
    Buon lavoro anche a lei!

  24. …e possiamo aggiungere come opportunità di lavoro ben retribuite anche ENPAP ed i vari Ordini Regionali: questi sono posti di lavoro più accessibili e reali.

  25. Siamo sempre alle solite insomma, alla ricerca di un posto di lavoro e di credibilità…ma non è fantasticando o proponendoci come “tuttologhi” che saremo buoni a qualcosa! Mi hanno regalato, e ho letto alcuni mesi fa, il libro “Lo psicologo che non ti aspetti” ebbene dopo quella lettura mi sono iscritta ad un’altra università! Adesso ho trovato uno specifico professionale, un tirocinio pre-lauream, spiegazioni efficaci e pratiche, a volte pure troppo, ma quando uscirò da questa università, non avrò dubbi su quale tipo di lavoro andare a svolgere, saprò fare qualcosa! E ve lo scrive una che ha a disposizione un fondo di 150 metri quadri, centrale, ristrutturato di recente, in cui fa i suoi laboratori, i suoi seminari etc… ma diciamocela tutta: noi psicologi sappiamo fare poco, anche quando siamo bravi. E non prendiamoci in giro, almeno fra di noi! Sennò chissà quali altri ambiti di intervento dovremo inventarci la prossima volta…

  26. ….a me sembra un settore interessante anche quello dell’amministrazione pubblica e delle realtà istituzionali: spesso possono aprirsi opportunità (soprattutto nei piccoli comuni), collaborando con gli assessori per la scrittura e presentazioni di progetti per lo sviluppo della comunità.

    Chiaramente mi riferisco a quegli psicologi che hanno nel loro curriculum conoscenze in progettazione nel sociale o comunque l’approccio della Psicologia di Comunità.

    In Italia, a ben guardare, i mali nei quali affoghiamo non sono che l’effetto di un sistema carente di strumenti e capacità, che noi psicologi abbiamo o per i quali possiamo attrezzarci e trasferire.
    Siamo così bravi ad esorcizzare la paura dell’inefficienza con i Berlusconi e gli Schettino di turno, che non sono poi che “il vizio”, che a differenza del Lupo, non cambia facilmente.

    Non ci resta che piangere….oppure cercare di cambiare lavorando braccio a braccio con chi ci è accanto?

  27. Psicolog-consulente d'acquisti.
    Abile e veloce profiler, lo vedo per esempio aggirarsi in uno show-room di arredi mentre aiuta il cliente a personalizzare il suo acquisto. Il suo principale obiettivo è aiutare la persona a spendere meglio e con più soddisfazione i suoi soldi. E' molto più di un venditore, ha molti più strumenti di analisi…il cliente può vivere con lui una coinvolgente ed emozionante esperienza guidata e condivisa di analisi e riconoscimento del bisogno sottostante al suo acquisto, di consapevolizzazione e di ri-motivazione. E' solo un'idea naturalmente. Da provare.

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