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  1. Condivido completamente i 6 punti operativi del dott. Pezzullo. Lo scenario è davvero allarmante e se non si mette mano in modo urgente alla formazione e alla promozione (interna ed esterna) della professione le condizioni fotografate da AlmaLaurea rimarranno stagnanti.

  2. Bel sito e articolo che offre un’analisi lucida e spunti di riflessione utili. Concordo su molti punti esposti. In particolare, credo che sia utile:
    – definire meglio gli ambiti specifici di pertinenza dello psicologo (evitando così tutta quella congerie di offerte che vanno dal counselling al coaching, con la complicità di molte scuole di specializzazione in cerca di nuovi iscritti e nuove entrate);
    – maggiore selezione in entrata (test) e lungo il percorso (i dati citati e le considerazioni esposte lasciano intendere che molti si iscrivono a Psicologia con scarsa motivazione o con un progetto poco chiaro in mente);
    – studio della realtà: storia, società, politica, cultura, ecc.: la mente non è un’entità astratta.

    P.S.: quando invece io chiedo a un/a tirocinante di darmi una definizione di ‘mente’ o ‘comportamento’ o ‘psicologia’… lasciamo stare. 🙂

  3. ti ringrazio nicola per gli aggiornamenti, agghiaccianti purtroppo, ma non lontani da ciò che pensavo…
    Io sto studiando psicologia per passione, iscritto alla veneranda età di 29 anni, avendo già un lavoro ed una vita professionale e mi sto rendendo conto che gli studi accademici sono utilissimi, ma manca assolutamente la parte pratica ed esperienziale, a differenza per esempio dalle scuole di counseling -in cui mi sto diplomando dopo 3 anni di corso-. … Non arrabbiatevi, ma bisogna comprendere come mai questa figura -del counselor- sta invadendo il mercato già asfittico della relazione di aiuto… Certo, la motivazione è multicausale probabilistica ;-), ma dalla mia esperienza non vedo laureandi e laureati così preparati nelle competenze pratiche(è solo una piccola indagine personale, non una ricerca), anche personalmente, come esseri umani -essendo un lavoro ad alto tasso umano- da instaurare il clima di fiducia necessario per un’alleanza operativa…
    Quindi, in breve, credo gli psicologi debbano riappropriarsi del mercato e della fiducia dei consumatori attraverso un profondo lavoro di aggiornamento accademico che, onestamente, mi sembra lontano dal contesto attuale.
    Quindi, il mio consiglio è quello di formarsi il più possibile e cercare di integrare la professione con una passione, così da rendere lo studio più piacevole e diventare degli esperti in quel particolare settore.
    Un sorriso e scusa la lunghezza.
    Simone

  4. Condivido 5 dei 6 punti esposti, tranne il primo, perché alcune facoltà chiuderebbero.

    Si, la psicologia italiana è troppo scollegata dalla realtà che nel frattempo è cambiata.
    Mi permetto di aggiungere altri 2 argomenti:

    Scollegamento totale con i medici (specie i generici) che imbottiscono i pazienti di psicofarmaci senza neanche proporre soluzioni alternative.

    Forte stereotipo della professione intesa come chi “cura i matti”; sarà banale ma è così tocca farci i conti, inutile far finta di niente, perché la gente ha forti pregiudizi e paure nel recarsi da uno psicologo, persino quando ne avrebbe bisogno.

    Preferisce nomi sugli interventi diversi, meno impegnativi, anche se poi alla fine si tratta comunque di un intervento psicologico.
    Ma è anche un problema di comunicazione.

    Secondo voi quanta gente conosce la differenza fra dottore in psicologia, psicologo e psicoterapeuta?

    Per non parlare di counseling, tutoring, ecc..

    Sarebbe scandaloso immaginare una pubblicità del Ministero della Salute che indichi cosa fa uno psicologo e le differenze, per orientare meglio la gente quando ha bisogno di aiuto?

    Sarebbe disdicevole chiarire una volta per tutte chi è e cosa fa questa figura professionale e quali sono gli ambiti in cui opera?

    Quante organizzazioni sanitarie (private e non) forniscono un supporto psicologico a chi ha subito amputazioni, ha perso un familiare o deve affrontare la chemioterapia?

    Quante aziende sanno che gli psicologi possono operare nelle organizzazioni e che possono aiutare nelle problematiche del conflitto di ruoli, della leadership, motivazione, produttività, ecc..?

    Quanti degli ambiti trattati dagli psicologi sono davvero noti a chi ne avrebbe bisogno e quale accessibilità hanno davvero le persone?

    Ci vorrebbe un seminario, qualcosa che faccia prendere coscienza del problema al livello nazionale, perché forse è il caso di rivedere molte cose di questa professione.

  5. Tutto vero! purtroppo le università continuano a far sostenere esami di filosofia, pedagogia, educazione etc. . .che, per carità, ci possono anche stare ma è da matti proporre piani di studi senza elementi di diritto ed economia! SIAMO FUORI DALLA REALTA’. Certo, l’importante è avere le belle dispensine sulla biografia di decrepiti fondatori di paradigmi teorici oramai inconsistenti, studiare su pubblicazioni degli anni 80 e avere anche la presunzione di non riconoscersi incoscienti. SVEGLIA RAGAZZI CHE IL MONDO NON E’ QUELLO DEI CASI CLINICI BELLI, RIUSCITI E IMPACCHETTATI scritti su libricini di 100 pagine scarse! e se dai palazzi continuano a dormire almeno proviamo a non sembrare più adolescenti sognatori di quanto lo siamo già!

    Good morning
    Francesco

  6. Cari colleghi, è tutto vero.
    Io mi occupo di ricerche di mercato, forse uno dei pochi ambiti che dà soddisfazioni anche, ma non solo, a breve termine (lavoro stabilmente e con soddisfazione da 8 anni). Certo, è considerato lo scarto dei clinici, ma non credo sia così: anzi!
    Più senso pratico, gente, meno sogni.
    Ammettiamolo: siamo un categoria di imbranati senza visione in confronto a ingegneri, giuristi, economisti.
    Speriamo in una svolta.
    Buon lavoro a tutti