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Salute Mentale. Progetto Triathlon senza Psicologi in cabina di regia

Il Corriere della Sera titola “Al via il progetto Triathlon contro il disagio psichico. Un’iniziativa per favorire il ritorno dei pazienti alla vita normale attraverso formazione e sport, con il coinvolgimento di tutte le figure chiave dell’assistenza

E come il CorSera, diversi altri quotidiani e portali online danno rilievo a questa – di fatto – pregevole iniziativa. Poi vai a vedere di che si tratta e chi la propone..

 

I proponenti del Progetto Triathlon

Il progetto Triathlon è promosso da Janssen, farmaceutica, in collaborazione con le tre principali Società scientifiche in Psichiatria, Società Italiana di Psichiatria (Sip), Società Italiana di Psichiatria Biologica (Sipb), Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf), Fondazione Progetto Itaca e Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della donna).

 

La morale della favola?

  1. L’iniziativa riguarda la salute mentale, il disagio psichico, il benessere e reinserimento sociale e lavorativo dei pazienti con psicosi.
  2. I media rilanciano la notizia affermando che nel progetto sono coinvolte tutte le figure chiave legate alle tematiche di cui sopra.
  3. Evidentemente lo psicologo non è ritenuto figura chiave, visto che non è presente?

Preciso: la mia non è una critica ai soggetti organizzatori di questa meritoria iniziativa!

In questi 2 anni di presidenza dell’Ordine Psicologi Lazio mi sono reso conto di quanto la politica e le professioni NON conoscono la nostra attività e soprattutto le nostre istituzioni ordinistiche. In tal senso – a livello REGIONALE – ci siamo e ci stiamo impegnando molto nello sviluppare relazioni istituzionali, nel proporre sinergie e progettualità comuni, nel diventare interlocutori presenti e riconosciuti.

Ebbene, mi chiedo cosa si stia facendo a livello di Consiglio Nazionale Ordine Psicologi in tal senso.

 

Entriamo nel merito del Progetto Triathlon

Triathlon intende promuovere il recupero ed il reinserimento dei pazienti attraverso un approccio integrato, lungo tre dimensioni fondamentali: la dimensione clinica, la dimensione organizzativa e quella sociale.

«La schizofrenia è tra le patologie che hanno un impatto maggiore sulla vita del paziente e dei familiari ed è inclusa tra le prime dieci cause di grave disabilità cronica», ha spiegato Claudio Mencacci, Presidente della Sip. «I pazienti schizofrenici presentano severi problemi di disabilità con gravi ripercussioni nella sfera sociale, professionale e familiare e sono inoltre caratterizzati da maggiori rischi di comorbilità, di esclusione sociale e da un alto rischio di suicidio: la loro aspettativa di vita è mediamente inferiore del 20% rispetto a quella della popolazione generale».

Il progetto Triathlon coinvolgerà nell’arco di 18 mesi più di 3.000 specialisti e operatori sanitari di 36 Dipartimenti di Salute Mentale in attività di formazione su tutti gli elementi utili al benessere dei pazienti: non solo farmacoterapia, ma anche psicoeducazione e riabilitazione cognitiva, abuso di sostanze e organizzazione dei percorsi terapeutici.

 

Il progetto conclude affermando: “Per far fronte alle criticità che caratterizzano l’assistenza e il trattamento delle persone con psicosi, il progetto Triathlon supporta l’implementazione del modello organizzativo nel quale il paziente è al centro dell’organizzazione dei Dipartimenti di Salute Mentale e tutte le figure dell’assistenza interagiscono per supportarlo in ogni fase: medici, infermieri, psicologi, tecnici della riabilitazione, psicoeducatori, assistenti sociali, caregiver.

In pratica, sulla carta, il Progetto intende coinvolgere l’organico ad oggi presente nel Sistema Sanitario pubblico, quindi anche quella esigua manciata di psicologi ancora presenti. Nella sostanza e pratica quotidiana, vedremo come verrà realmente valorizzata la funzione psicologica, anche solo ripetto a infermieri o tecnici della riabilitazione…

 

La domanda che lascio ai posteri…

Ditemi voi se questa non era una opportunità per starci dentro come Ordine Psicologi Nazionale, una opportunità per aumentare il peso specifico del ruolo e funzione di psicologo all’interno del Sistema Sanitario?