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2 STRUMENTI per definire le PRIORITA’ e raggiungere i tuoi OBIETTIVI

Ti propongo 2 strumenti semplici ed operativi per definire le tue priorità, ottimizzare il tuo tempo e raggiungere con (maggior probabilità di) successo i tuoi obiettivi 🙂

D’altro canto è appena cominciato il nuovo anno (a proposito… BUON ANNO!!!!) e ciascuno di noi, come sempre accade, si fantastica obiettivi e traguardi da raggiungere, attività da avviare, iniziative da lanciare e compagnia cantante…

Ebbene, per riuscire a raggiungere con successo i tuoi obiettivi, dovrai individuare e definire le tue priorità e gestire al meglio il tempo a tua disposizione. Insomma, quanto più pianificherai il percorso in modo efficace, tanto più ottimizzerai gli sforzi, agirai in modo performante, raccoglierai i frutti del tuo lavoro… e sperimenterai gratificazione da tutto ciò 😀

Ti propongo 2 utili strumenti. Se riuscirai ad inserirli nella tua prassi lavorativa, ti porteranno evidenti vantaggi. Te lo assicuro :o)

 

Strumento 1: la matrice Urgenza/Importanza

Detta anche Matrice di Eisenhower, questo strumento ti permette di ordinare le tue attività per livello di priorità, potendo così dedicare tempo ed energia ad alcune, e meno o nulla ad altre. La matrice prevede due variabili:

  1. urgenza: sono attività da compiere e chiudere entro una scadenza temporale imminente, altrimenti si generano problemi, conseguenze negative, si bloccano altre situazioni, ecc…
  2. importanza: sono attività a medio/lungo termine, gestibili in un tempo più ampio, ma in grado di produrre grande beneficio, di migliorare drasticamente lavoro/vita

La matrice di Eisenhower si compone quindi di 4 quadranti che danno luogo a 4 differenti posizionamenti di priorità delle tue attività e progetti

1. DELEGA – Urgente, ma non importante

Questa attività deve essere svolta nel breve (spesso per richieste di terzi), tuttavia non è particolarmente importante (per te ed i tuoi obiettivi). Puoi quindi delegarla ad altri oppure valutare di farla slittare in là nel tempo, quando sarai più libero.

Troppe attività in questo quadrante ti obbligheranno a badare ad urgenze non determinanti, magari di altri, ed a trascurare le attività realmente importanti e funzionali ai tuoi progetti

2. EMERGENZA – Urgente ed importante

Qui non hai scelta, l’attività è urgente ed importante. Devi attivarti e correre come una locomotiva (progetti in scadenza, eventi critici, opportunità da cogliere, ecc…). Ferma tutto il resto e dedicati a queste.

Troppe attività in questo quadrante ti terranno sempre in emergenza, non sarai tu a gestire le tue attività, ma questi impegni critici a determinare il tuo tempo e le tue giornate

3. MIGLIORAMENTO – Non urgente, ma importante

Qui risiede il maggior margine di opportunità per te: attività molto importanti per te, su cui non vi sono scadenze o urgenze specifiche. Ciò significa che puoi PIANIFICARLE per tempo ed in modo efficace!

Più attività ricadono in questo quadrante e maggiore potrà essere la tua qualità di vita e di lavoro, meglio potrai schedulare tempi ed energie nel tempo, al fine di raggiungere gli obiettivi così come pianificato a monte.

4. SPRECO – Non urgente e non importante

Queste attività puoi valutare di eliminarle del tutto, al massimo delegarle ad altri, visto che non sono per te importanti, né hanno specifiche urgenze di essere svolte.

Avere attività in questo quadrante significa – di fatto – sprecare il tuo tempo e sottrarlo ad attività più funzionali ai tuoi progetti

Come usare la Matrice di Eisenhower?

Personalmente, almeno una volta ogni 2 o 3 mesi sono solito compilarmi questa matrice, rispetto a tutte le attività ed impegni in cantiere, per ordinarle, dargli un ordine di priorità, investire maggiori energie su alcune, eliminarne altre, delegarne il resto. Mi aiuta a rimanere sempre focalizzato su ciò che è importante e quindi a sfruttare al meglio il mio tempo e le mie energie. Ecco come procedere (io uso una lavagna a muro e post-it):

  1. elenca a ruota libera tutte le attività e gli impegni a cui stai dedicando tempo, e quelle a cui dovrai comunque nel breve dedicarvi tempo,
  2. ordine le varie attività per importanza, ed al di là del fattore di urgenza temporale
  3. riordinato l’elenco, valutane adesso il livello di urgenza e posizionale nei rispettivi quadranti
  4. procedi ad ordinare le varie attività elencate all’interno dei 4 quadranti
  5. individua le attività da delegare e/o da eliminare
  6. focalizzati quindi su quelle importanti da svolgere nel breve (se ve ne sono), dopodiché su quelle pianificabili nel medio/lungo periodo

L’obiettivo ovviamente è arrivare minimizzare il quadrante delle emergenze (che in una certa misura sempre ci saranno!) e svuotare quello degli sprechi. Dopodiché popolare quanto più possibile quello del miglioramento, dove risiede l’opportunità di pianificazione. Probabilmente non ti uscirà da subito in questo modo ottimale, ma datti 6/8 mesi di lavoro con questa matrice e vedrai che il tuo lavoro si fluidificherà parecchio e così il raggiungimento di obiettivi prefissati 🙂

 

 

Strumento 2: griglia delle Tolleranze

Stabilito l’ordine di priorità delle tue attività e progetti, puoi adesso procedere ad ottimizzare ulteriormente il tutto 😀
Durante le tue giornate, probabilmente, convivi con un certo numero di cose, azioni, abitudini che ti fanno perdere tempo prezioso, ti distraggono, ti tolgono concentrazione o continuità.

Tutte queste situazioni vengono chiamate tolleranze proprio perché continui a conviverci, le tolleri. Alcune di queste tolleranze sono eliminabili, altre possono essere gestite per contenere al minimo gli eventuali effetti indesiderati. Ti propongo un breve elenco esemplificativo:

  • telefonate non importanti, in qualunque orario,
  • disordine nell’ambiente di lavoro,
  • visitatori inattesi,
  • continui messaggini Facebook, Whatsapp, ecc.. a cui non resisti dal rispondere,
  • Skype attivo sul PC ed in modalità sempre contattabile,
  • incapacità di dire no! alle richieste altrui,
  • fiumi di email non importanti a cui comunque rispondi e dai seguito,
  • continue e/o interminabili riunione di lavoro,
  • definizioni non chiare di obiettivi e consegne,
  • tempo passato in auto nel traffico, in treno, in autobus, ecc…
  • ecc…

Insomma, il rischio è che tutte queste tolleranze, nell’insieme, vanno a toglierci ore ed ore di tempo, energia, concentrazione che potremmo invece dedicare ai nostri progetti. Ore di tempo che di fatto non producono nulla di tangibile.

Se con la Matrice Eisenhower ritari e/o elimini tutte le attività/progetti non urgenti e non importanti, con questa griglia puoi ottimizzare ulteriormente i tuoi tempi andando ad eliminare o gestire le varie tolleranze con cui convivi 😉

Come usare la griglia delle tolleranze?

Prendi un foglio A4 (o un file word) e suddividilo in 4 colonne,

  1. nella prima colonna elenca tutte le tue tolleranze (eventualmente raggruppandole per specifici ambiti e/o attività), specificando per ciascuna l’approssimativo monte ore che ti prende per ciascuna settimana,
  2. nella seconda colonna specifica se intendi eliminarle (E) o invece se vuoi/puoi gestirle (G) ed in quest’ultimo caso specifica anche il tempo approssimativo che intenderesti recuperare,
  3. nella terza colonna specifica la data entro cui intendi ottenere il risultato previsto,
  4. nella quarta colonna descrivi la modalità con cui intendi eliminare e/o gestire quella specifica tolleranza, entro quella data.

 

Spero che questi 2 strumenti possano risultare utili nella tua attività lavorativa 🙂

Non mi rimane che augurarti un sereno e prospero 2017, buon lavoro!

 

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Security manager e certificazione dello psicologo

Vuoi fare il Security Manager? Ti serve la certificazione dello psicologo.

Si tratta della norma UNI10459. E’ uscita nel 2015 ma ritengo sia comunque di interesse darne massima diffusione. L’UNI, Ente Italiano di Normazione, ha infatti pubblicato la norma che si occupa dei professionisti della Security, definendo i requisiti di conoscenza, abilità e competenza che dovrà possedere il – così detto – security manager.

L’UNI, Ente che aveva avviato il tavolo sul “Counseling relazionale” poi fatto sospendere dal Ministero della Salute grazie all’intervento dell’Ordine Psicologi (punto 4),  in questo caso ha prodotto delle Linee che incoraggiano l’uso della competenza psicologica.

 

Chi è il Security Manager?

E’ il responsabile della sicurezza e si occupa di gestire e controllare tutti gli aspetti relativi alla sicurezza di una organizzazione. Può lavorare sia all’interno del settore pubblico che all’interno di quello privato.

 

 

La certificazione dello Psicologo

La norma prevede che il candidato alleghi “alla Domanda di certificazione un Certificato rilasciato da Psicologo iscritto ad Ordine che attesti il possesso delle caratteristiche psicoattitudinali e di personalità, di cui all’appendice C e D della UNI 10459:2015.”

Nello specifico, vengono elencate le seguenti dimensioni:

  • alta integrità morale;
  • assenza di pregiudizi;
  • equità, eguaglianza e imparzialità;
  • tutela della persona;
  • diligenza;
  • trasparenza;
  • riservatezza;
  • controllo dell’emotività;
  • accuratezza nel riportare i fatti ed illustrare in modo chiaro concetti e idee sia verbalmente sia per iscritto;
  • flessibilità e capacità di adattamento alle situazioni contingenti, adeguando con tempestività ed efficacia le proprie risposte;
  • capacità di assumere rapidamente ed efficacemente decisioni afferenti ad emergenze o pericoli imminenti;
  • capacità di interagire efficacemente con tutti i livelli dell’Organizzazione e le istituzioni di riferimento;
  • spirito di osservazione e perspicacia;
  • atteggiamento aperto alle innovazioni.

ACCREDIA, l’Ente che accredita i vari Organismi di Certificazione ed Ispezione,  conferma che i vari Organismi devono procedere a richiedere la certificazione dello psicologo, così come deliberato dal Comitato UNI del Settembre 2015, fino a diversa decisione.

Fai una ricerca su GOOGLE e troverai diverso materiale a riguardo

 

Opportunità per lo psicologo

Beh, ne possiamo intravedere almeno due, lapalissiane 🙂

  1. la certificazione: alcuni psicologi potranno quindi venir contattati da singoli professionisti – prossimi – security manager e/o da agenzie di settore per produrre certificazioni secondo norma UNI
  2. la formazione: come potrai vedere dalla ricerca Google esistono molti corsi di formazione per security manager e certamente vi saranno anche dei moduli legati alla Psicologi, e quindi gestibili da uno psicologo

Dopodiché, mi piace pensare – in aggiunta – che tale norma contribuisca a posizionare e consolidare il contributo della funzione psicologica su tutto il fronte della sicurezza 🙂

Qualcuno di voi ha già esperienze professionali a tal riguardo? Ce ne vuole parlare?

 

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Prevenire e contrastare i reati in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia

Non ho fatto in tempo a pubblicare il post “Idoneità psico-attitudinale per insegnanti di scuole infanzia, primarie e operatori asili nido“, in cui segnalavo la Proposta di Legge 2647,  che subito mi tocca segnalarvi il Testo Unico:

Misure per prevenire e contrastare i reati in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie per anziani e disabili

In pratica, essendo pervenute diverse Proposte di Legge sul tema (tra cui la 2647), le Commissioni I e XI, che sono chiamate a discuterne congiuntamente in sede referente, lo scorso 28 settembre le hanno tutte accorpate in un Testo Unico.

Cosa cambia?

Questo il testo che ci riguarda da vicino:

il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo in materia di valutazione attitudinale nell’accesso alla professioni educative e di cura, nonché di formazione iniziale e permanente del personale delle strutture di cui all’articolo 1, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

  1. a) previsione che gli operatori sociosanitari, gli infermieri e gli altri soggetti che operano con mansioni di assistenza diretta presso strutture sanitarie e sociosanitarie, a carattere residenziale o semiresidenziale, nonché il personale docente e non docente degli asili nido e delle scuole dell’infanzia siano in possesso di adeguati requisiti di idoneità psico-attitudinale;
  2. b) previsione che la sussistenza dei requisiti di idoneità di cui alla lettera a) sia verificata al momento dell’assunzione e, successivamente, con cadenza periodica, anche in relazione al progressivo logoramento psico-fisico derivante dall’espletamento di mansioni che richiedono la prestazione di assistenza continuativa a soggetti in condizioni di vulnerabilità;
  3. c) previsione di percorsi di formazione professionale continua dei lavoratori di cui alla lettera a) che valorizzino le migliori pratiche sviluppate nelle diverse realtà operanti nel territorio nazionale, assicurando il coinvolgimento delle famiglie, degli operatori e degli enti territoriali

Innanzitutto balza all’occhio che il Decreto legislativo da adottare riguarderebbe la “valutazione attitudinale” e non più una più precisa “idoneità psico-attitudinale“.

Ciò nonostante, nei commi successivi viene più chiaramente citato il “possesso di adeguati requisiti di idoneità psico-attitudinale“, ai fini dell’assunzione ed a cadenza periodica.

Viene inoltre prevista la presenza di “percorsi di formazione professionale continua dei lavoratori” e ciò indubbiamente rappresenta un ulteriore aspetto di interesse.

In tutto ciò, rimane da capire il motivo per cui i tre commi inizino con “previsione” e non con “obbligo“, in altre parole si prevederebbe il possesso di idoneità psico-attitudinale e non invece l’obbligo. Sfumatura assolutamente NON BANALE…

… e non è un caso che ciò si accompagna alla scomparsa della Commissione di valutazione formata da Psicologi. In altre parole non si entra più nel merito di chi dovrebbe poi fattivamente occuparsi di questa “prevista” (ma chissà se mai attuata) idoneità psico-attitudinale.

 

Ed i soldi chi ce li mette?

Ecco, veniamo al dunque… l’art.5, Clausola di neutralità finanziaria, afferma che:

Le amministrazioni pubbliche interessate provvedono all’attuazione della presente legge nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Chiaro no?

Questo BelPaese non prevede la presenza strutturata di Psicologi Scolastici, né di fatto di psicologi in genere, quindi le risorse umane non ci sono. Dopodiché il comparto educativo ed assistenziale sta alla canna del gas quanto a budget e quindi mancheranno pure le risorse economiche e finanziarie… immaginiamoci quanto costerebbe istituire Commissioni che effettuano valutazioni di idoneità, poi magari sostenere ricorsi e compagnia cantante… molto meglio scrivere che tutta quella roba è “prevista”

 

Ed il Consiglio Nazione Ordine Psicologi?

A pagina 11 del pdf si trova scritto:

il termine per la presentazione di proposte emendative al testo base è fissato a martedì 4 ottobre alle ore 10

Ecco, il termine per presentare emendamenti è al momento scaduto, credo che vi siano ancora spazi per attivarsi ma mi chiedo nuovamente… il preSidente di tutti noi, Fulvio Giardina, e tutta la maggioranza che siede al Consiglio Nazionale Ordine Psicologi.

Come descritto nel post “CYBERBULLISMO: la posizione del Consiglio Nazionale Psicologi?“, anche in questo caso soffro il medesimo silenzio da parte del CNOP. Ma dico io, ce l’hanno una funzione di monitoraggio istituzionale, o si attivano solo dove interessa a loro… per mille differenti motivi ed interessi?

Insomma, è lecito attendersi che il Nazionale provi ad attivarsi per valorizzare meglio funzione psicologica e ruolo dello psicologo? Non si chiedono miracoli, solo di esserci, di comparire ogni tanto, di provarci…

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Idoneità psico-attitudinale per insegnanti di scuole infanzia, primarie e operatori asili nido

Proposta di Legge 2647 “Disposizioni in materia di requisiti di idoneità psico-attitudinale dei docenti delle scuole dell’infanzia e primarie e del personale degli asili nido“

Ha concluso l’esame da parte delle Commissioni alla Camera. E’ al momento in stato di relazione il T.U. sulle misure per prevenire e contrastare le condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-assistenziali e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità.

Secondo la proposta di legge “ai fini dell’accesso ai ruoli delle graduatorie del personale docente delle scuole dell’infanzia e primarie è necessario il possesso di specifici requisiti di idoneità psico-attitudinale al servizio“. In particolare, i requisiti esplicitati comprenderebbero:

  • integrazione della personalità in sintonia con l’evoluzione globale, con riferimento alle esperienze di vita, alla stima di sé e al senso di responsabilità;
  • stabilità emotiva che consenta di contenere le proprie reazioni emotivocomportamentali mantenendo un’adeguata efficienza operativa anche in situazioni ansiogene;
  • facoltà intellettive che favoriscano un positivo impegno in compiti prevalentemente dinamico-pratici che implicano anche capacità di osservazione, attenzione e memorizzazione;
  • comportamento sociale che evidenzi capacità di stabilire rapporti soddisfacenti con l’ambiente di lavoro, tenuto conto dell’adattabilità, della predisposizione all’ambiente di lavoro e della motivazione

Tali requisiti verrebbero valutati da una apposita COMMISSIONE, sia in ingresso al servizio, che in itinere ogni 5 anni. Questa la composizione della commissione proposta:

La commissione per la verifica e la valutazione dei requisiti psico-attitudinali è composta da tre professionisti iscritti all’ordine professionale degli psicologi, nominati dai competenti uffici scolastici regionali, su apposita delega del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca che provvede con proprio decreto, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge ad adottare il regolamento per l’attuazione del presente articolo

I proponenti la PL 2647 (DE GIROLAMO Nunzia; BERNARDO Maurizio; BOSCO Antonino; CALABRO’ Raffaele; GAROFALO Vincenzo; MINARDO Antonino; PICCONE Filippo; SALTAMARTINI Barbara; SAMMARCO Gianfranco;SCOPELLITI Rosanna; TANCREDI Paolo; VIGNALI Raffaello) appartengono tutti alla lista di elezione “Il Popolo delle Libertà”

Per scaricare il PDF originale della proposta di legge clicca sul LIKE Facebook e/o sul TWEET Twitter così da poterlo anche diffondere e condividere con altri colleghi (clicca sui bottoni e comparirà il link di download).

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CANADA: l’intervento psicologico fa risparmiare

La Psicologia fa risparmiare, la Psicologia abbatte i centri di costo.

Come AltraPsicologia prima – alla guida di ENPAP – e in Ordine Psicologi Lazio poi ci stiamo lavorando da qualche anno, ed effettivamente vediamo il positivo riscontro di molti interlocutori istituzionali.

Qui in Italia è una sfida – culturale, politica e professionale – tutta da giocare, in altri paesi la cost-effectiveness della Psicologia è cosa acquisita e consolidata.

In questo post ti propongo una traduzione dell’interessante paper della Canadian Psychological Association. Pubblicato nel lontano 2002, ma anni luce avanti all’Italia del 2016 😉

Per scaricare il PDF originale del paper clicca sul LIKE Facebook e/o sul TWEET Twitter così da poterlo anche diffondere e condividere con altri colleghi (clicca sui bottoni e comparirà il link di download).

[l2g name=”THE COST-EFFECTIVENESS OF PSYCHOLOGICAL INTERVENTIONS” id=”140492″ facebook=”true” twitter=”true” gplusone=”false”]

 

Partiamo da una prima considerazione a noi psicologi ben chiara: gli interventi psicologici possono trattare efficacemente una vasta gamma di problemi di salute di bambini ed adulti, tra cui depressione, disturbi d’ansia, disturbi causati dal panico, disturbo da stress post traumatico, disturbi alimentari, abuso di sostanze e dolore cronico (Nathan & Gorman, 1998; Chambless & Ollendick, 2001; Roth & Fonagy, 1996; U. K. Department of Health, 2001).

Inoltre, è risaputo che ci sono anche alcuni trattamenti psicologici efficaci contro malattie e disturbi che vengono solitamente trattati a livello di assistenza sanitaria di base ma che sono tipicamente difficili da curare esclusivamente dal punto di vista medico; tra questi, diabete di tipo 1 (Hampson et al., 2000), mal di testa cronici (Holroyd et al., 2001), artriti reumatoidi (Sharpe et al., 2001), mal di schiena lombare cronico (van Tulder et al., 2000), sindrome da affaticamento cronico (Whiting et al., 2001) e tanti altri sintomi fisici che non si possono spiegare dal punto di vista medico (Nezu, Nezu, & Lombardo, 2001).

Le ricerche più recenti hanno dimostrato che gli interventi psicologici possono essere più efficienti del trattamento farmacologico tradizionale per casi come disturbi causati dal panico e depressione.

In particolare, rispetto ai disturbi di panico risultano efficaci sia il trattamento farmacologico che terapeutico, tuttavia viene stimato che l’intervento psicologico costi dal 10 al 50% in meno rispetto al trattamento farmacologico.

Nella cura della depressione alcune analisi hanno dimostrato che l’intervento psicologico può produrre risultati paragonabili o superiori all’intervento farmacologico, anche perché la terapia con farmaci presuppone un tasso più elevato di rinuncia da parte dei pazienti, a differenza della terapia psicologica. Inoltre, uno studio recente mostra che, lungo un periodo di due anni, il trattamento farmacologico può arrivare a costare 30% in più rispetto al trattamento cognitivo comportamentale nello specifico.

Una recente analisi di 91 studi di ricerca pubblicati tra il 1967 ed il 1997 mostra che

[bctt tweet=”L’intervento psicologico in Sanità genera un risparmio medio del 20/30%” username=”nicolapiccinini”]

Nel 90% dei casi, non solo la maggior parte degli interventi psicologici hanno portato ad una riduzione dei costi, ma queste riduzioni sono spesso state così ampie da coprire totalmente i costi degli interventi psicologici stessi.

Per concludere, è evidente che gli interventi psicologici possono curare efficacemente un’ampia gamma di problemi di salute di bambini ed adulti. I trattamenti psicologici possono anche essere molto efficaci dal punto di vista del costo e, in alcuni casi, più di quanto lo siano gli interventi farmacologici comuni.

 

IL RAPPORTO COSTI/EFFICACIA DEGLI INTERVENTI PSICOLOGICI IN CANADA

Prima di passare alla prova del rapporto costi/efficacia e della compensazione dei costi dei servizi psicologici sono necessarie alcune informazioni sulle spese sanitarie in Canada. La stima dell’Istituto di Informazione Sanitaria canadese circa il rapporto costi/efficacia degli interventi psicologici nell’anno 2001 è che la spesa sanitaria ha superato i 102 bilioni di dollari, di cui il 73% sono attribuibili ai fondi pubblici (Canadian Institute for Health Information, 2001b, 2001c). Inoltre, negli ultimi anni, approssimativamente un terzo di tutti i programmi di spesa provinciali era indirizzato alla spesa sanitaria. In Canada, la natura dei dati del governo federale, provinciale e territoriale fa sì che sia difficile determinare la spesa effettiva degli interventi psicologici.

Per esempio, nonostante si sappia che il 20% di tutte le spese per i servizi legati alla sanità mentale in Ontario venga destinato alla psicoterapia, non può essere determinato con esattezza se questo dato si riferisce anche a tutta la gamma degli interventi di tipo comportamentale. Inoltre, dal momento che la maggior parte delle consultazioni psicologiche avvengono al di fuori delle istituzioni pubbliche (Stephens & Joubert, 2001), i dati sui servizi sanitari pubblici sottovaluterebbero il vero costo dei servizi psicologici in Canada.

Nel 1993 una stima indicava che il costo totale annuo delle malattie sostenuto dalla società canadese era di circa 130 bilioni di dollari – una quantità equivalente a quasi il 15% del PIL canadese. I disturbi mentali e le malattie del sistema nervoso – condizioni per le quali gli psicologi forniscono servizi continuamente – rappresentano il 13.4% dei costi del fardello del sistema sanitario (che include sia i costi diretti dei servizi di assistenza sanitaria sia quelli indiretti dovuti alla perdita di produttività e alla morte). In confronto, le condizioni più costose erano le malattie cardiovascolari e quelle musco-scheletriche, che rappresentavano rispettivamente il 15.2% ed il 13.8%. Una stima più recente e globale suggerisce che nel 1998 i costi (diretti ed indiretti) associati alla depressione e all’angoscia psicologica in generale, superavano i 14 bilioni di dollari (Stephens & Joubert, 2001).

Relativamente al fardello finanziario associato alla depressione, i dati canadesi sono simili a quelli americani e suggeriscono che

[bctt tweet=”I costi annui della DEPRESSIONE pro capite superano quelli associati all’IPERTENSIONE” username=”nicolapiccinini”]

e sono paragonabili a quelli associati ai problemi cardiovascolari, di schiena e al diabete (Druss, Rosenheck, & Sledge, 2000).

 

Nonostante la ricerca sul rapporto costi/efficacia e sui benefici dell’intervento psicologico sia abbastanza recente, vi sono sempre più ragioni per sostenere il rapporto costi/efficacia di tali interventi come, ad esempio, la terapia multisistemica per i giovani disagiati (Schoenwald, Ward, Henggeler, & Rowland, 2000) e la terapia di coppia come un’aggiunta al trattamento esterno dell’alcolismo (O’Farrell et al., 1996).

Ci sono anche indicazioni relativamente al fatto che, paragonati agli interventi medicali per la stessa malattia/disturbo, gli interventi psicologici possono avere un rapporto costi/efficacia superiore o paragonabile a questi (Miller & Magruder, 1999). Ovviamente nell’interpretare queste scoperte è importante ricordare che, pro capite, ci sono molti meno psicologi disponibili a fornire servizi appropriati di quanti sono i medici disponibili a prescrivere servizi medicali.

[bctt tweet=”In Canada gli psicologi che forniscono servizi sanitari sono il triplo del numero di psichiatri” username=”nicolapiccinini”]

Nonostante  in Canada gli psicologi che forniscono servizi sanitari sono presenti in numero tre volte superiore rispetto agli psichiatri (Canadian Psychological Association, 1999), per ogni 100.000 canadesi ci sono 185 fisici e solo 40 psicologi (a scopo di paragone: ci sono 54 dentisti, 49 fisioterapisti e 16 chiropratici per ogni 100.000 abitanti (Canadian Institute for Health Information, 2001).

Per illustrare la natura ed i risultati delle analisi più recenti in termini di efficacia dei costi, un esempio relativo al trattamento del disturbo da ansia è particolarmente importante: le stime americane sono che il 15% dei pazienti che si recano nei luoghi dedicati all’assistenza sanitaria di base soffrono di disturbi d’ansia e che il costo medio per tali pazienti in un lasso temporale di sei mesi sono di 2.390$, rispetto ai 1.397$ per i pazienti sprovvisti di tali disturbi (Simon, Ormel, Van Korff, & Barlow, 1995; see also Candilis & Pollack, 1997, and Greenberg et al., 1999).

Altre stime americane suggeriscono che i costi indiretti della depressione (tra cui perdita di produttività e assenteismo) sono almeno tre volte superiori ai costi dei trattamenti diretti associati alla stessa condizione (Zhang, Rost, & Fortney, 1999) e sono tanto alti o più alti dei costi indiretti associati alle condizioni medicali croniche comuni.

Gould, Otto e Pollack (1995) hanno esaminato i costi del trattamento del disturbo da panico su un periodo di due anni, paragonando il trattamento cognitivo-comportamentale (CBT) alle medicazioni prescritte normalmente (sia antidepressivi che benzodiazepine). Hanno utilizzato i dati di 43 studi pubblicati tra il 1974 ed il 1994. In generale, hanno scoperto che l’ampiezza dell’effetto del CBT e quella del trattamento dell’intervento farmacologico sono per lo più simili. Inoltre, non è emersa prova che la combinazione del CBT con la farmacoterapia portasse ad un esito più positivo se paragonato a quello di ciascun tipo di intervento effettuato separatamente.

Inoltre, Gould et al. hanno stimato il costo sia del CBT che della medicazione farmacologica. Per i servizi CBT, i costi stimati raggiungono i 90$ a sessione per le sessioni individuali, 40$ per quelle di gruppo e 60$ per quelle supplementari. Se paragonato, il costo del trattamento farmacologico viene stimato a 60$ per una sessione di management farmacologico, 0.60$ per 1mg di alprazolam generico, 0.90$ per 50mg di imipramina generica e 1.93$ per 20mg di fluoxetina (Prozac). Entrambi i trattamenti psicologici e farmacologici sono stati utilizzati per iniziare una singola sessione di valutazione di costi uguali.

I costi del CBT sono stati calcolati sulla base di 15 sessioni, con una sessione ulteriore durante il primo anno di trattamento e quattro sessioni durante il secondo anno. I costi dei trattamenti farmacologici sono stati calcolati sulla base di 2 sessioni per il primo mese, sessioni mensili per i seguenti 3 mesi, 3 sessioni supplementari durante il primo anno e 4 sessioni aggiuntive durante il secondo anno. I dosaggi dei medicinali sono stati selezionati in modo da riflettere i tipici dosaggi nelle prove cliniche. I costi di trasporto non sono stati presi in considerazione così come nemmeno i i costi amministrativi oppure i costi associati ad una perdita della produttività causata della presenza alle sessioni di trattamento. Sulla base di queste stime, Gould et al. hanno calcolato che un trattamento CBT individuale costa 1.650$ per un periodo di due anni, il costo del trattamento di gruppo ammonta a 840$. Al contrario, un trattamento con alprazolam va dai 1800$ ai 3312$, a seconda della dose, il trattamento con imipramina costa 912$ ed il trattamento con la fluoxetina costa 3504$.

Gli interventi CBT sono paragonabili dal punto di vista dell’efficacia alla medicazione utilizzata comunemente, ma meno cari rispetto alle opzioni farmacologiche disponibili.

Nonostante questa analisi del rapporto costi/efficacia sia informativa, è importante notare che è incompleta dal momento che sono stati presi in considerazione solamente i costi diretti. Un’analisi più completa è stata effettuata da Antonuccio, Thomas e Danton (1997) nel loro studio sui trattamenti della depressione.

Come hanno notato, molti studi meta analitici pubblicati sia nei giornali di psichiatria che in quelli di psicologia mostrano che

  • l’intervento psicologico (specialmente il CBT) può portare a risultati paragonabili o superiori a quelli del trattamento medicale della depressione,
  • gli interventi psicologici e medicali combinati non superano ciascun tipo di intervento effettuato individualmente e
  • la farmacoterapia implica un maggiore rischio di abbandono della cura a differenza dell’intervento psicologico.

Sulla base di queste valutazioni, è chiaro che il CBT è almeno tanto efficace quanto gli antidepressivi prescritti come trattamento della depressione. Antonuccio et al. ha sviluppato un modello del rapporto costi/efficacia che include i costi diretti di trattamento per il paziente o per il fornitore (costo di fornimento delle cure, costi dei medicinali, salari persi, costi di viaggio e costi di comorbidità), i costi diretti per la comunità (l’effetto moltiplicatore economico e riduzione delle tasse dovuti ai salari persi, oltre alla diminuzione del lavoro di servizio alla comunità da parte dei pazienti) e i costi indiretti per la società (perdita della produttività durante il trattamento, effetto moltiplicatore economico e riduzione delle tasse dovute alla perdita di produttività e perdita di reddito potenziale dovuta al suicidio).

Moltiplicando tutti i costi descritti in precedenza, questi ricercatori hanno stimato che il costo totale per un trattamento CBT individuale è di 23.696$ su un periodo di due anni (7.268$ costo del trattamento diretto per il paziente/fornitore, 1.253$ costo diretto per la comunità e 15.174$ costi indiretti per la società). D’altra parte, il trattamento farmacologico costerebbe in totale 30.733$ su un periodo di due anni, ovvero il 30% in più rispetto al CBT individuale. Questo costo si compone di 12.738$ costo diretto per il paziente/fornitore (ossia il 75% in più rispetto alla stessa categoria di costi per il CBT individuale), 946$ costi diretti per la comunità e 17.049$ costi indiretti per la società.

Il CBT individuale risulta – a parità di efficacia clinica – essere l’opzione più efficace dal punto di vista dei costi per il trattamento della depressione ed è stato quindi consigliato dai ricercatori come trattamento di prima scelta nella lotta contro la depressione.

Per concludere, poiché la disponibilità di studi in questo ambito è crescente, ci saranno sempre più possibilità per gli analisti delle politiche pubbliche di paragonare i meriti economici del trattamento psicologico a quelli del trattamento farmacologico. Sulla base dei dati disponibili attualmente, sembra certo che ci sarà un numero di malattie e condizioni per le quali l’intervento psicologico diventerà una delle opzioni di trattamento più efficaci dal punto di vista del rapporto costi/efficacia.

Oltre a questo, gli interventi psicologici sembra abbiano il potenziale di ridurre i costi dell’assistenza sanitaria, dal momento che i pazienti che vengono trattati con successo riducono il loro utilizzo di altri servizi di assistenza sanitaria. In alcuni casi, questa riduzione dei costi dovuta all’inutilizzo dei servizi di assistenza sanitaria può anche superare il costo stesso dei servizi psicologici, risultando così in una compensazione di costi dell’intero sistema.

Ovviamente è a vantaggio di tutti i canadesi considerare queste conclusioni come promotrici di un cambiamento del sistema di assistenza sanitaria. Con i crescenti costi dei servizi sanitari per la società, ogni servizio che può fornire uno status di salute migliore e la possibilità di risparmiare merita di essere esaminato attentamente dagli analisti politici e dai ministri della sanità.

In conclusione, i risultati della ricerca offrono una base molto valida per procedere all’espansione delle opzioni per finanziare pubblicamente i servizi psicologici così come per aumentare l’accesso pubblico a tutti gli interventi psicologici.

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CYBERBULLISMO: la posizione del Consiglio Nazionale Psicologi?

Lo scorso 12 settembre ho pubblicato il post “Proposta di Legge al contrasto del cyberbullismo. La Psicologia NON c’è!” in cui segnalavo che nel testo di legge sul contrasto al cyberbullismo NON era presente nulla di inerente la Psicologia, gli psicologi, l’intervento psicologico.

Contestualmente ho subito inviato una email al Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, alla Segreteria ed a tutti i Consiglieri, compreso il preSidente di tutti noi, dott. Fulvio Giardina.

contrasto-cyberbullismo

 

Il CNOP neppure mi risponde!

Era il 12 Settembre, sono ad oggi passati 10 giorni e neppure si sono disturbati a darmi un semplice riscontro, neppure una email automatizzata con la scritta “Ricevuto, ma ora non ci scassare più che abbiamo cose importanti a cui pensare, tipo gli ECM o la fondazione degli psicologi”

Insomma, un Presidente di Ordine territoriale (il Lazio) scrive al preSidente di tutti noi, Fulvio Giardina, a tutti gli altri preSidenti territoriali di allertarsi come Consiglio Nazionale Ordine Psicologi… e neppure un cenno di vita sul pianeta…

In compenso il 14 settembre, DUE GIORNI DOPO, pubbblicano questo post sulla fanpage Facebook del CNOP. Rilanciano in pratica un articolo de Il Sole 24 Ore sulla proposta di legge, con un commento copia/incolla, senza entrare minimamente nel merito, senza prendere posizione, senza esistere a tutela della professione e dei cittadini…

Lascio anche lì un commento in cui chiedo – non foss’altro che per buona creanza – di farmi sapere se intendono attivarsi o meno, che nel caso ci proviamo come Ordine Psicologi Lazio a proporre emendamenti… nulla, il silenzio assordante dell’impalpabile CNOP…

 

https://www.facebook.com/OrdinedegliPsicologi/posts/1081721915269385

 

La stampa è più interessata del CNOP a cosa dicono gli psicologi!

Accade così di assistere al surreale paradosso: mentre il preSidente di tutti noi, Fulvio Giardina, e accoliti accodati non si curano minimamente di rispondere alla segnalazione, il Corriere della Sera riprende e rilancia il mio post nell’articolo “Cyberbullismo: la Camera approva. Ora la legge torna in Senato”

 

cyberbullismo

 

Così come riprende le mie parole il giornalista Guglielmo Pepe nel suo blog su Repubblica.it. Per altro, esternazioni fatte nel mio blog personale e non uscite sotto forma di comunicato stampa ufficiale dell’Ordine Psicologi Lazio… giusto per sottolineare l’assenza di posizioni pubbliche del CNOP!

cyberbullismo-guglielmo-pepe-repubblica

 

Gli organi di stampa evidentemente hanno a cuore la questione, più dell’esecutivo del CNOP, tanto è che – come Ordine Psicologi Lazio – ci chiamano anche a Rai Uno – UnoMattina a parlare di questa legge sul cyberbullismo… oltre ad uscite che abbiamo fatto su testate cartacee regionali…

 

https://www.facebook.com/nicolapiccinini.it/videos/314618612229570/

 

Che fare quindi?

Sono profondamente in imbarazzo, non saprei che fare oltre…

Quando chiedi gentilmente e ti metti a disposizione, tendenzialmente vieni ignorato.

Quando, di conseguenza, rilanci in modo più urlato e determinato chiedendo di darci un cenno di vita sul pianeta, verrai puntualmente attaccato, deriso, se non verbalmente aggredito.

O ancor peggio – come accaduto ai colleghi di AltraPsicologia – magari ti ritrovi denunce per presunta diffamazione con richieste danni di 200.000 eurini…

Lì, nel non-luogo CNOP, il surreale diviene reale… e presto vi racconterò della mirabolante Giornata Nazionale della Psicologia 🙂

 

 

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Proposta di Legge al contrasto del cyberbullismo. La Psicologia NON c’è!

Le Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali stano effettuando l’esame delle proposte di legge C. 3139 e abbinati, recanti Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.

Nel testo di legge (scarica PDF) NON è presente nulla inerente la Psicologia, gli psicologi, l’intervento psicologico.

Nell’Art.3, Comma 1, Piano di Azione Integrato, vengono riportati tutti i soggetti partecipanti al Tavolo tecnico e non ve ne sono di riconducibili a rappresentanze di psicologi.

Nell’Art.4, Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto in ambito scolastico, ugualmente, non compare nulla di inerente l’intervento psicologico.

 

E’ urgente proporre emendamenti

E’ assolutamente necessario che il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) individui gli interlocutori più opportuni attraverso cui andare a proporre emendamenti alla proposta di Legge.

Da parte mia ho segnalato la questione al Presidente Fulvio Giardina ed ai componenti del CNOP, dopodiché vediamo che succede.

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Report del Workshop COUNSELING organizzato dal Consiglio Nazionale Psicologi

Questo Giovedì 9 Giugno si è tenuto, a Roma, il terzo Workshop Counseling organizzato dal Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP) e dagli accademici, finalizzato ad arrivare ad una Consensus Conference aperta a psicologi, counselor ed altri soggetti portatori di interesse.

A marzo scorso, nell’articolo “Counsensus Conference sul COUNSELING. Serve? Ed a chi?” riportavo gli antefatti, le ragioni, di questa iniziativa ed il report del secondo Workshop counseling (che spiegavo poi nel Facebook Live dal titolo “#002 Workshop Counseling e Tutela Psicologo“.

Ad inizio aprile scorso (svolti quindi due workshop di preparazione alla Consensus), durante la seduta del CNOP tenuta a Bari, il preSidente di tutti noi – Giardina – ci informò che nell’autunno si sarebbe andati a Consensus Conference sul Counseling.

Intervenni per rilevare forti criticità: non vi era una organizzazione ed una metodologia esplicitata e chiara, non vi erano le domande da porre in consensus, erano state rappresentate posizioni irricevibili da parte di alcuni durante il secondo workshop, ecc… A quel punto il preSidente di tutti noi decise di organizzare una terza giornata di workshop.

Prima dato di fatto: senza la “costruttiva opposizione” da me fatta tramite blog, facebook e consiglio, adesso la maggioranza cnop sarebbe andata a consensus in condizioni miserevoli

Dopo il terzo workshop le condizioni miserevoli ancora sussistono o no?

Nell’articolo “III workshop sull’attività di counselling” il preSidente di tutti noi afferma:

“Sotto la spinta del CNOP si è concluso il III workshop sull’attività di counselling. Grande impegno e partecipazione di tutti gli psicologi rappresentanti del mondo accademico, associativo, sindacale e professionale. È stato costituito il comitato promotore della consensus conference sul counselling, che a breve avvierà tutte le procedure previste per giungere finalmente ad una posizione condivisa da tutti.”

 

Affermazione ERRATA!

Personalmente farò parte del Comitato Promotore e la verità è che dovremo avviare procedure utili a valutare se il consenso sul counseling (su cosa è, chi lo può fare, a chi si può insegnare e per quale motivo) è maggioritario, è significativo oppure c’è totale dissenso tra le parti (psicologi, counselor, formatori di counselor, società civile)

La Consensus non ha l’obiettivo di arrivare a posizioni condivise da tutti, ma solo di verificare l’esistenza o meno di consenso su un determinato argomento, declinato nei suoi vari aspetti ed implicazioni mediante una serie di quesiti.

 

Le domande per la Consensus Conference

Oltre all’impegno di presidio di procedure e contenuti, mi sono permesso di inviare a tutti gli attuali partecipanti un elenco di domande che a mio avviso potrebbero animare la Consensus Conference.

L’ho prodotto formulando le domande in logica sequenziale e con modalità chiusa SI/NO. Se non si trova consenso forte alla prima domanda, cadono le successive, e così via. Questo l’elenco:

  1. il counseling è da intendersi come una funzione presente in molteplici profili professionali e non come uno specifico profilo professionale in senso stretto. Concorda? SI/NO
  2. non esiste quindi la figura professionale del “counselor” ma una “funzione di counseling”. Concorda? SI/NO
  3. la funzione di counseling può essere appresa da altre professioni senza formazione psicologica precedente che intendono arricchire il loro modus operandi mediante attività consulenziali che presuppongono competenze relazionali e comunicative, e quindi essere utilizzata rimanendo tuttavia entro la professione già esistente, che fatturerà onorario in quanto tale e non già sulla base della funzione di counseling. Concorda? SI/NO
  4. quando la funzione di counseling è finalizzata a conoscere il ed intervenire sul funzionamento della persona, e nella gestione delle dinamiche cognitive, emotive e comportamentali, sui fronti del disagio così come del benessere, diviene competenza specifica primaria della professione di psicologo. Concorda? SI/NO
  5. la formazione alla funzione di counseling di professionisti non psicologi dovrebbe passare esclusivamente conoscenze e competenze utili a migliorare le skill relazionali e comunicative del professionista, senza tuttavia comprendere tecniche e strumenti propri delle scienze psicologiche, finalizzati ad intervenire sul funzionamento della persona/cliente, sulle sue dinamiche cognitive, emotive e comportamentali, sia su domande di supporto che di promozione salute/benessere. Concorda? SI/NO

Ebbene, l’elenco in linea di massima è stato adottato come strutturazione di indirizzo nella formulazione delle domande da portare poi in Consensus.

 

Le gradazioni del consenso

Alla Consensus parteciperanno figure rappresentative tra gli psicologi, tra i counselor, tra i formatori di counselor, tra società civile ed istituzioni. Ogni domanda verrà “istruita” nel merito e la Consensus verrà chiamata ad esprimere una posizioni in merito.

E’ ovvio che se si chiede “il counselor esiste o no in quanto tale?” le risposte saranno altamente discordanti… per me, AltraPsicologia ed altri NON esiste… per AssoCounseling, il MOPI, alcune sQuole di psicoterapia e magari qualche preSidente di Ordine territoriale invece esiste…

Il consenso non sarà assoluto, SI/NO. Avrà differenti gradazioni percentuali da stabilire:

  • consenso unanime
  • consenso a maggioranza qualificata
  • consenso maggioritario minimo
  • dissenso

Rispetto all’elenco di domande che sarà, per ciascuna, potremo avere diverse gradazioni di consenso.

Sicuramente un consenso sotto l’80% diviene di fatto non significativo, non utilizzabile politicamente. Sopra l’80/90% comincia a rappresentare una posizione forte di tutti i portatori di interesse e quindi ha potenziale per divenire poi realtà di fatto, indirizzo politico ed attuativo.

 

Strutturazione della Consensus Conference

Veniamo alla strutturazione della Consensus

 

Il Comitato Promotore

Il CP cura l’avvio della Consensus, invita i partecipanti, segue le varie fasi del percorso. Queste le persone che lo compongono:

  • Alberto Zucconi, Segretario CNSP (Coordinamento Nazionale Scuole Psicoterapia)
  • Antonella Bozzaotra, Presidente Ordine Psicologi Campania
  • Fabio Lucidi, Presidente AIP (Associazione Italiana Psicologia)
  • Giancarlo Tanucci, Università degli studi di Bari (Coordinatore)
  • Giulio Vidotto, Presidente CPA (Consulta della Psicologia Accademica)
  • Nicola Piccinini, Presidente Ordine Psicologi Lazio
  • Pier Giovanni Bresciani, Presidente SIPLO (Società Italiana Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione)
  • Pierluigi Policastro, Presidente SIPAP
  • Rolando Ciofi, Segretario Generale MoPI

 

Il Comitato Tecnico Scientifico

E’ un organo molto importante perché dovrà andare a formulare le varie domande poste in consensus.

Sarà composto da 11 esperti sul tema counseling, di cui 6 psicologi e 5 non psicologi. Il coordinatore sarà lo psicologo, Prof. Guido Sarchielli, uno dei promotori dell’iniziativa.

Per ciascuna domanda individuata, costituirà un Gruppo di Lavoro che raccoglierà materiali, istruirà la questione, produrrà un documento di sintesi di rappresentare poi alla Consensus.

Panel Giuria

Sarà poi presente un panel di soggetti senza alcun conflitto di interessi in materia (sia psicologi che non psicologi) che – acquisiti i documenti prodotti dai Gruppi di Lavoro e accolte le argomentazioni dei vari soggetti presenti alla Consensus – esprimerà la sua valutazione finale di consenso, secondo le gradazioni esplicitate a monte.

Il tutto esiterà in un documento finale di Consensus Conference.

 

La mia personale valutazione sullo stato dell’arte

A fronte del quadro normativo e – ultimamente – giurisprudenziale che volge a favore dello psicologo, più che del counselor, continuo a vedere con sospetto questa Consensus Conference.

La Consensus è uno strumento potente, che apre le porte per sua natura a tutti i soggetti interessati, e che tuttavia richiede grande precisione e rispetto di procedure e metodi per arrivare a buon esito. Sinceramente da questo punto di vista vedo eccessiva approssimazione… e l’incertezza procedurale espone a rischio…

Nel merito delle domande, se venissero adottate – pur riviste ed integrate – le domande da me proposte, ovviamente mi sentirei sereno… insomma, molto dipende dalle domande, dalla loro formulazione… quindi attendo di vederne tipologia e natura…

Ed allo stesso modo molto dipende da quali soggetti comporranno Comitato Scientifico e – soprattutto Panel Giuria… persone “indipendenti” in assoluto a mio avviso non esistono… quindi molto dipenderà da chi occuperà quei due organi

Insomma, oramai procediamo, la maggioranza dei partecipanti, unitamente al preSidente di tutti noi, intende procedere e quindi rimane solo da presidiare questo percorso nella speranza che segua alcune delle posizioni espresse a parole in questo terzo workshop…