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Psicologi & Professione

Come si misura l’impatto economico dell’intervento psicologico?

Oramai comincia ad essere chiaro che la Psicologia fa risparmiare, ma come si misura l’impatto economico dell’intervento psicologico?

Prima di entrare nel merito, vediamo un attimo alcuni dei tratti di scenario che rendono assolutamente strategica questa dimensione. La letteratura scientifica e la politica sono infatti concordi nell’affermare che il futuro del Sistema Sanitario pubblico e privato sarà impattato in particolare da due situazioni:

  1. patologie croniche (Davison, 2000; Richards et al., 2003; Richards et al., 2012; Hermens et al., 2014; Castelnuovo et al., 2015a; Castelnuovo et al., 2015b; Delgadillo et al., 2015) e
  2. disordini mentali (Richards, 2012; Watzke et al., 2014; Gidding et al., 2015; Gureje et al., 2015; Haug et al., 2015; Manber et al., 2015; Oladeji et al., 2015; Palmer et al., 2015; Paris, 2015; Salloum et al., 2015; Edelman et al., 2016). Come riporto anche nel post “Costi sanitari e sociali dei disturbi mentali: più alti di cancro, malattie cardiache o diabete

Senza tener conto dell’importante mutamento della DOMANDA DI PSICOLOGIA (quindi di persone senza disturbi psichici) che si sta riversando presso le strutture sanitarie, come ben evidenziato dall’Indagine sulla funzione psicologica nella Sanità laziale, condotta dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.

La Psicologia e la Psicoterapia potranno giocare un ruolo fondamentale sia nell’intervenire sulla patologia mentale che nel promuovere salute e benessere psicologico, riducendo i costi sanitari complessivi.

D’altro canto, è oramai ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica che l’aumentare l’accesso alle terapie psicologiche può fornire un’ottima soluzione in termini di cost-effectivness per i sistemi sanitari pubblici e privati (Castelnuovo, 2010a; Campbell et al., 2013; Dezetter et al., 2013; Mukuria et al., 2013; Emmelkamp et al., 2014).

Tuttavia, mentre in altri Paesi vi sono già esperienze importanti di valutazione di impatto economico dell’intervento psicologico, in Italia siamo ancora agli albori. Si investono pochi soldi in questo tipo di ricerca, ci si confronta alcune volte con lo scetticismo (se non l’ostruzionismo) di operatori sanitari e/o decisori politici, come anche ci si deve misurare con la poca pratica ed alle volte competenza che gli stessi psicologi e psicoterapeuti hanno nel riuscire a valutare l’esatto impatto economico del loro agire professionale.

Anche qui, come Ordine degli Psicologi del Lazio stiamo investendo – ad esempio – su una ricerca riguardante l’impatto economico dell’intervento psicologico a sostegno dell’adherence alla terapia da parte di persone con diabete, che sta già dando ottimi prospetti d’esito e ci ha dato modo di costruire attorno all’iniziativa una rete di relazioni istituzionali che poi i frutti li da: ad esempio, a Dicembre 2015 è stato approvato il “Piano per la malattia diabetica nella Regione Lazio 2016-2018” e grazie alla nostra presenza ai tavoli, lo psicologo è stato previsto come obbligatorio all’interno delle equipe dei 96 centri di diabetologia della Regione Lazio!

Insomma, l’intera comunità professionale, gli Ordini, le Facoltà di Psicologia, devono cominciare a porre attenzione, con competenza, alla questione dell’impatto economico. Ma…

 

Come si misura l’impatto economico dell’intervento psicologico?

Bisogna innanzitutto specificare che esistono differenti tipologie di “misurazione di impatto economico“. Vediamole più dettagliatamente:

  1. analisi costi-benefici: valuta in che misura ed attraverso quale tipo di intervento psicologico si possa ottenere un risultato socialmente desiderabile, ad esempio il ritorno a lavoro, oppure una migliore gestione di un percorso terapeutico-farmacologico in cronicità. I costi dell’intervento psicologico ed i conseguenti benefici sono espressi in termini monetari e possono essere comparati. Se i benefici superano i costi si potrà implementare il modello;
  2. analisi costi-efficacia: serve a comparare l’efficacia di due distinti trattamenti, ad esempio trattamento farmacologico vs trattamento psicoterapeutico. Si verifica se i due interventi hanno lo stesso costo di erogazione e/o quale dei due genera maggiori benefici economici, ed in che termini (nel post “Depressione: psicoterapia più efficace dei farmaci sul lungo periodo” ad esempio il The Lancet Psychiatry va ad analizzare proprio questa dimensione);
  3.  analisi costi-utilità: è simile all’analisi costi-efficacia, ma oltre a prendere in carico l’efficacia qui ed ora del trattamento, utilizza anche una metrica di valutazione per misurare l’impatto del trattamento standardizzato in termini di quality-adjusted life years – QALY (QALY, Hunsley, 2002), ovvero di numero degli anni di vita nei quali l’individuo potrebbe essere completamente libero da sintomi o disabilità, oppure di disability-adjusted life years – DALY, ovvero di numero di anni di vita persi dovuti alla morte prematura o agli anni di disabilità.

I metodi di misurazione considerano sia i costi diretti (come consultazioni primarie e secondarie) sia i costi indiretti (come la perdita di produttività dovuta all’assenteismo sul lavoro causato dalla malattia o dalle liste di attesa per il trattamento o la disoccupazione).

Quando il risparmio generato dell’intervento psicologico (su costi diretti e indiretti) supera il costo di fornitura dello stesso, si va a compensazione totale (Total offset) ed a quel punto – in via teorica – il sistema sanitario di un Paese dovrebbe quindi investire nel facilitare accesso a terapie psicologiche e psicoterapia.

Vista l’evidenza oramai consolidata circa il fatto che la Psicologia fa risparmiare (e spesso va a total offset), perché quindi in Italia il Sistema Sanitario non valorizza a dovere l’intervento dello Psicologo?

Credo vi siano considerazioni esterne, riguardanti il sistema di funzionamento dell’apparato politico italiano ed altre inerenti le dinamiche professional-sindacali (improntate al Io-Vinco-Tu-Muori-e-Sti-Cavoli-Il-Cittadino) delle professioni sanitarie.
Dopodiché credo vi siano anche considerazioni interne, riguardanti invece la nostra comunità professionale. Quanto è stata capace in questi quasi 30 anni di dare evidenza al proprio contributo, anche in termini economici? Quanto è stata capace di avere una comune visione sul futuro, invece di suddividersi in mille orticelli con interessi e convenienze differenti? Quanto realmente ha un profilo di competenze adeguato ad affrontare queste sfide?

 

Il futuro rimane da scrivere!

In Ordine psicologi Lazio abbia avviato, da un paio di mesi, un Coordinamento Psicologi Sanitari a cui partecipano molti dei colleghi dipendenti di struttura sanitaria. L’iniziativa è estremamente ambiziosa e sfidante, ma credo anche strategica per le sorti prossime della Psicologia, al momento stiamo:

  • esaminando il quadro normativo di riferimento sulla figura dello psicologo e sugli atti psicologici;
  • raccogliendo case history di successo sull’intervento psicologico, preferibilmente ad impatto economico;
  • definendo piani formativi utili ad integrare i profili di competenza, così come affiliare altri operatori sanitari rendendoli consapevoli del contributo dello psicologo;
  • pianificando azioni di comunicazione presso cittadini e decisori politici per rappresentare in modo più articolato e meno stereotipato l’intervengo dello psicologo;

L’obiettivo ultimo è quello di riuscire a produrre una proposta di ri-organizzazione dei servizi psicologi nella Regione Lazio entro fine 2017. 

Una proposta costruita dalla comunità professionale del Lazio, un terreno comune in cui potersi riconoscere, comunque negoziata in corso d’opera con alcuni dei principali stakeholder di riferimento.

Tornando poi sul topic di questo post, l’idea è anche quella di mettere a calendario, entro l’estate, un corso di formazione ad hoc sul come misurare l’impatto economico dell’intervento psicologico. Questa è una sfida prima di tutto culturale 😉

 

 

Bibliografia

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Il Sistema Sanitario nazionale e le politiche della Regione Lazio

Il Sistema Sanitario italiano non se la passa certo bene. Quello del Lazio, nonostante i proclami, a quanto pare se la passa anche peggio!

Rimanendo strettamente sul nostro ambito, è da poco uscito il Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute.

Stando al documento che il 18 Gennaio 2001 tutti i Presidenti di Regione avevano sottoscritto, le Regioni si impegnavano ad investire almeno il 5% del budget sulla “Salute Mentale”. Ebbene, ad oggi la percentuale di spesa è pari al 3,49%

Rispettano l’impegno le sole Trento e Bolzano, guarda caso Provincie autonome.  Dodicesimo il Lazio, con un investimento pari al 3,32%, sotto media nazionale.

 

 

Indice di Performance Sanitaria

Sempre in questi giorni è stato pubblicato dall’Istituto Demoskopika il Rapporto IPS – Indice di Performance Sanitaria 2016 (qui scheda sintesi metodologica), che prende in esame sette indicatori con dati desunti da diverse fonti istituzionali: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, spesa sanitaria, famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica.

Cosa emerge? Il Piemonte è la regione in testa per efficienza del sistema sanitario italiano.  Crolla invece il Lazio che precipita di ben 10 posizioni rispetto all’anno precedente, collocandosi nell’area delle regioni “influenzate”.

 

Dare più voce ai pazienti, alle persone!

Questa è invece l’indicazione che emerge FORTE dal rapporto OCSE (Organizzazione internazionale per la cooperazione dello sviluppo economico) “RECOMMENDATIONS TO OECD MINISTERS OF HEALTH FROM THE HIGH LEVEL REFLECTION GROUP ON THE FUTURE OF HEALTH STATISTICS

Mentre gli altri settori si sono reinventati intorno al consumatore, nella sanità esiste un vero e proprio gap tra le persone che hanno un piede nel futuro e i servizi che sono bloccati nel passato.

In un mondo di crescente complessità, così come di opportunità, i nostri sistemi sanitari semplicemente devono organizzarsi attorno alle esigenze degli utenti, raccomanda l’OCSE.

Un approccio centrato sulla persona promette di aumentare la qualità, ridurre gli sprechi e – cosa più importante – migliorare la nostra salute e il nostro benessere. È solo quando misuriamo i risultati riportati dai pazienti stessi – come la qualità della vita – che emergono importanti differenze nei risultati delle cure.

 

Il paradosso delle politiche sanitarie laziali

Ora, come conciliare queste evidenze con le attuali politiche della Regione Lazio?

L’evidenza che la Psicologia fa risparmiare è oramai palese pure per chi non lo vuol vedere.

Così come palese risulta il fatto che la Psicologia facilita processi di adattamento e relazione del cittadino con l’apparato sanitario, per altro concorrendo ad abbattere gli enormi costi generati dalla medicina difensiva.

La domanda di Salute che i cittadini pongono al Sistema Sanitario è profondamente mutata negli ultimi 10 anni, ci dice che è aumentata sensibilmente la domanda di “sostegno psicologico” e non di “patologia e disturbo psichico”

Ma nonostante ciò, prendiamo atto che in Regione Lazio:

  • i servizi di Psicologia e Psicoterapia sono assenti strutturalmente dalle Case della Salute,
  • i colleghi Psicologi sanitari sono ad esaurimento e con età media di circa 59 anni,
  • circa 400 nuove assunzioni, ma neppure uno psicologo. Sono stati assunti, tutti, proprio tutti, ma neppure uno psicologo,
  • quei pochi investimenti sono diretti al comparto psichiatrico (laddove la domanda dei cittadini è minore) piuttosto che a quello psicologico (laddove invece la domanda dei cittadini è in continuo ed ampio aumento).

Ora, a me sembra un pò tafazziana la cosa e nonostante in questi 3 anni di governo di Ordine Psicologi Lazio si sia riusciti a produrre degli spazi di sviluppo e discontinuità per la comunità professionale ed a vantaggio dei cittadini, devo oggettivamente ammettere che qui nel Lazio si deve produrre uno sforzo 10 volte maggiore (come i punti persi dalla Sanità regionale laziale!) che in altre Regioni.

Credo che i motivi siano tanto interni quanto – soprattutto – esterni alla comunità professionale… ma la questione è articolata e magari avrò modo di entrarci nel merito in un successivo post.

Tu che ne pensi?

Anche se di altre Regioni mi farebbe piacere conoscere altre esperienze “da dentro”?

 

 

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AUSTRALIA: costi e benefici dell’intervento psicologico

L’intervento psicologico abbatte i costi sanitari e produce benefici economici, clinici ed organizzativi

Questa la posizione dell’Australian Psychological Society rappresentata nell’articolo “Counting the costs and reaping the benefits: Evidence for the cost-effectiveness of psychological interventions“.

Attraverso le ricerche dell’ Australian National Survey of Mental Health and Wellbeing (AIHW, 2013) si è rilevato che il 45% degli australiani manifesta disordini mentali durante l’arco della propria vita.

Per tale ragione divengono determinanti le politiche di prevenzione e trattamento, così come i dati circa l’efficacia dell’intervento psicologico, utili a predisporre piani di finanziamento ed investimento.  Nello specifico, il governo australiano ha istituito servizi psicologici finalizzati ad intervenire sui disordini mentali ad alta ricorrenza, come l’iniziativa Migliore Accesso e all’Accesso agli ausili di assistenza sanitaria (Better Access and Access to Allied Health Services – ATAPS), sui problemi dei bambini (KidsMatter) attraverso una serie di programmi per affrontare le malattie mentali dei bambini nelle scuole primarie e nelle scuole d’infanzia, e iniziative rivolte alle malattie mentali della gioventù.

Le valutazioni di questi programmi sono state positive ed il supporto governativo, per affrontare l’elevato tasso di malattie mentali, fino ad ora è stato incoraggiante.

Per il governo australiano, i servizi psicologici che hanno un buon rapporto costo-efficacia e sono anche efficaci a livello clinico devono essere di centrale importanza per tutte le politiche rivolte alle malattie mentali e alla ricerca di fondi finanziari.

A livello internazionale, per alcuni decenni, i ricercatori hanno analizzato i costi e i benefici degli interventi psicologici per una serie di malattie mentali ad alta ricorrenza, come ad esempio depressione, disturbi d’ansia, disordini psicotici, disturbi dell’attenzione nei bambini e disordini di condotta.

[bctt tweet=”L’intervento psicologico nei disturbi mentali genera un risparmio di costi sanitari del 20/30%” username=”nicolapiccinini”]

Il risparmio in termini di costo dell’assistenza sanitaria e degli interventi psicologici per disturbi mentali si è rilevato compreso tra il 20 e il 30 % in uno studio in meta-analisi di 91 casi pubblicati negli ultimi trent’anni (Chiles, Lambert & Hatch, 1999).
Clicca sui bottoni LIKE o TWEET per scaricare il file della ricerca

[l2g name=”The Impact of Psychological Interventions on Medical Cost Offset: A Meta-analytic Review” id=”140613″]

Alle stesse conclusioni è arrivato il governo canadese: l’intervento psicologico fa risparmiare. Ciò grazie ad un’ampia ricerca della Canadian Psychological Association.

Nel Regno Unito, gli studi del rapporto costi-efficacia sono stati addirittura commissionati dal Servizio Sanitario Nazionale per rendere più informate le decisioni di finanziamento da parte dei politici. Questi studi sono generalmente di alta qualità essendo stati condotti insieme a sperimentazioni cliniche e utilizzando il quality-adjusted life years (QALY) come unità di misura per l’analisi.

 

Valutazione del costo-efficacia (Assessing Cost Effectiveness ACE)  degli studi

In Australia è stato condotto lo studio di valutazione del costo-efficacia (ACE) dell’intervento psicologico usando modelli economici espressi in termini di disability-adjusted life year (DALYs).

[bctt tweet=”In alcuni casi i trattamenti psicologici sono più economici ed efficaci sui disordini mentali rispetto ai farmaci” username=”nicolapiccinini”]

Lo studio ACE hanno esaminato gli interventi psicologici per la prevenzione e il trattamento di disordini mentali sia in adulti che in bambini ed ha dimostrato di soddisfare il rapporto costo-efficacia. In alcuni casi viene evidenziato come i trattamenti psicologici sono più convenienti in termini di costo-efficacia dei trattamenti standard sanitari. Questo studio del governo australiano ha rilevato un risparmio di costo che varia dai $9,000 ai $23,000 per DALY (e.g., Haby et al., 2004; Heuzenroeder et al., 2004; Mihalopoulos & Vos, 2013; Mihalopoulos et al., 2012; Vos et al., 2005).

 

 

Migliore Accesso alla Valutazione

Ulteriori ricerche sul rapporto costo-effecacia degli interventi psicologici sono stati condotte da parte del governo austarliano in una valutazione del 2011 (Pirkis et al., 2011) sulle iniziative per il “Miglior Accesso” (Better Access), le quali permettono l’accesso all’assistenza sanitaria per gli interventi psicologici sui disordini mentali ad alta ricorrenza.

Un’analisi complessiva dei costi era al di fuori dello scopo della valutazione, le ricerche hanno comparato solamente i risultati dei consumatori e i costi delle cure (compresi gli psicologi e le fatturazioni del medico curante previste dal Medicare Benefits Schedule) con un costo standard riconosciuto per i trattamenti ottimali per l’ansia e la depressione. Il costo del pacchetto di cura è risultato significativamente inferiore. Su queste basi, è stato concluso che gli interventi psicologici forniti dagli psicologi attraverso le iniziative del “Miglior Accesso” (Better Access) soddisfano il rapporto costo-efficacia nell’offerta di assistenza sanitaria, supportando in gran parte la ricerca in questa area fino ad ora.

Ci sono studi di buona qualità, sia in Australia sia a livello internazionale, che indicano come gli interventi psicologici per disordini mentali siano efficaci.

Sebbene i costi non debbano essere l’unico fattore trainante nei programmi di assistenza sanitaria, l’attuale evidenza per il rapporto costo-efficacia degli interventi psicologici, in particolare per il trattamento di disordini ad elevata ricorrenza, sta sostanzialmente crescendo. Questo forma una solida base per gli investimenti del Governo per fornire un più ampio accesso della comunità agli interventi psicologici e insieme a questo fornisce supporto per sperimentazioni cliniche da costruire nella già consolidata evidenza. Questo non funzionerà solo verso la realizzazione dei bisogni di alto livello della comunità, ma costituirà la base, fondata sui dati, della pianificazione economica.

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CANADA: l’intervento psicologico fa risparmiare

La Psicologia fa risparmiare, la Psicologia abbatte i centri di costo.

Come AltraPsicologia prima – alla guida di ENPAP – e in Ordine Psicologi Lazio poi ci stiamo lavorando da qualche anno, ed effettivamente vediamo il positivo riscontro di molti interlocutori istituzionali.

Qui in Italia è una sfida – culturale, politica e professionale – tutta da giocare, in altri paesi la cost-effectiveness della Psicologia è cosa acquisita e consolidata.

In questo post ti propongo una traduzione dell’interessante paper della Canadian Psychological Association. Pubblicato nel lontano 2002, ma anni luce avanti all’Italia del 2016 😉

Per scaricare il PDF originale del paper clicca sul LIKE Facebook e/o sul TWEET Twitter così da poterlo anche diffondere e condividere con altri colleghi (clicca sui bottoni e comparirà il link di download).

[l2g name=”THE COST-EFFECTIVENESS OF PSYCHOLOGICAL INTERVENTIONS” id=”140492″ facebook=”true” twitter=”true” gplusone=”false”]

 

Partiamo da una prima considerazione a noi psicologi ben chiara: gli interventi psicologici possono trattare efficacemente una vasta gamma di problemi di salute di bambini ed adulti, tra cui depressione, disturbi d’ansia, disturbi causati dal panico, disturbo da stress post traumatico, disturbi alimentari, abuso di sostanze e dolore cronico (Nathan & Gorman, 1998; Chambless & Ollendick, 2001; Roth & Fonagy, 1996; U. K. Department of Health, 2001).

Inoltre, è risaputo che ci sono anche alcuni trattamenti psicologici efficaci contro malattie e disturbi che vengono solitamente trattati a livello di assistenza sanitaria di base ma che sono tipicamente difficili da curare esclusivamente dal punto di vista medico; tra questi, diabete di tipo 1 (Hampson et al., 2000), mal di testa cronici (Holroyd et al., 2001), artriti reumatoidi (Sharpe et al., 2001), mal di schiena lombare cronico (van Tulder et al., 2000), sindrome da affaticamento cronico (Whiting et al., 2001) e tanti altri sintomi fisici che non si possono spiegare dal punto di vista medico (Nezu, Nezu, & Lombardo, 2001).

Le ricerche più recenti hanno dimostrato che gli interventi psicologici possono essere più efficienti del trattamento farmacologico tradizionale per casi come disturbi causati dal panico e depressione.

In particolare, rispetto ai disturbi di panico risultano efficaci sia il trattamento farmacologico che terapeutico, tuttavia viene stimato che l’intervento psicologico costi dal 10 al 50% in meno rispetto al trattamento farmacologico.

Nella cura della depressione alcune analisi hanno dimostrato che l’intervento psicologico può produrre risultati paragonabili o superiori all’intervento farmacologico, anche perché la terapia con farmaci presuppone un tasso più elevato di rinuncia da parte dei pazienti, a differenza della terapia psicologica. Inoltre, uno studio recente mostra che, lungo un periodo di due anni, il trattamento farmacologico può arrivare a costare 30% in più rispetto al trattamento cognitivo comportamentale nello specifico.

Una recente analisi di 91 studi di ricerca pubblicati tra il 1967 ed il 1997 mostra che

[bctt tweet=”L’intervento psicologico in Sanità genera un risparmio medio del 20/30%” username=”nicolapiccinini”]

Nel 90% dei casi, non solo la maggior parte degli interventi psicologici hanno portato ad una riduzione dei costi, ma queste riduzioni sono spesso state così ampie da coprire totalmente i costi degli interventi psicologici stessi.

Per concludere, è evidente che gli interventi psicologici possono curare efficacemente un’ampia gamma di problemi di salute di bambini ed adulti. I trattamenti psicologici possono anche essere molto efficaci dal punto di vista del costo e, in alcuni casi, più di quanto lo siano gli interventi farmacologici comuni.

 

IL RAPPORTO COSTI/EFFICACIA DEGLI INTERVENTI PSICOLOGICI IN CANADA

Prima di passare alla prova del rapporto costi/efficacia e della compensazione dei costi dei servizi psicologici sono necessarie alcune informazioni sulle spese sanitarie in Canada. La stima dell’Istituto di Informazione Sanitaria canadese circa il rapporto costi/efficacia degli interventi psicologici nell’anno 2001 è che la spesa sanitaria ha superato i 102 bilioni di dollari, di cui il 73% sono attribuibili ai fondi pubblici (Canadian Institute for Health Information, 2001b, 2001c). Inoltre, negli ultimi anni, approssimativamente un terzo di tutti i programmi di spesa provinciali era indirizzato alla spesa sanitaria. In Canada, la natura dei dati del governo federale, provinciale e territoriale fa sì che sia difficile determinare la spesa effettiva degli interventi psicologici.

Per esempio, nonostante si sappia che il 20% di tutte le spese per i servizi legati alla sanità mentale in Ontario venga destinato alla psicoterapia, non può essere determinato con esattezza se questo dato si riferisce anche a tutta la gamma degli interventi di tipo comportamentale. Inoltre, dal momento che la maggior parte delle consultazioni psicologiche avvengono al di fuori delle istituzioni pubbliche (Stephens & Joubert, 2001), i dati sui servizi sanitari pubblici sottovaluterebbero il vero costo dei servizi psicologici in Canada.

Nel 1993 una stima indicava che il costo totale annuo delle malattie sostenuto dalla società canadese era di circa 130 bilioni di dollari – una quantità equivalente a quasi il 15% del PIL canadese. I disturbi mentali e le malattie del sistema nervoso – condizioni per le quali gli psicologi forniscono servizi continuamente – rappresentano il 13.4% dei costi del fardello del sistema sanitario (che include sia i costi diretti dei servizi di assistenza sanitaria sia quelli indiretti dovuti alla perdita di produttività e alla morte). In confronto, le condizioni più costose erano le malattie cardiovascolari e quelle musco-scheletriche, che rappresentavano rispettivamente il 15.2% ed il 13.8%. Una stima più recente e globale suggerisce che nel 1998 i costi (diretti ed indiretti) associati alla depressione e all’angoscia psicologica in generale, superavano i 14 bilioni di dollari (Stephens & Joubert, 2001).

Relativamente al fardello finanziario associato alla depressione, i dati canadesi sono simili a quelli americani e suggeriscono che

[bctt tweet=”I costi annui della DEPRESSIONE pro capite superano quelli associati all’IPERTENSIONE” username=”nicolapiccinini”]

e sono paragonabili a quelli associati ai problemi cardiovascolari, di schiena e al diabete (Druss, Rosenheck, & Sledge, 2000).

 

Nonostante la ricerca sul rapporto costi/efficacia e sui benefici dell’intervento psicologico sia abbastanza recente, vi sono sempre più ragioni per sostenere il rapporto costi/efficacia di tali interventi come, ad esempio, la terapia multisistemica per i giovani disagiati (Schoenwald, Ward, Henggeler, & Rowland, 2000) e la terapia di coppia come un’aggiunta al trattamento esterno dell’alcolismo (O’Farrell et al., 1996).

Ci sono anche indicazioni relativamente al fatto che, paragonati agli interventi medicali per la stessa malattia/disturbo, gli interventi psicologici possono avere un rapporto costi/efficacia superiore o paragonabile a questi (Miller & Magruder, 1999). Ovviamente nell’interpretare queste scoperte è importante ricordare che, pro capite, ci sono molti meno psicologi disponibili a fornire servizi appropriati di quanti sono i medici disponibili a prescrivere servizi medicali.

[bctt tweet=”In Canada gli psicologi che forniscono servizi sanitari sono il triplo del numero di psichiatri” username=”nicolapiccinini”]

Nonostante  in Canada gli psicologi che forniscono servizi sanitari sono presenti in numero tre volte superiore rispetto agli psichiatri (Canadian Psychological Association, 1999), per ogni 100.000 canadesi ci sono 185 fisici e solo 40 psicologi (a scopo di paragone: ci sono 54 dentisti, 49 fisioterapisti e 16 chiropratici per ogni 100.000 abitanti (Canadian Institute for Health Information, 2001).

Per illustrare la natura ed i risultati delle analisi più recenti in termini di efficacia dei costi, un esempio relativo al trattamento del disturbo da ansia è particolarmente importante: le stime americane sono che il 15% dei pazienti che si recano nei luoghi dedicati all’assistenza sanitaria di base soffrono di disturbi d’ansia e che il costo medio per tali pazienti in un lasso temporale di sei mesi sono di 2.390$, rispetto ai 1.397$ per i pazienti sprovvisti di tali disturbi (Simon, Ormel, Van Korff, & Barlow, 1995; see also Candilis & Pollack, 1997, and Greenberg et al., 1999).

Altre stime americane suggeriscono che i costi indiretti della depressione (tra cui perdita di produttività e assenteismo) sono almeno tre volte superiori ai costi dei trattamenti diretti associati alla stessa condizione (Zhang, Rost, & Fortney, 1999) e sono tanto alti o più alti dei costi indiretti associati alle condizioni medicali croniche comuni.

Gould, Otto e Pollack (1995) hanno esaminato i costi del trattamento del disturbo da panico su un periodo di due anni, paragonando il trattamento cognitivo-comportamentale (CBT) alle medicazioni prescritte normalmente (sia antidepressivi che benzodiazepine). Hanno utilizzato i dati di 43 studi pubblicati tra il 1974 ed il 1994. In generale, hanno scoperto che l’ampiezza dell’effetto del CBT e quella del trattamento dell’intervento farmacologico sono per lo più simili. Inoltre, non è emersa prova che la combinazione del CBT con la farmacoterapia portasse ad un esito più positivo se paragonato a quello di ciascun tipo di intervento effettuato separatamente.

Inoltre, Gould et al. hanno stimato il costo sia del CBT che della medicazione farmacologica. Per i servizi CBT, i costi stimati raggiungono i 90$ a sessione per le sessioni individuali, 40$ per quelle di gruppo e 60$ per quelle supplementari. Se paragonato, il costo del trattamento farmacologico viene stimato a 60$ per una sessione di management farmacologico, 0.60$ per 1mg di alprazolam generico, 0.90$ per 50mg di imipramina generica e 1.93$ per 20mg di fluoxetina (Prozac). Entrambi i trattamenti psicologici e farmacologici sono stati utilizzati per iniziare una singola sessione di valutazione di costi uguali.

I costi del CBT sono stati calcolati sulla base di 15 sessioni, con una sessione ulteriore durante il primo anno di trattamento e quattro sessioni durante il secondo anno. I costi dei trattamenti farmacologici sono stati calcolati sulla base di 2 sessioni per il primo mese, sessioni mensili per i seguenti 3 mesi, 3 sessioni supplementari durante il primo anno e 4 sessioni aggiuntive durante il secondo anno. I dosaggi dei medicinali sono stati selezionati in modo da riflettere i tipici dosaggi nelle prove cliniche. I costi di trasporto non sono stati presi in considerazione così come nemmeno i i costi amministrativi oppure i costi associati ad una perdita della produttività causata della presenza alle sessioni di trattamento. Sulla base di queste stime, Gould et al. hanno calcolato che un trattamento CBT individuale costa 1.650$ per un periodo di due anni, il costo del trattamento di gruppo ammonta a 840$. Al contrario, un trattamento con alprazolam va dai 1800$ ai 3312$, a seconda della dose, il trattamento con imipramina costa 912$ ed il trattamento con la fluoxetina costa 3504$.

Gli interventi CBT sono paragonabili dal punto di vista dell’efficacia alla medicazione utilizzata comunemente, ma meno cari rispetto alle opzioni farmacologiche disponibili.

Nonostante questa analisi del rapporto costi/efficacia sia informativa, è importante notare che è incompleta dal momento che sono stati presi in considerazione solamente i costi diretti. Un’analisi più completa è stata effettuata da Antonuccio, Thomas e Danton (1997) nel loro studio sui trattamenti della depressione.

Come hanno notato, molti studi meta analitici pubblicati sia nei giornali di psichiatria che in quelli di psicologia mostrano che

  • l’intervento psicologico (specialmente il CBT) può portare a risultati paragonabili o superiori a quelli del trattamento medicale della depressione,
  • gli interventi psicologici e medicali combinati non superano ciascun tipo di intervento effettuato individualmente e
  • la farmacoterapia implica un maggiore rischio di abbandono della cura a differenza dell’intervento psicologico.

Sulla base di queste valutazioni, è chiaro che il CBT è almeno tanto efficace quanto gli antidepressivi prescritti come trattamento della depressione. Antonuccio et al. ha sviluppato un modello del rapporto costi/efficacia che include i costi diretti di trattamento per il paziente o per il fornitore (costo di fornimento delle cure, costi dei medicinali, salari persi, costi di viaggio e costi di comorbidità), i costi diretti per la comunità (l’effetto moltiplicatore economico e riduzione delle tasse dovuti ai salari persi, oltre alla diminuzione del lavoro di servizio alla comunità da parte dei pazienti) e i costi indiretti per la società (perdita della produttività durante il trattamento, effetto moltiplicatore economico e riduzione delle tasse dovute alla perdita di produttività e perdita di reddito potenziale dovuta al suicidio).

Moltiplicando tutti i costi descritti in precedenza, questi ricercatori hanno stimato che il costo totale per un trattamento CBT individuale è di 23.696$ su un periodo di due anni (7.268$ costo del trattamento diretto per il paziente/fornitore, 1.253$ costo diretto per la comunità e 15.174$ costi indiretti per la società). D’altra parte, il trattamento farmacologico costerebbe in totale 30.733$ su un periodo di due anni, ovvero il 30% in più rispetto al CBT individuale. Questo costo si compone di 12.738$ costo diretto per il paziente/fornitore (ossia il 75% in più rispetto alla stessa categoria di costi per il CBT individuale), 946$ costi diretti per la comunità e 17.049$ costi indiretti per la società.

Il CBT individuale risulta – a parità di efficacia clinica – essere l’opzione più efficace dal punto di vista dei costi per il trattamento della depressione ed è stato quindi consigliato dai ricercatori come trattamento di prima scelta nella lotta contro la depressione.

Per concludere, poiché la disponibilità di studi in questo ambito è crescente, ci saranno sempre più possibilità per gli analisti delle politiche pubbliche di paragonare i meriti economici del trattamento psicologico a quelli del trattamento farmacologico. Sulla base dei dati disponibili attualmente, sembra certo che ci sarà un numero di malattie e condizioni per le quali l’intervento psicologico diventerà una delle opzioni di trattamento più efficaci dal punto di vista del rapporto costi/efficacia.

Oltre a questo, gli interventi psicologici sembra abbiano il potenziale di ridurre i costi dell’assistenza sanitaria, dal momento che i pazienti che vengono trattati con successo riducono il loro utilizzo di altri servizi di assistenza sanitaria. In alcuni casi, questa riduzione dei costi dovuta all’inutilizzo dei servizi di assistenza sanitaria può anche superare il costo stesso dei servizi psicologici, risultando così in una compensazione di costi dell’intero sistema.

Ovviamente è a vantaggio di tutti i canadesi considerare queste conclusioni come promotrici di un cambiamento del sistema di assistenza sanitaria. Con i crescenti costi dei servizi sanitari per la società, ogni servizio che può fornire uno status di salute migliore e la possibilità di risparmiare merita di essere esaminato attentamente dagli analisti politici e dai ministri della sanità.

In conclusione, i risultati della ricerca offrono una base molto valida per procedere all’espansione delle opzioni per finanziare pubblicamente i servizi psicologici così come per aumentare l’accesso pubblico a tutti gli interventi psicologici.

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Obesità, stili alimentari, costi socio-sanitari e Psicologia

L’obesità è ormai diventata un problema a livello globale.

L’Ordine Psicologi Lazio c’è! Siamo in chiusura del progetto “Nuove tecnologie e stili alimentari” condotto in collaborazione con la Direzione Generale per l’igiene la sicurezza degli alimenti e della nutrizione del Ministero della Salute. Uno studio sulle possibili correlazioni tra l’uso delle nuove tecnologie e il comportamento alimentare nella popolazione adolescente.

Il contributo della Psicologia è prezioso, in questo post riporto lo scenario globale, prima, e quello italiano, a seguire 🙂

 

Più di 2.1 miliardi di persone – quasi il 30% della popolazione totale – sono in sovrappeso oppure obesi (Ng. et al. 2014). Si tratta di circa due volte e mezzo il numero di adulti e bambini che sono denutriti. L’obesità e responsabile del 5% dei decessi a livello mondiale. Simon Stevens, amministratore delegato della National Health Service England, ha avvertito in settembre che

“stiamo andando, come dei sonnambuli, verso la peggior emergenza sanitaria per almeno tre decenni”

L’impatto sull’economia globale dell’obesità è di circa 2.0 trilioni di dollari, cioè il 2.8% del PIL globale – vagamente equivalente all’impatto globale di fumo o violenza armata, guerra e terrorismo, secondo una nuova ricerca del the McKinsey Global Institute (Overcoming obesity: An initial economic analysis – MGI 2014) (vedi figura 1).

obesita-psicologia

Oggi, il peso economico dell’obesità sui sistemi sanitari dei paesi sviluppati è compreso tra il 2 ed il 7% di tutta la spesa pubblica in ambito sanitario. E questo non include i costi elevati dei trattamenti per le malattie come il diabete di tipo 2 e le malattie del cuore, che alzano il costo della sanità fino al 20%, stando ad alcune stime.

 

L’obesità è un problema globale

Se l’obesità continua a diffondersi a tali ritmi, quasi metà della popolazione mondiale adulta sarà obesa entro il 2030.

Nessun paese è riuscito a ridurre il proprio tasso di obesità tra il 2000 ed il 2013. In questo periodo l’obesità è cresciuta dello 0.5 percento o più all’anno in 130 dei 196 paesi per il quali sono disponibili i documenti dell’OECD circa i dati sull’obesità (Obesity Update, OECD 2014). Oggigiorno, circa il 60% delle persone obese si trovano nei paesi in via di sviluppo.

C’è sempre più evidenza del fatto che, oltre ai costi dei sistemi sanitari, anche la produttività degli impiegati sia minacciata dall’obesità, compromettendo la concorrenza delle imprese. Il McKinsey Global Institute (MGI) ha stimato la perdita di produttività dovuta all’obesità utilizzando le misure standard degli anni di vita aggiustati per disabilità, DALYs, queste permettono di stabilire il numero di anni che vengono sprecati o resi economicamente improduttivi a causa di una malattia. Il numero dei DALYs persi a causa dell’obesità è tre volte maggiore nelle economie sviluppate rispetto ai mercati in via di sviluppo. Ad ogni modo, tale differenza si sta restringendo. La crescita del numero dei DALYs per 100.000 persone perse a causa dell’obesità è diminuito nelle economie sviluppate tra il 1990 ed il 2010, ma è cresciuto del 90% nelle economie in via di sviluppo.

 

Politiche per affrontare l’obesità

Quindi cosa bisogna fare? Passando in rassegna 500 processi di ricerca per la riduzione dell’obesità, MGI ha identificato 74 tipi di interventi per sconfiggere l’obesità in 18 aree. Questi includono sovvenzioni per offrire un pasto scolastico a tutti, etichette riportanti calorie ed altri valori, restrizioni su pubblicità di bevande e cibi ipercalorici e campagne di salute pubblica.

La natura sistemica della sfida all’obesità e la diversa qualità dei dati disponibili indicano che questa analisi è direzionale, più che essere perfetta. Quindi, possiamo considerarla come se fosse una mappa del 16esimo secolo con isole mancanti e continenti sformati, piuttosto che una mappa perfetta del 21esimo secolo riportante tutte le soluzioni.

È nel Regno Unito che il MGI ha deciso di attuare la sua ricerca iniziale; se in questo paese venissero implementati tutti i 44 interventi che è stato possibile analizzare, la tendenza crescente dell’obesità potrebbe essere invertita tanto da riportare ad un peso considerato normale il 20% delle persone sovrappeso, in un arco temporale che va dai cinque ai dieci anni. Questo ridurrebbe la quantità di persone obese e sovrappeso ad un numero corrispondente alla popolazione dell’Austria.

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L’obesità in Italia: è allarme!

È la nuova malattia della povertà. Diventerà un’emergenza sanitaria. Così titola il rapporto del progetto “Cuore”, l’osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Iss, tra il 1998 e il 2012, ha fotografato un aumento dell’obesità in tutti e due i sessi: dal 17,5 al 24,5 in quello maschile e dal 22 al 24,9 in quello femminile, raggiungendo circa il 25 per cento in entrambi.

I cibi più salutari in genere costano di più. Anche frutta e verdura fresca non sono sempre a buon mercato. La tendenza a mangiare male è diffusa soprattutto nel ceto meno abbiente e meno istruito.

Mettere su troppi chili espone l’organismo a gravi complicanze, dall’ipertensione all’insorgenza del diabete, di malattie cardiovascolari, come ictus e infarti, poi tumore al pancreas e al colon. E può costare fino a 8 anni di vita in meno nei casi più gravi.

Nel 2014, lo studio “Okkio alla Salute” del MinSalute rivela che su quasi 50mila bambini, il 9,8 per cento sono obesi (di cui 2,2 per cento a livelli gravi) e il 20,9 in sovrappeso.

Tra le cause, ci sono ovviamente abitudini alimentari scorrette

L’8 per cento dei bambini salta la prima colazione, abbuffandosi a pranzo; il 25 per cento non mangia ogni giorno frutta e verdura; e ben il 41 per cento consuma bevande zuccherate e gassate. Ma anche la sedentarietà: quasi il 20 per cento fa sport soltanto un’ora alla settimana

 

La Psicologia e l’Ordine psicologi Lazio

La Psicologia e gli psicologi possono fornire un contributo determinante nel favorire (e mantenere nel tempo) corretti e funzionali comportamenti alimentari. Come Ordine psicologi Lazio ci siamo e ci stiamo spendendo convintamente su tale fronte.

Unitamente alla ricerca menzionata in apertura, abbiamo partecipato ai padiglioni EXPO del Ministero della Salute per parlare di salute alimentare, da un paio d’anni partecipiamo al SANIT Forum Salute con il nostro stand e molto altro che ti presento in questo video con Paola Medde, coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Psicologia & Alimentazione”

 

Fonti:

  • http://voxeu.org/article/obesity-global-economic-issue
  • http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/09/obesita-esperti-in-allarme-e-la-nuova-malattia-della-poverta-diventera-unemergenza-sanitaria/2627476/
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Depressione, i benefici del trattamento superano di gran lunga i costi sostenuti

Per ogni dollaro speso nel migliorare il trattamento per la depressione e l’ansia, il ritorno sarebbe quattro volte maggiore in termini di aumento della produttività e stato di salute generale.

Questo è quanto afferma uno studio pubblicato su The Lancet Psichiatry e coordinato da Dan Chisholm, del Dipartimento di Salute mentale e abuso di sostanze dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a Ginevra, in Svizzera. «Precedenti studi internazionali hanno valutato il rapporto costo-efficacia di diverse strategie di intervento, ma non il valore globale dei benefici economici sommati a quelli sanitari» esordisce il ricercatore, che assieme ai colleghi ha utilizzato l’algoritmo One Health dell’Oms per calcolare i costi di trattamento e i risultati sullo stato di salute del miglioramento delle cura per ansia e depressione in 36 paesi entro il 2030.

«Il costo totale, compresi farmaci e consulenze terapeutiche, è risultato un po’ scoraggiante, ossia 147 miliardi di dollari, ma il ritorno economico in termini di miglioramento della produttività è stato stimato in 399 miliardi di dollari, oltre ai 310 miliardi risparmiati in spese sanitarie grazie al miglioramento dello stato salute» spiegano gli autori. La pubblicazione dello studio è avvenuta in concomitanza alla prima riunione congiunta della Banca Mondiale e dell’Oms nella lotta all’effetto economico globale della depressione e dell’ansia.

E Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, commentata: «Già sapevamo che il trattamento della depressione e dell’ansia migliora la salute e il benessere della popolazione, ma questi dati lo confermano anche dal punto di vista economico». E in un editoriale di accompagnamento Paul Summergrad, della Tufts University School of Medicine di Boston, Massachusetts, commenta: «La riunione congiunta Oms/Banca mondiale è un importante passo avanti, ma solo l’inizio di future azioni contro gli effetti di depressione e dell’ansia sulla salute mentale globale, non ultime quelle in termini di giustizia, equità, diritti umani e riduzione della sofferenza».

Fonti:

Lancet Psychiatry. 2016. doi: 10.1016/S2215-0366(16)30024-4 – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27083119

Lancet Psychiatry. 2016. doi: 10.1016/S2215-0366(16)30031-http://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(16)30031-1/abstract

http://www.doctor33.it/

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Bambini: 1 su 5 in sovrappeso, 1 su 10 obeso

Il 20,9% dei bambini italiani è in sovrappeso e il 9,8% è obeso. Questi i numeri emersi dell’indagine ‘Okkio alla salute‘, iniziativa Ministero della Salute.

Qui le 4 pagine di sintesi del Rapporto 2014, da poco reso disponibile.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i bambini in eccesso ponderale nel mondo sono 44 milioni. L’impatto dell’obesità e le conseguenti ripercussioni dirette sulla salute sottolineano come sia prioritario e necessario contrastare tempestivamente tale fenomeno. L’Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020 dell’Unione Europea si inserisce proprio in quest’ottica di prevenzione e contrasto.

OKkio alla SALUTE ad oggi vanta quattro rilevazioni (2008/9, 2010, 2012 e 2014), ognuna delle quali ha coinvolto oltre 40.000 bambini e genitori e 2.000 scuole.

Dai dati 2014 emerge che l’8% dei bambini salta la prima colazione, il 31% fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine) e il 52% fa una merenda di metà mattina abbondante. Il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura e il 41% dichiara che i propri figli assumono abitualmente bevande zuccherate e/o gassate.

Il 16% dei bambini non ha svolto attività fisica il giorno precedente l’indagine, il 18% pratica sport per non più di un’ora a settimana, il 42% ha la TV nella propria camera, il 35% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi più di 2 ore al giorno e solo 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta.

Il tema del sovrappeso ed obesità in infanzia e adolescenza è caldissimo per il Ministero della Salute.

Come Ordine Psicologi Lazio, proprio con il Ministero Salute, abbiamo avviato una ricerca sul rapporto tra l'(ab)uso di nuove tecnologie e stili alimentari in adolescenza. Qui un articolo di Focus.it “Salute: tv e smartphone anche a tavola, al via indagine sui giovanissimi“.

 

 

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Depressione: psicoterapia più efficace dei farmaci sul lungo periodo

Secondo uno studio su The Lancet Psychiatry la psicoterapia cognitivo comportamentale è risultata clinicamente efficace anche dopo anni dal termine del trattamento nei pazienti depressi, contrariamente alla terapia farmacologica che non ha rilevato beneficio.

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Costi Sanità Lazio: dalla Medicina difensiva alla Psicologia di facilitazione

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, qualche giorno fa ha rilasciato una interessante intervista sui necessari tagli alla spesa sanitaria regionale. Tra le voci sui cui operare tagli viene citata la medicina difensiva:

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Psicologia applicata alla politica. Il Behavioural Insights Team

Dal 2010 il governo britannico si avvale di un gruppo di psicologi ed economisti per migliorare la società e risparmiare soldi. Costi diminuiti di 20 volte rispetto al costo del progetto!

Mercoledì scorso è stato pubblicato il rapporto degli ultimi due anni del Behavioural Insights Team (BIT), una squadra di psicologi ed economisti dal 2010 che collabora con il governo britannico per migliorare le