Perchè una terapia psicologia non costerebbe niente

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Patologie mentali colpiscono uomini e donne in età lavorativa, creando un costo economico che ruota intorno all’8% del PIL.

In discussione c’è l’efficacia di un vasto programma, lanciato in Inghilterra nel 2008, di terapia psicologica (traduzione letterale che in Italia può equipararsi a PSICOTERAPIA). Il risparmio dovuto a prestazioni assistenziali, tasse supplementari, supera i costi del programma. Nei paesi ricchi, il 38% di tutte le malattie è di natura psicologica, e colpisce soprattutto persone in età lavorativa, cioè circa il 50% della popolazione(vedi Fig. 1).

Riprendo e traduco l’interessante e recente articolo “Why more psychological therapy would cost nothing” dei Prof. David M. Clark e Richard Layard.

L’articolo cita uno specifico approccio terapeutico, ma tengo a precisare che – al di là della necessità di situare il dispositivo in una cultura e società differente quale quella italiana – per me è qui importante sottolineare l’urgenza di tramutare il nostro intervento professionale in numeri precisi che quantificano l’impatto economico della nostra azione. Tale tensione dovrebbe essere un indirizzo strategico della politica ordinistica che, almeno per ciò che mi riguarda, cerco costantemente di seguire.

Il costo economico di sostegno complessivo è stimato intorno all’8%del PIL, per non parlare della sofferenza delle persone coinvolte. In Inghilterra i politici si sono chiesti cosa fare al riguardo.

Negli ultimi 40 anni c’è stato un enorme progresso nelle terapie psicologiche “evidence-based”, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale. Per le persone con depressione clinica o disturbi d’ansia cronici, queste terapie hanno percentuali di recupero del 50%. Si dimezza la probabilità di recidiva, e riguardo a questa eventualità e si evidenzia un efficacia superiore alle terapie farmacologiche.

Nonostante questi dati, solo una piccola minoranza di persone con disturbi di depressione o ansia riesce ad ottenere una terapia “evidence-based “ supportata dal sistema nazionale sanitario, cioè una terapia supportata dalla Cochrane Collaboration o Istituto Nazionale della Gran Bretagna per la Salute e cura Eccellenza.
In Gran Bretagna nel 2007, una persona su sei (intervistate nelle loro case), soddisfa i criteri diagnostici per la depressione o disturbi d’ansia come il disturbo ossessivo compulsivo, PTSD, disturbo di panico o disturbo d’ansia sociale. Di questi, l’1% ha ricevuto terapia psicologica “evidence-based”.

Oggi in Inghilterra, grazie ad un importante programma di formazione e di servizi di sviluppo, chiamato “Improving Access to Psychological Therapies”, cioè migliorare l’accesso alle terapie psicologiche, che ha avuto inizio nel 2008, la situazione è migliorata di molto. Le valutazioni sono aumentate fino al 13% della popolazione diagnosticabile, e vengono trattate circa l’8%, quasi mezzo milione di persone. Il “world-beatin” come è stato definito dalla prestigiosa rivista scientifica Nature.
Tuttavia, non c’è una copertura completa del paese e i tempi di attesa sono lunghi, pericolosamente lunghi dato il tipo di patologia di cui stiamo parlando. Gli autori e molti altri stanno sostenendo che il programma deve raddoppiare entro il 2020.

La questione centrale è sempre stato il costo della terapia e l’interesse del programma è il risparmio sui costi che essa genera.

Come abbiamo già accennato, patologie di natura psicologica colpiscono principalmente persone in età lavorativa. Nella maggior parte dei paesi ricchi, circa l’1% della popolazione in età lavorativa è in malattia dal lavoro a causa di disturbi di depressione o ansia. In Gran Bretagna, ciascuna di queste persone costa al governo di £ 650 al mese, più o meno quanto il costo di un trattamento di terapia. Quindi, supponiamo che trattiamo un gruppo rappresentativo di persone con disturbi di depressione o ansia.

[well]Se, come conseguenza del trattamento, il 4% delle persone trattate lavorasse anche solo un mese in più rispetto a quelle non trattate, si otterrebbe già così una copertura totale del costo di trattamento.[/well]

È il 4% una stima realistica? Un certo numero di studi randomizzati negli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno mostrato, in realtà, una percentuale più alta (Layard e Clark 2014). Per questo la terapia psicologica è diventata di interesse dei Ministri delle Finanze di tutto il mondo.

Ma c’è un’altra importante area di risparmio! Supponiamo di prendere due persone con lo stesso tipo e grado di malattia fisica, ma il soggetto B con – in più – una depressione o un disturbo d’ansia. Come ben evidenziato dal grafico prodotto da un report della assicurazione Colorado Access, il soggetto B (in parte per effetti fisiologici del disturbo mentale, in parte a causa di abitudini malsane ed in parte a causa di eccessivi stati d’ansia) genera un impressionante incremento dei costi di trattamento della malattia fisica.

In Gran Bretagna, il costo della sanità arriva ad aumentare di circa £ 2.000 quando il paziente presenta una patologia di origine psicologica.

Quindi, possiamo aspettarci un risparmio fino a 1.000 sterline (a causa del tasso di recupero del 50%). Forti di queste evidenze numeriche in Inghilterra in futuro è previsto un ampliamento della terapia psicologica tra le persone che hanno anche problemi di natura fisiologica. In tali casi il risparmio è ancora maggiore se la terapia psicologica viene contestualizzata sullo specifico problema fisico – ad esempio affanno, cuore, o mal di schiena.

[well]Innovazioni di questo tipo hanno mostrato un enorme risparmio nel costo della sanità fisica – spesso fino a quattro volte il costo della terapia psicologica.[/well]

I risparmi generati dall’utilizzo di terapia psicologica potrebbero essere di scarso interesse per quei soggetti che dell’assistenza sanitaria ne fanno un business profittevole. Allo stesso tempo, questi ingenti risparmi potrebbero essere di interesse per quelle autorità politiche che intendessero finanziare la terapia psicologica!

Estendere la terapia psicologica h un effetto travolgente. Si risponde a un problema enorme. E ‘efficace. E non costerebbe nulla al sistema. Allevierebbe notevolmente una sofferenza che non è solo del singolo individuo ma anche dei suoi familiari.

Con questa coscienza e consapevolezza anche Università, Ordini ed ENPAP dovrebbero pianificare e muovere le loro politiche professionali!

 

References

  • Layard, R and D M Clark (2014), Thrive: The power of evidence-based psychological therapies, London: Penguin (Available at Amazon).
  • McHugh, R K, S W Whitton, A D Peckham, J A Welge and M W Otto (2013), “Patient preference for psychological versus pharmacologic treatment of psychiatric disorders: a meta-analytic review”,Journal of Clinical Psychiatry, 74(6): 595-602.

Fonte: http://www.voxeu.org/article/psychological-therapy-costs-nothing

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1 COMMENT

  1. Articolo veramente interessante, che dà prova di come l'applicazione della psicologia nella vita della persona sia una risorsa concreta e non "chiacchiere inutili" come tanti dicono. Per carità, per alcuni è stato sicuramente così, ma i grandi numeri ci dimostrano il contrario.

    Unica nota, la terapia psicologica non è equiparabile alla psicoterapia, in quanto quest'ultima, anche come definito dal CNOP è una possibile terapia psicologica che lo psicologo adeguatamente formato può applicare. Non sono equiparabili, ma la seconda una possibilità esplicativa della prima.

    Per carità, la ricerca è stata fatta con interventi assimilabili a quelli psicoterapici, ma il concetto che l'intervento psicologico si ripaga da solo è estendibile anche a tutti quegli interventi non prettamente psicoterapici.

    Detto questo, queste notizie sono veramente interessanti.

  2. La ricerca prova scientificamente quello che tutti sappiamo : che un intervento psicologico migliora la qualità della vita investendo non solo il campo delle relazioni sociali (vita lavorativa) e familiari (vita affettiva) ma anche il campo della salute fisica. Temo tuttavia che la nostra classe medica, per prima, non sia pronta ad un cambiamento di questo tipo. Vi racconto un piccolo episodio che chiarisce ciò che intendo. Il mio medico di base non ha mai aderito ad alcuna iniziativa che gli ho proposto nel tempo come, ad esempio, esporre la locandina del mese del benessere psicologico. Quando, meno di un mese fa, è andato in pensione mi ha dato il nome della dottoressa che avrei dovuto, secondo lui, scegliere al suo posto. Sono andata a conoscerla: una quarantenne giovanile e dinamica. Le ho chiesto cosa ne pensasse della possibile creazione della figura del medico di base. "Io non ho alcuna fiducia negli psicologi" – è stata la risposta che mi ha dato.

  3. Finalmente, si parla concretamente dell'intervento della terapia psicologica. Questo dovrebbe essere amplificato da tutti e ancor di più dagli ordini professionali (che dovrebbero tutelare la professione non forza). Bisogna essere uniti per riuscire a rafforzare la nostra identità professionale.

  4. Questi dati confermano un percorso che l'Inghilterra ha iniziato una decina di anni fa, quando diverse meta analisi evidenziarono che il maggior impatto sulla salute del cittadino derivava dall'associazione di terapie mediche e psicologiche; adesso si può certamente dire che, quelle che all'inizio erano speranze e aspettative siano diventate realtà. Quello che mi domando è: cosa possiamo fare concretamente noi psicologi affinché anche in Italia si inizi un percorso simile? Possiamo esercitare pressioni sui nostri ordini professionali? Possiamo produrre delle iniziative concrete per dimostrare che le terapie psicologiche hanno un impatto importante sulla salute? Mi domando questo perché temo che l'atteggiamento da noi tenuto finora sia stato troppo passivo: aspettiamo che sia il presidente dell'ordine, piuttosto che il legislatore o il ministro, a decidere, ma nel frattempo non ci impegniamo per cambiare la realtà che ci circonda. Con questo non voglio criticare la nostra comunità professionale, sarebbe ingiusto, ci mancherebbe. Voglio però sottolineare come noi psicologi non abbiamo molta fiducia in noi stessi: sembra quasi che abbiamo bisogno del benestare di qualcuno "in alto" per sentirci legittimati a utilizzare i nostri strumenti. A mio parere, sarebbe interessante sfruttare questi spazi on line per lavorare a un progetto cooperativo, supervisionato dall'intera comunità professionale, da mettere poi in atto in diverse regioni d'Italia. So che può sembrare una follia, ma sono convinto che unendo le nostre forze potremmo riuscire a cambiare veramente un piccolo pezzo delle realtà dove viviamo; e a questo punto non potremmo più essere ignorati.

  5. da noi la strada è ancora molto lunga specialmente per un'immagine spesso distorta della nostra figura professionale, e di una mancata rete di collaborazione con la figura del medico di base che dovrebbe promuoverci nel territorio di riferimento specifico di ognuno di noi…dalla mia esperienza invece i medici fanno continuamente ostruzionismo, preferendo alla figura dello psicologo, quella dello psichiatra…ce la faremo mai???