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Psicologi & Professione

Ecco a voi la Facoltà di Medicina e Psicologia. In conflitto d’interesse, in silenzio, sotto traccia…

Tutto sotto traccia. Quanto sta accadendo nel Lazio deve destare l’attenzione di tutti gli psicologi e studenti di Psicologia italiani! E’ accaduto presso La Sapienza, il più grande ateneo italiano, sta accadendo in altri ateni. Avviene in silenzio, ma impatta pesantemente sul futuro della Psicologia in Italia, e quindi sul futuro di tutti noi Psicologi Italiani!

Chi non conosce la vicenda, può leggere il precedente articolo “La Facoltà di Psicologia si aggrega a Medicina. E i caccia bombardieri…“, in pratica il 12  settembre 2010 è stata decisa, internamente all’Università La Sapienza di Roma, l’aggregazione della Facoltà di Psicologia 1 (indirizzi clinico ed evolutivo) e Psicologia 2 (indirizzi sociale, marketing e organizzazione) a quella di Medicina. Nessuno ne sapeva nulla. Ne veniamo a conoscenza tramite la newsletter dell’Ordine Psicologi Lazio (ed anch’io come Consigliere non ne avevo avuto notizia!) in cui, in un’intervista costruita ad arte, il prof. Francesco Avallone ci racconta di un mondo fantastico che sarà.

Il sito web UNIROMA1 riporta la notizia: il prof. Vincenzo Ziparo (Medico), nuovo Preside della nuova Facoltà di Medicina e Psicologia.

In sede di Consiglio, come riportato nel mio precedente post, chiedo maggiori ragguagli ed esprimo forti perplessità sulla decisione. Soprattutto critico aspramente il fatto di aver preso una decisione tanto importante senza un coinvolgimento minimo della comunità professionale, denuncio l’aver tenuto nascosta la cosa sino a giochi fatti, per poi comunicarla attraverso un’intervista costruita ad arte, senza un accenno di controparte.

In realtà, internamente alle Facoltà di Psicologia 1 e Psicologia 2 di Roma se ne parlava già da mesi prima dell’estate. A quanto pare sono stati incaricati tre specifici docenti di condurre la trattativa che ha poi portato a scegliere l’accorpamento a Medicina 2. Tuttavia, oltre all’inammissibile silenzio, altri elementi risultano curiosi e pongono serie riflessioni.

Innanzitutto colpisce il possibile conflitto di interessi del Prof. Francesco Avallone. Attualmente risulta:

  • prorettore vicario dell’Università La Sapienza di Roma,
  • docente presso la Facoltà di Psicologia 2, dove è stato Preside e dove tutt’ora è figura più che carismatica e di leadership,
  • affiliato a Cultura e Professione, gruppo che da anni governa l’Ordine Psicologi Lazio. Di più, a detta di alcuni docenti di facoltà è il leader di Cultura e Professione.

Ricapitolando, il prof. Avallone curiosamente occupa poltrone/ruoli di estremo rilievo nei 3 contesti coinvolti: Università La Sapienza, Facoltà di Psicologia ed Ordine Psicologi Lazio. Accade così che sino a fine settembre Università e Facoltà contrattano il da farsi, poi a cose fatte la maggioranza al governo dell’OPLazio (Avallone!) contatta Avallone (nel ruolo di prorettore vicario) per chiedergli un’intervista sul futuro della Facoltà di Psicologia (ad ex presidenza ed attuale leadership di Avallone). Ne esce un quadretto da Mulino Bianco in cui tutto andrà per il meglio, se non per il fatto che è stato fatto tutto in fretta e furia, e di soppiatto…

Molto curioso in tal senso è il confronto con l’Ordine Psicologi Toscana (leggi articolo). Anche l’Ateneo toscano è in riorganizzazione, tuttavia due differenze sostanziali balzano all’occhio:

  • ne stanno dibattendo pubblicamente da tempo, tant’è che l’OP Toscana ha già inviato comunicazioni sul cambiamento in atto,
  • l’OP Toscana è dell’idea di lottare per mantenere l’indipendenza della Facoltà di Psicologia, tant’è che ha cofinanziato una borsa di studio per studiare tale situazione.

In più, il Presidente dell’OP Toscana – in una differente comunicazione – afferma che la Facoltà di Psicologia fiorentina, ultima arrivata nell’ateneo toscano e piccola difficilmente avrà risorse per mantenere l’autonomia. Mentre per le due Facoltà di Psicologia romane, con l’alto numero di studenti a disposizione, è molto curiosa la decisione di aggregarle sotto la calda ala medica, invece di fare uno sforzo nell’ottica dell’autonomia ed indipendenza, scientifica, epistemologica e culturale prima ancora che di budget!

Che dobbiamo pensare di questa differente gestione dei mutamenti in atto, dei diversi livelli di trasparenza e delle opposte visioni strategiche? Cosa dobbiamo pensare di ciò che sta accadendo nel Lazio?

Altro fatto. Il 22/23 ottobre scorso si è tenuto il Consiglio dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, dove partecipano tutti i vari presidenti di Ordine regionale. Il Presidente della Toscana ha richiesto di mettere all’Ordine del Giorno il punto “Riforma Universitaria e rischi di accorpamento per le facoltà di Psicologia – richiesta Consiglio Regionale Toscana”. E’ stato inserito come 17° (!) punto sui 19 presenti, tant’è che non ne hanno potuto discutere per mancanza di tempo.

In compenso hanno potuto discutere di “Commissioni, Gruppi di lavoro e Progetti” (punto 5), “Patrocini” (punto 7), “Protocollo d’Intesa tra la Guardia di Finanza e i CNOP” (punto 8 su richiesta Lazio), ed altre amenità riguardanti casi di abuso, deontologica, ecc…

Al Consiglio di Novembre verrà riproposto all’OdG? Ed in quale posizione? Faccio appello anche ai colleghi di AltraPsicologia, al Presidente dell’OP Lombardia affinché monitori la cosa e pretenda che venga formalmente affrontata in CNOP!

Ci sono lavori in corso, lavori sotto traccia, mutamenti in atto taciuti dai nostri referenti istituzionali. La Psicologia italiana sta scivolando nell’alveo della Medicina, la stanno facendo scivolare nel silenzio.

Ed ai colleghi che intravedono vantaggi nel portare la nostra professione sotto l’ala medica “perché più forte”, dico che in Italia è illusorio nutrire tali certezze perché sappiamo bene che le decisioni si fondano spesso su criteri dubbi ed incerti. Vi prego, non questa ingenuità!

Al punto 4 dell’OdG del CNOP c’era la discussione in merito al sistema ECM. Il Presidente del CNOP ha rassicurato tutti che non vi è problema, che l’Ordine Nazionale ha già pubblicato la sua posizione ed inviato le sue letterine. Nel frattempo il Ministero della Salute intende allargare l’obbligo ECM a tutti i professionisti sanitari iscritti all’Albo. Nel frattempo diverse regioni stanno accogliendo la posizione del Min Salute. Nel frattempo il Co.Ge.A.P.S. (Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie) che dovrà monitorare quanti crediti accumula ciascuno di noi durante l’anno vede il nostro Presidente Nazionale seduto sulla poltrona di Vice Presidente.

Cari colleghi, tutto il mondo è paese ed i giochi si svolgono ad alta quota, per questioni che riguardano tutto, ma non certo la qualità, la tutela degli psicologi e quella dei nostri clienti.

Sto prendendo contatto con importanti quotidiani e c’è interesse sulla questione. Sto lavorando per reperire ulteriori informazioni e chiarificare meglio luci ed ombre del quadro in divenire.

Vi chiedo aiuto! Vi chiedo di diffondere ai vostri colleghi questi articoli, di far circolare l’informazione, di fargli addrizzare le antenne! Attiviamoci, obblighiamo i nostri rappresentanti a rappresentarci pubblicamente e con trasparenza i mutamenti in atto, doniamoci il diritto di poter conoscere e dibattere in merito al nostro futuro di Psicologi!

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105 risposte su “Ecco a voi la Facoltà di Medicina e Psicologia. In conflitto d’interesse, in silenzio, sotto traccia…”

Personalmente, penso che è davvero poco probabile che l’ordine degli psicologi non lo sapesse. Sono una studentesse di Psicologia, e noi studenti lo sapevamo da maggio, e all’interno della nostra facoltà ci sono esponenti dell’ordine degli psicologi del Lazio. C’è stato più di un incontro con il Magnifico Rettore, il quale ci ha prontamente delucidato su tutti i “vantaggi” che questo cambiamento poteva portare alla nostra professione. Abbiamo, senza riuscirci, tentato di fare “rumore”, di rendere visibile la questione, di sensibilizzare gli studenti stessi alle coneguenze dirette e non di tale manovra. Ma Nessuno si è opposto, o almeno, nessuno tra docenti, presidenti dei CDL, vicepreside, preside, sembra essersene preoccupato. Nessuna discussione in merito, nessun dibattito (che non fosse presieduto solo da studenti). Ci sono state date mille motivazioni, tra cui quelle economiche (alla Sapienza le facoltà da 23 sono passate a 11), ma tutti ci siamo chiesti “perchè non aggregare le due facoltà di medicina allora?!”.
Ma il peggio deve ancora arrivare. All’interno della facoltà altri cambiamenti ci aspettano, come ad esempio una DRASTICA riduzione dei corsi di laurea, che poco viene giustificata dalle nuove riforme (finanziaria e gelmini). Gli Ordini dovrebbero ENTRARE nelle facoltà per vedere IN CHE MODO viene gestita la preparazione di quelli che saranno poi i futuri professionisti.

Ma sono le facoltà di psicologia 1 e 2 ad aggregarsi a medicina 2, o tutte e tre le facoltà si sono unite in una unica?
Cioè dire che medicina 2 si è aggregata a psicologia 1 e 2 sarebbe la stessa cosa?

Da tempo il mio orientamento (cognitivo-comportamentale) viene definito “medicina comportamentale”.
Era ora che dalla cultura americana si cominciasse a prendere anche qualcosa di bello (e non soltanto lo schifo).
Dott. F. Pillitteri

In quale senso questo potrebbe essere uno svantaggio per gli psicologi “vecchi laureati” come me del 1989 in Psicologia? E se io decidessi di fare un po’ di esami e prendere una “nuova” laurea in Psicologia?
Davvero non capisco. Se qualcuno mi da una informazione, forse sono ingenuo ma non capisco dove sta lo svantaggio

Una mezza cosa ma, molto velata girava già in facoltà, tra le aule di psicologia 2 agli inizi del 2010, quindi non penso che l’ordine del lazio ne era all’oscuro…

situazione a dir poco surreale, che ben dimostra l’inutilità dell’ordine di fronte a giochi di potere. Che sia necessaria una riforma drastica di corsi di laurea e professione è evidente a tutti, ma magari i mezzi della democrazia hanno ancora un senso, soprattutto dopo tutti i soldi che ordini, università e enti vari ci prendono. Anche io direi che ci vuole una seria inchiesta giornalistica, a tanti livelli. Report può essere utile…

Come se la nostra professionalità non fosse già abbastanza osteggiata nei vari ambienti lavorativi. Ci danno il colpo di grazia i nostri stessi docenti.
Diffonderò il più possibile.
Antonella.

Buona sera.
Faccio l’avvocato del diavolo e commento.
Premesso che lo sappiamo bene tutti che l’aggregazione di facoltà è essenzialmente guidata da un fattore economico: si riducono poltrone, personale ecc ecc, si risparmiano soldi ecc ecc…
Veniamo a noi.
Io sono studente della Facoltà di Psicologia 2 (o “fu Facoltà” dovrei dire). Io e i miei colleghi stiamo ancora cercando di capirci qualcosa, perché le informazioni sono poche e molto confuse.
So che la Facoltà diventerà unica (Medicina e Psicologia, appunto); so che determinati compiti didattici passeranno ai dipartimenti. So che io, laureandomi presumibilmente tra un anno non dovrei vedere molti cambiamenti nel mio cammino (almeno fino a fine università).
A parte questo, il resto sono solo informazioni poco precise o ipotesi in cui si parla di vantaggi derivati dall’aggregarsi a medicina (vedere la propria professionalità più facilmente avvicinata ai contesti ospedalieri, ad esempio) e la frequente sottolineatura del fatto di mantenere comunque una propria coerenza e autonomia didattica, culturale, professionale. Ci dicono che non saremo “subordinati” ai medici. Io lo spero.
Non so se sia davvero negativa questa aggregazione, potrebbe anche essere un’opportunità.
Ora però chiedo a qualcuno che magari è più informato di me di spiegarmi concretamente cosa cambierà e perché è un male questo cambiamento.
Grazie

Fabrizio

PS: che Avallone abbia conflitti di interesse è probabile (non conosco esattamente le sue posizioni), se questi ci sono mi auguro che chi ne ha le prove segnali la cosa a chi di competenza (…forse questa è un’idea utopica, ma sono uno di quelli che credono ancora nella giustizia)

Ciao a tutti, ho letto l’articolo qui sopra riportato. Sicuramente discutibile il comportamento del prof. Avallone, ma al di là di questo quali grossi problemi potrebbero sorgere unendo le facoltà di medicina e psicologia? Ritengo che la poca trasparenza non sia un buon punto di partenza, ma non vi è forse un eccessivo allarmismo? Di cosa abbiamo paura noi psicologi in realtà? Anche un medico con adeguata specializzazione potrebbe essere un buon psicoanalista/psicoterapeuta…Ottima è sembre la collaborazione con medici e specialisti per il benessere dei nostri clienti…E’ bene a mio avviso lottare per le ingiustizie burocratiche di facoltà, ma tal volta ci nascondiamo dietro a paure che potrebbero mostrarci agli occhi degli altri come fragili figure professionali.
Alessandra Mazzocchi (Piacenza)

Non è che stanno facendo tutta questa riorganizzazione per dare un senso a quel decreto sullo psicologo di base che vedrebbe anche il medico come possibile risorsa da utilizzare per questa nuova figura professionale?
A me sembra un passo indietro per la psicologia.

Ci siamo affrancati dalla filosofia per morire tra i medici ? A parte il paradosso cultural-professionale, mi chiedo dove sono le schiamazzanti truppe studentesche che hanno impedito al Papa di parlare alla Sapienza… Mi chiedo dove sono i quattro straccioni che hanno okkupato la Sapienza quando il ministro Gelmini ha annunciato i tagli…Baronati nel 2010 ? Solo i i ciechi (e l’OP) non li vedono… Un’ultima domanda: l’Ordine degli Psicologi confluirà (sparendo) nell’Ordine dei Medici, Chirurghi e Dentisti ? Altro che comiche: bisognerebbe riaprire i manicomi !

Caro Nicola, ti ringrazio per avermi informata su queste allarmanti notizie che ignoravo.
Ho appena visitato i siti internet degli ordini del Piemonte, della Publia e dell’Emilia Romagna e in effetti non si fa alcuna menzione di quanto sta accadendo.
Personalmente scriverò all’ordine del Piemonte, chiedendo spiegazioni e informazioni sulla posizione presa dall’Ordine e le azioni che intendono intraprendere.
Paghiamo l’Ordine tutti gli anni e credo sia un nostro diritto pretendere che tuteli la nostra professione!
Prima di intraprendere altre azioni, porterei quindi avanti questa campagna informativa iniziata da Nicola e inviterei i colleghi a scrivere all’ordine di appartenenza di ciascuno per chiedere un riscontro su come stanno affrontando il problema.
Potremmo poi rincontrarci qui per confrontare le risposte ricevute…

di questo passo prima o poi sparisce il nome Psicologia da quello della facoltà. Rimane facoltà di medicina con qualche corsetto ad indirizzo psicologico sotto psichiatria. L’Ordine sa sempre tutto prima…solo che sono impegnati con le loro scuole di counselling…

Se non altro è ritorno alle origini.
Freud era medico, Jung era medico e tutti gli altri a seguire… la psicologia nasce dalla medicina e da lì cresce.
Siamo anche una professione sanitaria, e come tale credo che il contatto con la facoltà di medicina sia necessario.
Diverse scuole di psicoterapia hanno come responsabile uno psichiatra, quindi sono già in mano ai medici…

Non riesco a capire Fernando se il tuo intervento sia ironico o no. Come tu stesso dici la psicologia è anche una professione sanitaria… ma allora mi chiedo, che fine farà Psicologia 2 con i suoi indirizzi sociale, marketing e organizzazione? Non è anche questa psicologia?
Se andiamo a guardare i 4 dipartimenti previsti dalla nuova facoltà di Medicina e Psicologia troviamo: Psicologia, Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione, Psicologia dinamica e clinica, Salute della donna e medicina territoriale.
Nessuna menzione agli indirizzi finora trattati da Psicologia 2! E poi.. che vorrà dire Dipartimento di Psicologia? Forse si pensa di mettere lì dentro, in maniera confusa, quanto non si riesce a far stare negli altri dipartimenti?

Ho appena inviato la mia email all’Ordine con oggetto: Riforma Gelmini.
La riporto qui sotto nell’ipotesi possa servire a qualcuno ad inviare la propria email di richiesta di riscontro su quanto sta accadendo al proprio ordine di riferimento.
Il nostro obiettivo potrebbe essere questo: chiedere all’ordine di farsi carico del problema e che l’ordine del giorno proposto dall’Ordine della Toscana nel precedente consiglio dell’Ordine Nazionale degli psicologi sia riproposto nel prossimo incontro e finalmente discusso.

Ecco la mia email.

Spett.le Ordine,
sono appena venuta a conoscenza di una riforma, la riforma Gelmini (DDL n. 1905), che potrebbe essere varata prima del termine del 2010 e prevede una riorganizzazione dei Dipartimenti e delle Facoltà con una probabile riduzione del numero di queste ultime.
Ne parla preoccupato l’Ordine degli Psicologi della Toscana in questa newsletter: http://www.psicologia.toscana.it/index.php?id=710
Allarmante è quanto sta avvenendo nel Lazio, ove la Faccoltà di Psicologia è stata accorpata a quella di medicina con esclusione di alcune discipline finora trattate dalla Facoltà di Psicologia 2 (indirizzi sociale, marketing e organizzazione).
Mi chiedevo: qual’è la posizione dell’Ordine del Piemonte rispetto a quanto sta accadendo? Quali azioni si intendono intraprendere per salvaguardare le professionalità che lo psicologo riveste nei diversi ambiti e contesti organizzativi e rafforzare il legame fra percorso di studi-formativo e lavoro, piuttosto che aumentare la confusione degli studenti di Psicologia sulla propria identità professionale e sul ruolo che in futuro potrà essere rivestito?
Ringraziandovi per il vostro riscontro su una questione che ritengo essere di grande rilievo per il futuro della psicologia in Italia, vi porgo Distinti Saluti.

Quando si è iniziato a parlare degli accorpamenti, l’ipotesi era di essere uniti alla facoltà di lettere e filosofia…Quello sarebbe stato effettivamente un passo indietro, come nel vecchio “magistero”.
L’accorpamento alla facoltà di medicina, visto da un adeguato punto di vista, potrebbe essere anche un’ opportunità…
Personalmente ho seguito un piano di studi individuale, in cui ho dato risalto agli esami clinici, sostenemndoli direttamente presso la facoltà di medicina. Mi sono laureata discutendo una tesi “fuori facoltà”, su un argomento di psicologia oncologica…Se le facoltà fossero già state accorpate non avrei dovuto ricorrere a permessi burocratici…
Credo che un percorso professionale è dato da ciò che ognuno di noi è in grado di costruire, al dì là degli strumenti offerti…
Ringrazio Nico per il suo essere sempre in prima linea…ma non riesco a vedere l’accorpamento a medicina come un ostacolo alla mia professione…forse si potrebbe discutere del “come” sia stata presa questa decisione, ma sono di L’Aquila, e purtroppo mi sto abituando a “subire” le decisioni prese “dall’alto”….

Grazie a tutti e buon lavoro
Marilena

Nicola frenami se sto intervenendo troppo spesso…!!!

Cara Marilena, è vero ciò che tu dici sui vantaggi possibili (ma ancora da verificare) per chi come te ha deciso di intraprendere un’attività di tipo clinico e per di più collegata ad un contesto sanitario che sappiamo oggi non offre molti posti di lavoro agli psicologi.
Ripropongo però la domanda:
che fine farà Psicologia 2 con i suoi indirizzi sociale, marketing e organizzazione? Non è anche questa psicologia?
E aggiungo: non è forse questo un ambito che oggi può offrire più occasioni di lavoro rispetto ai classici contesti sanitari?

Ancora una volta mi pare di sentire chiacchiere su chiacchiere. Illazioni, ipotesi, paure, dubbi, ma nessuno che metta un punto, che spieghi. Qualcuno prova a ragionare, a riflettere sui pro e i contro. Ma per il resto stiamo qui a strillare senza capirci nulla di concreto.
Piano piano mi sento di condividere molto più il Pensiero di Fernando e Marilena. L’unificazione (peraltro burocratica) potrebbe davvero portare a delle più ampie possibilità. Morire tra i medici?? Ma per favore! Abbiamo una dignità, abbiamo un coerenza culturale, tecnica e professionale. C?è affinità tra le professioni, ma le competenze sono differenti. Se proprio vogliamo essere arrabbiati, puntiamo a darci un tono noi stessi, ad essere preparanti e rispondenti al bisogno di psicologia della società. A mostrare chiaramente chi è uno psicologo e cosa può fare. E perché no sfruttare a nostro vantaggio il nostro essere professionisti sanitari. Non siamo letterati, non siamo filosofi, non siamo neanche medici, ma non possiamo negare di condividerne in molti casi l’ambito di lavoro.
Fatemi sapere che ne pensate. Auspico che si possa aprire una discussione seria e non isterismi collettivi da timore di essere “sottostimati”.
I toni “aggressivi” sono dovuti all’importanza dell’argomento.

Il rischio è serio. E’ evidente! E’ evidente anche il fatto che noi (come professionisti della sfera “psic”) da tempo collezioniamo figuracce, vedo colleghi in tv che dicono la loro, colleghi in tribunale che “rubano” un onorario, per non parlare di quelli che tengono in cura persone da 8 anni! Dovremmo avere regole più precise, una formazione più seria e selettiva. L’OP dorme al cospetto di questi seri problemi…non sempre, ma capita spesso. Allora, visto che non siamo in grado di badare a noi stessi, spesso alcune lobby politiche (purtroppo non scientifiche)prendono a cuore la nostra sorte e fanno le nostre veci. Alcuni medici/politici in questo sono bravissimi, si può dire che hanno fatto una specialità medica in “farsi i cazzi di altri professionisti”, come se non bastasse già il carico del lavoro di medico. UMILTA’ NOSTRA E UMILTA’ LORO! Se proprio dovessero accorparci alla facoltà di medicina allora toccherà a noi rimboccarci le maniche e ritagliarci dipartimenti scientifici solo per noi.
Che dire…per fortuna quasi tutti i medici con cui ho a che fare io sono persone normali, umili e soprattutto curiose nei confronti della psicologia.

Ciao Fabrizio, torno a scrivere fino a che non mi si darà uno stop (comprensibile!)
Sono contenta che si dibatta dell’argomento e per questo tengo a dare il mio contributo.
Il tuo pensiero mi da un’ulteriore conferma dell’immagine diffusa che ha la psicologia anche fra gli stessi psicologi.
Tu definisci lo psicologo come “professionista sanitario”. Per me lo psicologo non è solo questo ed è quanto cerco di porre in evidenza con le mie domande: che fine farà Psicologia 2 con i suoi indirizzi sociale, marketing e organizzazione? Non è anche questa psicologia? E ancora: non è forse questo un ambito che oggi può offrire più occasioni di lavoro rispetto ai classici contesti sanitari?
L’associazione psicologia-medicina rafforza l’identità psicologia come disciplina legata all’ambito sanitario, quando per me non è solo questo.
La preoccupazione si fa ancora più forte quando leggo i dipartimenti previsti dalla nuova facoltà http://www.uniroma1.it/documenti/organizzazione/amministrazione/0504/101101_facolta.pdf che escludono dalla psicologia insegnamenti volti a rafforzare le altre “identità” della psicologia maggiormente orientate allo sviluppo dei contesti organizzativi.

sono laureata dal 2000 e specialista in psicoterapia dell’età evolutiva. trovo che questa sia una buona scelta e che rappresenti un’occasione di crescita e di stabilità per la psicologia e non un passo indietro. tutto ciò potrebbe salvaguardare la professione e proteggerla dai “ciarlatani” che con “psic” si riempiono la bocca. aggiungo inoltre che anche quando la psicologia era aggregata a magistero e a filosofia ha formato professionisti molto preparati e stimati! di cosa abbiamo paura??? è giusto pensare a dipartimenti specifici per garantire alcune “specificità”. infine… i medici più curiosi e preparati e specialisti in materie affini alla psicoterapia, parlo di neurologi, neuropsichiatri infantili e psichiatri, ci considerano già loro colleghi!!

Io non credo che pur avendo tutti una laurea in psicologia si possa dire di fare tutti la stessa cosa, o per lo meno ci occupa di ambiti diversi con problemi diversi.
Io essendo clinico ho interesse e vedo di buon occhio questa unione, proprio perchè i “padri fondatori” da lì vengono.
Gli ordini, mi pare siano in mano principalmente a clinici e l’Ordine nasce come tutela della parte sanitaria della professione. Non credo che un esperto di marketing abbia bisogno dell’ordine.

Da 3 anni lavoro in Spagna, qui la situazione é diversa per alcuni versi migliore per altri non tanto. Tuttavia quando mi arrivano certe notizie, rabbrividisco. Ho avuto la fortuna di formarmi a Roma in un corso di laurea in clínica dove si respirava aria di novitá dove si parlava di specificitá della professione e dove ci siamo formati per fare gli psicologi e non gli pseudo-medici. Ora mi viene da pensare che finiremo ancora nel calderone del “non si sa che caspita facciamo tanto lo puó fare anche ..
il medico
il sociologo
il filosofo
l’antropologo
il pedagogo
il coach
l’educatore
il prete
lo sciamano
la zia e
la parrucchiera che di problemi ne ascolta tutti i giorni e un pó psicologi siamo tutti.

Che delusione e che rabbia!

C’è una regressione culturale per la psicologia. Io sono una specializzanda quasi al quarto anno e vivo questa medicalizzazione della psicologia anche nell’Ospedale dove sto svolgendo il mio tirocinio. Un importante ospedale pediatrico romano, che aveva un reparto di psicoterapia esemplare i cui risultati erano indiscussi. Con il cambio del primario, un neurologo, non più un neuropsichiatra infantile con formazione analitica junhiana infantile, è diventato un reparto che loro chiamano di psicologia clinica. in realtà è diventato il luogo della testologia utile ma limitata…la vecchia psicologia sperimentale è ritornata…non si parla più di psicopatologia e psicoterapia, ma di handicap, disturbi dell’apprendimento…solo di questo…non c’è complessità!!!
il punto è che la spiegazione che danno i dirigenti è che la psicologia deve TROVARE IL MODO DI COMUNICARE CON I MEDICI…il che ci spiega la regressione culturale che c’è…
l’ordine degli psicologi ci tutele pochissimo. siamo gli unici specializzandi non pagati, e siamo oggi ancora una volta subordinati ai medici, alla ricerca di un linguaggio che renda comprensibile il nostro operato! sarà il caso che anche un neuropsichiatra infantile o un pediatra familiarizzi con la psicopatologia e la psicologia soprattutto quando parliamo di bambini??? PER CARITA’ sono gli psicologi che devono adeguarsi a dei contenuti riduttivi che non possono e non potranno mai essere di aiuto ai pazienti o clienti più in generale…
IO CI STO A FARCI SENTIRE. Dobbiamo difendere la nostra professione sia della psicologia che della psicoterapia, abbiamo una professionalità per la quale spendiamo anni e anni di formazione soldi e energia…
Organizziamo una sottoscrizione per l’albo?
Molti dei nostri rappresentanti all’albo sono medici…la psicologia medicalizzata perde per definizione la sua utilità e funzionalità..diventa una neuropsicologia che non è ne neurologia ne psicologia e tantomeno psicopatologia…
DIFENDIAMO LA NOSTRA PROFESSIONE…RIVOLGIAMOCI ALL’ALBO NAZIONALE CON UNA SOTTOSCRIZIONE CHE DIFFERENZI LEGALMENTE LE DUE PROFESSIONI CHE CI AIUTI A MANTENERE LA NOSTRA RISPETTABILITA’. Non abbiamo competenze mediche e non è corretto ne per i nostri clienti ne per i nostri eventuali pazienti. E soprattutto ci vuole la CORRETTEZZA ETICA di attuare gli interventi giusti, in base ai casi non seguire il corso delle definizioni della psicologia. anni fa era testologia e tutti a fare i test, poi con l’antipsichiatria tutti a fare terapie e oggi la regressione…c’è bisogno di specificità nella psicologia degli interventi clinici e in quella sociale. Difendiamo la nostra Immagine professionale sia con le istituzioni che la boigottano sia con gli stessi clienti…
MUOVIAMOCI…

secondo me è molto buono se psicologia riesce ad entrare nella facoltà di medicina, la parte clinica di psicologia ovviamente, almento forse in un futuro che comunque vedo lontanissimo gli psicologi saranno riconosciuti da qualcuno. Adesso io personalmente mi sento una persona con una professione debolissima, vista come una cosa per lo più inutile e con una specificità nulla, praticamente una vita da frustrato…se trovo chi decise di istituire la facoltà di psicologia…potrei avere reazioni molto violente…

confermo i miei dubbi, e chiedo di nuovo in altra forma dato che non mi è stata data risposta
Perché i medici non hanno paura di essere “psicologgizati” e non si scandalizzano per l’unione delle facoltà?
E ancora in che modo l’unione di queste due facoltà nella sola città di roma graverebbe sull’indipendenza della professione dello psicologo, più quanto non lo sia già?
Un conto è preoccuparsi del fatto che vogliono mettere odontoiatri come psicologi di base, un conto è preoccuparsi perché due facoltà si uniscono per problemi economici.
Spero che qualcuno mi risponda, grazie

laureato da un mese, non ancora iscritto all’albo.
le mie paure? fabrizio mecca hai scritto

‘Abbiamo una dignità, abbiamo un coerenza culturale, tecnica e professionale. C’è affinità tra le professioni, ma le competenze sono differenti.’

Questo è certamente vero, ma a causa degli psicologi fasulli e cialtroni che si vedono in tv, abbiamo noi questa consapevolezza non tutti gli altri professionisti che parlano della psiologia come la scienza del buon senso (ce ne sono tanti), questo li porterebbe ad improvvisarsi psicologi molto spesso o sapranno stare al poprio posto?(vedi il decreto sullo psicologo di base che vedrebbe anche il medico e l’odontoiatra come possibile risorsa da utilizzare per questa nuova figura professionale)
inoltre penso che la figura professionale dello psicologo sia molto poco conosciuta e ben individuata dai nostri stessi utenti (quante volte vi siete sentiti chiedere da amici o conoscenti la differenza tra psichiatra e psicologo o psicoterapeuta?)….mi chiedo: quanta confusione potrà generare nella gente questo accorpamento?
nessun allarmismo da parte mia, lavoro a stretto contatto con psichiatri da 4 anni e vedo quanto sia diverso il nostro modo di guardare ai pazienti, ai loro bisogni e alle loro richieste, la differenza c’è, ma deve essere visibile anche a chi deve scegliere da chi farsi “curare”.
fatemi sapere cosa pensate degli interrogativi di un aspirante PSICOLOGO

Insomma, per tal Frabrizio Bellizzi, sei psicologo solo se hai seguito un indirizzo clinico; chi si è formato o si sta formando in tutti gli altri rami della disciplina è solo “un esperto”. Siamo messi bene…anzi no, direi.

Ritornando al topic, pur comprendendo la preoccupazione per questo accorpamento delle due facoltà, mi domando se sarà possibile che ne tragga vantaggio la professione tutta, soprattutto in termini di formazione. Vedremo.

Resta il fatto della totale mancanza di trasparenza in tutta questa faccenda. Ma mi pare di capire che questo sia un problema peculiare dell’Ordine, in cui ci vorrebbe un bel ricambio dei membri ancora attaccati ad un’immagine della psicologia arcaica.

Ho letto la mail di Nicola di fretta ma durante il giorno ci ho ripensato e la notizia mi sembra…come dire inverosimile, a dir poco. A tal punto mi ha colpito che ho pensato pure non fosse vera. Ho riletto meglio la mail e più andavo avanti più la trovavo sconvolgente. Le cose da dire sono molte, troppe direi per me ora. La cosa che più mi ha colpito è la “segretezza” della comunicazione ed il fatto che al ordine del giorno al Consiglio Nazionale dell’Ordine sia stata messa solo al 17 punto su 19, ed infine, per mancanza di tempo non se ne sia neppure parlato. Se un accorpamento è una cosa di poco conto, rispetto ad altre, lo testimonia il 17 posto io mi chiedo, onestamente, perchè sia stato istituito un Ordine per la nostra professione se è possibile accorpare il corso di Studi ad altra Facoltà???Vivo in un piccolo Paese di Provincia, ed in una piccola Regione, mio zio è un cardiologo, e spesso mi dice che molti dei suoi pazienti hanno in realtà problemi d’ansia e non di cuore ma solo alla parola Psicologo rabbrividiscono e di consultarne uno neanche ci pensano. Qui nel posto dove vivo non esiste una cultura psicologica, la gente ha paura, disistima. Ho anche viaggiato molto e vissuto all’estero…ho rilevato che le cose vanno molto diversamente…e la Professione è considerata in altro modo. Quello che mi sconvolge è che non se ne è parlato, non la trovo una cosa di poco conto, anzi. Sono favorevole a contattare giornali, trasmissioni televisive per poterne parlare. Credo che la crisi e gli accorpamenti siano solo la supercificie della medaglia…non sono nella testa di chi ha deciso ed attuato questo nuovo ordine delle cose…il punto è da dove sia partito. L’idea di una “nuova medicina”, in cui la Psicologia entra come nuovo interlocutore potrebbe essere un discorso, altro misconoscerne il ruolo, l’importanza, la valenza, e con tale scelta, anche il ruolo, l’importanza e la valenza di coloro che la implementano, cioè noi Psicologi ed il nostro lavoro. Sono due fronti fondamentalmente diversi. Sono di fondo una persona entusiasta e positiva, mi sconvolge “solo” che una scelta di fondo così radicale non sia stata pubblicizzata, discussa e comunicata anche a noi, diretti interessati.

Purtroppo da quello che leggo si sta profilando l’ennesima situazione “muscolare” che vede in posizione dominante chi nella società ha più potere e riconoscimenti. La facoltà di medicina ha una specifica brama di fagocitare tutto ciò che viene a contatto con lei. Non siamo tutelati e il mondo degli accademici è pronto a regalare ad altri gli sforzi di ricerca e conoscenza che si sono resi autonomi rispetto alla medicina.
Non facciamoci illusioni se la facoltà di medicina mette le mani sulla psicologia lo farà solo a suo vantaggio, spacciando il tutto come un lodevole tentativo di sviluppare la ricerca, ma in realtà avrà in mente solo di collocare, in posti universitari, i medici che non riesce a posizionare nelle ormai ingolfate specialità mediche.

sono perplessa sui futuri vantaggi per gli psicologi. dovremmo avere una autonomia maggiore e un riconoscimento univoco delle professionalità. e invece abbiamo insegnanti che fanno “diagnosi a scuola”, dentisti che potrebbero fare gli psicologi di base.e ora questo accorpamento che non si capisce che vuol dire: chi esce sarà medicologo? o gli studenti di medicina avranno ancora di più il vantaggio di poter entrare di diritto in settori in cui erano ancora in minoranza? io mi sto specializzando insieme a un medico e le differenze formative, di forma mentis ci sono eccome. perchè io non posso fare l’endocrinologa con la mia laurea in psicologia? cmq questi vantaggi vorrei proprio vederli scritti nero su bianco. ma a naso mi sembra che siano quelli di un legame con la medicina che aggiungerebbe valore al nostro titolo. non si dovrebbe invece lavorare per farlo riconoscere nella sua autonomia nel suo valore di formazione scientifica. del resto in un paese in cui basta aver letto Freud per sentirsi un po’ psicologi…

Rispondo a Fran e cioè alle domande:
1) Perché i medici non hanno paura di essere “psicologgizati” e non si scandalizzano per l’unione delle facoltà?
2) E ancora in che modo l’unione di queste due facoltà nella sola città di roma graverebbe sull’indipendenza della professione dello psicologo, più quanto non lo sia già?
Risposte:
1)l’unione fra la facoltà di psicologia e di medicina si basa sulla condivisione di un contesto lavorativo di tipo sanitario. I medici non hanno nulla da perdere in termini di identità professionale dal momento che non subiscono sposamenti rispetto al proprio contesto professionale. Gli psicologi invece subiscono una limizione dei propri potenziali contesti lavorativi al solo ambito sanitario. Ne consegue una visione riduttiva di quella che è la psicologia.
2) La riforma Gelmini (DDL n. 1905), che potrebbe essere varata prima del termine del 2010, prevede una riorganizzazione dei Dipartimenti e delle Facoltà con una probabile riduzione del numero di queste ultime. Quindi c’è un rischio di accorpamento per tutte le facoltà di psicologia.

Che bella notizia! Così la nostra amata professione oltre ad essere continuamente violentata da professionisti che di psicologia sanno veramente poco adesso diventa un’appendice della medicina? Come li fermiamo? Il fatto è che a cose fatte mi sembra poco possibile…soprattutto se gli stessi consiglieri dell’Ordine non ne sapevano nulla!

Caro Sig. Nicola, Cari Sigg.ri colleghi

sono anzitutto colpito, ed in positivo, e spero che si capisca il perchè, di questo interessantissimo dibattito.
Ho letto con grande attenzione tutti gli interventi e le relative reazioni che la notizia ha suscitato.
Era da molto tempo che tutte queste domande io stesso le rimuginavo tra me e me, e piu’ di rado tra, per così dire, “gli addetti ai lavori”. Con tutta l’umilta’ di cui dispongo, provo a fare il punto.
Premetto, io ho 35 anni, da 14 faccio il polizziotto, e tre anni fa’ ho deciso di dare una “svolta istituzionale” a quella che è la mia piu’ grande e viscerale passione, decidendo di iscrivermi a psicologia, ad indirizzo clinico.
Ma già da questo primo punto, vedo che è indispensabile fermarsi. Ma cosa significa Psicologia?
Inquanto il termine di per sè, almeno teoricamente parlando, credo tutti siate daccordo, abbraccia tutti gli ambiti dell’esistenza.
Leggendo con attenzione gli interventi, noto che è pressochè inevitabile la personalizzazione del campo stesso. Chi come mè è appassionato, ancor prima di studente, o già professionista, dell’ambito Clinico, alla parola Psicologia, associa inevitabilmente il proprio ambito. Provo a mettermi anche nei panni di chi ha studiato, od opera, negli altri ambiti della psicologia, quali “Marketing”, o come è presente nella mia facoltà “Turismo”. E’ pressochè chiaro, che pur parlando, e pur fregiandosi tutti del titolo di “Psicologo”, ognuno, per dirla in parole povere, gia’ di per se’ intende questa disciplina, a modo proprio e personale. Già questo, direi che è interessante.
Noto, anzitutto osservando me per primo, come chi ha passione e interesse, oltre che una formazione specifica, all’ambito clinico, come me’, non è sapventato da questo accorpamento, ed anzi, finalmente, magari con qualche innocente ingenuità da buon sognatore, vede un futuro dove chi ha una formazione psicologica, ossia rivolta al “funzionamento” della psiche, lavora fianco a fianco, gomito a gomito, con pari dignità e pari diritti, con chi ha scelto una formazione in sostanza biochimica, ossia il medico, al fine di ottenere l’agognato benessere di una qualsiasi persona. Che bello sarebbbe! No?
Ma, sebbene io sconosca completamente, in cosa consista la formazione psicologia-Marketing, o Turismo, che rispetto assolutamente, così come gradisco sia rispettata quella da me prescelta, comprendo lo stato d’animo di questi colleghi, per i quali senza dubbio, oltre che risultare immagino non attinete al loro indirizzo, l’accorpamento Medicina-Psicologia desti gravi preoccupazioni! Sia di ordine didattico, che formativo, ed infine professionale.
Personalmente, ritengo che già in partenza, l’attuale molto ampio spettro delle aree strategiche di intervento che la disciplina “Psicologia” di fatto puo’ abbracciare, ed abbraccia, visti i corsi formativi che sebbene consistano in una formazione didattica di base pressochè medesima, si rivolgono ad obiettivi strategici incongruenti e distantissimi tra di loro. Perdonate la mia grave ignoranza, ma cosa hanno in realtà in comune uno psicologo “Clinico” con uno psicologo “Marketing”?
La notevole fragilita’ del nostro titolo, e non della professione in se stessa, che invece a me appare ben chiara e solidissima, ritengo gia’ derivi da questo punto di paretnza. Da quì le relative reazioni. Noi “clinici”, e perdonatemi se oso definirmi anche io un collega, sebbene ancora studente, siamo, paure ataviche a parte, contenti di questa -teoricamente- molto interessante prospettiva. Ma, giustamente, dal loro punto di vista, i colleghi dei rami non clinici, sono naturalmente indignati e/o terrorizzati. E mi sembra giusto! Obiettivamente, che c’entrano loro con chi sta’ male, soffre o è a disagio? Ad uno psicologo del ramo Marketing, o Turismo, cosa gliene importa? Naturalmente intendo in termini professionali, e non umani. Ovviamente.Le tante spiegazioni di questa manovra, sono o possono essere tutte o quasi, vere. Motivi nobili di sviluppo e di integrazione interdisciplinare, si fondono con ogni probabilità, a motivazioni molto meno nobili d’interesse economico e politico, oltre che di mero esercizio del potere. Come in qualsiasi ambito istituzionale, e come in quasi qualsiasi altro ambito delle attività collettive, fatte salve alcune rare e benedette eccezioni. Concludendo il mio modesto intervendo, e ringraziandovi per l’enegia e per la vitalità (Finalmente!) di questo dibattito tra “noi” del ramo, resta fondamentale ed essenziale, l’intelligente e lucida osservazione del Sig. Fabrizio Mecca.
Ossia, per favore, Sig. Nicola, concretamente, con parole povere, puo’ gentilmente spiegare QUALE’ E’ L’ORRIBILE MENOMAZIONE, O – LA TREMENDA SCIAGURA – CHE SI ABBATTEREBBE SUGLI STUDENTI, E SUI GIA’ TITOLATI, PSICOLOGI, A SEGUITO DI UN ACCORPAMENTO DELLA NOSTRA FACOLTA’ A QUELLA DI MEDICINA?
La ringrazio di cuore, e la saluto cordialmente. GP

SULLE POSSIBILI AZIONI DA INTRAPRENDERE
Al momento sono riuscito ad entrare in contatto con 3 giornalisti di tre quotidiani nazionali. Entro fine della prossima settimana sarò in grado di capire il fattibile.
Questo weekend parteciperò al meeting nazionale di ALTRAPSICOLOGIA dove sicuramente porterò la questione e valuteremo le opzioni possibili (ricordate che siamo anche dentro 4 Ordini).

Mi è poi stata segnalata una comunicazione di un’importante associazione medica che testimonia i “pericoli” di questo passaggio, ma ne scriverò in un post ad hoc

VI CHIEDO QUINDI LA CORTESIA DI ATTENDERE ANCORA QUALCHE GIORNO PER CAPIRE CIO’ DI CUI DISPONIAMO PER ATTIVARCI!

Nel frattempo due cose:

1) chi è disponibile ad attivarsi e lavorare ad una possibile iniziativa, mi mandi una email a picnick@psychology.it indicando anche la reginoe da scrive

2) chi è in possesso di informazioni e/o documenti di interesse, me li invii così da poter sviluppare il quadro in divenire

un caloroso saluto a tutti
stay tuned!

Patrizio Cimino
Sono psicologo clinico,nella mia esperienza lavorativa con minori,con problemi psicologici e psichiatrici,diagnosticati da strutture sanitarie,il mio aiuto è stato psicopedagogico.Questo approccio che mi caratterizza che sicuramente non è ne di tipo medico e neanche filosofico,contiene in se la possibilità di lavorare nelle scuole ,facendo prevenzione seria che in campo clinico,dove dopo la diagnosi e la cura della fase acuta devoluta ai medici,che ne facciamo di questi utenti.
Grazie Nicola mi piaci
Eppure nei campi educativo, scolastico ecc..dove ci sarebbero sbocchi lavorativi enormi per gli psicologi,non se ne parla e non si attua nessuna politica,ci si infogna sempre nella solita storia di avvicinarsi ai medici.Le strutture sanitarie pubbliche sono sature da 30 anni dei pochissimi posti disponibili per gli psicologi,opuure pensano di farli entrare in sala operatoria per un supporto al paziente in preanestesia quando cè un calo delle difese?
Perhè per il sostegno scolastico ad esempio dove siamo indicatissimi come formazione sono ammessi ad esempio i laureati piu disparati ad esepio legge che facevano un corso di due anni.

Che dire, prima affiancavano la nostra professione a quella dei medici, dei professori, dei filosofi per trovare uno spazio al nostro operare, ora non sappiamo più dove sia il nostro posto perchè esistono gli educatori gli psocopedagogisti clinici ecc.. Tutti fanno tutto!
Trovo che ci sia poca chiarezza, poca definizione del ruolo dello psicologo, quando ci confrontiamo con le altre professioni in ambito educativo e sanitario, è tutto un pò aleatorio…
Altro che, bisogna tirarsi su le maniche e cominciare a GRIDARE, se no qui gli psicologi e……. l’Italia, vanno a finire nella spazzatura.
Report mi sembra una buona idea, perchè no anche STriscia.
Voglio ringraziare Nicola per aver avvisato e per quello che sta facendo.
A tutti Teniamo duro e facciamoci sentire

mi viene da pensare… e adesso? cosa si fa? gli psicologi non vengono calcolati, adesso sono tra i medici, e non si capisce nulla. Quindi gli psicologi del lavoro sono affiliati alla facoltà di Economia, che casino ancora più grande..
quali sono le ragioni?
cosa faremo adesso?
e sopratutto che futuro avremo?
per quanto mi riguarda preferisco emigrare…

Ma allora con questo accorpamento chi si laurea in medicina è anche uno psicologo? Non avremo più il medico chirurgo, ma il medico psicologo? E noi vecchi laureati in psicologia, con tanto sudato esame di stato e perciò Veri Psicologi saremo sempre più sminuiti e screditati… molto imcoraggiante

cari colleghi,
c’è un’altra questione di importanza primaria e che conferma le tendenze attuali.
Qualcuno di voi ha menzionato la questione dello psicologo di base. Ebbene non so quanti di voi ne sono a conoscenza, ma hanno accesso a questa possibilità occupazionale anche i medici e “udite udite” gli odontoiatri…anche se con la formazione a posteriori in psicoterapia. Sulla rivista Psicologi dell’ordine del Lazio, c’è tutto il decreto che deve essere approvato e anche una lettera (secondo me troppo morbida ma di protesta) della nostra Presidente dell’albo Zaccaria.
Questo è veramente sconvolgente. Allora per i colleghi che ritengono che non dobbiamo “temere” i medici, che loro ci considerano colleghi, che noi possiamo avere una professionalità indipendentemente dalla facoltà di appartenenza chiedo “cosa pensate di questa cosa?”
e guarda caso in prossimità di questa legge ecco qua che psicologia “va sotto” letteralmente a medicina…
non è pensabile mantenere separate le professioni se noi non rivendichiamo specificità, poichè è evidente che le istituzioni non lo fanno!
un odontoiatra che decide di diventare uno psicologo di base??? (con criteri veramente poco chiari leggete il disegno di legge) io mi chiedo ma come mai fa questa scelta o dovrebbe farla??? ovviamente i corsi di laurea sono medicina, odontoiatria e ora psicologia e di conseguenza i primi due possono fare la terza che non è complicata ma la terza (menomale) non può fare le prime due….mah….

Cara Rosanna
grazie di avermi risposto. Per quanto riguarda il primo punto, l’unione delle facoltà non implica una unione del contesto lavorativo. Non siamo testimoni di una fusione tra ordine degli psicologi e ordine dei medici, bensì delle facoltà universitarie che che sfornano due figure professionali ancora separate. Se invece intendi dire che questo è un primo passo verso quella direzione allora è un altro discorso.
Per quanto riguarda il secondo punto il discorso è sempre lo stesso. Anche se si unissero le facoltà di psicologia, medicina, sociologia e architettura insieme, l’unica cosa da dividere sarebbero i fondi dato che da esse uscirebbero delle figure professionali allo stesso modo diverse e separate.
Ad esempio saranno accorpate anche Scienze politiche e Giurisprudenza, Scienze statistiche ed Economia, ma non mi pare che i giuristi si stiano preoccupando di una economizzazione della loro professione.
Detto questo la cosa grave a mio parere non è tanto con chi siamo stati accorpati ma il fatto che siamo stati accorpati dato che questo implica necessariamente una drastica riduzione dei fondi.

Beh che dire da una parte gli psicologi “rosiconi” che vedono nella manovra la possibilità di dare legittimazione e prestigio alla psicologia che loro stessi considerano la cuginetta povera delle scienze mediche. Dall’altra i “perseguitati” dai medici che si vedono già tutti pronti ed interessati a soffiare i posti agli psicologi (ma poi se avranno scelto medicina e non psicologia un motivo ci sarà?). Da psicologi in questo dibattito dovremmo essere in grado di analizzare ciò che stiamo dicendo e soprattutto farlo con competenza psicologica, forse scoprendo che nessuno sta leggendo quello che scrive l’altro , tranne i pochi. Si sta oscillando nel non-senso bidimensionale delle cose, dentro o fuori. La Klein ne avrebbe da dire di belle sulle fusioni o gli accorpamenti! Insomma vogliamo dare criterio a quello che diciamo, sennò poi hanno ragione a trattarci come ci trattano quei cattivoni. Eh!

Ciao Fran.
Condivido solo in parte ciò che tu scrivi.
E’ vero che l’accorpamento non sta necessariamente a significare una non differenziazione fra le professioni, anche se sono più che leciti i timori di chi vede il rischio di una fagocitazione della Psicologia a Favore della Medicina (perchè ad es. chiamare la nuova facoltà di “Medicina e Psicologia” piuttosto che di “Psicologia e Medicina”, visto che Medicina avrà una facoltà tutta sua? Sulla questione dello psicologo di base non so nulla e cercherò di documentarmi, perchè mi sembrano molto plausibili le osservazioni di Alessia che sottolinea un parallelismo fra i due eventi).
Ciò che mi preoccupa non sono tanto i possibili tentativi della medicina di portare l’acqua al proprio mulino, quanto il modo con cui chi dovrebbe preoccuparsi della formazione dei futuri psicologi sta gestendo la cosa.
Non so se hai letto la suddivisione in dipartimenti che sarà operata nella nuova facoltà: http://www.uniroma1.it/documenti/organizzazione/amministrazione/0504/101101_facolta.pdf
C’è assenza completa di richiamo agli indirizzi trattati dall’attuale facoltà di Psicologia 2. Mi chiedo: ma che stanno boicottando l’intera facoltà di Psicologia 2?
Il rischio grosso che vedo è che chi ha scelto i futuri dipartimenti stia cercando di imporre la propria limitata visione della psicologia, con il rischio di un estinzione degli psicologi che si occuperanno ad es. di sviluppo dei contesti organizzativi, ambito questo che potrebbe loro offrire più occasioni di lavoro di quanto non lo faccia la clinica!
Forse ora sono riuscita ad esprimere meglio il mio pensiero…

Ciao a tutti. Io non sono ancora laureata, ma mi chiedevo. Chi è iscritto all’albo non può fare una lettera di chiarimenti? Specie chi risiede nel Lazio?

Cioè chiedere cosa comporta, pro e contro, perché è passata sotto silenzio e non ci sono state comunicazioni ufficiali neanche agli iscritti.
Non capisco, voi pagate o sbaglio per far parte dell’albo? E allora perché non chiedere?

Io penso che le tutele e le rassicurazioni in questa storia dovrebbe darle l’ordine. Ma forse sbaglio perché, ripeto, non sono ancora laureata e non sono informata su come funziona l’albo e l’ordine degli psicologi.
Ma mi spiegate perché non li contattate?

Condivido il messaggio del collega Gian Pasquale Peralta.
Spesso c’è proprio difficoltà a stabilire quali i confini e quale è la tipologia d’intervento, e spesso questa confusione la si ritrova parlando con i colleghi.

Certo, c’è anche da chiedersi se questi dialoghi interni messi on-line e resi accessibili a tutti giovino o meno alla categoria….

Ciao Patrizia.
Il tuo intervento mi fa molto piacere, dal momento che riprendi quanto da me scritto nel mio primo messaggio di questa discussione. Sono psicologa e psicoterapeuta scritta all’albo da ormai diversi anni e quello che tu dici è il primo passo che secondo me andrebbe fatto.

Riporto qui il mio primo messaggio:

Caro Nicola, ti ringrazio per avermi informata su queste allarmanti notizie che ignoravo.
Ho appena visitato i siti internet degli ordini del Piemonte, della Publia e dell’Emilia Romagna e in effetti non si fa alcuna menzione di quanto sta accadendo.
Personalmente scriverò all’ordine del Piemonte, chiedendo spiegazioni e informazioni sulla posizione presa dall’Ordine e le azioni che intendono intraprendere.
Paghiamo l’Ordine tutti gli anni e credo sia un nostro diritto pretendere che tuteli la nostra professione!
Prima di intraprendere altre azioni, porterei quindi avanti questa campagna informativa iniziata da Nicola e inviterei i colleghi a scrivere all’ordine di appartenenza di ciascuno per chiedere un riscontro su come stanno affrontando il problema.
Potremmo poi rincontrarci qui per confrontare le risposte ricevute…

Qui sotto il messaggio in cui riporto l’email da me scritta all’Ordine del Piemonte (della serie… prevenire è meglio che curare!):

Ho appena inviato la mia email all’Ordine con oggetto: Riforma Gelmini.
La riporto qui sotto nell’ipotesi possa servire a qualcuno ad inviare la propria email di richiesta di riscontro su quanto sta accadendo al proprio ordine di riferimento.
Il nostro obiettivo potrebbe essere questo: chiedere all’ordine di farsi carico del problema e che l’ordine del giorno proposto dall’Ordine della Toscana nel precedente consiglio dell’Ordine Nazionale degli psicologi sia riproposto nel prossimo incontro e finalmente discusso.

Ecco la mia email.

Spett.le Ordine,
sono appena venuta a conoscenza di una riforma, la riforma Gelmini (DDL n. 1905), che potrebbe essere varata prima del termine del 2010 e prevede una riorganizzazione dei Dipartimenti e delle Facoltà con una probabile riduzione del numero di queste ultime.
Ne parla preoccupato l’Ordine degli Psicologi della Toscana in questa newsletter: http://www.psicologia.toscana.it/index.php?id=710
Allarmante è quanto sta avvenendo nel Lazio, ove la Faccoltà di Psicologia è stata accorpata a quella di medicina con esclusione di alcune discipline finora trattate dalla Facoltà di Psicologia 2 (indirizzi sociale, marketing e organizzazione).
Mi chiedevo: qual’è la posizione dell’Ordine del Piemonte rispetto a quanto sta accadendo? Quali azioni si intendono intraprendere per salvaguardare le professionalità che lo psicologo riveste nei diversi ambiti e contesti organizzativi e rafforzare il legame fra percorso di studi-formativo e lavoro, piuttosto che aumentare la confusione degli studenti di Psicologia sulla propria identità professionale e sul ruolo che in futuro potrà essere rivestito?
Ringraziandovi per il vostro riscontro su una questione che ritengo essere di grande rilievo per il futuro della psicologia in Italia, vi porgo Distinti Saluti.

se è necessario accorpare le facoltà che si considerano operanti nel campo sanitario allora lo si faccia con tutte, cioè con odontoiatria, veterinaria, biologia e farmacia.
Che bello!

Secondo me prima di gridare “al lupo al lupo” sarebbe bene il caso di informarsi e capire CHIARAMENTE cosa vuol dire l’accorpamento e che effetti avrà. Perché se passiamo la vita a gridare senza sapere nemmeno contro chi o contro cosa e per cosa rischiamo solo di fare la figura dei “botoli ringhiosi” da etichettare come niente più che “banali grattacapi”.
Da quello che ho letto e sentito, al momento l’accorpamento è essenzialmente economico, e quindi si pone il problema di soldi e fondi. Questo sì. Non penso che nessuno, né tra i medici né tra gli psicologi, abbia intenzione di “mescolare” le due formazioni e le due professioni.
Per quanto riguarda lo psicologo di base, le magagne sono molte, ma includere gli odontoiatri è più un conflitto formale che altro: se per fare lo psicologo di base un odontoiatra deve essere specializzato in psicoterapia, come può questi accedere alla tal scuola che accetta solo medici e psicologi? Il cammino si ferma lì.
Per quanto riguarda gli ambiti lavoro, comunicazione e marketing di Psicologia 2 (perché è bene sottolineare che a Psicologia 2 esiste anche “salute, clinica e comunità”) effettivamente non so come si svilupperà la cosa. Però mi chiedo: come non è “giusto” mischiare psicologie e medici a causa di competenze diverse, è forse “giusto” mettere nello stesso spazio uno psicologo clinico e uno psicologo del marketing o del lavoro?? Non è forse meglio che lo psicologo clinico sia associato al medico e lo psicologo del marketing sia associato all’economista?
Visto che diciamo che la nostra professione ci è rubata dal altri professionisti non bene identificati (soprattutto in ambito scolastico e aziendale) non è opportuno diversificare ed estendere la formazione psicologica localizzandola negli specifici ambiti in cui si prefigge di operare?

Ringraziando Fernando per avermi fatto scoprire il messaggio di Pasquale, che non avendo ricevuto per email non avevo letto, e rispondendo alle sue perplessità rispetto all’immagine creata dai nostri dialoghi online:
credo che l’occasione fornita da Nicola di confrontarci su temi così importanti sia molto importante e non vada persa. L’immagine della categoria ne potrebbe risultare deteriorata non a causa di un confronto fra pareri divergenti, ma facendo un cattivo uso dello strumento, limitandosi al proprio personale sfogo senza contribuire al dibattito.

Mi piacerebbe ora prendere spunto dal messaggio di Pasquale per dire la mia sulle importantissime questioni da lui introdotte.

Pasquale ci invita a riflettere su che cosa sia la Psicologia. Domanda fondamentale sulla quale forse è necessario che anche presidi e docenti universitari inizino a dibattere. Perchè se ci si confrontasse bene su questo punto forse le riforme sarebbero attuate meglio e daremmo un’immagine più forte della nostra professione.

Provo ora a rispondere all’interrogativo su che cosa abbiano in comune la Psicologia del Marketing e la Psicologia Clinica partendo dalla mia personale esperienza.

Ho frequentato il triennio sperimentale del vecchio ordinamento, quindi con una formazione universitaria volta alla ricerca (pensiamo alla neuropsicologia, alla psicofisiologia, ma anche alla psicometria e a quegli ambiti di ricerca a confine con la sociologia)
L’indirizzo frequentato non incideva in alcun modo su quello di cui ci saremmo potuti occupare nella professione.
In effetti tirocinio ed esame di stato abilitanti per la professione sono stati gli stessi sia per chi aveva frequentato il clinico, tanto per quelli dello sperimentale e di psicologia del lavoro.
Ho poi frequentato la specializzazione in Psicologia della Salute. Un percorso formativo ricco di contraddizioni interne, proprio perchè sembrava occuparsi di ambiti di lavoro molto differenti fra loro.
Psicologia della Salute abilita all’esercizio della psicoterapia, quindi siamo stati formati in tal senso, con l’obbligo di seguire sotto supervisione un certo numero di pazienti nel corso dei quattro anni di formazione. Come impostazione teorica si tratta però di una formazione molto simile a Psicologia di Comunità, con un’ottica volta alla promozione del benessere piuttosto che alla “cura” e all’empowerment di persone e gruppi. In tal senso avremmo potuto svolgere la nostra attività anche in quei contesti organizzativi tipici della psicologia del lavoro o in ambiti sanitari, scolastici, ecc… effettuando consulenze anche ai dirigenti volte al benessere e allo sviluppo dell’azienda.
Poi ho conosciuto un grafico e web design e da allora sono nati continui confronti e sono man mano divenuta consapevole di altri ambiti lavorativi di cui, con la mia formazione, mi sarei potuta occupare.
Ho scoperto ad es. che altre facoltà fondano materie che si occupano di corporate identity o identità visiva (quella trasmessa attraverso il logo e il coordinato grafico utilizzato dall’azienda) e lo studio dei processi di comunicazione interni ed esterni all’azienda sui nostri costrutti psicologici. Altri fondano la propria professione su concetti psicologici appena orecchiati e noi psicologi che abbiamo studiato le stesse teorie psicologiche in modo più approfondito non abbiamo consapevolezza dei potenziali applicativi dei nostri modelli!!!
Questa è una cosa grave, poichè chi esce fuori dall’università di psicologia o si occupa di clinica o non ha la benchè minima idea della ricchezza degli strumenti che possiede e delle possibilità di applicazione di questi ultimi in molteplici altri contesti lavorativi.
E non si deve pensare che il metodo utilizzato da uno psicologo clinico debba necessariamente essere differente da quello di uno psicologo che si occupa di consulenza aziendale…
Sì, ci sono tecniche o conoscenze specifiche che a seconda dei casi possono rendersi utili più per certi ambiti lavorativi che per altri, ma il metodo è un’altra cosa…
Potremmo ad es. incontrare uno psicologo clinico che lavora in modo più simile ad uno psicologo aziendale che ad un suo collega clinico!
Ma allora dove sta il problema?
Il problema sta nell’indurre gli studenti a pensare che la psicologia abbia come unico contesto lavorativo quello clinico, perchè non è così!! Si condizionano così gli studenti a pensare che è solo quello che potranno fare, precludendoli così da molteplici altre occasioni lavorative che magari verranno colte, con minori competenze, dagli studenti di altre facoltà più furbe!
Se l’Università di Psicologia non desidera sfornare dei disoccupati è opportuno che inizi a trasmettere che la nostra psicologia può rendersi utile in molteplici contesti!
Accorpandosi a Medicina l’immagine della nostra psicologia non ne esce solo indebolita ma anche impoverita! E quando parlo d’IMMAGINE mi riferisco a quanto ho in questi ultimi anni imparato: immagine è comunicazione, comunicazione della propria identità e dei propri valori.

Credo una cosa, se avverrà questa situazione, prendiamo tutto, sia meriti che svantaggi, allora cacciamo la cassa di previdenza Enpap e accorpiamoci con ENPAM, visto che sono piu ricchi, diamo competenze mediche agli psicologi clinici, diamo competenze di marketing a quelli del lavoro (il prof avallone quando faceva le lezioni diceva che dovevamo avere nozioni di economia, ma erano tempi lontani, era il 1996).
Quindi:
Psicologi Medici che diventano di base (quindi piu clienti)
Psicologi del lavoro economisti (che diventano essenziali per le aziende)
Psicologi scienziati (negli istituti di ricerca)
Psicologi maestri (quelli dell’età evolutiva)
credo che sia il minimo, e non so quanto convenga a tutti, o forse quello che ho scritto è fanta utopia psicologica?

Ringrazio Rosanna per l’intervento ricco e ben circostanziato che contribuisce ad una discussione aperta e costruttiva.
Sono parzialmente d’accordo con quanto dice Rosanna. Però ci tengo a sottolineare che sta a chi decide i contenuti dei corsi di laurea di variegarne il contenuto ed arricchirlo di competenze che non precludano il futuro psicologo di determinate conoscenze e capacità, non lo releghino ad un solo ambito (i.e.: la cura del patologico).
Questo sarà compito dei dipartimenti, che al momento sono autonomi da medicina (sempre a livello didattico intendo). Lo psicologo della salute, lo psicologo di comunità e lo psicologo clinico hanno parti in comune con lo psicologo aziendale, è verissimo. Allora il laureato in psicologia avrà queste competenze, farà delle scelte di specializzazione specifiche ed andrà a lavorare nelle aziende.
Sinceramente, se mantenute delle garanzie, non ci vedo questo dramma con annessa ansia di disgregazione.
Le politiche economiche ci voltano le spalle e ci spingono a fare delle scelte. Questa è la brutta notizia. Il fatto che, dovendosi unire ad altri, si scelga medicina anziché filosofia o sociologia è secondo me la parte meno grave del problema (se non addirittura migliore, da certi punti di vista).
Personalmente sono favorevole a mantenere un controllo sul “come” e “cosa”, piuttosto che sul “dove”. Ripeto, il problema alla radice è economico. Possiamo modificare le scelte ministeriali? Ok, lavoriamo su questo.
Se invece non possiamo modificarle, lavoriamo sulle scelte didattiche. Ma questo è un problema che va discusso nei dipartimenti, dove si decide cosa insegnare a chi.

Esatto, appoggio quanto dice Luca.
Se l’ordine del Lazio mi avesse interpellato sul da farsi, anzichè temere le fratture della psicologia, come dichiara Avallone nell’intervista rilasciata all’ordine, avrei optato per la psicologia in tutte le facoltà!
Trattandosi di un’operazione che ha le sue ragioni economiche, perchè dovremmo dividere il nostro budget con i medici e lasciare che i medici abbiano un budget tutto a loro riservato in una facoltà tutta di medicina?
Avrei preferito godere dei budget di più facoltà al fine di ricomporre un budget dignitoso.
Si sarebbe poi capito che la Psicologia ha a che fare con diversi contesti, ma pur sempre psicologia rimane!
Quindi l’unità della psicologia ed i collegamenti esistenti fra i rispettivi rami sarebbero stati affar nostro. Si sarebbe poi posto l’interrogativo del perchè è psicologia questa e psicologia è quella, mentre ora, con la decisione presa, riflessioni, confronti.. sembrano esser stati tutti messi a tacere!
Così l’ordine ci mette tre mesi per rispondemi sulla partita iva che avrei dovuto aprire per occuparmi di consulenze alle aziende sull’immagine e comunicazione aziendale, e l’Enpap per dirmi che lo psicologo a ragione fuò fare anche altro dal lavoro clinico mi riporta l’immagine dello psicanalista con il lettino, quasi non esistano differenze fra psicanalista e psicologo clinico o psicoterapeuta!

Grazie a Rosanna Vecchietti per il suo intervento, che permette di cogliere le affinità tra le diverse declinazioni che può assumere la professione di psicologo.

Tra l’altro, credo che il messaggio di Rosanna permetta di rispondere alla domanda di Fabrizio Mecca:

“Non è forse meglio che lo psicologo clinico sia associato al medico e lo psicologo del marketing sia associato all’economista?”

Io direi di no. Un economista è un teorico dell’economia, uno psicologo del lavoro si occupa di clima organizzativo, di benessere dei lavoratori e dell’organizzazione nel suo insieme, di selezione e formazione del personale etc. Certo, avere conoscenze di carattere economico è congruente a questo ramo, ma non sovrapponiamo le figure professionali. Da psicologo del lavoro devo (o mi auguro di) potermi occupare delle variabili psicologiche inerenti un’organizzazione e chi ve ne fa parte, non di economia.

Sono, inoltre, concorde con chi sostiene la necessità di capire meglio le motivazioni che sono dietro la scelta dell’accorpamento. A questo proposito pare che il prof. Avallone abbia incontrato gli studenti della Facoltà di Psicologia 2 per fornire delucidazioni in merito. Avevo chiesto informazioni sul forum di opsonline, ma ad oggi non ho avuto risposte.

Per quel che mi riguarda non ho nulla contro i medici: nonostante stia studiando psicologia del lavoro, ho svolto il mio tirocinio triennale in un Ser.T. a contatto con loro e con psicologi clinici; ho avuto modo di condividere opinioni, conoscenza e insegnamenti e, al tempo stesso, ho fornito io stesso dei feedback partendo da quanto sto apprendendo nel mio corso di studi. Posso ritenermi fortunato di aver trovato professionisti attenti a conoscenze e competenze non direttamemte attinenti alla loro formazione.

Piuttosto, e chiudo qui, mi domando perchè non accorpare le due facoltà di psicologia (progetto che, ad un certo punto, pare fosse stato anche ventilato) e mantenere l’autonomia accademica della disciplina. Rimane il fatto che dovremmo auspicarci maggiore trasparenza da parte degli ordini professionali.

vorrei capire una cosa…ed in questo solo i colleghi possono farlo, spiegarmi per quale losco motivo nel momento in cui sarà legge, questo decreto distribuisce poteri lavorativi a tutti, prende i medici e gli da competenze psicologiche (quindi il mio medico di base potrà fare consulenze psicologiche), dovremmo chiarire cosa farà lo psicologo, nelle sue diverse discipline, prima ho scherzato con la fanta utopia ma il discorso è serio e spero che almeno Nicola possa in parte rispondere.
Noi psicologi (del lavoro, clinici, psicoterapeuti, evolutivi, sperimentali) che faremo adesso?
Non ci capisco nulla sinceramente, e spero che qualcuno mi spieghi.

Rispondo a Michele Picoco: le differenze tra psicologo del lavoro ed economista le conosco bene. Infatti non penso che sia opportuno sovrapporre le due professioni, come allo stesso moto è inopportuno sovrapporre medici e psicologi (clinici o quant’altro). La contiguità di certe discipline non equivale al loro assorbimento.
Io non credo che unificarsi a medicina voglia dire esserne inglobati e/o assorbiti. Poi scopriamo l’acqua calda se cominciamo a dire “meglio avere un budget intero che uno da condividere”. E grazie… chi non lo penserebbe?
La mia valutazione è sul fatto che, non potendo più (o mai) incidere nella scelta di accorparsi o meno, è opportuno discutere sul come fronteggiare in modo dignitoso questa novità e come sfruttarne i punti positivi.
Certo, accorpare psicologia 1 e 2 sicuramente avrebbe avuto più senso, però c’è da notare che di fatto queste due facoltà sono state accorpate in medicina. E perché la medicina? Perché ha più iscritti e porta più soldi. Che ci piaccia o no, è questo il punto. Anzi, per certi versi spero che ci siano sempre meno corsi frammentati di psicologia e si torni ad avere una formazione più completa per poi specializzarsi in seguito.
Io mi trovo a studiare con colleghi che non hanno un minimo di competenze rispetto a determinati argomenti che io ho affrontato in triennale, viceversa sento di avere delle lacune rispetto ad altri. Però guarda un po’, una volta usciti di qui saremo comunque psicologi (almeno formalmente). Non mi sembra coerente che uno psicologo clinico e uno psicologo del lavoro siano considerati professionisti identici. Non lo sono. Ma stiamo spostando il punto della discussione.
Io ritengo che dal punto di vista concreto cambi ben poco: io mi laureerò con lo stesso titolo con cui mi sarei dovuto laureare quando ho iniziato a studiare. E così dovrebbe essere anche per chi verrà dopo e si iscriverà a un CdL in Psicologia.
Scorporarsi da medicina penso che non serva a migliorare la situazione, oltre ad essere formalmente impossibile in questo momento.
Rivendicare autonomia sì, questo penso che sia stato già messo in chiaro al principio.

Una segnalazione: il sistema non mi permette di commentare dicendo che sto rispondendo in modo identico… vabbè che posso suonare ridondante, ma non penso che il sistema sia così intelligente da accorgersene.
Se per favore il webmaster può verificare questa situazione.
Grazie

Riprendo l’intervento di Michele per farmi/vi la domanda:
perchè si è deciso di accorpare psicologia a medicina anzichè accorpare le due facoltà di psicologia fra di loro e similmente anche le due di medicina? (ottima osservazione Michele!)
Capisco il malumore sollevato fra i colleghi del lazio nel momento in cui l’Ordile li informa dell’accaduto a conti fatti!
Chi delle facoltà di psicologia ha preso provvedimenti per questa riforma (ma la riforma Gelmini è stata varata? Come mai la riforma fino a questo momento ha ripercussioni solo nel Lazio?) si è comportato come un cattivo genitore o un cattivo dirigente aziendale.
Sappiamo quanto sia poco educativo che un genitore dica al bambino di comportarsi in un certo modo e agisca diversamente dai propri insegnamenti verbali.
Sappiamo come le aziende che oggi funzionano meglio abbiano un’organizzazione tutt’altro che gerarchica, dal momento che il sistema del coinvolgimento e della partecipazione funziona sempre, responsabilizza e rafforza il senso di appartenenza, tanto in ambito educativo quanto aziendale.
E allora… imporre gerarchicamente le decisioni prese senza alcun coinvolgimento della categoria e impartire bellissimi insegnamenti comportandosi in modo totalmente differente da quanto insegnato, non è essere cattivi genitori e dirigenti aziendali?

Più ci penso, più la situazione mi preoccupa…

Ieri ho provveduto a divulgare la notizia fra tutti i colleghi di mia conoscenza.
Vi riporto l’email di risposta ricevuta da un collega di Roma, anche lui laureatosi un bel po’ anni fa nel vecchio ordinamento.

“Purtoppo sapevo tutto e sapevo anche che questa era una soluzione che, obtorto collo, la facoltà di psicologia si è trovata a prendere.
A questo punto non vorrei darti delle informazioni errate, ma a me risulta che siano stati proprio il preside di psicologia 2 attuale (G.V. Caprara), nonché il precedente (F. Avallone) a puntare su questo accorpamento più di quanto non abbiano fatto alcune frange di psicologia 1.
Non mi preoccuperei, dunque, troppo dei dipartimenti per come sono messi e pensati, perché sicuramente le aree della psicologia 2 verranno incluse… anche se ovviamente vi sarà da capire in che modo.
Il punto più importante è che si sono spazzati via, in un colpo solo, 30 anni di riflessioni e battaglie di emancipazione della psicologia dalla medicina… perché a questo punto psicologia diventa soggetta a medicina (in ordine alfabetico, si fa per dire, la facoltà si chiamerà “medicina e psicologia”) e perde anche il suo statuto di autonomia… nonché, presumibilmente, di valore.”

E invece io mi preoccupo… come gestiranno i dipartimenti dei cattivi genitori / dirigenti aziendali?

E’ giusto quanto sostiene Fabrizio: bisogna cercare ora di focalizzare l’attenzione su come verranno gestite le cose all’interno di ciascun dipartimento.
Però già non mi torna la scelta dei dipartimenti di psicologia che è stata fatta…

Ripropongo le mie perplessità a proposito.

Questi sono i dipartimenti che saranno attivati:
– Psicologia
– Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione
– Psicologia dinamica e clinica
– Salute della donna e medicina territoriale.

Qualcuno sa spiegarmi la scelta di questi quattro dipartimenti? Che vorrà dire Psicologia?
Mi sembrano totalmente assenti gli indirizzi fino a questo momento trattati dalla Facoltà di Psicologia 2 e mi chiedo se nel Dipartimento di Psicologia si intenda infilare tutto quello che non si riesce a far rientrare negli altri dipartimenti.

Correggo un errore.
I dipartimenti di psicologia non sono 4 come sostenuto sopra ma tre:

– Psicologia
– Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione
– Psicologia dinamica e clinica

Scusate se parlo in modo crudo e diretto.
Io sinceramente non capisco in cosa consista il passo indietro.
Diciamoci la verità, da sempre (chi più, chi meno…) gli psicologi, soprattutto se privati, cercano di accostare il loro lavoro e le loro funzioni a quelle dei medici, pur di acquistare credibilità e autorevolezza.
Se si potrà esporre in studio una laurea in cui figura la magica parola MEDICINA, tanto di guadagnato!

Io penso che l’ordine degli psicologi debba entrarci il meno possibile con l’ordinamento di una Facoltà, non possono avere in mano anche la didattica. In tutto ciò dov’erano i presidi delle due facoltà di Psicologia? la principale responsabilità, anche di non aver dato notizia della cosa, è loro.

@Fabrizio Mecca:

Purtroppo il problema dell’organizzazione didattica degli attuali corsi di psicologia è serio e condivido in pieno il tuo pensiero in merito; mi pare anche che la riforma del D.M. 270/04 abbia cercato di porre un freno all’eccessiva specificità dei corsi di studio proponendo una versione “ribaltata” del 2+3 del vecchio ordinamento. E’ vero: c’è ancora molto da fare.

Quello che, invece, non capisco è questo problema “psicologo clinico vs psicologo del lavoro (inserisci altra declinazione)”: siamo psicologi che hanno competenze diverse. Anche un ingegnere gestionale e un ingegnere informatico hanno competenze diverse e l’uno non avrà la preparazione dell’altro, ma sempre ingegneri rimangono (anche loro formalmente). Nessun intento polemico, sia chiaro.

Io non voglio guadagnare con una parola ma con i FATTI. Ma dato che non c’è un ordine che ci tutela, neanche dai ciarlatani, non vedo che senso abbia continuare a pagarlo. Sono all’estero e la cosa non mi riguarda più ma se fossi in voi smetterei di pagare l’ordine, se chi deve difenderci non lo fa per cosa lo paghiamo a fare?

dubito che l’ordine degli psicologi non lo sapesse. come ben si dice in uno dei post, gli studenti lo sapevano da Maggio. il problema qui è che alla fine dei fatti non frega niente a nessuno di quello che succede. l’ordine delgi psicologi è solo una macchina di soldi che vende promesse e speranze a tutti quelli che hanno buttato anni e soldi per prendere una laurea che vale meno di quello di parrucchiera (tutto il rispetto per i parrucchieri!).

io ho combattuto a lungo per cercare un mio posto in mondo del lavoro che è chiuso, per nulla meritocratico ma solo basato su interessi e soldi. il caro prof avallone è solo un altro piccolo berlusconi, che fa solo i suoi interessi, tesse trame e muove pedine. la facoltà di psicologia e medicina???…ma che è sto ibrido??..sembra uno scherzo, vorrei che lo fosse, ma sembra che non lo sia…e questa è l’ennesima cosa che mi spinge a pensare: NON TORNARE IN ITALIA!…lavoro come psicologa ad Oxford. ho costruito più qui in 4 anni che in Italia in 10. ho un mio posto fisso, mi offrono continui training per migliorarmi. quando ero in Italia pensavo che quella sbagliata ero io, allora ho fatto mille corsi, ho fatto mille esperienze lavorative, ovviamente non pagate, ma tutte le vote le porte erano chiuse. pensate che ora, con la nuova facoltà di psicologia e medicina le cose saranno migliori? poveri noi, povera Italia!…

@Isabella IGNOTA,
l’Ordine lo si paga per disposizioni di legge; per non pagare l’Ordine ci deve essere la legge che deve essere modificata.
Inoltre sono ben felice di pagare l’Ordine poichè mi distingue dai “ciarlatani” o dalle professioni di confine, e 100 euro per avere questo servizio sono ben spesi.

E’ giusto che la psicologia faccia parte della medicina,o forse vorreste dirmi che la mente,esiste da sola e non ha basi biologiche?

Andando avanti di questo passo non avevamo molte chances,visto che le nostre teorie sono a dir poco antiquate,e datate a più di 100 anni fa,50 con Bandura quando ci va bene e nel vecchio ordinamento,c’era un esame di biologia 4 crediti e uno di fisiologia 1 credito,ma si può essere professionali in questo modo?

La medicina ci serve eccome.

La cosa che mi preoccupa però è:
Capiranno questi signori il nuovo modello mente corpo ? Sapranno adattervi le nuove materie di studio? Ma se già è stata fatta una riforma che non serviva, la 270 tanto per intenderci,ce ne sarà un’altra? Cadremo vittime anche noi degli interessi delle aziende farmaceutiche che negano i progressi delle nuove scienze psicosomatiche come la PNEI per esempio e alla fine ci limiteremo a dare farmaci? A che serve allora lo psichiatra? Ci accorperanno a psichiatria e cancelereanno psicologia? Sarebbe un grave danno per la scienza e la salute di tutti.

Speriamo bene.

A medicina si ma senza rinunciare alla nostra identità

Sono d’accordo che psicologia e medicina siano l’una utile all’altra, ma il problema qui è un altro: si vuole togliere la nostra specificità, si vuole allargare ancor di più il potere dei medici, così da soppiantarci sempre più ed escluderci da tutti i settori di nostra competenza. Già da tempo non ci sentiamo affatto tutelati dal nostro ordine, questa ne è un’ennesima conferma… Mi auguro che ora, grazie a chi come voi pubblicizzerà la cosa, gli altri ordini regionali e/o l’ordine nazionale si muoveranno davvero, altrimenti lentamente andremo a sparire!
Grazie del vostro lavoro.

Riprendendo gli interrogativi di Luca – 5/11 ore 15.21 – (“dovremmo chiarire cosa farà lo psicologo, nelle sue diverse discipline”) e il problema dell’organizzazione didattica degli attuali corsi di psicologia sollevato prima da Fabrizio (“è opportuno discutere sul come fronteggiare in modo dignitoso “) – 5/11 ore 15.50 – e poi anche da Michele – 5/11 ore 23.02 – mi chiedo: perché non invitiamo qui il prof. Avallone a dare una risposta a questi interrogativi e a spiegarci il suo punto di vista?

Chiedo a Fernando: tu l’ordine lo paghi 100 €? Di quale ordine si tratta? In Emilia Romagna e in Piemonte l’ordine lo paghiamo ben 165 € l’anno! E se ci si vuole cancellare dall’ordine si deve pagare una tassa d 185 €, lo sapevate?

Premesso che vorrei capire meglio alcuni dettagli prima di poter esprimere un giudizio definitivo, mi domando perchè cosi tanta paura di essere sempre fagocitati, superati, sottomessi da altre professioni.. Questa potrebbe essere una grande opportunità per la psicologia italiana, ancora troppo succube (sopratutto a Roma) di influenze umanistiche-filosofiche-psicoanalitiche che hanno procurato tanto male all’ immagine stessa della professione. Potrebbe essere finalmente l’occasione per affermare una svolta scientifica nella psicologia, e tutti la temono…davvero non capisco

oltretutto vorrei sollecitare una riflessione in voi tutti, ed anche in te Nicola Piccinini (che stimo e seguo con interesse): perchè facciamo così tanto baccano nei confronti di altri professionisti(medici) per i rischi che ipotizziamo possano arrecarci, e non pensiamo piuttosto a puntare il dito contro i nostri colleghi, che a mio parere sono gli unici artefici dell’ attuale condizione professionale? ad esempio: perche non discutere dell’ accesso a numero chiuso nelle nostre facoltà? perchè non affrontare seriamente un discorso sulla scientificità della psicologia clinica (ricordo che per deontologia dovremmo offrire il trattamento piu efficace,non quello più “carino”)? perchè non limitare la diffusione indiscriminata di scuole private di psicoterapia? perchè non vigilare sulla pessima didattica di alcune nostre universita? perchè non prendere provvedimenti nei confronti di psicologi che formano counselor? a mio parere sono questi i mali della psicologia! per alcuni versi abbiamo solo da imparare dalla medicina, ed è oltretutto gravissimo che ancora oggi ci sia chi veda nella psicologia delle affinità con la filosofia…

@Rossana.
Hai ragione sono 165,00, ma sempre un ottimo prezzo per avere qualifica e visibilità nazionale (albo on-line) e cerificazione di Stato.
@Rinaldo
Quello che elenchi è così perchè la legge permette che sia così. Bisogna cambiare le leggi per cambiare gran parte di ciò che dici.
La formazione è un business. Sia pubblica che privata.
E la presenza di tante facoltà favorisce il diritto allo studio. Così come di tante scuole.
Ed ovviamente le facoltà attivano corsi che rendono. La richiesta di psicologia è alta… sulla base di che, non si sa vista la percentuale di dissocupazione….

@Rinaldo Concordo pienamente con quello che dici, la fatica della psicologia è reggersi sulle proprie gambe, creare scambi con altri professionisti basati sulla scientificità. Non penso che un’unica amministrazione possa fare questo, sono gli psicologi che fanno la psicologia e noi per primi siamo chiusi nell’individualismo, frequentemente liquidando il prossimo come amico o nemico. E mi piacerebbe tanto che pagare 145 euro l’anno mi distinguesse dai ciarlatani (come sostiene Fernando), non è così cari colleghi, basterebbe fare quattro chiacchere con i nostri clienti, potenziali e non, per capire cosa ha creato una didattica frammentata e non regolata; qual è la nostra attuale posizione nella rappresentazione comune. E non ditemi che un docente di una facoltà di psicologia che presenta ai suoi studenti una sorta di macchina della verità abbia il diritto di sedere nella sua cattedra..tanto per fare un esempio!

A Fernando, Isabella, Rinaldo… a tutti gli entusiasti di questa aggregazione, un invito alla lettura: http://nicolapiccinini.it/simpsi/2010/11/

Di fatto, ho tra le mani una chicca ancor più assurda, ma devo attendere verifiche dell’Ordine. Comunque sia, piccoli antipasti del vertice di osservazione dei medici su questa riorganizzazione… capisco che noi psicologi siamo dei romanticoni creduloni, sono quasi dispiaciuto di dover rompere questo idillio

e pensare che da piccola volevo fare il medico!!!!scherzi a parte, mi chiedo che fine farò:sono laureata da 5 anni, iscritta regolarmente all’albo, pago i contributi.Quel poco che ho fatto fin’ora è stato per grazia ricevuta,anche perchè il contesto in cui vivo è molto ostile alla psicologia. non sono contraria ad accostarmi alla medicina, ma in che termini?e poi noi “vecchi”saremo quindi superati da questi nuovi psicologi-medici.oppure avremo comunque vita facile, procederemo per meritocrazia, entreremo negli ospedali dalla porta principale,lavoreremo in corsia affiancando i medici..c’è bisogno di noi negli ospedali,nei poliambulatori e simili, ma nessuno ci vuole, o i medici non ci vogliono???e quindi loro che ne pensano???già prima era un casino,credo che cambierò mestiere se non vedrò chiaro…ma lotterò, per quanto possa essere utile..ma che delusione

Psicologia e Medicina … C’è voluto quasi un secolo per differenziare i diversi ambiti … ed ora … tutto distrutto in un lampo.
E allora a che sono serviti i soldi spesi dai nostri ordini per impugnare in tribunale l’istituzione delle scuole di specializzazione in psicologia clinica all’interno delle facoltà di Medicina???
Oltre al danno anche la beffa … questo Avallone e Cultura e Professione dovranno spiegarcelo …
Si vabbe’ lo so che tanto non accadrà mai … almeno fino a quando i liberi professionisti non inizieranno ad andare a votare…
Saluti a tutti
Stefano

rispondo a tale MINU (intervento del 4 novembre)….
psicologi rosiconi e manie di persecuzione, questo è quello che dici. da grande erudito e narcisista quale penso che tu sia ti ergi sopra tutti e invece che partecipare al dibattito con un punto di vista che potrebbe arricchirlo ti limiti a criticare tutti.
Il tuo intervento, io penso, è forse il meno sensato, meno pensato e soprattutto meno costruttivo.

Che si possano avere opinioni differenti sull’opportunità di accorpare diverse Facoltà e/o aree disciplinari è comprensibile. Questa, comunque, resta una legittima scelta delle singole università che, nella propria autonomia, determinano i propri criteri organizzativi.

Semmai è grave che un ordine professionale, di cui il dott. Piccinini è Consigliere regionale, non informi adeguatamente, e per tempo, i propri iscritti.

Ricondurre la scelta di un ateneo alla volontà di una singola persona è quanto mai ingenuo e arrogante. È molto triste leggere un attacco diffamatorio nei confronti di una persona, il prof. Avallone, che ha sempre speso le proprie energie per tutelare gli interessi della professione e per far crescere la psicologia “sociale”, quando questa in Italia stentava ad affermarsi.

Quando, poi, si accusa una persona di conflitto di interessi bisognerebbe, anzitutto, specificare a quali interessi si faccia riferimento e riportare con esattezza le informazioni. L’unico ruolo che Avallone riveste è quello di Prorettore Vicario dell’Università La Sapienza: nessun ruolo nell’Ordine degli Psicologi, nessun ruolo nelle associazioni legate all’Ordine.

Più che una critica all’operato di una università, questo sembra uno scontro politico tra fazioni interne a un ordine professionale nel quale, come troppo spesso succede, prevalgono gli interessi di alcuni su quelli della comunità degli iscritti.

Carissima Raffaella con piacere rispondo.

Hai ragione, faccio parte dell’Ordine Lazio come consigliere. Nessuno ci ha avvertito, ed il Presidente Zaccaria di Cultura e Professione (gruppo sostenuto dal Prof. Avallone come riportato in tutte le locandine elettorali) ci ha informato della cosa an passant, come si trattasse del prossimo seminario gratuito a calendario. Pare normale? A me no!

Rispetto poi ad accusarmi di “diffamazione” ci andrei molto cauta in quanto nei post sono riportati fatti. Il Prof. Avallone è attualmente Prorettore Vicario. Il prof. Avallone è stato Preside di Psicologia ed è tutt’ora una figura carismatica. Il prof. Avallone figura come sostenitore di Cultura e Professione ed anche lì è comunque figura carismatica.
Grande potere, grande responsabilità. Oltre ai ruoli formalmente istituiti e riconosciuti, vi sono dimensioni di leadership che agiscono anche se non formalizzate all’interno di ruoli, sempre che non si voglia parlare con fettazze di salame agli occhi.

“Si verifica un “conflitto di interessi” quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale ad un soggetto che abbia interessi personali o professionali in conflitto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità” (Wikipedia). E’ oggettivo e manifesto che il prof. Avallone ha influenza, o per lo meno parola, (a diversi livelli e con differenti “formalità di ruolo”) in tutti e tre i contesti coinvolti nella vicenda. Ma di che stai parlando?!? Prima di accusare gli altri, conosci il senso dei termini utilizzati?!? Io pongo un problema, non accuso, sollevo una questione che è lì davanti agli occhi di tutti…

E da ultimo, noto che la moda di buttarla in caciara per confondere le acque sta sempre più radicando nel paese. Qui non ci sono scontri politici, o almeno personalmente non sollevo la questione per tale motivo.

E’ accaduto che hanno fatto “Medicina e Farmacia”, “Medicina e Odontoiatria”, “Medicina e Psicologia”… mi ricorda molto come quando scrivi articoli scientifici che il primo nome è il più importante… poi vedi che il rettore della sapienza è un medico… chessò… colonizzazione culturale?

Ed ancora: la legge Gelmini non era ancora stata approvata, bloccata da Tremonti ed ora addirittura rischia di andare alle ortiche… in alcuni atenei italiani addirittura non se ne è cominciato a discutere perché prematuro… ed allora quale ilmotivo per cui il più grande ateneo italiano (il più numeroso d’europa) decide un tale shake con tanto ed ingiustificato anticipo? Così in silenzio?

Ma di che parli?
Contro la persona AVALLONE io non ho nulla, anzi… l’ho avuto come professore ed ho sempre avuto stima della persona e del professore.
Detto ciò, oggi, è accaduta una cosa che presenta diversi buchi neri, molti sospetti, ed Avallone è presente in tutti e tre i contesti, è inevitabile che ne parli per sollevare un dibattito. E’ altrettanto ovvio che non si può ridurre il tutto a lui e che alla cosa hanno preso parte più soggetti… pochi e sicuramente non la comunità degli psicologi.

Buona serata Raffaella e che la notte porti consiglio ;o)
nicola

Venire a conoscenza di questi fatti mi apre gli occhi su qualcosa che può definirsi una svolta nella nostra professione. Mi guarderei bene dal distinguermi da medicina semplicemente per orgoglio identitario, ma credo proprio che le divergenze tra i due orientamenti non si dissolvano con un semplice accorpamento di facoltà!! Vantaggi per migliorare la fruibilità della psicologia e della psicoterapia nel mondo della sanità? prima bisogna rinnovare metodi e forma mentis e quelli di uno psicologo conservano ritmi e modalità di base diversi. Al collega della ‘medicina comportamentale’ direi che bisogna fare i conti con ciò che si sarebbe voluto essere e ciò che si è, anch’io ho scelto un indirizzo cognitivista, ma costruttivista e non l’ho fatto certo per essere reputato medico!! sono del parere che le neuroscienze sono da includere essenzialmente nel nostro bagaglio per via della nuova complessità verso cui ci accingiamo a leggere il mondo, perciò dico che l’affiancamento delle due discipline sarebbe funzionale se partisse da un’utile condivisione degli approcci che non settorializzi troppo nessuno e crei le basi per una condivisione che sta già sviluppandosi, in quanto medici e psiologi ormai condividono gli stessi ambiti professionali, lavorano fianco a fianco e hanno imparato a convivere. In merito al prof. Avallone è chiaro che non lo conosco affatto per sputare sentenze sul suo operato, mi piacerebbe pensare ad un puro errore tecnico nel fatto che non abbia tenuto in costante considerazione l’intera comunità di psicologi, ripeto, io non ero a conoscenza di nulla, l’Ordine degli Psicologi della Sicilia non ha informato nessuno e non credo proprio che questa sia una cosa che debba magicamente scoprirsi un giorno collegandosi al sito!se si pensasse però ad un errore tecnico, si potrebbe discutere su modalità più o meno professionali di agire da parte del prof. e non credo che una persona con la sua posizione dimentichi certe cose così scontate! un’altra motivazione può essere legata alla via sperimentale della cosa, ma non so fino a che punto giustifichi o cerchi di spiegare l’accaduto.
Nicola, da persona che conosce poco il ‘metodo’, la ‘cultura’ di un’organizzazione quale quella universitaria, non essendoci mai stata veramente dentro, ma solo annusato l’aria, ho cercato di mettermi in discussione anch’io di fronte a tutto ciò e sono d’accordo con la MANCATA TRASPARENZA che si è adottata e che questa non dica poco su come si è proceduto. Voglio dire, magari non sarei del tutto contraria ad avvicinare le due professioni, ma nessuno ci ha chiesto il parere, nessuno ci ha reso chiaro come e che cosa vuol dire un’assurda facoltà di MEDICINA E PSICOLOGIA!!!

Certo definirsi da ora in poi “Psicologo Medico” sembra una cosa assurda, non so dove arriveremo, ma già il termine stesso mi mette ansia, la confusione nella gente è molta, quindi non si capirà assolutamente nulla e la psicologia scomparirà come disciplina..e noi? dopo 10 anni cosa facciamo? sono con Nicola per la protesta

Ma sulla proposta di legge dello psicologo di base qualcuno ha degli aggiornamenti?
Nello scenario generale la cosa mi sembra molto preocupante…
Giustamente il collega cita l’articolo sulla riforma universitaria assieme alla proposta di legge sullo psicologo di base.
Dall’equazione vien fuori: medici con competenze psicologiche perchè possano rivestire il ruolo di psicologo di base!
Ditemi se sto mal interpretando…

io non faccio parte nè dei psicologi nè dei medici…ma io ho paura che accada il contrario di quello che tu affermi!! non il fatto che gli psicologi divengano facogitati nell’ambito medico ma che gli psicologi vengano considerati medici!!!!!!!!! c’è sempre stata un lotta tra questi due rami e ora li accorpano!?? bah…

Salve,
io sono psicologo e studio alla Sapienza.

Quella che leggo è una questione molto lunga,che non risale ad oggi.

Sono molto contento che siamo passati a Medicina,ma dove sono le nuove materie mediche che dovremmo studiare? Tutto è cambiato per rimanere tale e quale.

Capisco le perplessità da voi tutti espresse sinora,se siamo soli a psicologia ci perdiamo molto,se ci accorpiamo a medicina potremmo guadagnare molto in tertmini di sapere ma essere schiavi dell’ordine dei medici che è una lobby potente e rigida mentalmente.Basti pensare che nel 1995,a medicina si insegnava che la depressione può influire sul sistema intestinale,ma non viceversa ovvero che il sistema intestinale può causare depressione,ora le nuove ricerche hanno capito che il sistema nervoso di quella zona (enterico) può causare disturbi mentali anche gravi,dovuti a cattiva nutrizione per esempio, che manda in giro delle molecole “sbagliate” per così dire che alterano la fisiologia del corpo e non solo quella e di conseguenza anche la mente ne è influenzata.

In questa occasione nessuno psicologo è intervenuto per fare sentire la propria voce ai medici che sbagliavano a vedere quest’asse inclinato solo da una parte.

Perchè secondo voi?
Perchè non studiamo la medicina che ci serve per il nostro lavoro.Ci fossilizziamo con quelle idiozie cognitive,che potrebbero essere utili se sapessimo fare un’analisi anche anatomica,fisiologica etc… Basti pensare che altre ricerche hanno messo in evidenza di come la mente inserita in un certo ambiente possa arrivare ad influenzare i comportamenti del DNA stesso.Allora c’è ancora qualcuno che nel 2011 crede che la medicina non ci serva?

Questo nostro atteggiamento di chiusura è la causa del nostro problema.

Dovremmo noi insegnare ai medici che la medicina senza la psicologia non può più andare avanti,ma come facciamo se non studiamo medicina e mentre loro pensano di essere il creatore,noi siamo rigidi e chiusi?

Purtroppo il problema di questa divisione,risale ai tempi dell’inquisizione,(forse anche prima) grazie a quei “bravi ragazzi” che oggi però hanno chiesto scusa,come se bastasse solo questo!
Cartesio,aveva detto che mente e corpo sono insieme e che si influenzavano a vicenda e sarebbe stata la medicina che ancora oggi non è.Per questo e solo per questo fu quasi ucciso nell’olio bollente,subì un esilio in Svezia, e torno solo quando era morto mentre i suoi libri furono in parte bruciati ed in parte tradotti in modo diverso,in pratica l’inquisizione per motivi religiosi cambiò i testi da mente e corpo come unità e li fece passare a mente e corpo come 2 cose differenti e soprattutto separate.

Sono passati 500 anni ed oltre,quanto tempo ancora vogliamo aspettare?
Quanto tempo dobbiamo stare a vedere,questi idioti che operano una medicina a metà?
Tra poco verranno con la loro medicina a metà ad insegnarci anche il nostro lavoro,dobbiamo essere pronti e batterli sul tempo,studiando quello che loro studiano,per avere le idee chiare quando ci diranno che sbagliamo, con quel loro tono classico di freddo meccanicismo.

Facciamo noi il primo passo…..

@ Carlo

Caro Carlo,

molto interessante il tuo “piglio” nell’incoraggiarci a fare un primo passo.

Vorrei allora cominciare io, con il proporti un approfondimento intanto su una teoria alquanto precedente a quella che riscontri nelle “nuove ricerche” di cui parli:

“….nel 1995, a medicina si insegnava che la depressione può influire sul sistema intestinale,ma non viceversa ovvero che il sistema intestinale può causare depressione,ora le nuove ricerche hanno capito che il sistema nervoso di quella zona (enterico) può causare disturbi mentali anche gravi…”

Come vedi spiegato nel link seguente infatti, non è poi una cosi “nuova idea” quella del corpo che viene prima delle emozioni:

http://en.wikipedia.org/wiki/James-Lange_theory

Devo poi fare un secondo passo però, e ti confesso che leggendo quello che scrivi mi rendo conto che forse abbiamo un’età diversa (io ho 34 anni), e non è da ieri che ho finito gli studi….dal momento che dici che “studi psicologia”, ne devo dedurre che avrai si e no una ventina di anni (e molto coraggio).

Ma comunque, Sherlock Holmes a parte…ci dici:

“In questa occasione nessuno psicologo è intervenuto per fare sentire la propria voce ai medici che sbagliavano a vedere quest’asse inclinato solo da una parte.
Perchè secondo voi?Perchè non studiamo la medicina che ci serve per il nostro lavoro. Ci fossilizziamo con quelle idiozie cognitive,che potrebbero essere utili se sapessimo fare un’analisi anche anatomica,fisiologica etc…
….ma come facciamo se non studiamo medicina e mentre loro pensano di essere il creatore,noi siamo rigidi e chiusi?”

…su questo punto devo informarti, per un obbligo morale, che:

1) in Italia (almeno a Roma Sapienza) quella che chiami “idiozia cognitiva” deve tenere conto del corpo, del funzionamento del sistema nervoso e di una psico-fisiologia, sennò si tratta di fantascienza cognitiva.

2) Non mi pare che sia cosi importante per lo psicologo studiare “medicina” e magari imparare quali farmaci somministrare dal momento che partiamo da un punto di vista diverso proprio perché abbiamo conoscenze diverse dalle loro.

3) “Tutto nsè pò fa”, e improvvisarsi tuttologi spesso dà risultati disastrosi. L’alternativa è prendere la laurea a 50 anni, con 3 lauree almeno.

Infine, facciamo anche un terzo passo, ma con simpatia.

Vedi, Carlo, la Psicologia Cognitiva certe le ha un pò approfondite.

E così, leggendo a occhio i tuoi commenti su Cartesio, su come “sarebbe” potuta cambiare la medicina in 500 anni, e di quello che potremmo fare noi oggi, devo darti una grande notizia:

puoi gioire: i problemi stanno da tutt’altra parte, e quelli di cui ti stai preoccupando sono già stati risolti.

Quello che stai pensando di Cartesio…..della sua teoria…. e la sua possibile influenza “mancata” nella medicina di oggi, ha avuto esattamente l’andamento opposto: ha avuto molta influenza nel pensiero umano e quello medico.

Aihmè…. però, Cartesio diceva l’esatto opposto di quello che tu hai inteso.

Quindi, se da una parte potremmo essere contenti che sia stato ascoltato, purtroppo, visto quello che andava dicendo…forse non era cosi sbagliato se stava zitto.

http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Damasio.html

saluti, e buon approfondimento.

Giulio

Nicola, la questione è scottante e siamo fortunati ad avere gente come te che diffonde la notizia e si attiva per cambiare le cose.
Ne approfitto per chiederti se, magari nel prossimo post, potessi spiegare i pro ma soprattutto i contro, di questo cambiamento, e specialmente definire in sostanza cosa uno psicologo fa, che invece un medico o qualsivoglia psico-ciarlatano non può assolutamente fare.
Ho avuto modo di parlare con medici che sono realmente convinti di poter assumere il ruolo dello psicologo, purtroppo con esiti tragici, da quanto ho visto!
La comunicazione è l’arma più forte. Spero che esaudirai questa richiesta; da parte mia posso solo contribuire a diffondere la notizia a macchia d’olio.
Restiamo uniti e cambiamo le cose!

Ciao Rosanna Vecchietti,

non c’è niente di ironico nell’intervento. Ho solo elencato stati di fatto verificabili da chiunque.

Ma cerchiamo di capire quale è il problema e dove sta la confusione: io parlo di psicologia clinica, essendo appunto psicoterapeuta…

Se parliamo di psicologia clinica ed il corpo è fondamentale (tant’è che vogliamo che la psicoterapia sia solo nello studio e non on-line) allora dobbiamo conoscere molto bene il corpo. Se la mente fosse assoluta ed estranea al corpo, come spesso si sente dire, ecco allora che l’importante sarebbe che le due menti si relazionino, invece il corpo è fondamentale. La fisicità è parte integrante.

E’ anche uno dei principi della diagnosi psicologica l’esclusione del fattore medico e biologico. Se vedi la legge 89/56 l’art. 3 nei commi 2 e 3 chiarissima in merito:
2. Agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica.
3. Previo consenso del paziente, lo psicoterapeuta e il medico curante sono tenuti alla reciproca informazione.
Questo ovviamente in caso di psicopatologia: senza medico non c’è psicoterapia. E’ la legge.
Quindi niente di strano se la facoltà di psicologia clinica va dentro medicina.
Poi, distinguiamo le varie psicologie, ed allora hai pienamente ragione tu a chiederti “Psicologia 2 con i suoi indirizzi sociale, marketing e organizzazione?” che c’entrano con medicina. Forse poco, tecnicamente.
L’unica cosa che hanno in comune è di “discorso della psiche”. Poi non penso di essere in grado di organizzare una campagna di marketing, nè penso che un esperto di marketing psicologo sia in grado di progettare un percorso terapeutico.

Forse l’errore sta proprio nel fatto che si è creato un calderone chiamato psicologia in cui sono stati “rinchiusi” gli psicologi che alla fine si sono estraniati dal resto del mondo… Si sono creati un mondo fantastico, ma isolato… E forse questo spiega la difficoltà poi d’inserimento nel mondo del lavoro.

@ Giulio Trinelli
La teoria delle emozioni di James-Lange è stata elaborata da William James (laureato in medicina – http://it.wikipedia.org/wiki/William_James) e da Carl Lange (anch’egli medico http://en.wikipedia.org/wiki/Carl_Lange).
Anche Damasio è laureato in medicina.
A questo forse c’è da chiedersi se il vero errore non sia stato creare la facoltà di psicologia ed allontanare dalle origini la psicologia clinica.
La prima cattedra di psicologia nasce nella facoltà di medicina (http://www.psicologia1.uniroma1.it/facolta/cenni_storici.shtml)
Chi si è inventato la facoltà di psicologia?
Cesare Musatti (laurea in filosofia), Fabio Metelli (Laurea in Lettere e Filosofia), Marcello Cesa Bianchi (non so in cosa fosse laureato) ed Ernesto Valentini (non trovo la biografia, ma ricordo che era sacerdote. Eppure ha dedicata la biblioteca della ex facoltà di psicologia di Roma)
@ Federico Russo
Cosa fa lo psicologo? Un po’ il medico, un po’ il pedagogista, un po’ il filosofo… un pizzico delle origini descritte nel post precedente.

Ciao Fernando,
non ero ancora intervenuta sul dibattito mente-corpo, ma visto che mi richiami in causa colgo l’occasione per dire ciò che penso.
Premetto: sono psicologa e psicoterapeuta. Lavoro in ambito clinico come libera professionista e da qualche tempo mi sto anche orientando agli ambiti del marketing, identità e comunicazione aziendale.
Sono d’accordo con chi sosteneva che non bisogna sfornare dei tuttologi. Quindi contraria a facoltà che sfornino psicologi-medici e medici-psicologi.
Certo è d’obbligo una buona comunicazione e collaborazione fra le due categorie e come dici tu lo psicologo deve considerare le possibili cause fisiche di un disturbo ed inviare il paziente da un medico per poter fare l’opportuna diagnosi differenziale.
Per i medici è un po’ diverso, perchè non si risolve tutto con il semplice invio dello psicologo. A loro qualche piccola competenza “psicologica” sarebbe richiesta. Non su tutta la psicologia ma nell’ambito della relazione col paziente. Ovviamente non occorre fondere le due facoltà perchè i medici si pongano correttamente nella relazione col paziente.
Tu citi le mie parole distinguendo come molti la formazione clinica di uno psicologo dal marketing. Il disorso qui si farebbe lungo. In sintesi ti dirò che io non distinguo affatto le due psicologie, dipende ovviamente da ciò che intendiamo per marketing.
Quindi se se le diverse psicologie hanno una ragion d’essere comune, non la stessa cosa mosso dire per la psicologia e la medicina. Assolutamente ovvie e importanti le relazioni fra le due discipline, ma due discipline distinte che meritano una formazione specifica (il che è ben altra cosa da un atteggiamento di chiusura l’una rispetto all’altra)

@Fernando Bellizzi: concordo in pieno riguardo al calderone.
Nella mia università marketing e compagnia bella non ci sono. Piuttosto, si fa un sacco di ricerca di percezione, attenzione e memoria, e soprattutto ricerca in compiti connessi al brain Imaging, tra la Cognitiva e l’istituto di tecnologie biomediche.

L’accorpamento non sarebbe neanche un grave danno, se non fosse che – basta guardarsi in giro per strada, sui pali, sui muri, tutti i volantini pubblicitari – ci sono un sacco di ciarlatani che predicano fantomatici corsi di formazione psico-quellochevoletevoi. Spesso i corsi in questione vengono dati da professionisti (o presunti tali).
La colpa per la confusione della professione di psicologo, allora, metà la si può dare all’ignoranza della gente, alla rappresentazione sociale dello psicologo che è ancora da costruire, ma l’altra metà la si dovrebbe dare a coloro che volutamente fanno credere che sia una materia alla portata di tutti – certo, basta sganciare tot euro per il corso che dà, secondo le pubblicità sparse per le varie città, competenze per questo e per quello. Sovente si trovano le parole “sociale, assistenza, disagio, comunità”. Sono parole generiche che da un lato non suonano specifiche e drammatiche come “disturbi”, adatti all’esperto, dall’altro però suonano abbastanza familiari e attuali, palpabili, e accessibili a tutti.
Per non parlare del counseling.

Non c’è da stupirsi, insomma, se la professione dello psicologo viene stuprata in questa maniera.

Federico, anche io vedo i corsi di cui scrivi tu, ma vedo anche che sono pieni e rispondono ad esigenze delle persone, che altrimenti non ci andrebbero.
E sono ben contento se una persona si sente meglio dopo aver frequentato un corso. Io quando sono triste preferisco vedermi un film divertente: mica chiamo immediatamente lo psicologo di fiducia! 🙂
L’industria cinematografica minaccia forse la professione?

Credo che bisogna anche distinguere vari livelli di psicologia, di disagio e di tipo d’intervento.

A me viene in mente come “lavarsi le mani” sia stata un’importante scoperta medica che ha permesso di salvare molte vite in sala operatoria, ma anche di contrastare la diffusione di batteri ed infezioni… all’epoca della scoperta… oggi chiunque si lava le mani attuando quella che era una prescrizione medica. Eppure non credo che, se io tenessi un corso sul lavaggio delle mani, attirerei le ire dell’ordine dei medici. Anche le casalinghe attuano procedure di elaborazione e conservazione del cibo proprio per evitare di creare proliferazioni batteriche.
Non sono d’accordo sul fatto che la “professione venga stuprata”. E non credo che assistere ad un corso di formazione di primo livello sia qualcosa di così assurdo.
Credo anche che siamo tutti un po’ psicologi proprio perchè buon compito della psicologia è quello di spiegare i comportamenti, attuati spontaneamente e naturalmente dalle persone.
Se non fossimo tutti un po’ psicologi non ci sarebbero interazioni umane, progetti, sogni etc etc.
Anche la cioccolata è un antidepressivo: forse gli psichiatri si sentono minacciati dalla Lindt? 🙂
Poi, ci sono anche gli “autostupri”: vedi questo articolo su Ikea. http://www.osservatoriopsicologia.it/2011/05/29/labirinto-ikea-ecco-perche-non-puoi-uscirne-a-mani-vuote/
Per me questo è un autostupro: l’university college di londra ha scoperto l’acqua calda, poichè all’Ikea quella scoperta l’hanno fatta anni addietro… 🙂
Chi progetta supermercati conosce molto bene la psicologia del frequentatore di supermercati…

@ Fernando

Prima piccola rettifica: Tirinelli, non “Trinelli”.
Sembrerà una pignoleria, ma per me che mi porto il mio nome, fa differenza 🙂

Rispetto al commento, non capisco bene quale sia il contenuto informativo: avevo già messo un link su James & Lange.

Ma comunque, il fatto che ci sia una derivazione istituzionale delle facoltà di psicologia da precedenti radici mediche, ciò non giustifica necessariamente un riconoscimento alla “radice medica” delle linee specifiche della psicologia.
Io vedo grandi differenze tra i medici e gli psicologi.
Un medico non potrà soffermarsi mai (se non è anche psicologo)a scavare nei motivi, le eventuali cause del disturbo.
Ha un protocollo, ha un mandato, esegue delle operazioni. Certo usa la testa, l’esperienza, ma lo psicologo è qualcosa di diverso.

Rispetto alle radici, certamente i pensatori del passato, di fronte alle possibilità formative che avevano a quel tempo, hanno dovuto fare una scelta, e piuttosto che studiare matematica hanno scelto medicina, mi pare evidente.

Ma concordo (se è il punto della questione) sul fatto che “medico”, “psicologo”, “archeologo”, siano in fondo etichette.

Potremmo dire quindi che l’abito non fa il monaco, che tutti siamo psicologi e tutti MEDICI.

Infatti, soprattutto per i medici, in alcuni casi se si delega la propria funzione autoterapeutica nelle mani del medico, si rischia molto: il medico VA USATO, è come un libro vivente con cui interagire per trarre conclusioni in base ai dati in possesso.
Ergo: se in alcuni casi non c’è alternativa alla delega e al “mettersi in mani buone”, in altri, spesso ci troviamo ad “aggiustare” la diagnosi medica, pur non avendo competenza specifica.

In questo senso allora, l’abito fa il monaco si, ma NON LO FA’.

Sono vere entrambe le versioni, non possiamo dare giudizi in assenza di CASI specifici.

Medico è diverso da psicologo, dal mio punto di vista, e possiamo anche andare a fondo rispetto ad una analisi di metodi, ideologie, teorie, modelli.

saluti

GT

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