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Dolore cronico. Il contributo della Psicologia

La persona con dolore cronico ha bisogno di una serie di interventi e di figure professionali, che vanno dallo specialista allo psicologo, dal fisioterapista al medico che si occupa della terapia occupazionale. E’ questo il messaggio lanciato dal Simposio Internazionale organizzato a Budapest (Ungheria) con il coordinamento scientifico della European League Against Pain (Eulap)

In Italia risulta che un anziano su due soffre di dolore cronico e che la gestione prevalente sia ancora fondamentalmente di tipo farmacologico. Purtroppo regna ancora una certa ignoranza tra cittadini ed operatori sanitari: secondo un recente studio condotto tra persone con dolore cronico, soltanto il 32% degli intervistati era a conoscenza dell’esistenza di una legge nazionale, e solo il 44% era consapevole dell’esistenza di Centri per la terapia del dolore.

L’Italia si era infatti dotata nell 2010 di una legge (all’epoca) all’avanguardia in Europa, la Lg. 38/2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” rimasta tuttavia poco conosciuta e – soprattutto – NON attuata!

La 38/2010 prevede lo psicologo tra le varie figure da avere in equipe. Nell’articolo 5, al punto 2:

sono individuate le figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, anche per l’età pediatrica, con particolare riferimento ai medici, [..], e agli psicologi.

Tra l’altro una gestione non efficace del dolore cronico ha un impatto di costo esorbitante, ne avevo scritto qui “Il dolore cronico costa 36,4 miliardi l’anno. Quale il contributo dello Psicologo?”

 

Come Ordine psicologi Lazio abbiamo avviato il Gruppo di Lavoro Cure Palliative e Terapia del Dolore che, lo scorso aprile 2016, ha organizzato – in collaborazione con l’Ordine dei medici di Roma – l’interessante convegno “IN-DOLORE: psicologi e medici assieme nella gestione del dolore“, da cui è poi esitato un Protocollo d’intesa per il trattamento del dolore cronico.

Assieme all’Ordine medici Roma ci stiamo adesso confrontando con i vari interlocutori politici ed istituzionali in Regione Lazio, al fine di promuovere la piena attuazione della Lg. 38/2010, in tutela della persona con dolore cronico ed anche dell’amministrazione che potrà così offrire un servizio migliore e con un impatto economico minore (ovvero, generando risparmio!)

Fonti:

  • http://www.ordinepsicologilazio.it/gruppi-di-lavoro/cure-palliative-e-terapia-del-dolore/
  • http://www.ordinepsicologilazio.it/eventi/dolore-psicologi-e-medici-insieme-nella-gestione-del-dolore/
  • http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=44085
  • http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=3755&area=curePalliativeTerapiaDolore&menu=legge
  • http://www.parlamento.it/parlam/leggi/10038l.htm
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Obesità, stili alimentari, costi socio-sanitari e Psicologia

L’obesità è ormai diventata un problema a livello globale.

L’Ordine Psicologi Lazio c’è! Siamo in chiusura del progetto “Nuove tecnologie e stili alimentari” condotto in collaborazione con la Direzione Generale per l’igiene la sicurezza degli alimenti e della nutrizione del Ministero della Salute. Uno studio sulle possibili correlazioni tra l’uso delle nuove tecnologie e il comportamento alimentare nella popolazione adolescente.

Il contributo della Psicologia è prezioso, in questo post riporto lo scenario globale, prima, e quello italiano, a seguire 🙂

 

Più di 2.1 miliardi di persone – quasi il 30% della popolazione totale – sono in sovrappeso oppure obesi (Ng. et al. 2014). Si tratta di circa due volte e mezzo il numero di adulti e bambini che sono denutriti. L’obesità e responsabile del 5% dei decessi a livello mondiale. Simon Stevens, amministratore delegato della National Health Service England, ha avvertito in settembre che

“stiamo andando, come dei sonnambuli, verso la peggior emergenza sanitaria per almeno tre decenni”

L’impatto sull’economia globale dell’obesità è di circa 2.0 trilioni di dollari, cioè il 2.8% del PIL globale – vagamente equivalente all’impatto globale di fumo o violenza armata, guerra e terrorismo, secondo una nuova ricerca del the McKinsey Global Institute (Overcoming obesity: An initial economic analysis – MGI 2014) (vedi figura 1).

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Oggi, il peso economico dell’obesità sui sistemi sanitari dei paesi sviluppati è compreso tra il 2 ed il 7% di tutta la spesa pubblica in ambito sanitario. E questo non include i costi elevati dei trattamenti per le malattie come il diabete di tipo 2 e le malattie del cuore, che alzano il costo della sanità fino al 20%, stando ad alcune stime.

 

L’obesità è un problema globale

Se l’obesità continua a diffondersi a tali ritmi, quasi metà della popolazione mondiale adulta sarà obesa entro il 2030.

Nessun paese è riuscito a ridurre il proprio tasso di obesità tra il 2000 ed il 2013. In questo periodo l’obesità è cresciuta dello 0.5 percento o più all’anno in 130 dei 196 paesi per il quali sono disponibili i documenti dell’OECD circa i dati sull’obesità (Obesity Update, OECD 2014). Oggigiorno, circa il 60% delle persone obese si trovano nei paesi in via di sviluppo.

C’è sempre più evidenza del fatto che, oltre ai costi dei sistemi sanitari, anche la produttività degli impiegati sia minacciata dall’obesità, compromettendo la concorrenza delle imprese. Il McKinsey Global Institute (MGI) ha stimato la perdita di produttività dovuta all’obesità utilizzando le misure standard degli anni di vita aggiustati per disabilità, DALYs, queste permettono di stabilire il numero di anni che vengono sprecati o resi economicamente improduttivi a causa di una malattia. Il numero dei DALYs persi a causa dell’obesità è tre volte maggiore nelle economie sviluppate rispetto ai mercati in via di sviluppo. Ad ogni modo, tale differenza si sta restringendo. La crescita del numero dei DALYs per 100.000 persone perse a causa dell’obesità è diminuito nelle economie sviluppate tra il 1990 ed il 2010, ma è cresciuto del 90% nelle economie in via di sviluppo.

 

Politiche per affrontare l’obesità

Quindi cosa bisogna fare? Passando in rassegna 500 processi di ricerca per la riduzione dell’obesità, MGI ha identificato 74 tipi di interventi per sconfiggere l’obesità in 18 aree. Questi includono sovvenzioni per offrire un pasto scolastico a tutti, etichette riportanti calorie ed altri valori, restrizioni su pubblicità di bevande e cibi ipercalorici e campagne di salute pubblica.

La natura sistemica della sfida all’obesità e la diversa qualità dei dati disponibili indicano che questa analisi è direzionale, più che essere perfetta. Quindi, possiamo considerarla come se fosse una mappa del 16esimo secolo con isole mancanti e continenti sformati, piuttosto che una mappa perfetta del 21esimo secolo riportante tutte le soluzioni.

È nel Regno Unito che il MGI ha deciso di attuare la sua ricerca iniziale; se in questo paese venissero implementati tutti i 44 interventi che è stato possibile analizzare, la tendenza crescente dell’obesità potrebbe essere invertita tanto da riportare ad un peso considerato normale il 20% delle persone sovrappeso, in un arco temporale che va dai cinque ai dieci anni. Questo ridurrebbe la quantità di persone obese e sovrappeso ad un numero corrispondente alla popolazione dell’Austria.

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L’obesità in Italia: è allarme!

È la nuova malattia della povertà. Diventerà un’emergenza sanitaria. Così titola il rapporto del progetto “Cuore”, l’osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Iss, tra il 1998 e il 2012, ha fotografato un aumento dell’obesità in tutti e due i sessi: dal 17,5 al 24,5 in quello maschile e dal 22 al 24,9 in quello femminile, raggiungendo circa il 25 per cento in entrambi.

I cibi più salutari in genere costano di più. Anche frutta e verdura fresca non sono sempre a buon mercato. La tendenza a mangiare male è diffusa soprattutto nel ceto meno abbiente e meno istruito.

Mettere su troppi chili espone l’organismo a gravi complicanze, dall’ipertensione all’insorgenza del diabete, di malattie cardiovascolari, come ictus e infarti, poi tumore al pancreas e al colon. E può costare fino a 8 anni di vita in meno nei casi più gravi.

Nel 2014, lo studio “Okkio alla Salute” del MinSalute rivela che su quasi 50mila bambini, il 9,8 per cento sono obesi (di cui 2,2 per cento a livelli gravi) e il 20,9 in sovrappeso.

Tra le cause, ci sono ovviamente abitudini alimentari scorrette

L’8 per cento dei bambini salta la prima colazione, abbuffandosi a pranzo; il 25 per cento non mangia ogni giorno frutta e verdura; e ben il 41 per cento consuma bevande zuccherate e gassate. Ma anche la sedentarietà: quasi il 20 per cento fa sport soltanto un’ora alla settimana

 

La Psicologia e l’Ordine psicologi Lazio

La Psicologia e gli psicologi possono fornire un contributo determinante nel favorire (e mantenere nel tempo) corretti e funzionali comportamenti alimentari. Come Ordine psicologi Lazio ci siamo e ci stiamo spendendo convintamente su tale fronte.

Unitamente alla ricerca menzionata in apertura, abbiamo partecipato ai padiglioni EXPO del Ministero della Salute per parlare di salute alimentare, da un paio d’anni partecipiamo al SANIT Forum Salute con il nostro stand e molto altro che ti presento in questo video con Paola Medde, coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Psicologia & Alimentazione”

https://www.facebook.com/nicolapiccinini.it/videos/317067648651333/

 

Fonti:

  • http://voxeu.org/article/obesity-global-economic-issue
  • http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/09/obesita-esperti-in-allarme-e-la-nuova-malattia-della-poverta-diventera-unemergenza-sanitaria/2627476/
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Depressione, i benefici del trattamento superano di gran lunga i costi sostenuti

Per ogni dollaro speso nel migliorare il trattamento per la depressione e l’ansia, il ritorno sarebbe quattro volte maggiore in termini di aumento della produttività e stato di salute generale.

Questo è quanto afferma uno studio pubblicato su The Lancet Psichiatry e coordinato da Dan Chisholm, del Dipartimento di Salute mentale e abuso di sostanze dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a Ginevra, in Svizzera. «Precedenti studi internazionali hanno valutato il rapporto costo-efficacia di diverse strategie di intervento, ma non il valore globale dei benefici economici sommati a quelli sanitari» esordisce il ricercatore, che assieme ai colleghi ha utilizzato l’algoritmo One Health dell’Oms per calcolare i costi di trattamento e i risultati sullo stato di salute del miglioramento delle cura per ansia e depressione in 36 paesi entro il 2030.

«Il costo totale, compresi farmaci e consulenze terapeutiche, è risultato un po’ scoraggiante, ossia 147 miliardi di dollari, ma il ritorno economico in termini di miglioramento della produttività è stato stimato in 399 miliardi di dollari, oltre ai 310 miliardi risparmiati in spese sanitarie grazie al miglioramento dello stato salute» spiegano gli autori. La pubblicazione dello studio è avvenuta in concomitanza alla prima riunione congiunta della Banca Mondiale e dell’Oms nella lotta all’effetto economico globale della depressione e dell’ansia.

E Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, commentata: «Già sapevamo che il trattamento della depressione e dell’ansia migliora la salute e il benessere della popolazione, ma questi dati lo confermano anche dal punto di vista economico». E in un editoriale di accompagnamento Paul Summergrad, della Tufts University School of Medicine di Boston, Massachusetts, commenta: «La riunione congiunta Oms/Banca mondiale è un importante passo avanti, ma solo l’inizio di future azioni contro gli effetti di depressione e dell’ansia sulla salute mentale globale, non ultime quelle in termini di giustizia, equità, diritti umani e riduzione della sofferenza».

Fonti:

Lancet Psychiatry. 2016. doi: 10.1016/S2215-0366(16)30024-4 – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27083119

Lancet Psychiatry. 2016. doi: 10.1016/S2215-0366(16)30031-http://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(16)30031-1/abstract

http://www.doctor33.it/

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Disordine dismorfico del corpo e psicoterapia online

La terapia cognitivo-comportamentale via internet può aiutare a distanza chi soffre di disordine dismorfico del corpo (Bdd), secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal e coordinato da Jesper Enander, psicologo al Karolinska University Hospital Huddinge di Stoccolma in Svezia.

Il disordine dismorfico del corpo è un disturbo d’ansia legato all’immagine di sé e del proprio corpo, è molto più diffuso di quanto non si creda, specie rispetto all’anoressia e altri disturbi alimentari, ma è poco conosciuto.

«Se non trattato, il disordine dismorfico del corpo può portare al ricovero, alla dipendenza da sostanze e addirittura al suicidio» riprende lo psicologo.

Grazie alle strategie di salute mentale raccomandate dal governo britannico, che prevedono un abbondante uso di nuove tecnologie per migliorare accesso servizi e assistenza sanitaria, è stato possibile effettuare questo studio che ha coinvolto 94 pazienti adulti con diagnosi di disordine dismorfico del corpo che hanno ricevuto in modo casuale Bdd-Net o un generico trattamento di supporto online per 12 settimane.

Enander, a conclusione della ricerca che puoi leggere qui nel dettaglio, afferma: «La terapia cognitivo-comportamentale via internet potrebbe essere utile per il trattamento a distanza del disordine dismorfico del corpo da lieve a moderato, liberando risorse preziose per curare in ambiente specialistico i casi più gravi e complessi».

E in Italia?

Vale la pena ricordare che le raccomandazioni del CNOP sulle prestazioni psicologiche online contemplano la possibilità di offrire consulenza psicologica online, mentre PROIBISCONO di effettuare psicoterapia e psicodiagnostica online, precisando che “l’instaurazione di un rapporto diretto, di persona, è condizione indispensabile per un eventuale successivo utilizzo dei dispositivi di comunicazione a distanza“.

In Ordine Psicologi Lazio, sino a Febbraio 2014, era proibita anche l’attività di consulenza psicologica online. Abbiamo proceduto a dismettere quelle Linee Guida, così da allineare gli iscritti Lazio a quelli degli altri Ordini regionali. Rimane per tutti il vincolo su Psicoterapia e Psicodiagnostica.

A mio parare potrebbe essere interessante, per il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, avviare un Gruppo di Lavoro teso a sperimentare anche la psicoterapia e la psicodiagnostica che – come vediamo – in altri paesi è già consolidata.

Voi che ne dite? Avete esperienza diretta nell’offerta di servizi psicologici online?

 

 

Fonti:
http://www.bmj.com
http://www.doctor33.it

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Bambini: 1 su 5 in sovrappeso, 1 su 10 obeso

Il 20,9% dei bambini italiani è in sovrappeso e il 9,8% è obeso. Questi i numeri emersi dell’indagine ‘Okkio alla salute‘, iniziativa Ministero della Salute.

Qui le 4 pagine di sintesi del Rapporto 2014, da poco reso disponibile.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i bambini in eccesso ponderale nel mondo sono 44 milioni. L’impatto dell’obesità e le conseguenti ripercussioni dirette sulla salute sottolineano come sia prioritario e necessario contrastare tempestivamente tale fenomeno. L’Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020 dell’Unione Europea si inserisce proprio in quest’ottica di prevenzione e contrasto.

OKkio alla SALUTE ad oggi vanta quattro rilevazioni (2008/9, 2010, 2012 e 2014), ognuna delle quali ha coinvolto oltre 40.000 bambini e genitori e 2.000 scuole.

Dai dati 2014 emerge che l’8% dei bambini salta la prima colazione, il 31% fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine) e il 52% fa una merenda di metà mattina abbondante. Il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura e il 41% dichiara che i propri figli assumono abitualmente bevande zuccherate e/o gassate.

Il 16% dei bambini non ha svolto attività fisica il giorno precedente l’indagine, il 18% pratica sport per non più di un’ora a settimana, il 42% ha la TV nella propria camera, il 35% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi più di 2 ore al giorno e solo 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta.

Il tema del sovrappeso ed obesità in infanzia e adolescenza è caldissimo per il Ministero della Salute.

Come Ordine Psicologi Lazio, proprio con il Ministero Salute, abbiamo avviato una ricerca sul rapporto tra l'(ab)uso di nuove tecnologie e stili alimentari in adolescenza. Qui un articolo di Focus.it “Salute: tv e smartphone anche a tavola, al via indagine sui giovanissimi“.

 

 

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Celiachia. Il contributo dello psicologo per la gestione della quotidianità

In Italia ne soffrono 172 mila persone. Quale il possibile contributo dello psicologo?

Il Ministero della Salute ha da poco pubblicato la Relazione Annuale 2014 sulla Celiachia.

Ad oggi in Italia nel 2014 risultano 172.197 celiaci di cui il 48% è concentrato al Nord, il 22% al Centro, il 19% al Sud e l’11% nelle Isole. Un numero in crescita di circa il 15% rispetto ai numeri del 2012 quando erano 148.662. La Regione dove risiedono più celiaci risulta la Lombardia, con 30.541 soggetti, seguita da Lazio con i suoi 17.355 e Campania con 15.509 celiaci.

La popolazione celiaca, per la natura autoimmunitaria della malattia, risulta interessare più le donne (121.964) che gli uomini (50.233) con un rapporto medio Maschi:Femmine di 1:2 che in alcune regioni arriva a 1:3.

La celiachia è una malattia autoimmune che si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti in seguito all’assunzione del glutine e colpisce in proporzione più le donne che gli uomini. Dopo la diagnosi,  – afferma la Relazione – saper gestire la propria condizione di celiaco è il punto di partenza per poter organizzare la propria giornata e la propria vita sociale in modo consapevole e sereno.

Ebbene, è proprio su questo versante che lo psicologo può fornire un contributo importante. La persona con celiachia è chiamata ad affrontare importanti cambiamenti nei propri stili alimentari e di vita, e tali cambiamenti possono avere impatti profondi sulle dimensioni emotive e personali della persona, come in quelle delle relazioni sociali, piuttosto che dei rapporti di vita/lavoro/svago.
E tutto ciò dovrà continuare nel tempo, la persona dovrà tenere un’adherence sempre alta per non incorrere in complicanze.

Ebbene, lo psicologo facilita processi di adattamento, è in grado di favorire livelli di aderenza funzionali nelle singole persone con cronicità, così come nei loro sistemi di vita/lavoro (che comunque devono essere ingaggiati in tale processo).

Come Ordine Psicologi Lazio stiamo ad esempio lavorando ad un progetto di sostegno dell’aderenza alla terapia di persone con diabete, in collaborazione con medici diabetologi, cittadini e decisori politici. Tra l’altro abbiamo ottenuto un primo grande risultato in Regione Lazio di cui vi daremo nota entro prossima settimana 🙂

Allo stesso modo stiamo costruendo un percorso di promozione della funzione psicologica rispetto alla celiachia. Lo scorso anno abbiamo partecipato al GlutenFreeDay producendo un contributo che ha riscosso grande interesse. Stiamo continuando a confrontarci con l’AIC LAZIO (Associazione Italiana Celiachia) al fine di produrre un ulteriore percorso di ricerca che produca condizioni di miglior servizio e sostegno alle persone con cecliachia, ma anche che possa promuovere ruolo e funzione dello psicologo in tale ambito.

Qualcuno di voi opera già in tal senso?

Un caro saluto,
Nicola Piccinini

 

 

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SALUTE MENTALE: il piano d’azione europeo dell’OMS

Una buona salute mentale consente agli individui di realizzarsi, di supeare le tensioni della vita di tutti i giorni, di lavorare in maniera produttiva e di contribuire alla vita della comunità.

Questo afferma la dott.ssa Margaret Chan, Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella prefazione dell’ebook Piano d’azione globale per la Salute Mentale.

Vi segnalo poi  l’ebook “Piano d’azione EUROPEO per la Salute Mentale” a cui dovranno guardare le politiche degli Stati membri fino al 2020 per migliorare la salute e il benessere mentale della propria popolazione.

Il piano d’azione europeo prende in carico sia i disturbi mentali che la salute mentale

Il disturbi mentali sono, ad esempio, la depressione, disturbi affettivi bipolari, la schizofrenia, i disturbi d’ansia, la demenza, i disturbi correlati all’uso di sostanze psicoattive, i deficit intellettivi ed i disturbi dello sviluppo e del comportamento.

La salute mentale è invece intesa come uno stato di benessere in cui una persona può realizzarsi a partire dalle proprie capacità, affrontare lo stress della vita di ogni giorno, lavorare in maniera produttiva e contribuire alla vita della sua comunità.

Le determinanti della salute mentale e dei disturbi mentali includono non solo attributi individuali quali la capacità di gestire i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri comportamenti e le relazioni con gli altri, ma anche fattori sociali, culturali, economici, politici ed ambientali.

L’attuale crisi finanziaria, ad esempio, è la dimostrazione di come un fattore macroeconomico comporti ingenti tagli a dispetto di un concomitante e più forte bisogno di servizi sociali e di servizi di salute mentale a causa dell’aumento dei distubri mentali e dei suicidi e dell’emergere di nuovi gruppi vulnerabili.

Lo scopo generale del piano d’azione europeo, a cui i governi sono tenuti ad ispirarsi, consiste nel promuovere il benessere mentale, prevenire i disturbi mentali, offrire cure, aumentare le opportunità di recovery, promuovere i diritti umani e ridurre la mortalità, la morbilità e la disabilità nelle persone con distubro mentale.

Secondo le stime, i disturbi mentali interessano oltre un terzo della popolazione ogni anno, e i disturbi più diffusi sono la depressione e l’ansia. La depressione colpisce due volte di più le donne che gli uomini. All’incirca l’1-2% della popolazione riceve una diagnosi di disturbo psicotico, con una distribuzione equa tra uomini e donne, mentre il 5,6% degli uomini e l’1,3% delle donne evidenzia problemi da uso di sostanze. L’invecchiamento demografico ha portato a un aumento della prevalenza della demenza, che si attesta attorno al 5% tra gli ultrasessantacinquenni e al 20% tra gli ultraottantenni. In tutti i Paesi, il disagio mentale tende a essere più prevalente tra i soggetti più svantaggiati

 

Fonti:

 

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Depressione: psicoterapia più efficace dei farmaci sul lungo periodo

Secondo uno studio su The Lancet Psychiatry la psicoterapia cognitivo comportamentale è risultata clinicamente efficace anche dopo anni dal termine del trattamento nei pazienti depressi, contrariamente alla terapia farmacologica che non ha rilevato beneficio.

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La scuola inclusiva

Giovedì 22 ottobre 2015 è tenuto l’evento La scuola inclusiva tra problematiche e risorse. La funzione dello Psicologo, organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio presso la sala della Protomoteca del Campidoglio in Roma.

In questo video riporto il mio intervento di apertura, invece qui puoi visualizzare tutti i video della giornata di convegno.

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Regione Lazio e DSA a 5 anni dall’approvazione della Legge 170

L’Ordine degli Psicologi del Lazio, oramai da un anno, ha aperto un proficuo canale di comunicazione con l’On. Rodolfo Lena Presidente Commissione Politiche sociali e salute e primo firmatario della proposta di legge regionale sui DSA per il Lazio, accreditandosi come interlocutore professionale e scientifico sul tema dei DSA.

L’8 Ottobre 2015 abbiamo organizzato un importante convegno sui DSA in Regione Lazio, in questo post puoi visualizzare il mio intervento di apertura, invece qui tutti i video del Convegno tenuto in Regione Lazio