1 COMMENT

  1. Da un lato, è ottimo per lo psicologo utilizzare social network per mantenere contatti, farsi conoscere professionalmente e quant’altro, però non dovrebbe diventare il “mezzo” maggiormente utilizzato dallo psicologo nella sua attività in quanto preferire le conversazioni istantanee (chat, post, link..ecc..) come nel caso di facebook ad esempio, rispetto a conversazioni telefoniche o dirette “face to face” con le persone rischierebbe di “limitare” la figura professionale dello psicologo caratterizzata principalmente dall’interazione diretta con gli altri. E’ inutile negare che la comodità per ciò che permettono di fare i social network, porti un p’ò all’abitudine nell’utilizzarli, comodità che viene assolutamente riconosciuta in quanto si può conversare, scambiare opinioni e mantenersi in contatto con il resto del mondo. Questo lo trovo assolutamente positivo, divertente ed interessante affinchè ci rimanga “viva” la capacità di relazionarci agli altri da vicino colleghi o pazienti che siano.

  2. Da un lato, è ottimo per lo psicologo utilizzare social network per mantenere contatti, farsi conoscere professionalmente e quant’altro, però non dovrebbe diventare il “mezzo” maggiormente utilizzato dallo psicologo nella sua attività in quanto preferire le conversazioni istantanee (chat, post, link..ecc..) come nel caso di facebook ad esempio, rispetto a conversazioni telefoniche o dirette “face to face” con le persone rischierebbe di “limitare” la figura professionale dello psicologo caratterizzata principalmente dall’interazione diretta con gli altri. E’ inutile negare che la comodità per ciò che permettono di fare i social network, porti un p’ò all’abitudine nell’utilizzarli, comodità che viene assolutamente riconosciuta in quanto si può conversare, scambiare opinioni e mantenersi in contatto con il resto del mondo. Questo lo trovo assolutamente positivo, divertente ed interessante affinchè ci rimanga “viva” la capacità di relazionarci agli altri da vicino colleghi o pazienti che siano.

  3. Buongiorno.

    Il SMC è fatto per stupire, e quasi
    ci riesce con quei numeri che scorrono veloci.

    Peccato che gli psicologi sono
    abituati a leggere dietro le apparenze!

    Il CEO di Google parla (giustamente,
    dal suo punto di vista) di traffico. Per avere un’idea concreta di cosa
    significhi, vediamo su una piccola scala.

    Ieri c’erano 10 informazioni. Oggi
    se ne aggiunge una. Quante informazioni sono veicolate in rete oggi? 11
    informazioni.

    Domani, dopo una nuova aggiunta,
    quante ne avremo? Non 12, bensì 10+11+21+1!

    [Questo per ridimensionare e rendere
    più “affrontabile” l’enorme quantità di info che lo psicologo potrebbe pensare
    di dover affrontare nella rete]

    Aggiungiamo all’esempio sopra il
    Social: per ogni singola informazione, aggiungiamone 5 *duplicate* ogni giorno,
    e ovviamente queste divengono “nuove” informazioni, nell’attuale concezione del
    web (vanno a costituire l’intero “buzz”).

    Il personal branding è fondamentale,
    ma in questi contesti assume connotati complessi e competenze che non sono
    fornite agli psicologi (né, in Italia, ad altre figure professionali).

    Ad esempio, dopo il Panda Update di
    Google (marzo 2012 negli USA, ora attivo anche in Italia), parlare di PB per lo
    psicologo significa affrontare il tema SEO dal punto di vista del contenuto
    originale, poi impostare un’attività di social networking per portare questo
    contenuto all’attenzione dei motori e, quindi, delle persone potenzialmente
    interessate.

    Alla fine di questo processo, si
    inserisce la nostra azione diretta…

    La domanda di base è quindi: quante
    *centinaia* di ore devo lavorare prima di arrivare al primo cliente e al primo
    guadagno? E se non posso impiegare mie ore, quanto dovrò lavorare per
    guadagnare quello che mi costa un professionista SEO (ammesso che sia
    effettivamente efficace, sennò lo devi pagare anche senza aver raggiunto alcun
    cliente!)?

    La buona notizia è che molti dei
    punti che caratterizzano la vision imprenditoriale di Big G sembrano scritti da
    uno psicologo per gli psicologi!

    • Gentile Milena ti ringrazio del tuo interessante e – sicuramente – competente parere 🙂

      Per quanto ne so io il SMC presentato in verità fotografa il flusso di condivisioni che va dal momento in cui lo carichi sul tuo browser in poi. E’ ovvio che al crescere della mole di contenuti presenti su Internet aumenta anche la velocità con cui riesci a generare curva esponenziale nella velocità del flusso, ma – detto ciò – rimane il fatto di un’impressionante quantità di “condiviso e diffuso”… per singolo secondo ;o)

      Proprio in tal senso riporto lo strumento. Non mi interessa tanto il meccanismo o il tecnicismo, quanto più l’impatto (esatto! il fatto che STUPISCE). Fortunatamente gli psicologi sonoabituati a leggere dietro le apparenze 😛
      Mi interessa far passare il concetto che lo spazio social è uno spazio strategico per ascoltare e conversare con tuoi potenziali clienti. E questo strumento, al di là di tutte le considerazioni, fornisce un impatto forte in tal senso.

      Rispetto alle tue considerazioni su Personal Branding, SEO e Social mi piacerebbe confrontarci meglio, magari anche in altri spazi… ovviamente il SEO è una variabile strategica e da curare con competenza, ma ti dico pure che – ad esempio – nel mio caso oltre la metà dei visitatori mi arriva dai social e non da google (dove comunque risulto presente su chiavi calde)… c’è una tendenza di questo tipo in atto, tanto che si comincia a discutere di social seo, o ancora di author-rank…

      Personalmente il personal branding non lo vedo vincolato a passare prima dal seo per approdare poi al social (questo ho inteso). Lo vedo come un ecosistema di azioni, armonico e coordinato in base ad obiettivi specifici. Ed anche il content ovviamente fa parte dell’ecosistema e deve essere gestito adeguatamente… sia in ottica seo che in ottica social

      Insomma, dal tuo commento mi arriva la sensazione di una persona che opera nel settore e con competenza specifica 🙂
      Mi fa sicuramente piacere poterci confrontare ed approfondire questi aspetti 😀

      un saluto e buona giornata
      nicola

      • Concordo appieno sull’approccio integrato e *pianificato*, e aggiungo anche “pianificato a medio-lungo termine”, ed in questo c’è un punto di forza nell’essere psicologi e non tecnici informatici!

        Confrontarsi è uno dei passi per migliorare, quindi mi farà piacere approfondire questi aspetti. La mail dovreste averla dal profilo.
        Buona serata,
        Milena

  4. Buongiorno.

    Il SMC è fatto per stupire, e quasi
    ci riesce con quei numeri che scorrono veloci.

    Peccato che gli psicologi sono
    abituati a leggere dietro le apparenze!

    Il CEO di Google parla (giustamente,
    dal suo punto di vista) di traffico. Per avere un’idea concreta di cosa
    significhi, vediamo su una piccola scala.

    Ieri c’erano 10 informazioni. Oggi
    se ne aggiunge una. Quante informazioni sono veicolate in rete oggi? 11
    informazioni.

    Domani, dopo una nuova aggiunta,
    quante ne avremo? Non 12, bensì 10+11+21+1!

    [Questo per ridimensionare e rendere
    più “affrontabile” l’enorme quantità di info che lo psicologo potrebbe pensare
    di dover affrontare nella rete]

    Aggiungiamo all’esempio sopra il
    Social: per ogni singola informazione, aggiungiamone 5 *duplicate* ogni giorno,
    e ovviamente queste divengono “nuove” informazioni, nell’attuale concezione del
    web (vanno a costituire l’intero “buzz”).

    Il personal branding è fondamentale,
    ma in questi contesti assume connotati complessi e competenze che non sono
    fornite agli psicologi (né, in Italia, ad altre figure professionali).

    Ad esempio, dopo il Panda Update di
    Google (marzo 2012 negli USA, ora attivo anche in Italia), parlare di PB per lo
    psicologo significa affrontare il tema SEO dal punto di vista del contenuto
    originale, poi impostare un’attività di social networking per portare questo
    contenuto all’attenzione dei motori e, quindi, delle persone potenzialmente
    interessate.

    Alla fine di questo processo, si
    inserisce la nostra azione diretta…

    La domanda di base è quindi: quante
    *centinaia* di ore devo lavorare prima di arrivare al primo cliente e al primo
    guadagno? E se non posso impiegare mie ore, quanto dovrò lavorare per
    guadagnare quello che mi costa un professionista SEO (ammesso che sia
    effettivamente efficace, sennò lo devi pagare anche senza aver raggiunto alcun
    cliente!)?

    La buona notizia è che molti dei
    punti che caratterizzano la vision imprenditoriale di Big G sembrano scritti da
    uno psicologo per gli psicologi!

    • Gentile Milena ti ringrazio del tuo interessante e – sicuramente – competente parere 🙂

      Per quanto ne so io il SMC presentato in verità fotografa il flusso di condivisioni che va dal momento in cui lo carichi sul tuo browser in poi. E’ ovvio che al crescere della mole di contenuti presenti su Internet aumenta anche la velocità con cui riesci a generare curva esponenziale nella velocità del flusso, ma – detto ciò – rimane il fatto di un’impressionante quantità di “condiviso e diffuso”… per singolo secondo ;o)

      Proprio in tal senso riporto lo strumento. Non mi interessa tanto il meccanismo o il tecnicismo, quanto più l’impatto (esatto! il fatto che STUPISCE). Fortunatamente gli psicologi sonoabituati a leggere dietro le apparenze 😛
      Mi interessa far passare il concetto che lo spazio social è uno spazio strategico per ascoltare e conversare con tuoi potenziali clienti. E questo strumento, al di là di tutte le considerazioni, fornisce un impatto forte in tal senso.

      Rispetto alle tue considerazioni su Personal Branding, SEO e Social mi piacerebbe confrontarci meglio, magari anche in altri spazi… ovviamente il SEO è una variabile strategica e da curare con competenza, ma ti dico pure che – ad esempio – nel mio caso oltre la metà dei visitatori mi arriva dai social e non da google (dove comunque risulto presente su chiavi calde)… c’è una tendenza di questo tipo in atto, tanto che si comincia a discutere di social seo, o ancora di author-rank…

      Personalmente il personal branding non lo vedo vincolato a passare prima dal seo per approdare poi al social (questo ho inteso). Lo vedo come un ecosistema di azioni, armonico e coordinato in base ad obiettivi specifici. Ed anche il content ovviamente fa parte dell’ecosistema e deve essere gestito adeguatamente… sia in ottica seo che in ottica social

      Insomma, dal tuo commento mi arriva la sensazione di una persona che opera nel settore e con competenza specifica 🙂
      Mi fa sicuramente piacere poterci confrontare ed approfondire questi aspetti 😀

      un saluto e buona giornata
      nicola

      • Concordo appieno sull’approccio integrato e *pianificato*, e aggiungo anche “pianificato a medio-lungo termine”, ed in questo c’è un punto di forza nell’essere psicologi e non tecnici informatici!

        Confrontarsi è uno dei passi per migliorare, quindi mi farà piacere approfondire questi aspetti. La mail dovreste averla dal profilo.
        Buona serata,
        Milena

  5. Ciao Nicola, mi piacerebbe, si tratta di un invito, avere dei dati ottenuti tramite una ricerca per sapere quanti sono gli psicologi contattati tramite i social network. Grazie e buon lavoro

  6. Ciao Nicola, mi piacerebbe, si tratta di un invito, avere dei dati ottenuti tramite una ricerca per sapere quanti sono gli psicologi contattati tramite i social network. Grazie e buon lavoro